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Schema del ritiro spirituale al clero

“La paternità del prete in servizio di quella di Dio”

                             

 
Maria.Aus
Istituto Maria Ausiliatrice, Pavia

                                                    

Facendo l'esperienza della paternità di Dionei nostri riguardi, potremo essere annunciatori e segni visibili della sua paternità in mezzo agli uomini.

Il Giubileo del 2000, memoria del dono a noi del Figlio da parte del Padre, il Sinodo, impegno per un cammino più comunitario quali membri della famiglia di Dio, sono per tutti noi un richiamo all'origine, il Padre, e al cuore del nostro ministero: partecipare e coltivare la vita che ci fu donato, secondo il suo stile.

                              

Dio e il popolo d'Israele: un amore che non si lascia vincere dalla infedeltà della sua gente:

"Io lo traevo con legami di bontà, con vincoli d'amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare. Ritornerà al paese d'Egitto, Assur sarà il suo re, perché non hanno voluto convertirsi... Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo. Come potrei abbandonarti, Efraim? come consegnarti ad altri, Israele?... Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all'ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim, perché sono Dio e non uomo, sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira" (Osea ll,4-9).

                           

La paternità di Dio verso l'uomo si manifesta nella sua forma più intensa nel dono del Figlio, l'Unigenito, per la salvezza dell'uomo:

"Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare ii mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui". (Gv. 3,16-11).

                    

Come il Padre perdona:

"Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettergli 1'anello al dito e r calzari ai piedi. Portate ii vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato" (Lc. 15,20-24).

                     

Il compito del prete è servire la riconciliazione di Dio con gli uomini:

"Tutto questo (l'essere creature nuove) però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione" (2 Cor.5,18-19).

                          

Una paternità che si esprime anche nel contrasto:

"Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, però non per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'affetto immenso che ho per voi" (2 Col 2,4). "Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!" (2 Cor.6,72-13). "Fateci posto nei vostri cuori!" (2 Cor.7,2).

                     

Una paternità che non si fa padrona:

"Io chiamo Dio a testimone nella mia vita, che solo per risparmiarvi non sono più venuto a Corinto. Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia" (2 Cor. 1,22-23). Qual è il motivo?: "Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi siamo i vostri servitori per amore di Gesù". (2 Cor. 4,5-6).

                         

Istituto Maria Ausiliatrice, giovedì l4 ottobre 1999

+ Giovanni Volta Vescovo

Vita Diocesana, pp. 264-265.