1987-2003 Le semifavole

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INTRODUZIONE

 semifavole
               

                                 

Tutti gli anni, puntualmente, dal 1987 al 2003 mi sono recato all'Istituto Maria Ausiliatrice di Pavia, retto dalle suore salesiane, per celebrare l'Eucaristia in occasione della festa di san Giovanni Bosco.

Al vangelo mi sono così trovato davanti a tanti ragazzi; la maggioranza frequentava le scuole elementari così mi sono chiesto: come posso farmi capire da tutti questi bambini nel presentare l'insegnamento di Gesù. Ed ho scelto la via del racconto, pescando contemporaneamente nei ricordi della mia fanciullezza e nelle parole del Vangelo.

Per verificare poi la comprensione di ciò che avevo detto e favorire la memoria dei ragazzi chiedevo loro di illustrare in un disegno il racconto ascoltato.

Con mia grande sorpresa, interrogandoli prima di ogni omelia annuale, mi sono accorto che molti di loro ricordavano gli esempi esposti negli anni precedenti e così ero costretto a raccontare sempre nuovi fatti. Un esercizio che ha obbligato anche me ad esercitare la mia fantasia.

Ora, ricordando con gratitudine quegli incontri dialogati e con il sussidio dei disegni che mi fornirono i ragazzi stessi, (ancora da me conservati), ho pensato di raccogliere in un fascicolo alcune "parole" e "illustrazioni" di quei momenti di riflessione e di preghiera, frutto della collaborazione di un vescovo e di una schiera di tanti vivaci ragazzetti, convinto che per vie diverse, a più voci e in mille modi si compie la ricerca e l'espressione della verità della nostra vita.

                               

Gazoldo degli Ippoliti, 28 maggio 2006

+ Giovanni Volta

                                                 

1.2 semifavola

 

Elenco degli argomenti svolti nell’ incontro di preghiera coni ragazzi di Maria Ausiliatrice il giorno di san Giovanni Bosco dal 1995 al 2003:

1995: Il treno della vita, vagoni e locomotive.

1996: L'esempio del ragno.

l997: L'elettricità e la luce.

1998: Solo Dio può entrare nel cuore dell'uomo.

1999: Il sole con la luce e l’amore fa crescere la vita (Francesco).

2000: che cosa è necessario perché la macchina vada? La benzina. Ma qual è la benzina nella vita dell'uomo? La gioia. La gioia più grande sta nel rapporto con le persone. L'amicizia con Dio è sorgente della nostra gioia.

2001: Tre sono le campane che ci indicano ogni giorno come dobbiamo comportarci: l’attenzione agli ultimi, la gioia, la semplicità.

2002: come nella mano le cinque dita diverse, collaborando possono fare molte belle cose, così nella società, nelle nostre parrocchie, nelle nostre famiglie la collaborazione è la condizione per crescere e per vivere in pace.

2003: La gioia è il primo condimento dilla vita.

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 2 semifavola

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VAGONE O LOCOMOTIVA?

LA STORIA DL UN TRENO IN CORSA

              

TUTTI VOGLIONO ESSERE PIÙ' GRANDI DEGLI ALTRI.

MA CHI È VERAMENTE IL PIÙ GRANDE?

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“In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?". Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me" (Mt.18, l-5).

……………………..grandi

Nel Vangelo che abbiamo letto si racconta che gli amici di Gesù si avvicinarono a Lui (forse per farsi meglio sentire o forse perché gli altri non ascoltassero) per chiedergli chi era il più grande nel suo Regno. Anche voi ci tenete tante volte ad essere “più grandi" in famiglia, a scuola, nel gioco.

E il Signore con loro sorpresa ha risposto: “chi si farà piccolo come questo bambino, questi sarà il più grande nel regno dei cieli”. Quando si è grandi secondo Gesù? Ve lo spiegherò con un esempio. Anche Gesù usava molto i fatti comuni della vita per spiegare agli uomini le novità del suo insegnamento.

