Giovanni Volta

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IL DIACONATO PERMANENTE

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Condizioni e significato di una sua ripresa

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Vicariato di san Carlo

Casaloldo, 7 settembre 2009, ore 21

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SOMMARIO

1. La diaconia di Gesù Cristo

2. Il diaconato nella storia del cristianesimo

3. Il risveglio dell’interesse per il diaconato permanente e il Concilio Vaticano II

3.1. Significato dei “ministeri” nella Chiesa

3.2. Valore e competenze del Diacono permanente

3.3. Importanza del servizio diaconale e auspicio della sua restaurazione

3.4. Conseguenti doveri personali

4. Valore della diaconia nella Chiesa e valorizzazione dei vari ruoli, specialmente della famiglia

5. Ambiti, possibilità e rischi

6. Una domanda: come si è diffuso il diaconato permanente nel mondo?

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PREGHIERA A SAN LORENZO

ALCUNE INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

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Tutto ciò che accade nella Chiesa ci riguarda sia nel dare (ogni uomo è un chiamato) come nel ricevere (nessun dono, nessuna chiamata, si ferma a noi stessi) e nella esemplarità (anche Dio ha un suo stile nell’operare, uno stile che si fa modello dell’uomo). Per questo ci troviamo insieme stasera, anche se noi non siamo immediatamente in questione.

Gli interventi di Dio - e di conseguenza la vita della Chiesa, dono suo, - li comprendiamo sotto l’azione dello Spirito Santo, alla luce della Scrittura e della Tradizione, guardando al loro sviluppo storico, come accade per la comprensione di un albero: dal seme, alla pianta, al fiore, al frutto.

Qualcosa di simile accadde anche per il diaconato.

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1. La diaconia di Gesù Cristo

All’ultima cena Gesù si presentò ai suoi come colui che serve, pur riconoscendosi come Maestro e Signore, e perciò “kyrios” e “diakonos” (cf. Gv.13,13-14).

E, presentando la sua missione, dice ai suoi: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Marco 10,45).

Scrivendo ai Filippesi, san Paolo dirà che Gesù Cristo: “Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo,diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.” (Filippesi 2,6-8).

Questo stile di comportamento Gesù l’ha chiesto anche ai suoi discepoli: “E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: "I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.” (Luca 22,24-27).

Una nota che deve qualificare la Chiesa in tutti i suoi membri, pur in forme e realtà diverse. Storicamente però la qualifica di “diacono” finì con il qualificare solo una categoria di cristiani, appunto i diaconi. (Per la verità i Papi si firmavano quali servo dei servi del Regno di Dio).

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2. Il diaconato nella storia del cristianesimo

Già l’abbiamo ricordato: servire tocca a tutti i cristiani, e questa qualifica è ricorsa più di una volta nella Chiesa apostolica, ma come modo di comportarsi dei cristiani più che come nome di una categoria di essi. Gli apostoli, per esempio, si qualificano come “collaboratori e servi di Dio” (cf. 1Ts.3,2; 1Cor.3,9; 2Cor.6,1); “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (cf. 1 Cor.4,1), “ministri del vangelo” (cf. Col. 1,23; Ef.3,6-7); “ministri della parola” (cf. At. 6,4).

Nelle comunità paoline vari cristiani, che si presentano quali collaboratori diretti dell’apostolo nel ministero - come Silvano, Timoteo, Tito, Apollo – o quali compagni nelle attività apostoliche e nel servizio alle chiese - come Epafrodito (Fil.2,25), Epafra (Col. 4,12), Archippo (Col.4,17) – sono chiamati servi di Cristo.

Nell’indirizzo della lettera ai Filippesi san Paolo saluta in particolare i “vescovi” e i “diaconi” (Fil.1,1). Commenta la Commissione Teologica Internazionale: “Qui occorre pensare ai ministeri che stanno prendendo forma nella chiesa.Certo la terminologia dei ministeri non è ancora fissata… L’attività espressa in questi termini indica i titoli ufficiali che si cristallizzano poco dopo ”(cap. I, III, EV 21, pp. 950-952).

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Come è avvenuta questa evoluzione dei vari ministeri? Risponde la stessa Commissione: “Appare da tali testi che la chiesa primitiva attribuisce la formazione dei diversi ministeri all’azione dello Spirito Santo e all’iniziativa degli apostoli, che devono il loro invio in missione all’Altissimo Signore di questo mondo e che ancorano il loro ruolo di sostegno della chiesa nel potere ricevuto da lui” (ivi, 952)

La figura del diacono e dei suoi compiti si chiarirà meglio con i Padri Apostolici e poi soprattutto nel terzo e nel quarto secolo.

