Giovanni Volta

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L’ACCOGLIENZA DEL SIGNORE GESÙ

NELLA ESEMPLARITÀ DI MARIA

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Ritiro in preparazione al Natale per il MEIC

Gradaro, sabato 15 dicembre 2007 ore 15,30

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Siamo ormai prossimi al Natale e ogni persona, ogni famiglia lo guarda e l’attende, ma con occhi e cuore diversi. C’è addirittura chi l’aspetta non per quello che è, ma per quello che l’accompagna e che l’uomo ha creato e vive in sostituzione di esso, perché solo di esso come il cenone della vigilia, i regali, la vacanza, le luci che splendono nei negozi e per le strade.

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Come guardiamo il Natale?

L’attesa, il modo di guardare sono determinanti per il nostro vedere. Lo orientano, lo rendono penetrante, gli impongono delle scelte. Una famiglia, per esempio, che percorre la stessa strada, non giunge a vedere le stesse cose. L’interesse di ciascuno, mamma, papà, figli maschi e femmine li porta ad osservare cose diverse, per cui al termine di una passeggiata chi di loro ha notato i vestiti esposti nelle vetrine, chi gli oggetti sportivi, chi i dolci, e chi altre cose ancora.

Ciò avviene anche per il Natale. E non si tratta solo di cose diverse, ma anche di profondità diverse, sempre a seconda dell’attesa e dell’interesse di ciascuno. Così c’è chi è tutto preso dalla costruzione del presepio, chi si commuove per la nascita di un bimbo esemplare della tenerezza che suscita ogni vita che viene alla luce, chi pensa a ciò che avvenne duemila anni fa e chi riflette sull’incidenza che ha nella sua vita quella nascita.

Una domanda perciò scaturisce spontanea: come va atteso il Natale? Come dobbiamo disporci ad esso, con quali occhi guardarlo, con quale cuore accoglierlo?

Ho pensato per questo di fermarmi un momento sull’attesa e l’accoglienza che visse la Madonna di quell’evento. Ella costituisce un esempio, pur unico, per tutti noi.

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L’annunciazione

Si tratta di una ragazza sui quindici anni, che secondo il costume del proprio tempo era promessa sposa ad un giovane del suo paese, Giuseppe, e che, come tutto il suo popolo, attendeva il Messia. Il suo progetto di vita andava verso una propria famiglia, come da parte di tante altre ragazze. Ma d’improvviso irrompe nella sua vita un annuncio sconcertante: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo, il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Un profondo senso di smarrimento prende la Madonna. Alle parole dell’angelo che la saluta: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te”,ella, scrive san Luca, rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

Non fu dunque assolutamente ovvio per lei quel fatto. Maria aspettava sì il Messia, come tutto il suo popolo, ma non il Figlio di Dio salvatore, e tanto meno attraverso la sua generazione. Domanda perciò: ma come avverrà tutto ciò? Vuol sapere se quelle parole sono un inganno, oppure vengono veramente da Dio, tanto è inaudito. E quando si è resa certa che quella era a volontà di Dio, non si inorgoglisce, non pensa ai vantaggi che le potranno venire, è solo stupita e riconoscente e si dichiara ciò che sempre aveva voluto essere: “Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola”.

 

La sua maternità non sarà dunque frutto di un suo merito, né opera dell’uomo, ma dono sorprendente di Dio. Davanti a questo evento lei si consegna al suo Signore come umile serva. Dirà Dante: figlia del suo Figlio.

E in quel momento avviene una reciprocità caratteristica permanente del nostro “andare e obbedire” a Dio: Egli prende l’iniziativa, una iniziativa che nello stesso tempo è dono e richiesta. (Ha scritto l’Apocalisse: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” 3,20). Il consenso di chi è chiamato non si risolve semplicemente nell’esecuzione di un ordine, ma diventa apertura ad un rinnovato dono di Dio. In Maria l’apertura è nientemeno all’incarnazione del Verbo, presentandosi così esemplare dell’ascolto, dell’obbedienza di ogni uomo alla parola, alla chiamata di Dio.

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La visita di Maria alla cugina Elisabetta

Ma che cosa pensava Maria dentro il suo cuore, come vedeva se stessa di fronte agli altri uomini, al suo popolo. Davanti a Dio si era dichiarata serva, ma questo lo volle essere anche davanti agli uomini, perché l’adesione al Padre, che donava a lei il suo divin Figlio per la salvezza di ogni uomo, implicava la condivisione del suo stesso amore. Divenne così madre di Colui che dichiarerà di sé: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la propria vita”(Mr.10,45; cf. Gv.13,13-7).

Dopo l’annunciazione, scrive sempre san Luca, Maria si recò “in fretta” dalla cugina Elisabetta, che era nel sesto mese di gravidanza del figlio, il futuro Giovanni Battista, per servirla, essendo ormai anziana la sua parente.

La Madonna non dice nulla di sé alla cugina, e tuttavia questa riconosce il prodigio che Maria porta in grembo. Ciò avviene per opera dello Spirito Santo, come per opera dello stesso Spirito il Figlio di Dio si era fatto carne nel seno di Maria.

Perché opera di Dio fu l’incarnazione, solo per opera di Dio può avvenire il suo riconoscimento e la sua accoglienza.

