GIOVANNI VOLTA

"Escatologia e vita pastorale"

Relazione in occasione del corso di aggiornamento del clero

Spotorno (Savona), hotel Mazza, 19 - 22 gennaio 1999

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Spotorno, sede del corso

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SOMMARIO

1. Continuità di un discorso

2. La storicità cristiana ci interpella

2. 1. Condizionamenti culturali

2.2. Condizionamenti psicologici

2.3. La naturalizzazione dell'escatologia

3. Centralità della dimensione escatologica nella vita cristiana e perciò nel ministero del sacerdotale

4. L'escatologia nel nostro ministero

4.1. Il coinvolgimento personale

4.2. L'annuncio della speranza cristiana

4.3. Varie occasioni e vie che propongono o illuminano le realtà escatologiche

5. La testimonianze di san Paolo (Rom. 8)

Indicazioni bibliografiche su l' Escatologia

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Due sguardi costantemente devono accompagnare la nostra vita di preti: quello che ci viene offerto dalla nostra riflessione teologica, sulla Parola di Dio accolta nella fede, e quello che scaturisce dal nostro impegno pastorale, contemporaneamente luogo della domanda e via illuminante per l'esperienza di grazia che in esso si compie.

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1. Continuità di un discorso

L'anno scorso abbiamo riflettuto su la spiritualità cristiana e sulla sua incidenza sia circa la nostra vita personale di sacerdoti che sull'azione pastorale che andiamo svolgendo. Quest'anno la riflessione del nostro aggiornamento ha guardato dove va la nostra storia collettiva e personale, la nostra conseguente condizione di uomini in cammino e bisognosi di un aiuto che viene a noi dalla misericordia di Dio attraverso la comunione della Chiesa (l'indulgenza in occasione del Giubileo).

Io mi soffermerò sul riflesso che questa prospettiva ha sulla nostra vita personale e sulla nostra azione pastorale in modo da sottolineare alcune convergenze dei vari discorsi che sono stati fatti.

C'è un rapporto costante tra fede, teologia, spiritualità e cura pastorale. Nel nostro caso specifico: la spiritualità cristiana in sintesi consiste nella nostra conformazione a Cristo; l'azione pastorale ha come fine quello di portare gli uomini a questa conformazione in forza della Parola, dei Sacramenti e dello Spirito Santo. Di conseguenza le dimensioni della storia e del destino di Gesù Cristo costituiscono anche le dimensioni della nostra spiritualità (che trova il suo traguardo ultimo nella risurrezione) e l'obbiettivo della nostra azione pastorale (che deve quindi guardar sempre oltre l'immediato).

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2. La storicità cristiana ci interpella

Ma come possiamo comprendere le tappe, le fatiche, le gioie di un viaggio senza guardare alla loro meta? Come possiamo fare una rinuncia, un sacrificio, senza intravederne un frutto? Come possiamo capire una vita senza scorgerne il fine? Più volte il Signore nelle sue parabole ci ha presentato il Regno di Dio in un arco di sviluppo che non solo sfocia nella tappa definitiva che va oltre il tempo, ma che anche misteriosamente si matura nel tempo. E soprattutto il Signore ci ha mostrato nella sua stessa vita questo percorso quale primizia dell'umanità redenta. Non possiamo perciò "comprendere" la nostra vita cristiana fuori di questa proiezione, non possiamo "annunciare" il Vangelo di Cristo prescindendo da questo orizzonte.

Scrive san Paolo ai Corinti che la risurrezione del Signore costituisce il cuore della fede cristiana (cf 1 Cor. 15,14), sta al fondamento della nostra speranza nella risurrezione (cf. 1 Cor. 15,12), per cui se noi "abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini" (1 Cor. 15,19). Per questo il Concilio Vaticano Il presenta la chiamata e il compimento della Chiesa in Cristo con queste parole: "La chiesa, alla quale tutti siamo chiamati in Cristo Gesù e nella quale per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità, non avrà il suo compimento se non nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose (Atti 3,21), e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l'uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo (cf. Ef 1,10; Col. 1,20; 2 Pt. 3,10-13)" ("Lumen Gentium" n. 48).