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Alla diffusione del Diaconato permanente s’accompagnò la varietà dei suoi impegni, con ruoli spesso importanti (come a Roma), ora con una dominanza dell’aspetto liturgico, ora con quella dell’aspetto caritativo.

Nacquero però ben presto dei contrasti di competenza specialmente con i presbiteri, a motivo di compiti che appartenevano agli uni e agli altri.

Nota ancora la Commissione Teologica: “I testi patristici e liturgici del primo millennio menzionano tutti l’ordinazione del vescovo, del presbitero e del diacono, ma non pongono ancora l’interrogativo esplicito sulla sacramentalità di ognuna di tali ordinazioni” (ivi, EV 21,1006), e con queste parole introduce le ragioni che hanno portato all’estinzione del diaconato permanente: “La storia dei ministeri mostra che le funzioni sacerdotali hanno avuto la tendenza ad assorbire le funzioni inferiori… Al vertice della gerarchia, il vescovo può esercitare la totalità delle funzioni ecclesiastiche. Questo fenomeno di concentrazione delle competenze e di sostituzioni delle funzioni inferiori con quelle superiori, la frammentazione delle competenze originarie dei diaconi in molte funzioni subalterne clericalizzate, l’accesso alle funzioni superiori per gradum (ostiariato, accolitato, lettorato…) spiegano come il diaconato, in quanto ministero permanente, abbia perduto la sua ragion d’essere”( ivi, 1009).

Dopo il primo millennio fino al Concilio Vaticano II, la Chiesa si occupò non tanto dell’esercizio del diaconato permanente, quanto invece del problema della sua sacramentalità, problema decisivo per la fondazione apostolica di questo ministero.

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3. Il risveglio dell’interesse per il diaconato permanente e il Concilio Vaticano II

Solo recentemente si è risvegliato nella Chiesa l’interesse per il diaconato permanente e per il suo ruolo pastorale, e questo è avvenuto già prima del Vaticano II. Osserva la Commissione Teologica: “L’idea di ristabilire il diaconato come un grado permanente della gerarchi non è nata al Vaticano II. Circolava già prima della seconda guerra mondiale, ma si è sviluppata come progetto dopo il 1945, soprattutto nei paesi di lingua tedesca…Così alla vigilia del Concilio l’idea era vivissima in alcuni settori significativi della Chiesa e influenzò un certo numero di vescovi e di esperti durante il Concilio” (ivi, 1059-1060).

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Le ragioni esposte durante il Concilio a favore della ripresa di questo istituto ecclesiale erano sia di carattere teologico, sia di carattere pratico.

- Di carattere teologico: se fa parte della struttura originaria della Chiesa, il diaconato dev’essere ripreso anche nella sua forma permanente (es. Döfner).

- Di carattere pratico-pastorale:

- con il diaconato permanente si potrebbero risolvere i problemi pastorali dovuti alla mancanza di preti nei paesi di missione e nelle regioni esposte alla persecuzione;

- verrebbero favoriti i rapporti ecumenici con le Chiese non cattoliche che hanno il diaconato permanente;

- stimolerebbero i laici ad un impegno di servizio più attivo e costante nella Chiesa.

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Nel Concilio furono sollevate anche diverse obiezioni, in particolare quella secondo cui il diaconato non avrebbe risolto il problema dalla carenza di preti perché i diaconi non sono sacerdoti, non possono celebrare l’Eucaristia.

Ci fu però l’accordo di principio sul ripristino del diaconato permanente in servizio della cura dei fedeli (“non ad sacerdotium, sed ad ministerium”), lasciando alle singole regioni ecclesiastiche la facoltà di riprendere o no questo ministero nella Chiesa. Nello stesso tempo si pose il problema di meglio chiarire l’identità del presbitero, che aveva finito con l’addossarsi gran parte dei servizi nella comunità cristiana.

