Giovanni Volta

LE TAPPE DELLA STORIA DELL’AMORE DI DIO PER L’UOMO

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Parrocchia di Levata di Curtatone - MN

Tre sere in preparazione della Pasqua:

(27, 28, 29 marzo 2007)

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1.

LA PASQUA EBRAICA:

LA MEMORIA DI UN PATTO E DI UNA LIBERAZIONE

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Preghiamo:

Donaci, Signore, la tua luce,

perché sappiamo scorgere le tue orme

nella storia che ci ha preceduto,

e comprendere per quali vie ci chiami.

Donaci la tua forza,

perché nel cammino della nostra vita

sappiamo seguire sempre

la tua vocazione alla libertà.

Dacci il tuo coraggio,

perché la pigrizia non ci freni,

la vanità non ci ammagli,

l’egoismo non ci chiuda il cuore.

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Dal Libro dell’ Esodo (12, 1–20)

            Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto: "Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto.

         Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell'acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore! In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell'Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne.

         Per sette giorni voi mangerete azzimi.

Già dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal giorno primo al giorno settimo, quella persona sarà eliminata da Israele.

         Nel primo giorno avrete una convocazione sacra; nel settimo giorno una convocazione sacra: durante questi giorni non si farà alcun lavoro; potrà esser preparato solo ciò che deve essere mangiato da ogni persona.

         Osservate gli azzimi, perché in questo stesso giorno io ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto; osserverete questo giorno di generazione in generazione come rito perenne. Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi fino al ventuno del mese, alla sera.

         Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di Israele, forestiero o nativo del paese. Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangerete azzimi".

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Noi siamo figli ed eredi di una storia  che ci costituisce e illumina il senso e le condizioni della nostra vita (contro la tentazione frequente di pensare la storia del popolo eletto come estranea alla nostra vita). La Pasqua che noi cristiani celebriamo si ricollega a quella che celebravano gli ebrei.

Di qui alcune domande: come è nata la Pasqua ebraica? Come fu celebrata? Come continuò ad essere celebrata dagli Ebrei nella storia? Che significato rivestiva, riveste?

Le origini remote: la Pasqua ebraica risale a probabili riti antichi, prima dell’Esodo e di Mosè, celebrati in primavera in propiziazione delle greggi. Anche gli azzimi, il cui rito si unì in seguito alla celebrazione della Pasqua (cf. Es.25,15;34,18), doveva essere di propiziazione delle messi (cf. Leon-Dufour e GCB).      

 

La celebrazione della Pasqua:

“In origine la Pasqua è una festa di famiglia. La si celebra di notte, alla luna piena dell’equinozio di primavera, il 14 del mese di abib o delle spighe (chiamato nisan dopo l’esilio). Si offre a Jahve un giovane animale, nato nell’anno, per attirare le benedizioni divine sul gregge. La vittima è un agnello o un capretto, maschio, senza difetto (Es.12,3-6); non se ne deve spezzare nessun osso (12,46; Num.9,12). Il suo sangue è posto, in segno di preservazione, all’ingresso di ogni dimora (Es.12,7.22). La sua carne è mangiata nel corso di un pasto veloce, presa dai convitati in tenuta a viaggio (12,8-11)” (Leon-Dufour). Essa fu associata alla decima piaga: l’uccisione dei primogeniti egiziani.

Il significato suo fondamentale per il popolo ebraico: memoria della liberazione dalla schiavitù d’Egitto e punizione degli Egiziani.

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Il permanere della Pasqua come memoriale: La celebrazione della Pasqua, come liberazione dell’esodo, fu avvertita con maggiore intensità in tappe importanti della storia d’Israele come: Sinai (Num.9; ingresso in Canaan (Gios,5); con le riforme di Ezechia (2 Cron, 30) e Giosia (2 Re 23, 21ss) nella restaurazione post.esilica (Esdra 6,19-22).

   Alla Pasqua si associò pure la festa degli azzimi (cf.Es.25,15; 34,18), pani non fermentati (gli Israeliti dovettero portar via la pasta prima che fermentasse (cf. Es.12,34.39). Simbolo: passaggio dal vecchio al nuovo fermento (dalla schiavitù alla liberazione).

In seguito il culto si andò via via purificando (è gradito a Dio non tanto il sacrificio di vitello, quanto invece un cuore contrito) e centralizzandosi nel tempio, il sangue sarà versato sull’altare (cf. 2 Cron.35,11). Di qui i pellegrinaggi a Gerusalemme in occasione della Pasqua.

         Elementi fondamentali della Pasqua: la liberazione d’Israele dalla schiavitù, il patto d’alleanza sul monte Sinai (la legge) che dà compimento alla Pasqua come liberazione, in cammino verso la terra promessa, il sacrificio dell’agnello.