Sempre mossa dallo Spirito Santo Elisabetta dichiara la cugina “beata” perché aveva creduto alle parole dell’angelo. Una beatitudine che sgorga dall’accoglienza del dono di Dio e che Gesù riproporrà un giorno nel suo discorso programmatico sul monte, quando dichiarerà beati i poveri, gli afflitti, quelli che hanno fame. La beatitudine non scaturisce dal possesso delle cose, ma dalla comunione con Dio. Una comunione che scaturisce dall’amore gratuito e preventivo del Signore.

Come in apertura dell’annunciazione, così ora nella visita di Maria ad Elisabetta, una nota fondamentale accompagna tutta la vicenda, la gioia che Dio comunica quando incontra l’uomo.

Dopo le parole della cugina Elisabetta, Maria si scioglie poi in un canto di ringraziamento a Dio e di gioia: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato all’umiltà della sua serva”.

Ancora ella ripete il titolo con cui aveva risposto alle parole dell’angelo: “serva del Signore”, e lo fa con il cuore pieno di esultanza. Il motivo non è però il suo merito, le sue opere, ma Dio che aveva guardato a lei, alla sua pochezza. Nell’accostarci a Dio non dobbiamo perciò far conto tanto sui nostri meriti, ma sul suo amore misericordioso. In esso stava la ragione della speranza, dell’esultanza di Maria. Il Signore che ha disperso i superbi, rovesciato i potenti dai troni, rimandato i ricchi a mani vuote, mentre ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha soccorso Israele, suo servo.

Così Maria nel servizio alla cugina Elisabetta e nel suo canto di preghiera andava adeguandosi allo stile, allo spirito del suo divin Figlio, lasciandosi prendere dalla sua logica. Per comprendere il Natale occorre entrare nella sua logica.

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Il Natale

Dopo queste due tappe di attesa, di accoglienza, di riconoscimento orante del mistero di Dio che guarda all’umiltà della sua serva, che s’abbassa verso gli umili, l’evangelista san Luca ci presenta la nascita di Gesù.

Questa non avviene nei palazzi dei re, ma in una capanna, ai margini della società, dopo aver richiesto a Maria e a Giuseppe un lungo e faticoso viaggio. Gli unici testimoni di quell’evento saranno dei pastori che stanno vigilando all’addiaccio i loro greggi. Si tratta di un fatto straordinario, unico, che riguarda ogni uomo, per la pace, per la salvezza di tutte le genti. Eppure c’è tanto silenzio attorno ad esso. Un contrasto enorme tra il valore di quell’evento e l’accoglienza che gli è riservata dagli uomini.

Si tratta del contrasto che già abbiamo visto all’annunciazione dell’angelo e nella visita di Maria alla cugina Elisabetta. Contrasto rimarcato nel magnificat.

Di fronte all’evento della nascita di Gesù in quel luogo, in quelle condizioni, di fronte all’annuncio degli angeli e alla visita dei pastori, la mente e il cuore di Maria sono sempre vigilanti, presi dalla logica del disegno di Dio svelato all’annuncio dell’angelo, e collegano i vari fatti (sumballo) per penetrarne il senso, il mistero: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole (collegandole) in cuor suo”.

Un giorno Gesù stesso, affiancandosi al cammino di due suoi discepoli, quelli di Emmaus, svolgerà quest’opera di collegamento per aiutarli a scoprire il mistero della sua vita.

Un cammino, quello di Maria verso il Natale, verso la sua comprensione e condivisione, che ci mostra la via per comprendere e partecipare l’evento che celebreremo tra non molti giorni. Tale cammino va dalla disponibilità del cuore umano alla coscienza della propria piccolezza e dell’infinito amore di Dio, alla memoria delle Sue promesse, al sorprendente evento dell’incarnazione del Figlio che volle condividere la condizione umana fino alla morte, perché l’uomo condividesse la sua fino alla risurrezione.

Con questi occhi Maria guardò quel giorno al Figlio suo e nello stesso tempo suo Salvatore. Con occhi simili, con lo stesso cuore anche noi siamo chiamati a guardare il mistero del Natale, a disporci ad esso, accettando il contrasto che l’Onnipotente si sia fatto bimbo, che sia venuto per la salvezza di ogni uomo e abbia circondato la sua vita di tanto silenzio, che l’Innocente si sia seduto alla tavola dei peccatori, senza lasciarci sedurre dalla forte tentazione di ricostruire il Natale del Salvatore a misura delle nostre piccole aspettative.

Fu questa la tentazione alla quale cedette il grande Inquisitore nel romanzo di F. Dostoevskij “I fratelli Karamazov”, e che ancor oggi domina una certa cultura che serpeggia anche tra i credenti.

   La stessa Madonna, che i Vangeli presentano “turbata” all’annunciazione dell’angelo, che chiede “come avverrà questo”, che davanti ad Elisabetta si dichiara “umile serva” e nello stesso tempo “beata”, che a Betlemme non grida, ma pensosa “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”, da tanti cristiani è cercata come donna semplicemente dei miracoli, mentre è stata anzitutto “donna della fede”.

Questo fu il miracolo fondamentale che Dio compì in lei tra tante prove, portando in sé l’impronta più profonda di suo Figlio.

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Preghiera

Alla luce dalla parola di Dio

ti abbiamo contemplata, o Vergine,

turbata e gioiosa,

interrogante e certa,

umile serva

e tuttavia ardita

da acconsentire al progetto divino,

che supera le nostre forze,

di compiersi in te.

Intercedi presso il tuo divin Figlio

perché anche a noi sia dato

di serbare nell’animo

tutti quegli eventi

e alla luce dello Spirito

li sappiamo meditare e vivere

nel nostro cuore.

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