• Stampa

GIOVANNI VOLTA

La presenza dello Sconosciuto nella vita del cristiano

Santa Maria del Gradaro

Sabato 12 maggio 2007 ore 15,30

……………..

Chiesa di S. Maria del Gradaro

 

...............

Il misurabile, ciò che si vede, ciò che si tocca, costituisce la prima presenza nella nostra vita. Accade però spesso che noi ci fermiamo ad esso, perché non sappiamo leggere, non sappiamo andare oltre, oppure sospendiamo le domande che esso ci propone. Vedi l’esperienza di sant’Agostino ( in particolare il libro decimo delle Confessioni).

L’oggi ci prende, perché la nostra vita si compie “ora”. E può essere così forte la sua urgenza da mettere nell’ombra il passato. Ciò avviene tante volte anche nella nostra considerazione della vita cristiana. Ma ciò che è accaduto non ha più nulla da dirci? Non ha più una sua misteriosa presenza? Condizioni d’animo che rischiano di rendere prigioniero l’uomo di un presente senza finestre, senza collegamenti, di una realtà senza spessore, unidimensionale.

La vigilia di Pentecoste può essere occasione per noi di un richiamo all’intero orizzonte della nostra vita. Ogni giudizio di valore, ogni scelta sono condizionati dall’orizzonte in cui si muovono.

Parlo dell’orizzonte “percepito” e non di quello semplicemente “dichiarato”. (La differenza tra i due è come quella tra un cibo semplicemente “guardato” e un cibo “mangiato”).

……………..

1. La radice del cristianesimo è sempre presente

Come in una pianta le radici continuano ad alimentarla in un certo modo in tutte le tappe della sua vita, analogamente il momento originario del cristianesimo continua ad alimentare con lo stesso stile la vita dei credenti, della Chiesa.

Con questo sguardo perciò rifletteremo su alcuni momenti fondamentali dell’originarsi del cristianesimo. Leggeremo Luca, Giovanni, Paolo, non però per fermarci a loro, come potrebbe fare uno che semplicemente s’interessa di storia, ma per guardare ciò che essi ci indicano, per comprenderlo, per viverlo nel nostro oggi, avendo gli occhi aperti nello stesso tempo alla nostra situazione, agli interrogativi e alle difficoltà che ci offre la nostra esperienza.

Sceglieremo per questo solo alcuni eventi significativi che ci presenta la sacra Scrittura.

……………..

2. Lo Spirito Santo e Gesù Cristo (Vangelo di Luca)

Si tratta dell’evangelista della misericordia e della preghiera. Nell’interrogativo di Maria all’inizio della storia dell’incarnazione del Verbo - come potrà avvenire tutto ciò?- si trovano a confronto l’orizzonte dell’uomo e quello di Dio: per opera dello Spirito Santoo (cf. Lc.1,35).

Lo Spirito Santo scende su Gesù dopo il battesimo di Giovanni (cf. Lc.3,22), conduce Gesù nel deserto per esservi tentato (cf. Lc.4,1), Gesù torna in Galilea con la potenza dello Spirito Santo (c f. Lc.4,14) e presentandosi nella Sinagoga di Nazaret proclama: “Lo Spirito Santo è sopra di me” (Lc.4,18); nello Spirito Santo egli esulta (cf. Lc.10,21).

Lo stesso Spirito Santo fa comprendere ad Elisabetta il mistero che si nasconde in Maria (cf. Lc.1,41), promette a Simeone e lo spinge al tempio perché lo veda (cf. Lc.2,26-27); insegnerà agli apostoli quello che dovranno dire (cf. Lc.12,11), Gesù manderà sui suoi quello che il Padre ha promesso (cf. 24,49).

……………..

3. Lo Spirito Santo e la Chiesa ( Atti degli apostoli )

Lo stesso Luca negli Atti degli Apostoli svilupperà il rapporto dello Spirito Santo con la vita della Chiesa nel costante rapporto tra la Parola e lo Spirito.