         Il testo fondamentale che ne parla è: Esodo 12, 1-28.43-50 (Pasqua e festa degli azzimi);

La continuazione della celebrazione della Pasqua ebraica: (Cf. Paolo De Benedetti “Sulla Pasqua” ed.Morcelliana, Brescia 2003 p.22 ss.).

         Significato di alcune parole chiave:

Pasqua (Pèsach in ebraico): passaggio, Dio è andato oltre.

Sèder: ordine delle cerimonie, dei riti. (sèdarin: il complesso del rito).

Haggadà: significa narrazione, libro che contiene il rito della Pasqua (vale a dire il Sèder).

Haggadot: racconti

Mazzot: pane azzimo (tre sono i pani “mazzot” presenti nel rito della Pasqua; essi indicano i tre patriarchi o le tre parti della Scrittura ebraica).

Charòset: una specie di marmellata simboleggiante la malta che gli ebrei lavoravano nelle opere di costruzione.

Le erbe amare: simbolo dell’amarezza delle prigionia d’Egitto.

Midrashim: leggende, che fanno parte del rito, del sèder.

NB. L’haggadà, che contiene il rito (sèder), ha lo scopo di interessare soprattutto i bambini. Mentre tra i cristiani gli adulti interrogano i bambini, durante lo svolgimento della Pasqua ebraica sono i bambini che interrogano gli adulti.

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Il senso della Pasqua ebraica per la nostra vita:

-         La signoria di Dio

-         La liberazione

-         La promessa e l’attesa nel viaggio

-         Il patto e la legge

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2.

LA PASQUA DI GESU’

NOVITA’ NELLA CONTINUITA’

GESU’ CRISTO E’ IL PROTAGONISA DELLA PASQUA

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Preghiamo

Anche noi, come un giorno gli apostoli,

ci mettiamo stasera alla tua tavola,

per rivedere i tuoi gesti,

per riascoltare le tue parole,

per guardare con i tuoi stessi occhi

la tua e la nostra storia,

così da diventare tuoi veri discepoli

che si nutrono del tuo pane,

che condividono il tuo precetto d’amore,

che guardano con speranza al futuro

che va oltre la morte.

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Dal Vangelo di Marco (14, 12-26.)

            Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: « Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua? ».

         Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: « Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: “Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?” Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi ».

         I discepoli andarono e, entrati in città trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

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Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.

Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: « In verità vi dico, uno di voi colui che mangia con me, mi tradirà ». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: « Sono forse io? ». Ed egli disse loro: « Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato! ».

Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: « Prendete, questo è il mio corpo ». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza, versato per molti. In verità vi di coche io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui loberrò nuovo nel regno di Dio.» E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

Continuità e discontinuità di una storia

-         Gesù è un ebreo, un ebreo osservante, per questo anche Lui celebra con i suoi la Pasqua.

-         Ma vi introduce vari elementi che ne trasformano il significato, attraverso gesti e parole, pur in collegamento con l’antico rito.

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I fondamentali testi di riferimento

Vari sono i testi biblici che concorrono ad illustrarcene il senso:

-         dal testo di san Paolo che ci parla della celebrazione dell’Eucaristia all’inizio della vita della Chiesa (Cf. 1 Cor. 11,17-34): la testimonianza più antica;

-         a quello dei Sinottici: Mr.14, 12-26; Mtt.26,17-29; Lc.22,7-20 che ci riportano la descrizione dell’ultima cena di Gesù;

-         al vangelo di Giovanni: Gv.13,1-15 (lavanda dei piedi); Gv.6,26-58 (al discorso di Gesù che si dichiara pane di vita); Gv,1,29.36 (alla presentazione di Gesù da parte di san Giovanni Battista: Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo: cf.Isaia 53,7)

-         alla morte in croce di Gesù e alla sua risurrezione, contenuto dell’ultima cena (corpo donato, sangue versato).

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La novità

-         La schiavitù non è più semplicemente legata ad una terra, ma al peccato e alla morte dell’uomo.

-         L’agnello non è più tratto dal gregge, ma è Gesù stesso (questo è il mio corpo dato per voi, questo è il mio sangue per voi versato).

-         Il patto è il comandamento nuovo dell’amore: “Vi do un comandamento nuovo, amatevi come io vi ho amati”, “avete visto ciò chi io ho fatto, fatelo anche voi”.

-         La terra promessa è la futura risurrezione: “Io sono il pane di vita disceso dal cielo. Se qualcuno mangia di questo pane vivrà in eterno…Chi si ciba della mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv.6,51.54);

-         La storia d’Israele trova in Gesù Cristo, in particolare nella sua morte e risurrezione, significate nella celebrazione della nuova Pasqua, la sua pienezza espressiva e di efficacia.