 

Siete mai stati in una stazione ferroviaria? Avete visto qualche volta un treno in corsa? Capita alle volte di trovarsi in una stazione ferroviaria e di veder sfrecciare a grande velocità un treno che si ferma solo in qualche città importante. Dopo l'annuncio che il capo stazione ha fatto ai microfoni lo vedete sbucare d’improvviso sui binari come un vento inaspettato che fa volare tutte le carte che incontra sui marciapiedi. La gente che chiacchiera vicino ai binari si tira indietro e per un momento ammutolisce. Guardate, cercate di fissare l'immagine di un vagone, di un passeggero, ma non fate in tempo perché in un momento il treno è scomparso dalla vostra vista per correre lontano lontano, come un vento di primavera.

Sembra che tutte le carrozze e i vagoni spingano per andare sempre più forte, ma in realtà voi sapete che solo una che si chiama “locomotiva” li trascina in quella folle corsa.

I vagoni merci e le carrozze per i passeggeri devono solo avere delle buone ruote e stare ben unite alla motrice che le trascina. La differenza tra “vagoni" e "carrozze" e le “locomotive" sta in questo, che i vagoni e le carrozze non hanno in sé il "motore" e perciò corrono solo se vengono trascinate o spinte. Le locomotive invece hanno dentro di sé il motore, alimentato o dal carbone (così andavano una volta i vecchi treni) o dalla elettricità e perciò non solo sono in grado di correre con le loro forze, ma anche di tirare i vagoni senza motore.

Se non ci fossero le “locomotive” tutti i treni resterebbero fermi, nessuno si muoverebbe.

Qualcosa di simile avviene anche nella nostra vita. In casa vostra, per esempio, se il papà non andasse a lavorare per guadagnare, se la mamma non avesse cura della casa non preparasse la colazione, il pranzo e la cena, la famiglia si fermerebbe. Se nella scuola non ci fossero gli insegnanti, voi forse sareste per qualche giorno felici, ma non imparereste.

Ci sono poi tante altre forme per essere "locomotive" nella vita: per esempio andando a trovare una persona amica o ammalata o sola per rallegrarla, invitando un ragazzo a giocare con voi, dando una mano nei lavori di casa, in scuola e in parrocchia, per la strada, prendendo l'iniziativa per aiutare chi ha meno di voi.

Tante volte gli adulti vi raccomandano di studiare, di essere obbedienti, di aver cura della vostra salute, dei vostri vestiti, della vostra stanza. Ora io vi dico di più: non dovete essere solo dei vagoni o delle carrozze che si lasciano trascinare ma anche delle “locomotive” che sanno spingere e trascinare.

Ricordiamo oggi san Giovanni Bosco. Egli fin da ragazzo è stato insieme “carrozza”, perché ascoltava con attenzione sua madre, le prediche in chiesa, era servito in casa, e “locomotore” perché aiutava in casa, s'interessava degli altri ragazzi, li aiutava a migliorarsi e, diventato adulto, dedicò tutta la sua vita alla crescita umana e cristiana dei ragazzi, dei giovani.

Forse qualche ragazzo, qualche ragazza penserà: ma noi siamo ancora molto giovani, cosa possiamo fare? Provate a pensare alla vostra vita: quante volte un sorriso, una parola o un gesto di cortesia, un aiuto inaspettato vi ha dato gioia e fiducia.

Ebbene voi non potete dare molte cose materiali agli altri, ma molte spirituali come la vostra gioia, la vostra cordialità, la vostra cortesia, la vostra pazienza, la vostra compagnia.

È Gesù stesso, primo "locomotore” della nostra vita, che ci dà non solo l'esempio, ma anche la forza per donarci agli altri, insegnandoci che per ritrovare la propria vita occorre saperla donare (cf. Mt.16,25; Lc.l7 ,33; Gv.12,25-26), come fece Lui stesso.

Scegliete perciò di diventare nella vostra vita non solo “carrozze" e “vagoni" che ricevono, ma anche “locomotori” e "locomotrici" che danno, che trascinano. Così la vostra vita porterà frutto e sarete grandi “locomotori” e “locomotrici” nella vostra vita e nel regno di Gesù.


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L’AVVENTURA DI UN RAGNO PRESUNTUOSO

GRANDEZZA E DEBOLEZZA DELL'UOMO

In quel momento í discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?". Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me" (Mt. 18,1-5).

                                    

Nel Vangelo che abbiamo letto Gesù ha detto una cosa che dovrebbe sorprendervi. Diverse persone non amano aver vicino tanti ragazzi perché voi disturbate tante volte la quiete dei grandi con le vostre voci, con i vostri giochi, con le vostre grida. E Gesù, invece, dice ai suoi: “Se uno accoglie, un solo fanciullo come questo nel mio nome accoglie me”.