Nel Vangelo san Luca aveva descritto il cammino di Gesù verso Gerusalemme, negli Atti degli Apostoli egli presenta il cammino della Chiesa da Gerusalemme verso il mondo allora conosciuto. Di qui il senso dell’annotazione delle parole di Gesù agli apostoli all’inizio degli Atti:. Gli apostoli chiedono a Gesù: “Signore, è questo il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele?” (Atti 1,6).

Ed Egli risponde loro: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (Atti 1,7-8).

……………..

Lo Spirito Santo dà agli apostoli il potere di esprimersi (cf. At.2,4) e di farsi capire (cf. At. 2,7-12).

Gli apostoli comunicavano non solo la Parola di Dio, ma anche lo Spirito Santo (cf. At.8,17), e questo accadeva anche tra i pagani (cf. At.10,44-47). Lo Spirito Santo guida san Pietro nelle sue scelte pastorali (cf. 11,12.16.17). Barnaba, mandato da Gerusalemme, constata la conversione dei pagani, pieno di Spirito Santo si rallegra di questo cammino della Chiesa ed esorta a continuare (cf. At.11,23-24). Lo Spirito spinge i credenti a profetizzare (cf. At.11,28), li manda (cf. At.13,4), dà loro autorità e discernimento (cf. At.13,9). Donandosi anche ai pagani, lo Spirito Santo indica le vie che deve percorrere la Chiesa (cf. At.15,8), giunge anche a vietare di predicare in determinate regioni (cf. At.16,6) e concorre alle decisioni della Chiesa (“Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi”: At.15,28).

Gli Atti degli Apostoli si concludono con la citazione da parte di Paolo del giudizio che lo Spirito Santo ha dato per bocca do Isaia sulla incredulità: “Va’ da questo popolo e dì loro: Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete…” (At.28,26).

……………..

4. Lo Spirito Santo e l’uomo (san Paolo)

In san Paolo lo Spirito Santo è visto soprattutto in rapporto alla nuova antropologia, per cui l’uomo è in grado di comprendere e di esprimere le cose di Dio solo in forza dello Spirito di Dio: “Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana,ma insegnate dallo Spirito”(1 Cor.2,12-13), tanto che l’uomo non è in grado di dire: “Gesù è il Signore se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1 Cor.12,3).

Sempre in forza dello Spirito l’uomo diventa una persona autenticamente libera. Scrive Paolo ai Galati: “Vi dico dunque, camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne…se vi lasciate guidare dallo Spirito non siete più sotto la legge” (Gal.5,16.18).E i frutti di questa obbedienza, di questa libertà sono: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà fedeltà, mitezza. Dominio di sé” (Gal.5,22).

Ma è soprattutto nella lettera ai Romani che Paolo si sofferma ad illustrare ciò che lo Spirito Santo opera nell’uomo, nella sua vita: lo rende libero, appartenente a Cristo, figlio di Dio, suoi eredi, destinati alla gloria della risurrezione e, nonostante la sua debolezza, in grado di rivolgersi a Dio in preghiera, chiedendo le cose giuste: “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio”(Rom.8,26-27).

Ancora in forza dello Spirito che ci è stato dato, noi siamo in grado di rivolgerci a Dio come figli, chiamandolo Padre: “non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: -Abbà. Padre!. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rom.8,15-16).

Lo stesso nostro sguardo sul futuro viene illuminato dal dono dello Spirito, che per questo sta a fondamento della nostra speranza: “La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom.5,5).

……………..

5. Lo Spirito Santo, il mistero trinitario e l’uomo (san Giovanni)

Nel Vangelo di Giovanni il mistero di Dio viene ulteriormente scavato in profondità. Nell’incontro di Gesù con Nicodemo che lo cerca (cf. Gv.3,5), com’era costume nei riguardi dei maestri, dei rabbì del tempo, abbiamo un prima risposta determinante: non si riparte da un dibattito, ma da un evento: la rinascita. E questa avviene per opera dello Spirito Santo.

