Giovanni Volta

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IL NATALE NELLE NOSTRE FAMIGLIE:

perché alla nostra festa non manchi il festeggiato

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Parrocchia di S. Tommaso Apostolo

LEVATA, 19 dicembre 2009

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Noi adulti siamo chiamati a trasmettere alle nuove generazioni la storia passata, quella delle nostre case, quella che riguardo il senso della nostra vita. Il tempo in cui questa trasmissione ha più peso è l’infanzia, tant’è vero che in tutti noi c’è un costante ritorno all’infanzia quando celebriamo certe feste. Di qui l’importanza dei comportamenti e delle parole dei genitori e dei nonni. Essi sono le persone più vicine ai nostri bambini, i loro primi maestri.

Ma per trasmettere con verità è necessario anche conoscere con verità. Mi domando perciò: noi conosciamo bene il Natale? Che cos’è, che significato rappresenta per l’uomo, per ciascun uomo, per ciascuno di noi?

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1. Che cos’è il Natale? Tra le molte voci ascoltiamo quella più autorevole

Molti sono i modi di guardare e di vivere il Natale: giorni di ferie, giorno di regali, giorno di festa in famiglia. E noi come lo vediamo, come lo viviamo?

Alle volte si ha l’impressione che si faccia una festa senza protagonista; oppure che si sia cambiato il protagonista.

Nell’origine, di fatto, come avvenne il Natale?

Ascoltiamo per questo una testimonianza vicina a quei fatti. Chi l’ha scritta aveva questa intenzione:

1 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, 2come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, 4in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.” (Luca 1,1-4…)

Ed ecco come, informato dei fatti, l’evangelista Luca ci racconta l’evento del natale di Gesù:

“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4 Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.

6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.

8C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". 13E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: 14"Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama".

15Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l'un l'altro: "Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". 16Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.”

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2. Un evento storico in cui Dio è nascosto protagonista

San Luca ci racconta un fatto storico e per questo ce ne indica il tempo, il luogo e i personaggi presenti in quell’epoca.

Dentro questo quadro, al centro, con un linguaggio molto sobrio viene decritta la nascita di Gesù.

Maria e Giuseppe si trovano a Betlemme per una ragione profana, non religiosa: l’editto di Cesare Augusto. Per loro non c’è posto in albergo. Gesù nasce e viene deposto in una mangiatoia. Cosa avrebbe fatto una famiglia importante di quel tempo per la nascita del proprio figlio?

Di qui la domanda: perché Dio ha seguito questa via di entrata nel mondo? (Una scelta che guiderà la vita del Salvatore fin sul Calvario).

Se Gesù fosse nato in una casa dei “grandi” il suo Natale sarebbe stato vicino a pochi. Perché Dio ha fatto questa scelta?

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3. Una notte di silenzio popolata solo da angeli e da pastori

Gli uomini da soli non avrebbero potuto fare quella scoperta: la nascita del Salvatore in quel bimbo ancora debolissimo, deposto in una mangiatoia, vegliato da Maria e da Giuseppe. Né, tanto meno, erano in grado di comprendere il messaggio della sua vita: la pace in terra.

Solo dal cielo viene la voce che svela chi è nato e ciò che Egli è venuto a portare tra gli uomini: una grande gioia.

Ma dove sta il motivo, la fonte di tanta gioia? “Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi è nato nella città di Davide un salvatore, che è Cristo Signore” (Lc,2,10-11).

Gli invitati? Dei pastori che vegliavano di notte i loro greggi.

E il segno? “Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoria”(Lc.2,12).

E chi trovano? “Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoria” (Lc.2,16).

Non ci sono ornamenti, ma solo Gesù con gli uomini, Dio con l’uomo, dentro la sua storia.

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4. Il sentimento dominante: lo stupore e le gioia

Lo stupore e la gioia dominano la scena del Natale perché Dio si è fatto uomo. Si è fatto uomo per amore, e nella sua umanità si è fatto strada per il nostro amore verso di Lui.

Lo stupore ci prende quando non ci si aspetta una cosa, quando essa va oltre il nostro stesso desiderio. Dio è andato oltre il nostro desiderio e ci ha mostrato che la gioia non sta nelle cose da avere e da consumare, ma nel dono delle persone da amare.

In questo il Natale non solo è il più grande dono (“Dio con noi”) all’uomo, ma anche un grande insegnamento: ci dice dove sta il segreto della gioia anche nei nostri rapporti in casa e con la gente. Lo diciamo, lo viviamo questo nelle nostre case?

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5. Come ha vissuto Maria questo evento?

Non è sufficiente venire coinvolti in un fatto, in rapporti, in momenti di gioia o di sofferenza. Ciò che è decisivo è comprendere e partecipare con il cuore.

Anche la Madonna è stupita, come ogni mamma che rimane stupita di fronte al figlio che ha generato. Il figlio è novità sorprendente. Ma in questo caso il Figlio, carne della sua carne, è nello stesso momento Figlio di Dio. E le sarà necessaria tutta una vita per rendersi pienamente conto di ciò che è avvenuto in lei, del mistero racchiuso in Lui e del suo rapporto con Lui.

Anche per una mamma, un padre, un nonno, una nonna, una vita nuova che è venuta dalle loro viscere resta mistero sorprendente e dono, che con lo spirito di Maria va accolto e aiutato a crescere, a crescere non per noi, ma per Colui donde è venuto e nel Quale la sua vocazione trova pieno compimento.

A conclusione potremmo dire che il Natale nella sua essenzialità (l’uomo tante volte l’ha falsificato con i suoi ornamenti fino a farne un’altra cosa) costituisce un grande insegnamento non solo dei rapporti di Dio con l’uomo e viceversa, ma anche tra gli uomini, in particolare nella vita in famiglia.

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Preghiamo:

Il Natale nelle nostre case

Vieni, Signore Gesù, nella mia casa

anche se non ne son degno,

come disse il centurione

che ti pregò per il suo servo.

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Ma Tu a Natale ti presenti

così piccolo, così spoglio, così inerme,

che anche il più povero degli uomini,

come i pastori di quella fortunata notte,

si trova a suo agio accanto a Te.

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Vieni, Signore, e insegnami chi sono

e come devo comportarmi

perché tante volte ti ho dimenticato

e mi sono smarrito.

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Vieni, e tieni riunita la mia famiglia,

perché la preoccupazione esclusiva per se stessi

non l’abbia a frammentare

o a chiuderla ai bisogni degli altri.

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Vieni, per condividere con noi la tua gioia,

per essere guida della nostra preghiera

e consolazione nelle nostre sofferenze.

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Figlio di Dio,

fatto carne per la salvezza di ogni uomo,

aiutaci a camminare sui tuoi stessi passi

perché Tu sei la meta dei nostri desideri,

la nostra pace.