Ma come è possibile questo? Voi per vari motivi siete molto diversi da Gesù. Eppure, il Signore con quelle parole ha voluto affermare un profondo legame tra Lui e voi. Come si spiega? Anche a noi tante volte la gente, il mondo sembrano estranei a Dio. Ma è proprio così? Guardiamoci d’attorno. Anche la natura può introdurci a capire chi è Dio e chi è l'uomo per Dio.

Nella natura vi sono molti fatti che ci stupiscono se sappiamo guardarli con attenzione. I fatti che accadono sono come un libro: se tu non lo apri, se non impari a leggerlo, non ti dice niente. Se invece lo apri e lo leggi puoi imparare tante cose.

Vi racconterò per questo una piccola storia. Si tratta di un insetto del quale abbiamo una certa paura per il suo modo di presentarsi: silenzioso, nei posti più impensati, accompagnato dalle tele da lui intessute entro le quali tante volte si nasconde e che viene descritto spesso con racconti di punture pericolose. Per questo lo guardiamo come un nemico. In realtà si tratta di un insetto benefico per alcuni servizio che egli rende all'uomo e soprattutto perché molto abile. È uno straordinario “tessitore” di tele che costituiscono non solo la sua casa ma anche il suo strumento per irretire altri insetti, come le mosche, e nutrirsi di essi.

Ora, avvenne un giorno che un ragno di campagna, di quelli che vivono all'aria aperta, appendendosi a foglie e a rami, si mise di buona lena a tessere una grande ragnatela sotto i rami di un alto noce perché fosse nello stesso tempo sua casa e mezzo per cacciare gli insetti dei quali era tanto goloso.

Ci impiegò una giornata intera. Tracciò dapprima i fili che dovevano sostenere l’architettura di tutto il suo impegnativo lavoro e poi incominciò, girando in cerchi concentrici intorno al nucleo della sua rete, ad infittire il tessuto nel quale dovevano incappare mosche e moscerini, il suo cibo prelibato.

In un angolo della rete, dal quale poteva tenere d'occhio tutti i fili della sua costruzione e gli eventuali malcapitati che vi incappavano, si era costruito un piccolo rifugio personale nel quale poter nascondersi e nello stesso tempo vigilare sulle sue possibile vittime.

Un lavoro duro che richiedeva molta precisione provocando nel ragno una notevole stanchezza. Il filo per la sua tela non era andato a comprarlo in qualche negozio, ma l'aveva fatto tutto lui. Per questo alla sera s'addormentò profondamente nel “rifugio” che si era costruito.

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Al mattino però il ragno si svegliò ai primi raggi del sole e uscì subito dalla sua tana di fili per vedere alla luce del sole la sua opera. La sera precedente, quando sull'imbrunire aveva terminato il suo lavoro, non aveva potuto vederlo bene ed esaminarlo in tutti i suoi aspetti. Ma ora, nello splendore del mattino, poté veder bene l'intera sua opera e ne rimase estasiato. La rugiada della notte aveva imperlato come di tante gemme i fili che egli aveva intessuto, tanto da far apparire l’intera ragnatela come uno splendida collana di perle preziose.

Con soddisfatta compiacenza passò in rassegna tutti gli angoli della sua opera, godendo già dell'abbondante caccia che avrebbe fatto in quel giorno. Misurò la sua distanza dalla terra, calcolò la larghezza della ragnatela poi guardò in alto e vide che un filo della sua rete saliva su, su, fino ad un grosso ramo del noce, attorno al quale si era avvolto.

Pensò il ragno: è proprio bella la mia opera, armoniosa, raffinata nell'intreccio di tutti i suoi fili, luminosa sotto la luce del sole. Gli parve però che ci fosse una stonatura: quel filo che saliva su, su, fino al ramo del noce. Che c'entrava quel filo con la sua opera? Qualcuno poteva pensare: è stato il ramo del noce a fare la mia tela, non la mia abilità. E poi quel filo, pensava dentro di sé, rompe l'armonia della mia opera. Decise per questo di tagliare quel filo che sembrava togliere autonomia al suo capolavoro.

