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DALLO STUPORE ALLA SEQUELA

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Ritiro spirituale in preparazione del S. Natale

S. Barnaba – MN

Sabato 17 – XII - 2005 ore 15,30

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1. Un mondo di vigilanti e di dormienti

Molti fatti accadono. Ma non è sufficiente questo perché entrino nella nostra vita. Occorre prenderne coscienza perché si svelino a noi. Un cammino che facciamo con gli altri.

C’è però una presa di coscienza collettiva che invece di aiutarci ci può fare prigionieri. Nel nostro caso nel modo di guardare, di attendere, di vivere il Natale, che può risultare semplicemente una tradizione, una vacanza, una villeggiatura, l’occasione di un incontro di famiglia.

Abbiamo così una “memoria” che viene dominata e trasformata dalla sua lettura tanto da perdere la propria identità e perciò scomparire di fatto dall’orizzonte della nostra vita.

In questo caso il Natale diventa non un evento che ci provoca, ma semplicemente una occasione per esprimere i nostri desideri, i nostri progetti. Figura un metterci davanti a Dio, di fatto si trasforma in un metterci davanti a noi stessi, come quando ci guardiamo allo specchio.

Nel nostro ritiro vogliamo recuperare, come in un restauro che libera un quadro da tante incrostazioni e sovrastrutture, il senso originale del Natale rivedendo come fu accolto all’origine.

Una memoria che per questo vuol essere un atto di libertà di fronte ai modelli correnti e un incontro con il Dio vivente fattosi uomo nella debolezza di un bimbo per ciascuno di noi.

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2. Dalla cronaca allo stupore

E’ interessante notare come san Luca abbia voluto raccogliere con diligenza nel suo vangelo gli avvenimenti riguardanti la vita di Gesù Cristo perché Teofilo avesse una “conoscenza esatta” delle cose sulle quali era stato catechizzato:

“Molti hanno già cercato di mettere insieme un racconto degli avvenimenti verificatisi tra noi, così come ce li hanno trasmessi coloro che fin dall’inizio furono testimoni oculari e ministri della parola. Tuttavia, anch’io, dopo aver indagato accuratamente ogni cosa fin dall’origine, mi sono deciso a scrivertene con ordine, egregio Teofilo, affinché tu abbia esatta conoscenza di quelle cose intorno alle quali sei stato catechizzato” (Lc.1,1-4).

Seguendo questo criterio egli inquadrerà storicamente anche la nascita di Gesù.

Ma è sufficiente la cronaca di un fatto per comprenderne il significato?

Sempre san Luca accompagna questi eventi con una nota che mette in luce l’atteggiamento e in sentimenti di chi vi assiste: il timore o lo stupore.

Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, rimane sconvolto e preso da timore quando gli appare l’angelo per annunziargli la sua futura paternità, (cf. Lc.1,12); la Madonna rimane turbata all’annuncio dell’angelo (cf. Lc.1,29); i pastori sono presi da grande spavento all’apparizione dell’ angelo che annuncia loro la nascita di Gesù (cf. Lc.2,9) e poi quelli che li udivano “si meravigliavano delle cose che i pastori dicevano loro” (Lc.2,18).

Quando Dio interviene nella storia dell’uomo sorprende. Non è scontato il suo modo di operare.

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3. Dallo stupore alla riflessione

E la Madonna? Scrive san Luca: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose (questi avvenimenti: πάντα…ρήματα) meditandole nel suo cuore” (Lc.2,19).

“Serbava” (συνετήρει) e “meditava” (considerando) (συμβάλλουσα).

Maria conservava dentro di sé la memoria viva di quegli avvenimenti e li andava meditando dentro di sé per penetrarne il senso.

Ciò avverrà anche quando Maria e Giuseppe ritroveranno Gesù tra i dottori nel tempio. Dapprima essi si stupiscono di trovarlo tra i dottori (cf. Lc.2,48), poi non comprendono le risposta di Gesù (cf. Lc.2,50), ritornati però a Nazaret la Madonna non lascia quegli eventi dietro le spalle, ma “conservava tutte queste cose nel suo cuore” (Lc.2,51) (διετήρει πάντα τά ρήματα έν τή καρδία).

Un esempio significativo del procedere nella comprensione: dallo stupore (non è scontato), alla memoria dentro di sé (non ci buttiamo dietro le spalle gli accadimenti), alla riflessione (occorre entrare nel segreto dei fatti per comprendere e questo avviene in un lungo cammino).

Un caso esemplare di questo procedimento dalla memoria degli eventi alla loro interpretazione lo troviamo sempre in san Luca nel racconto dei discepoli di Emmaus (cf. Lc.24, 13-35).

Un frequente rischio che corriamo: scambiare la comprensione con il cumulo delle notizie; oppure interessarci di mille cose tranne che del destino della propria vita; o ancora il rimandare quasi che il tempo sia nelle nostre mani e proceda all’infinito.

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4. Dalla comprensione alla decisione, alla partecipazione della vita

La venuta del Signore non è semplicemente per un nuovo sapere, ma per un nuovo modo di essere.

Più volte Gesù chiama gli uomini alla sua sequela e ricorda ai suoi: non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio (cf. Mt.7,21); edifica la casa della propria vita sulla roccia chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica (cf. Mt.7,24-27); a Nicodemo che l’interroga sulla sua predicazione, il Salvatore risponde: bisogna rinascere (cf. Gv.3,5-7).

All’ultima cena, dopo di aver lavato i piedi agli apostoli, Gesù dice loro: avete visto quello che vi ho fatto, ebbene anche voi fate altrettanto (cf. Gv.13,12-15). E, quasi a riassunto del suo insegnamento, lascia ai suoi questo testamento: amatevi come io vi ho amati (cf. Gv.13,34).

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5. Tappe di vita che si richiamano

Le tappe di accostamento al mistero di Cristo che abbiamo ricordato si influenzano reciprocamente così che il condividere aiuta il comprendere, la comprensione, a sua volta, illumina le scelte e i comportamenti della vita. C’è come una spirale nella ricerca e nello smarrimento della verità.

Osserva Gesù nell’incontro che fece con Nicodemo: viene alla luce solo chi non è attaccato al proprio peccato. La luce di Dio brucia il peccato, destando la gioia della guarigione e la sofferenza della cicatrice. Vedi in proposito la storia di Adamo che si nasconde dopo il peccato.

Il Natale, spoglio perché non ci distraessimo in mille cose secondarie e perché nessuno “spoglio” potesse dire che gli era estraneo, vuole essere come un grido che ci sveglia, una presenza che ci consola, una vita nuova che ci rinnova, un esempio che ci guida. Esso non ci porta fuori, ma dentro la vita.

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Preghiera

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Signore, così vicino a noi

perché con il volto di un bimbo,

e così lontano

perché Figlio di Dio,

dammi occhi per saperti vedere

anche quando ti nascondi nella piccolezza,

dammi un cuore per saperti amare

così da non rimaner prigioniero

delle apparenze e del mio orgoglio,

dammi il respiro della speranza

perché sappia guardare con fiducia

agli uomini e al mio futuro

come un bimbo che si fida delle mani

e delle promesse di sua madre.

Perchè Tu sei il nostro Salvatore.

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Mantova, chiesa di San Barnaba, altar maggiore