Non solo però la storicità cristiana, ma ancor prima la stessa morte, che fa parte essenziale della nostra storia umana, ci interpella, per cui la fede cristiana incrocia la grande domanda di senso che viene suscitata dalla morte nella vita di ogni uomo, mostrando con particolare evidenza l'ineludibilità di un confronto tra credenti e non credenti. Afferma il Concilio Vaticano II "In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l’uomo, al pensiero del l'avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre" (“Gaudium et Spes” n. 18).

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2. 1. Condizionamenti culturali

Noi comprendiamo ed annunciamo il Vangelo dentro un determinato contesto culturale. Dobbiamo perciò rendercene conto per essere avvertiti delle difficoltà e delle possibilità che si presentano a noi e delle precomprensioni che possiamo incontrare. Ecco alcuni esempi.

La cultura del nostro tempo, a motivo della rapidità dei suoi cambiamenti, provoca in alcuni la cura solo del momento che fugge (vedi relazione del card. Dannels su la mentalità di molti uomini d'oggi) per cui si tende ad assolutizzare il presente, dimentichi del futuro; in altri, invece, essa suscita come un senso di sgomento per l'incertezza con cui si presenta il futuro, non più sorretto da certezze ideologiche; in altri, ancora, questo continuo mutare e frammentarsi della vita ha suggerito un ridimensionamento delle aspettative dell'uomo in alternativa alle grandi idealità giudicate come alienazioni dal reale (cf. il pensiero cosiddetto debole).

Nel caso invece di chi coltiva ideologie unificanti, come i marxisti, l'escatologica consiste in un futuro intramondano nel quale l'uomo potrà vivere in piena libertà dentro una società nuova che il presente è chiamato a preparare. Una prospettiva che appare in certi autori come una trascrizione nel tempo di un futuro che il cristianesimo invece ripone nella risurrezione (vedi per esempio E. Bloch "Dialettica e speranza" ed. Vallecchi, Firenze 1967 e dello stesso autore "Ateismo nel cristianesimo. Per la religione dell'Esodo e del Regno" ed. Feltrinelli, Milano 1971; R. Garaudy e J.B. Metz "Dall'anatema al dialogo" ed. Queriniana, Brescia 1969).

C'è pure una visione puramente scientista della realtà. che ha presa su di una certa categoria di persone dedite allo studio, secondo la quale l'uomo, l'umanità, risultano un semplice episodio nel divenire dell'universo (per esempio l'antropologo Levi-Straus)

Il documento della Commissione Teologica Internazionale (16- 11- 1991, pubblicato nel marzo 1992. EV. 13, pp. 260-351) parla anche di una certa "penombra teologica" (par. 452) riguardante il mistero di Cristo, della sua risurrezione, e l'antropologia cristiana, per cui afferma che "tali dubbi teologici esercitano frequentemente un influsso non lieve sulla catechesi e sulla predicazione poiché, quando si insegna la dottrina, o vengono manifestati di nuovo o inducono al silenzio circa le verità escatologiche" (ibid. EV. 13, par. 452).

Già nel documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 17 maggio 1979 era stato detto: "Si sente discutere dell'esistenza dell'anima, del significato della sua sopravvivenza, e ci si domanda quale relazione passi tra la morte del cristiano e la risurrezione universale. Il popolo cristiano è disorientato perché non ritrova più il suo vocabolario e le sue nozioni familiari" (EV. 6, p. 1037, par. 1534).

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2.2. Condizionamenti psicologici

Accanto a questi fattori culturali nel nostro modo di guardare al futuro entrano in gioco anche motivi psicologici. Per esempio la non. “tangibilità” della realtà attesa finisce con il non aver presa su la persona umana (Gesù in una parabola parla del sonno delle vergini, e in un'altra dell’uomo che spadroneggia in casa sui servi perché il padrone tarda a venire).

Un altro fattore condizionante la visione del futuro può essere l’infantilismo in cui rimane prigioniera la persona quando si muove in un mondo dominato solo dall'istinto, e che impedisce all'uomo di saper alzare lo sguardo su obiettivi più alti e lontani. (Vedi la sordità di alcuni contemporanei di Gesù e le attese degli stessi apostoli nei riguardi delle parole e dei comportamenti del Salvatore).