Ecco le indicazioni fondamentali fatte dal Concilio Vaticano II circa i diaconi permanenti:

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3.1. Significato dei “ministeri” nella Chiesa

Cristo Signore, per pascere e sempre più accrescere il popolo di Dio, ha stabilito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo. I ministri, infatti, che sono rivestiti di sacra potestà, servono i loro fratelli, perché tutti coloro che appartengono al popolo di Dio, e perciò hanno una vera dignità cristiana, tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza” (Lumen Gentium n.18)

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3.2. Valore e competenze del Diacono permanente

“In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il servizio. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nel servizio (diaconia) della liturgia, della parola e della carità sono al servizio del popolo di Dio, in comunione con il vescovo e il suo presbiterio.

Appartiene al diacono, conforme gli sarà stato assegnato dalla competente autorità, amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’eucaristia, in nome della Chiesa assistere e benedire il matrimonio, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra scrittura ai fedeli. Istruire ed esortare il popolo, presiede al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito del funerale e della sepoltura” (Lumen Gentium n.29).

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3.3. Importanza del servizio diaconale e auspicio della sua restaurazione

“E siccome queste funzioni, sommamente necessarie alla vita della Chiesa, nella disciplina della Chiesa latina in molte regioni difficilmente possono essere esercitate, il diaconato potrà in futuro essere restaurato come un grado proprio permanente della gerarchia” (ivi).

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3.4. Conseguenti doveri personali

“Sommamente conveniente… che recitino ogni giorno una parte dell’ufficio divino… facciano gli Esercizi spirituali almeno ogni due anni, siano assidui nella lettura e nella meditazione della Parola di Dio, non interrompano i loro studi sacri” (Paolo VI, Motu proprio: “Il diaconato permanente” 18-6-1967, EV 2,13961400, p.1167).

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4. Valore della diaconia nella Chiesa e valorizzazione dei vari ruoli, specialmente della famiglia

Ci chiediamo: che cosa specifica il “ministero permanente” del diacono tra gli altri “ministeri”?

Il “servire” - già l’abbiamo ricordato parlando di Gesù Cristo “servo” e “signore” - è un atteggiamento che investe tutta la Chiesa (più volte ce l’ha ricordato Gesù e con Lui recentemente anche il Concilio Vaticano II).

Ci sono dei “ministeri” provvisori, temporanei e dei ministeri “permanenti”. Vedi per esempio prendersi la responsabilità dell’animazione educativa dell’Oratorio (servizio temporaneo), educare i figli da parte dei genitori (servizio permanente).

Per ogni servizio Dio dà l’aiuto della sua grazia. In alcuni casi, come nel matrimonio, vi è il dono del sacramento del matrimonio, in altri grazie particolari dello Spirito.

Nel nostro caso si tratta di un servizio nella Chiesa e alla Chiesa, in forma permanente, legato al primo grado del sacramento dell’Ordine.

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Il diacono permanente con la sua vita non solo compie determinati servizi nella Chiesa, ma nello stesso tempo è chiamato a suscitare e coltivare nella comunità cristiana la disponibilità al servizio e a proporne lo stile. E se a sua volta è sposato, trarrà dall’esperienza del suo servizio in famiglia luce e stile per il servizio alla comunità cristiana.

Va notato che il matrimonio-sacramento, segno della comunione di Gesù Cristo con la Chiesa, si propone come scuola primaria del servizio agli altri secondo le loro necessità materiali, affettive, intellettuali e spirituali.

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5. Ambiti, possibilità e rischi

Tre sono gli ambiti operativi dei diaconi permanenti: Liturgia, Parola, Carità. Sono ambiti in cui - per operare efficacemente e rettamente – è richiesta una preparazione adeguata in persone che per lo più hanno già una certa età e una propria specifica esperienza umana e cristiana.

Secondo la tradizione, i diaconi permanenti operano in un legame stretto con il Vescovo.

Per evitare il pericolo

- che risultino dei “super-laici”, in quanto svolgono attività alla portata di ogni laico cristiano,

- oppure dei “mezzi-preti” o loro sostituti, perché presiedono azioni liturgiche,

- oppure che si sentano dei “tutto-fare”, perché nella Chiesa ci sono tante necessità.

il Vescovo, e non i singoli parroci, deve fissare per ciascuno i compiti da svolgere nell’ambito indicato dal Vaticano II e nello stesso tempo i presbiteri dovranno a loro volta concentrarsi maggiormente nel loro compito specifico, favorendo e accogliendo la collaborazione di altri ministeri ecclesiali.

Non dobbiamo mai dimenticare che i ministeri ordinati nella Chiesa non sono mai per la soddisfazione dell’ordinato, ma per precise necessità della Chiesa (lo ricordava già diversi secoli fa il cardinal Bellarmino scrivendo ad un suo nipote diventato vescovo).

