SAPIENZA DELLA VITA E SAPIENZA CRISTIANA

Dal racconto dell’esperienza pastorale di un vescovo: appunti

(Goito, lunedì 20-11-2000 ore 20,30)

 

Goito, piazza Centro con chiesa parrocchiale

                              

1. Discorso antico e interrogativi nuovi

   Già voi avete riflettuto su la Sapienza, in particolare meditando sul libro del Qoelet e l’avete confrontata con la vostra vita. Vi avete riflettuto perché vediamo attorno a noi e in noi tanto disorientamento e sentiamo il bisogno di avere un criterio di giudizio per non vivere a casaccio. Ma come, per quale via?

                         

2. Esigenze e ostacoli

La sapienza è un sapere, ma la vita nostra e degli altri è dominata spesso dagli impulsi. La sapienza è sapere, conoscenza del senso della vita, ma le indagini dell’uomo esplorano mille settori della scibile, tranne che l’interrogativo: dove va la vita. La sapienza è conoscenza del senso della vita con gusto, con passione, ma pare che il gusto sia riservato agli episodi, ai singoli frammenti della vita (piccolo, si dice, è bello), non per l’intero.

E tuttavia va detto che nel cuore dell’uomo mai si spegne completamente questo bisogno del sapere, del condividere con amore il senso della propria vita. Testimonianza di Ferrante Bandiera in apertura del suo Diario: “Cercherò avidamente la Verità: trovatala i riposerò in essa” (F.Bandera “Diario di una breve stagione” Pavia, riedizione 1996 p.21).

Testimonianza di Vincenzo Andraus nel suo libro significativo già nel titolo: “Autobiografia di un assassino. Dal buio alla rinascita” ed. Liberal 1999.

Ora voi mi domandate che esperienza io ho fatto nel mio ministero sacerdotale, nella mia vita di questa sapienza.

                          

3. Il fascino della figura e del quantitativo rispetto all’essere e al qualitativo

  Andando avanti nella vita ho scoperto sempre più il valore dell’essere rispetto alla figura, l’importanza del qualitativo rispetto al quantitativo.

La figura: vedi per esempio il comportamento della comunità di Corinto che si lega a determinati personaggi, dimentica del fondamento, Gesù Cristo, e del modo con cui si pose a fondamento.

L’ho visto questo nelle famiglie, che si sono sacrificate al culto dell’immagine e non del reale, del reale cristiano; nei giovani i quali sono diventati più dei turisti dello spirito che dei cercatori della verità della loro vita; nei preti che hanno cercato il posto, il titolo, e non il loro essere.

L’ho visto nella ricerca del proprio apparire, com’è del reclame dei prodotti, sui giornali e in particolare in televisione.

In tutti questi casi siamo di fronte ad una costante tentazione di alienazione, vale a dire di vivere fuori dal reale autentico, fuori da se stessi, perché ciò che preme è l’immagine sul giornale, in televisione, nell’opinione pubblica, dimentichi paradossalmente di noi stessi. (Vedi per esempio il caso di Padre Duval).

Il quantitativo: vedi il semplice elenco delle cose fatte, vedi la fiducia riposta nelle cose possedute, vedi la tentazione di guardare le persone come cose e non come un soggetto “unico”, con un proprio destino eterno e una sua storia che resta più grande della mia conoscenza. (Esempi di incontri fatti).

                   

4. Le due sapienze

   Possiamo essere tratti in inganno non solo dal fascino della figura e del quantitativo, ma anche dalla percezione in noi e negli altri di un operare secondo un progetto con un fine, dei mezzi e un’abilità, e perciò con una propria sapienza.

Di qui la domanda: c’è solo una sapienza? Come si distinguono le eventuali due sapienze?

Risponde l’apostolo Giacomo con un linguaggio tagliente:

“Chi è saggio e accorto tra voi? Mostri con la sua buona condotta le opere ispirate a saggia mitezza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità. Non è questa las sapienza che viene dall’alto: è terrena, carnale, diabolica; poiché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall’alto invece è anzitutto pura, poi pacifica, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace” (Gc.3,13-18).

San Giacomo ci ricorda non solo l’origine delle due sapienze, ma anche i frutti che ne rivelano la presenza.

                         

5. I due occhi che si nutrono e maturano nell’esperienza

Ma come acquisire e coltivare la sapienza della vita? Qualcuno parla dell’esperienza. Ma questa è sufficiente? Che cosa significa fare esperienza?

I due occhi dell’esperienza cristiana (il terreno e la semina), vivendo nel frammento la logica di Dio. (Vedi la storia del curato di campagna di G.Bernanos).

Il cumulo dell’esperienza: quello quantitativo e quello qualitativo analogo al cumulo proprio della sacra Scrittura.

Un gesto simbolico: l’ultima fotografia di J. Maritain all’orto botanico di Parigi.