Questa rinascita, questo dono, non sono però semplicemente appoggiati sull’uomo, ma fanno riferimento ad una attesa, a un desiderio del suo cuore: vedi l’incontro di Gesù con la Samaritana (cf. Gv.4,1-42) e il seguente commento che farà Gesù: “Gesù, levatosi in piedi esclamò ad alta voce: -Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura : fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno-. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui” (Gv.7,37-38).

Soprattutto all’ultima cena Gesù parla a lungo dello Spirito Santo dono del Padre e suo, che porterà i discepoli a “comprendere”, a “ricordare” e a “testimoniare”. Quella sera gli apostoli erano tutti come frastornati: Pietro dapprima si rifiuta che Gesù gli lavi i piedi (cf. Gv.13,8), Tommaso su domanda: “Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?” (cf.14,5), e Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (cf.14,8). E Gesù promette ai suoi il dono dello Spirito che starà con loro e in loro, che li porterà a capire ciò che ancora non avevano compreso, che renderà a Lui testimonianza, Spirito di verità che procede dal Padre:

“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito, affinché sia sempre con voi, lo Spirito di verità che il mondo non può accogliere, perché non lo vede né lo conosce. Voi lo conoscete perché dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv.14,16-17)

“Vi ho detto queste cose mentre rimango presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà tutto e vi farà ricordare tutto ciò che io vi ho detto” (Gv.14,25-26).

“Quando verrà il Paraclito, che vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi darà testimonianza e anche voi mi date testimonianza, perché siete con me fin dall’inizio” (Gv.15,26-27).

“Poiché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io parta; perché, se non parto, non verrà a voi il Paraclito. Se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando egli verrà, confuterà il mondo in fatto di peccato, di giustizia e di giudizio. In fatto di peccato: perché non credono in me; in fatto di giustizia: perché vado al Padre e non mi vedrete più; in fatto di giudizio: perché il principe di questo mondo è già giudicato” (Gv.16,6-11).

“Ancora molte cose ho da dirvi, ma per il momento non le potete portare. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera. Non parlerà infatti da se stesso, ma dirà tutto ciò che ha udito e vi annuncerà le cose venture. Egli mi glorificherà, perché prenderà da me e ve lo annuncerà. Tutto quanto il Padre possiede è mio. Per questo vi ho detto che prenderà da me e lo annuncerà a voi.” (Gv.16,12-15).

Sempre nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù risorto appare ai suoi, è scritto: “Poi disse loro di nuovo: -Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi. Detto ciò, soffiò su di loro e disse loro: -Ricevete lo Spirito santo: a chi rimettete i peccati, sono loro rimessi; a chi li ritenete, sono ritenuti” (Gv.20,21-23).

……………..

6. Conseguenze per la vita del cristiano e della Chiesa

- Al cuore della vita cristiana sta la comunione personale con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Un fatto fondamentale per intendere la vita personale e relazionale del cristiano. Insegna il Vaticano II: mettendo avanti orizzonti impervi alla ragione umana, (il Signore Gesù) ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità” (Gaudium et Spes n.24).

- Il principio di soggettività garantisce quello di oggettività. Senza la presenza e l’azione dello Spirito non viene colto il mistero cristiano, Gesù Cristo; d’altra parte tutta l’azione dello Spirito è orientata a Cristo (per l’opera sua il Verbo si è fatto carne, sempre per l’opera sua nasce la Chiesa e Gesù Cristo viene annunciato e accolto).

- Lo scontato e l’imprevisto. Tutto già è stato detto in Cristo, Parola del Padre, e d’altra parte sempre va ricompresso nella storia e ri-espresso.

- Libertà e norma. La legge è trasferita nel cuore dell’uomo dallo Spirito Santo (cf. san Paolo ai Galati).

……………..

Preghiera

Spirito Santo,

dono del Padre e del Figlio,

sconosciuto ospite delle nostre anime

e segreta memoria e intelligenza della Chiesa,

apri le nostre menti

perché sappiamo gustare la Parola di Dio,

riunisci le nostre famiglie e comunità cristiane

perché diventino credibili,

ispira la nostra preghiera

perché da figli ci rivolgiamo al Padre,

donaci la tua libertà e il tuo amore

perché con speranza e creatività

sappiamo operare nel tempo

e rendere testimonianza a Gesù Cristo.