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3.

LA PASQUA NELLA CHIESA

UNA PRESENZA CHE CI ACCOMPAGNA E CI RINNOVA

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Preghiamo

Mentre camminiamo nel tempo,

tu ci accompagni, Signore,

condividendo con noi

la fatica, la gioia, il dolore,

nutrendo la nostra fame di Te,

liberandoci dai nostri peccati,

dandoci forza nelle nostre debolezze,

vincendo le nostre divisioni,

pregando con noi e per noi il Padre

così da formare insieme la famiglia di Dio.

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Dalla Prima lettera di san Paolo Apostolo ai Corinzi (11, 17-34)

            17Ementre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio.

            18Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. 19E' necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi.

            20Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. 21Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. 22Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!

            23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me". 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me".

            26Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. 27Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore.

            28Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; 29perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.

            30E' per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. 31Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; 32quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.

            33Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. 34E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna.

            Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.

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L’obbedienza a un comando

          In obbedienza al precetto di Gesù, le comunità cristiane fin dall’inizio hanno celebrato l’Eucaristia quale Pasqua del Signore. Ne è chiara testimonianza san Paolo nella prima lettera ai Corinzi ( 1 Cor,11).

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Lo sviluppo di una prassi

            La celebrazione del Signore morto e risorto, Pasqua del cristiano, si slegò per questo da quella ebraica. Non si andò più al tempio per il sacrificio, perché l’agnello immolato era Cristo, si continuò però fino alla fine del primo secolo a frequentare la sinagoga, perché luogo della proclamazione e dell’ascolto della parola di Dio, parola letta dai cristiani alla luce della vita e delle parole di Gesù.  

         Ma questa novità non fu accettata dalle comunità ebraiche, per cui le sinagoghe furono abbandonate, e la celebrazione della Parola, degli inni di lode si unì alla celebrazione della cena e del sacrificio del Signore, per cui si fissò la struttura fondamentale della Messa che ancor oggi seguiamo: liturgia della Parola e liturgia Eucaristica.

       Questa celebrazione si pose al principio della settimana: la domenica, giorno della risurrezione, giorno del Signore (“Dies Domini”). Nacque poi, progressivamente, l’anno liturgico, quale viva memoria della storia dell’attesa, della venuta del Signore, della sua morte e risurrezione, del dono del suo Spirito, con al cuore la grande Veglia pasquale, durante la quale si amministravano anche i Battesimi e le Cresime, riprendendo per questa il calendario ebraico.

         (Un esempio storico: il Battesimo di sant’Agostino e del figlio Adeodato a Milano da parte di sant’Ambrogio durante la Veglia pasquale del sabato santo 24 aprile 387).

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I primi passi

         Le prime comunità cristiane celebrano la Pasqua del Signore.

S. Paolo prima lettera ai Corinti (1 Cor. 11):

-         la Pasqua è “dono” dell’amore di Dio che richiede la condivisione del suo gesto (dopo la lavanda dei piedi: avete visto! Fate così anche voi. Di qui il richiamo forte di san Paolo, e il discorso riportato da san Giovanni: chi mangia di me vivrà per me).

-         la Pasqua fa di molti un unico corpo, la Chiesa

-         la Pasqua e il precetto della carità

LL………….

La struttura fondamentale

     Poi la celebrazione dell’Eucaristia, come abbiamo ricordato, si andò via via strutturando nelle due parti (Liturgia della Parola e Liturgia Eucaristica), si diffuse nei luoghi e nel numero, assunse forme locali (nel linguaggio e nei riti), ma fu anche richiamata all’unità dell’essenziale.

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         Il rischio di una alternativa:

-         partire da Gesù Cristo, dai suoi gesti, dalla sua parola per adeguarvi i nostri gesti, i nostri tempi e i nostri comportamenti;

-         oppure partire dai nostri gusti, dai nostri tempi per modellare la Pasqua del Signore.

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La nostra vita e la Pasqua del Signore

            L’incontro tra la vita di Gesù Cristo e quella dell’uomo nei nodi fondamentali dell’esistenza:

-         il lavoro e la trasformazione del mondo (dal nostro pane al corpo di Cristo);

-         dal peccato alla vita nuova;

-         dalla divisione alla riconciliazione;

-         dalla morte alla vita: la speranza cristiana;

-         il dialogo con il Padre in Cristo Gesù;

-         valore della domenica (giorno del Signore, della sua risurrezione)

Conseguenza: importanza delle proprie disposizioni;

                       importanza della cura dei segni.