In questi casi l'impegno primo dell'evangelizzatore è svegliare il cuore dell'uomo perché non sia preso dal sonno dell'abitudine, e perché affini il suo gusto, il suo desiderio. Certi discorsi parrebbero avvicinare Dio all’uomo, nella realtà essi lo allontanano perché lo falsificano. Afferma la Bibbia già nei suoi primi passi che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza; Feuerbach invece ha scritto che è stato l'uomo a creare Dio a sua immagine e somiglianza. Dopo aver contestato Feuerbach nelle sue asserzioni, potremmo però poi seguirlo nel metodo che egli rimprovera ai cristiani, quando per esempio pretendessimo di descrivere modi e tempi che non ci sono stati rivelati.

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2.3. La naturalizzazione dell'escatologia

I rischi sopra ricordati non vengono solo da fuori della chiesa, ma crescono anche all'interno di essa. Eccone due a modo di esempio: pensare il futuro escatologico come semplice proiezione dell'attuale condizione dell’uomo. togliendole solo i fastidi, i pericoli, i mali che ora l'accompagnano. Oppure, dimenticando la debolezza che accompagna anche il cristiano nel tempo, non accettare il faticoso cammino verso una meta che sarà completamente realizzata solo nel futuro escatologico. A proposito del rischio di proiettare sulla vita dell'oltre tomba le nostre fantasie, la Congregazione per la Dottrina della Fede afferma: “In ciò che concerne le condizioni dell'uomo dopo la morte, c’è da temere particolarmente il pericolo di rappresentazioni fantasiose ed arbitrarie, perché i loro eccessi entrano, in gran parte, nelle difficoltà che spesso incontra la fede cristiana,, (EV 6, par. 1544).

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3. Centralità della dimensione escatologica nella vita cristiana e perciò nel ministero del sacerdotale

Se vi sono tanti rischi di travisamento, come l'escatologia cristiana può illuminare la nostra vita, occupare la nostra predicazione, guidare la nostra spiritualità e la nostra azione pastorale?

Nel mistero cristiano vi è tanta luce per cui possiamo lasciarci guidare da esso, e nello stesso tempo ha tali zone d'ombra per cui possiamo abbandonarlo. Dio non ci costringe a credere, ma ci invita. Per credere vanno fissati gli occhi anzitutto su ciò che è essenziale, su ciò che è centrale, secondo la rivelazione storica in cui Dio si è comunicato a noi. Di là si deve sempre ripartire per comprendere l'intero del mistero cristiano, come chi guarda la terra alle prime luci dell'alba. È significativo il fatto che la prima predicazione degli apostoli sia stata tutta incentrata su Gesù Cristo morto e risorto per noi e partendo da questo fatto centrale siano poi passati ad illustrare gli altri aspetti del mistero cristiano.

(Un modello significativo sia per l'ordine nella nostra visione di fede che per lo stile della nostra evangelizzazione. Gesù Cristo morto e risorto rappresenta il punto più vicino alla povertà della nostra condizione umana e al nostro più alto desiderio: la morte e la vita, e nello stesso tempo rappresenta la scelta e l'evento più lontani: saper dare gratuitamente la propria vita e riuscire a vincere la morte).

Una centralità che spiega l'intera vita del Signore e che si colloca, come abbiamo ricordato, al cuore dell'annuncio del Vangelo fin dall'origine e che rimane permanentemente, con la celebrazione dell'Eucaristia, modello, alimento e ragione di speranza per tutta la Chiesa.

Una centralità che a sua volta si colloca dentro la vita personale del cristiano, che diventa tale in forza del battesimo, immersione nella morte e nella risurrezione del Signore, reso partecipe della sua vita e perciò associato al suo stesso destino. Il futuro del cristiano come vita, precetto e speranza già è tutto scritto nel suo battesimo.

Una centralità che va vista con gli occhi della fede, vale a dire nella logica che Dio ci ha rivelato, il quale si è manifestato non per la nostra curiosità, ma per la nostra salvezza, per cui ci ha dato sufficiente luce per poterlo seguire, ma insieme ci ha lasciato tanta oscurità che può mortificare molti nostri desideri.