...............

          *   *   *          

...........................

Per un primo approccio: Enciclica di Giovanni Paolo II “Dominum et Vivificantem” 18 maggio 1986.

Per uno studio sul “Paraclito” in san Giovanni vedi:

- Raymond E. Brown, “Giovanni” ed. Cittadella, Assisi 1979; “Il Paraclito” pp,1490-1501,

- Rudolf Schnackenburg “Il Vangelo di Giovanni” parte III ed. Paideia, Brescia 1981 pp.222-245,

- Xavier Léon-Dufour “Lettura dell’evangelo secondo Giovanni” vol.III. ed. S.Paolo 1995 pp.301-311.

……………..

Scrive Brown: “Riassumendo, noi riteniamo che nessuna traduzione di “parakletos” afferri la complessità delle funzioni,forensi o altro, di questa figura. Il Paraclito è un testimone in difesa di Gesù e un suo portavoce nel contesto del suo processo intentato dai suoi nemici; il Paraclito è un consolatore dei discepoli, perché prende il posto di Gesù fra di loro; il Paraclito è un maestro e una guida dei discepoli e quindi è il loro –protettore-. Nella Volgata, per rendere in latino la parola greca, Girolamo poteva scegliere fra le traduzioni della VL “advocatus” e “consolator”, e la semplice traslitterazione del termine –paracletus-. Nel Vangelo egli preferì la seconda soluzione (advocatus compare nella prima lettera di Giovanni), come hanno fatto anche le tradizioni siriache e copte. Probabilmente sarebbe saggio da parte nostra l’accettare anche in tempi moderni il termine –Paraclito-, traslitterazione che mantiene l’unicità del titolo e non mette in rilievo una delle funzioni a scapito delle altre” (ivi pp.1492-1493).

……………..

A conclusione del suo excursus annota Schnackenburg: “La comunità giovannea è sostenuta dalla convinzione di essere ripiena dello Spirito Santo e da lui guidata. La sua presenza, la sua realtà sperimentabile ne determina la vita e il pensiero” (ivi pp.239-240), mentre “La storia dell’influsso esercitato dai detti sul Paraclito nella Chiesa e sulla teologia si può riassumere solo con difficoltà (ivi p.342). Scopo del testo e sordità del nostro tempo: “Nel quadro dei discorsi d’addio i detti sul Paraclito hanno la funzione primaria di incoraggiare, esortare e consolare la comunità con la promessa dello Spirito e col ricordo del suo possesso. Naturalmente essi possono compiere questa funzione soltanto se alla promessa corrisponde l’esperienza dello Spirito, se dunque s’è preparato il terreno per riceverlo…Oggi la coscienza della presenza dello spirito è, anche nela comunità dei credenti, in larga parte scomparsa; perciò occorre anzitutto risvegliarla. Solo chi sente la presenza dello Spirito capirà anche le parole che lo riguardano” (ivi p.244).

……………..

Léon Dufour sottolinea le tre funzioni dello Spirito Paraclito: “Essere con i discepoli”, “Insegnare”, “Testimoniare” . Presenta poi una tabella di citazioni (ivi p.308) che mettono in risalto come il comportamento del Paraclito corrisponda a quello di Gesù in rapporto al Padre e ai discepoli.

L. Dufour conclude la sua nota con queste parole: “Il dono dello spirito della verità provoca tutti i credenti a non abbandonarsi passivamente alle direttive che vengono loro date dai portavoce dell’istituzione: l’esempio di una Caterina da Siena dimostra che il cristiano debba attualizzare il messaggio evangelico per il suo tempo. Vi ritorneremo, leggendo il capitolo 21 in cui le due figure di Pietro e del Discepolo prediletto si trovano messe in relazione, se non in concorrenza” (ivi p.311).