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Siamo all’inizio di una esperienza che riguarda la struttura della Chiesa. Occorrerà sapienza e pazienza perché trovi bene la sua via pratica e un grande amore per la Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo. Questo amore costituisce la prima misura dell’autenticità di un servizio ecclesiale e la condizione primaria della sua accoglienza.

Preghiamo per questo due santi diaconi; l’uno diede la vita per servire con fedeltà la Parola di Dio: santo Stefano; l’altro per amministrare e difendere il patrimonio a servizio dei poveri di Roma: san Lorenzo.

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6. Una domanda: come si è diffuso il diaconato permanente nel mondo?

Ho potuto attingere a dati che risalgono al 1998 (credo che siano indicativi ancor oggi):

Diaconi permanenti nel mondo: 25.122.

Ripartizione per regioni: America del Nord: 12.801 (50,9%); Europa: 7.864 (31,3 %); America del Sud: 2.370 (9,4 %); America Centrale e Antille: 1.387 (5,5 %); Africa: 307 (1,22); Asia: 0,69 (0,87 %); Oceania: 174 (0,69 %).

Un fatto vistoso: il diaconato si è sviluppato soprattutto nelle società industriali progredite. Una possibile spiegazione: nell’America del Nord e in Europa è stata forte la diminuzione dei presbiteri. Negli antichi territori di Missione da molto tempo le comunità cristiane si erano date una struttura ricorrendo all’impegno di un gran numero di laici, soprattutto come catechisti.

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In un’ampia ricerca fatta negli Stati Uniti risulta che i diaconi sono stati impegnati a fare parte di quanto i preti facevano senza aiuto prima del ripristino del diaconato. Perciò i parroci li hanno trovati particolarmente efficaci nelle attività sacramentali, come i battesimi, i matrimoni e le liturgie. Lo stesso si dica per l’assistenza degli ammalati e per le omelie. Si prevede che il loro numero aumenterà a motivo della diminuzione del numero dei preti.

Si pensa che il pericolo più grande stia nel fatto che le prime generazioni dei diaconi hanno ricevuto una formazione teologica molto meno elaborato di quella dei preti o degli operatori permanenti pastorali.

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PREGHIERA A SAN LORENZO

San Lorenzo,

nostro protettore ed esempio,

hai servito il Signore

all’altare, nei poveri, nella Chiesa

fino al dono della vita in un atroce martirio.

Ti preghiamo:

sta vicino ai nostri ammalati

con la tua pazienza,

ai giovani con il tuo ardimento,

ai bambini e ai poveri

con la tua dedizione,

alle nostre famiglie

con il tuo amore fraterno.

Intercedi per noi

perché ti sappiamo imitare nel coraggio,

seguire nella libertà contro i prepotenti,

imparando ogni giorno da te

come si ama.

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ALCUNE INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

- Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n.29 (1964); Ad Gentes, n.16 (1965);

- Paolo VI, Motu proprio: Il diaconato permanente (18-06-1967, EV (Enchiridium Vaticanum, ed. Dehoniane) 2, 1368-1406, pp.1154-1169);

- Codice di Diritto Canonico: can. 517,2; 519; 1008-1009 (1983);

- Congregazione per l’Educazione Cattolica e Congregazione per il clero: Norme per la formazione al Diaconato permanente; Direttorio per il ministero e la vita dei Diaconi permanenti, (22-02-1998, EV, 17,136-454, pp. 58-257);

- CEI, Il Diaconato permanente in Italia. Orientamenti e norme (1993);

- Commissione Teologica Internazionale, Il diaconato: evoluzione e prospettive, (30-09-2002, EV, 21,940-1139 pp. 616-821. Documento accurato, di studio);

- AA. VV., Il diaconato permanente nella chiesa di Milano, in La Scuola Cattolica, luglio-settembre 2000, pp. 517-778;

- Da La Rivista del clero italiano:

- Alphonse Borras, L’autorità del presbiterato nella diversità dei ministeri, 2006 n. 12 pp.834-850;

- Idem, Il diaconato vittima della sua novità?, I, 2008 n.5 pp.325-337;

- Idem, Il diaconato vittima della sua novità?, II, 2008 n.6 pp.455-467;

- Idem, I ministeri oggi: oltre il divario tra clero e laicato, 2009 n.7/8, pp.535-548.