Ci ricorda la Congregazione per la Dottrina della Fede che "né le sacre Scritture né la teologia ci offrono lumi sufficienti per una rappresentazione dell'aldilà" (EV. 6, par. 1545), nello stesso tempo però che Dio ha acceso luci fondamentali e sufficienti sul nostro cammino, come la risurrezione di Gesù Cristo in anima e corpo, la risurrezione dei morti, che riguarderà l'uomo tutto intero, la sopravvivenza e la sussistenza dopo la morte di un elemento spirituale, dotato di coscienza e di volontà, così che l'io umano sussista, pur mancando nel frattempo del complemento del suo corpo, il valore dei riti funebri e il culto dei morti (cf. Congregazione per la Dottrina della fede "Alcune questioni di escatologia" 1979 EV. 6, par. 1537-1543).

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4. L'escatologia nel nostro ministero

Vediamo ora come l'escatologia, momento centrale nel nostro ministero presbiterale, nutre la vita del prete e pone ad essa degli interrogativi, come trova spazio e difficoltà nell'esercizio della sua missione.

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4.1. Il coinvolgimento personale

La dimensione escatologica della vita cristiana prende risalto anzitutto nella vita del prete: che celebra, che predica, che conforta, che valuta e guida, che sperimenta nella propria esistenza questa luce e oscurità della fede in Cristo morto e risorto. Di fronte alle verità ultime della vita umana egli si sente “accanto" e non soltanto di fronte ai suoi fedeli e così nel modo di vivere i propri lutti.

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4.2. L'annuncio della speranza cristiana

La dimensione escatologica il sacerdote l'annuncia nel suo ministero sia parlando dei temi catechistici specifici come la morte, la risurrezione, il giudizio, il paradiso e l'inferno, sia in occasione di funerali, della novena dei morti, sia quando espone un qualche aspetto del mistero cristiano (che sempre ha a che fare con le realtà ultime), sia nella cerebrazione dei vari sacramenti.

Un problema al riguardo si pone al prete, quello di presentare ai fedeli il mistero cristiano senza "diminuzioni" o "maggiorazioni" arbitrarie, perché i fedeli hanno diritto a conoscere ciò che garantisce la Chiesa della parola di Dio e non le opinioni personali dei singoli sacerdoti. Vi insiste anche la Commissione Teologica Internazionale quando scrive: "L'esperienza pastorale insegna che il popolo cristiano ascolta con grande perplessità omelie nelle quali, mentre si seppellisce un cadavere, si afferma che quel corpo è già risorto. Bisogna temere che tali omelie esercitino un influsso negativo sui fedeli, poiché possono favorire l'attuale confusione dottrinale. In questo mondo secolarizzato, nel quale i fedeli sono attratti dal materialismo della morte totale, sarebbe ancora più grave aumentare la loro perplessità" ("Problemi attuali di escatologia" 16- 11- 1991, n. 2.1. EV 13, par.476).

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4.3. Varie occasioni e vie che propongono o illuminano le realtà escatologiche

Diverse possono essere le condizioni nelle quali l'uomo è sollecitato a questa riflessione.

- L'esperienza del dolore, del lutto (è il momento personale più acuto e più delicato). In questi casi si pone il problema pratico: da dove partire nei discorsi quando ci si incontra? Quale lo spazio è da dare alla parola e quale al silenzio?

- La celebrazione di un Sacramento oppure di un pio esercizio di pietà come la Via Crucis o il Santo Rosario.

- La celebrazione delle varie tappe dell'anno liturgico e in esso la grande veglia pasquale.

- La celebrazione dei funerali o della novena dei morti.

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5. La testimonianze di san Paolo (Rom. 8)

La speranza cristiana è chiamata ad attraversare tutta la vita del credente, coinvolgendo l'uomo e misteriosamente anche il creato; lungi dal rendere il cristiano disertore della vita presente, ve lo ingaggia molto di più di chi non ha speranza. Anche la sofferenza potrà avere un frutto.

Nella celebrazione dell'Eucaristia il sacerdote è ministro di questa sintesi esistenziale della vita di Cristo e del destino dell'uomo, di ciò che ci accade nel tempo e di ciò che si attende nel futuro ultimo.

