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Giovanni Volta

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VERSO LA PASQUA.

VIVERE NEL MONDO IN DIMENSIONE CONTEMPLATIVA

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Ritiro dell’Ordo Virginum

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Mantova, Casa di mons. Martini,

Domenica 11 marzo 2007 ore 15

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Ci lasciamo guidare dalla Chiesa nella sequela di Gesù Cristo, convinti che questo non è un particolare della nostra vita, ma il suo cuore. E non solo per noi, ma per ogni uomo.

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1. Il cammino verso la Pasqua come svelamento del mistero della vita

Un’abitudine: quella di incasellare tutto per far ordine, per poi poter ritrovare. Un rischio: frammentando il reale, il vissuto, si finisce con l’ucciderlo, con il non comprenderlo più.

Può avvenire questo anche nel modo di guardare alla vita di Gesù e anche alla nostra vita. L’esistenza finisce così con l’apparire semplicemente una somma di fatti. Vedi per esempio il cammino di Gesù verso Gerusalemme, verso la Pasqua, vedi anche il nostro modo di rapportarla alla nostra vita.

Gesù Cristo, quale Figlio di Dio, scrive l’apostolo Giovanni, è Colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e perciò è l’archetipo di ogni cosa (cf. Gv.1,3; Colos.1,16; Ef.1,4).

Come Figlio di Dio che si è fatto figlio dell’uomo, Egli , nel tracciato della sua vita, non solo è il salvatore, ma nello stesso tempo l’esemplare e il modello di ogni uomo.

E verso dove va tutta la sua vita? Verso la Pasqua.

Ogni uomo, perciò, è chiamato a condividere quel cammino e nello stesso tempo viene illuminato da esso.

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2. Componenti fondamentali di quel cammino

Vediamo alcune note di questo cammino che ci vengono mostrate nell’itinerario quaresimale della Liturgia di quest’anno: la tentazione (cf. Lc. 4,1-13), luci ed ombre sul volto di Dio (cf. Lc.6,28-36), l’impegno dell’uomo e la pazienza di Dio (cf. Lc.13,1-9), la parabola dell’uomo (cf. Lc. 15,1-32)

- La tentazione. Il fascino del potere, dell’immagine, del piacere. Gesù ripercorre la strada del suo popolo verso la terra promessa; Gesù mostra la condizione di rischio dell’uomo, di ogni uomo. (Vedi la leggenda del grande inquisitore).

- Luci ed ombre sul volto di Dio. Ora si mostra, ora si nasconde il volto del Signore sulla strada dell’uomo, determinando entusiasmo e scoramento. E’ il caso di certi momenti di grazia, di entusiasmo; è il caso della malattia, dell’incomprensione degli altri, dell’opprimente male che si svela nel mondo.

- L’impegno dell’uomo e la pazienza di Dio. Il rischio della sterilità nel ripiegarci su noi stessi e l’istanza che la nostra vita abbia un senso, un frutto. La gioia del frutto. Per esempio l’essere riusciti a ridare il sorriso ad una persona scoraggiata. E nello stesso tempo l’esperienza dell’insuccesso che ci pone davanti alla domanda: Dio avrà o non avrà misericordia?

- La parabola dell’uomo. Gesù accompagna l’uomo nelle varie tappe della sua vita. L’uomo che sogna la libertà; l’uomo che si esalta e tutto brucia nel piacere; l’uomo che si scopre “nudo”, prigioniero delle ceneri della sua libertà bruciata; la nostalgia, perché non abbiamo mai cessato di appartenere a Dio: il riconoscimento, il pentimento, la decisione. L’incontro con il Padre.

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3. Le due logiche della vita

Nella celebrazione della sua Pasqua Gesù rivela ai suoi la logica della sua vita. La lavanda dei piedi, l’Eucaristia. Servire e farsi servire; dare e prendere; conservarsi e donarsi ( il grano di frumento caduto in terra…).

Nel suo ingresso a Gerusalemme alcuni Greci avevano chiesto di vedere Gesù. E il salvatore in risposta ha risposto: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto: Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv.12,24-25).

Gesù mostra la logica della sua vita vivendo tra gli uomini e con i suoi apostoli che seguono un’altra logica. (Vedi per esempio lo sconcerto di Pilato davanti alla proclamazione della regalità di Gesù Cristo: cf. Gv.19,10-13; o quando Gesù viene richiesto per la carriera di due suoi apostoli: cf. Mt.20,17-28).

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4. Il paradosso della Pasqua nelle parole dei discepoli di Emmaus e in quelle di Gesù

La lettura che i discepoli di Emmaus danno alla vita del Signore. La lettura che Gesù dà della propria vita (cf. Lc.24,13-35).

La salvezza si compie non fuori, ma dentro la nostra storia. La novità sta nel cuore con cui viene vissuta l’esistenza. (Si danno per questo dei segni e delle parole senza radici, e degli altri con le radici).

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5. Il cristiano testimone nel mondo della Pasqua del Signore

Torniamo a noi, alla nostra storia di fronte a quella del Signore, alla nostra storia intrecciata con le persone e le situazioni del nostro tempo. Il cristiano è chiamato ad essere nel mondo la “trasparenza” della Parola di Dio, della Pasqua del Signore.

L’accento della vostra vocazione particolare sta nell’unire l’impegno operativo nel mondo con la consacrazione vostra nella verginità a Dio, non però come per due linee parallele, ma nell’ordine della trasparenza nelle condizioni ordinarie della vita di una rinuncia-dono, segno particolare di Gesù Cristo e testimonianza escatologica della vita cristiana.

Ma come mantenere la pace, la quiete, in un mondo così pieno di cambiamenti e di rumori, che tende a travolgerci?

Risponde Agostino: “Verbum ipsum clamat, ut redeas, et ibi est locus quietis imperturbabilis, ubi non deseritur amor, si ipse non deserat” (“Il Verbo stesso ti grida di tornare; il luogo della quiete imperturbabile è dove l’amore non conosce abbandoni, se lui per primo non abbandona”): Confessioni IV n.11,16).

Dall’intimo nostro ricomincia perciò sempre la vita, là dove si compie la nostra accoglienza, il nostro ascolto di Dio. (Che non è ascolto di noi stessi).

Salvaguardiamo questa cella interiore per l’ascolto libero dell’Altro, per lasciarci plasmare da Lui, per essergli obbedienti. Alimentiamola e verifichiamola nelle prove quotidiane della vita.