A conclusione di questo rapido sguardo sul rapporto tra l'escatologia e il ministero presbiterale vorrei citare una mia esperienza concreta di questa condizione del prete. Molti anni fa mi accadde di assistere da sacerdote una persona ammalata di cancro che mi aveva chiesto di leggerle qualcosa che l'aiutasse a vivere cristianamente quei giorni tremendi della sua malattia. Mi sono trovato molto imbarazzato nel cercare una risposta a quella richiesta. Cercavo una parola autorevole, una parola non evasiva, ma che comprendesse la sofferenza umana, una parola che desse fondata speranza, che consolasse senza nascondere, che non chiudesse l'orizzonte della vita in una fuga interiore, ma l'aprisse sul mondo intero. Ed ho pensato al capitolo ottavo della lettera di san Paolo ai Romani.

In questo brano della sua lettera san Paolo ci prospetta le tappe fondamentali della nostra vita nella prospettiva escatologica quale luce che illumina e dà pieno senso al nostro cammino nel tempo.

Se Cristo è risorto, anche noi risorgeremo, in forza dello stesso Spirito: “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Rom. 8,12).

Se siamo figli di Dio, saremo anche coeredi con Gesù Cristo, partecipi delle sue sofferenze e quindi della sua gloria: "Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (Rom.8,16-17)

Se il futuro escatologico terrà conto della vita di oggi vissuta in comunione con Gesù Cristo, allora le presenti sofferenze non sono paragonabili alla gloria futura: "lo ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi " (Rom. 8,18).

Come l'uomo nel suo peccato fu legato al mondo, così lo sarà anche nella sua glorificazione: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio ... Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli di Dio, la redenzione del nostro corpo" (Rom. 8, 19. 22- 23).

Quando lessi a quell'ammalato questi versetti rimase come stupito, gioiosamente stupito. tanto che mi chiese con una punta di ironia: ma voi preti le dite queste cose ai vostri fedeli? E volle per più giorni risentire le affermazioni di Paolo su la nostra attesa della beata speranza che coinvolge lo stesso universo.

Alla sua domanda poi risposi: non è sufficiente dire una verità. perché ne rimaniamo colpiti, occorre anche che noi l'attendiamo, come in quel momento era accaduto a lei.

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Indicazioni bibliografiche su l' Escatologia

Alcuni saggi

- K. Rahner "Saggi sui sacramenti e sull'escatologia" ed. Paoline 1965

- H.U. von Balthasar "I novissimi nella teologia contemporanea" ed. Queriniana, Brescia 1967

- G. Moioli "Escatologia" in AA.VV. "Dizionario teologico interdisciplinare" ed. Marietti, 1977 vol. 2 pp. 94-l0l

- A. Giudici "Escatologia" in AA.VV. "Nuovo dizionario di teologia" ed. Paoline, 1977 pp. 382-411

Studi in collaborazione

- AA.VV. "Morte e sopravvivenza" ed. AVE, Roma 1995

- Associazione Teologica Italiana "L'escatologia contemporanea" ed. Messaggero, Padova 1995

Teologia della speranza

- J. Alfaro "Speranza cristiana e liberazione dell'uomo" ed. Queriniana, Brescia 1972

- J. Moltmann "Teologia della speranza" ed. Queriniana, Brescia 1970

Teologia della storia

- H.U. von Balthasar "Teologia della storia" ed. Morcelliana, Brescia 1964

- H.U. von Balthasar "ll tutto nel frammento" ed. Jaca Book Milano

Documenti della Chiesa (a diversi livelli di autorità)

- Concilio Vaticano II: "Lumen Gentium" cap. 7; "Gaudium et Spes", prima parte.

- Congregazione per la dottrina della fede "Alcune questioni di escatologia" (17 maggio 1979), EV. 6, (nn. 1528-1549).

- Commissione teologica internazionale "Problemi attuali di escatologia" (16 novembre 1991) EV. 13 (nn. 448-572).

- Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 988-1065) (commento al Credo).

Spotorno, 22 gennaio 1999

+ Giovanni Volta, Vescovo