Salì allora nella parte più alta della ragnatela e con un morso troncò quel filo che gli sembrava inutile, stonato. E di colpo si trovò imprigionato della sua stessa tela che con tanta fatica si era costruita.

Qualcosa di simile accade anche all'uomo quando, preso dall'ammirazione per sue opere, per le sue capacità, guarda a Dio come a un competitore, a un antagonista della sua vita, e decide per questo di distaccarsi da Dio tagliando il filo che lo unisce a Lui, per riconoscere più grande se stesso.

San Giovanni Bosco, riconoscendo che tutto ciò che era e che aveva era dono di Dio, invece del risentimento provò un grande senso di riconoscenza verso il Signore e per tutta la vita volle condividere con gli alti i beni di intelligenza di sensibilità e di fede che gli erano stati dati. E trafficò anche questi doni come fa il contadino che prende un campo in affitto, e lo coltiva con diligenza perché renda. Così dovete fare anche voi con la vostra vita.

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L'ELETTRICITÀ E LA LAMPADINA

LA VITA È IN COSTANTE CAMMINO;

MA COME VEDERE LA STRADA GIUSTA?

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" In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è più grande nel regno dei cieli? ". Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me" (Mt. 18,l-5).

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Nel Vangelo che abbiamo letto i discepoli si rivolgono a Gesù per avere luce su di un problema che tocca tutti gli uomini, anche voi ragazzi: qual è la misura della grandezza di un uomo? Ogni persona coltiva nella propria fantasia qualche sogno per il proprio futuro. Ma qual è la strada giusta, quale la meta che corrisponde alle nostre aspettative? Una domanda che porta dentro di sé implicito un bisogno più generale: poter vedere dove andiamo, conoscere la strada, avere la luce per saperla valutare, per poterla percorrere.

Voi ragazzi siete ancora agli inizi di questo cammino e già potete comprendere l'importanza del saper vedere, e quindi di aver luce in modo da individuare bene la strada da percorrere.

Avete sentito dal vangelo che è stato proclamato: i discepoli chiedono chi è il più grande, e Gesù risponde: dovete farvi piccoli come questo bambino, questo fanciullo, per essere grandi nel mio regno.

Ma la luce può venire a noi da un bambino che non sa nulla? Cosa voleva dire Gesù? Anche un bambino, come uno specchio, può riflettere la luce, l'esempio che viene a noi da Gesù. Sì, perché il maestro, la fonte della luce non siamo noi, ma Lui.

Un giorno Gesù disse ai suoi: io sono la luce del mondo, e chi lo accoglie e mette in pratica i suoi insegnamento a sua volta diventa luce per gli uomini. Per esempio, come è stato san Giovanni Bosco con la sua vita. Molti ragazzi vedendo come lui si comportava, come li amava, come parlava, hanno compreso chi è Gesù e sono diventati suoi amici.

Anche voi, dunque, potete far luce agli uomini, ai vostri compagni, in casa vostra, se rimanete uniti a Gesù, se mettete in pratica i suoi insegnamenti.

Vi spiegherò questo con un esempio.

In casa vostra senz’altro avete molte lampadine per far luce quando c'è buio. Basta girare un interruttore e queste d'improvviso s'accendono. Pare un gioco di prestigio o addirittura un miracolo. Dov'era la luce prima che voi giraste l'interruttore? Come Gesù è presente anche se non lo vedete, così pure l'elettricità è presente senza che voi la vediate. Se però si rompe il filo che alimenta tutte le lampadine di casa vostra, anche se premete l’interruttore, non s’accende la luce. E così se voi non state uniti a Gesù non s'accende la sua luce, non vedete più le cose come Egli le guardava e la vita perde il suo splendore.

Ricordate il bellissimo canto delle creature che compose un giorno san Francesco? In esso egli chiama “sorella” la luna, l'acqua e “fratello” il sole. Ma perché? Se Dio è nostro Padre, come ci ha insegnato Gesù, e ha creato Lui tutte le cose, allora l'uomo può rivolgersi anche alle cose chiamandole fratello e sorella, e per questo rendere lode a Dio.

Mi capitò un giorno di salire in alta montagna e di trovarmi tutto avvolto dalle nuvole. Camminavo sulla neve, ma non riuscivo a capire quale fosse la direzione giusta. Non c'erano impronte, non c’erano cartelli indicatori. Mi sentivo come smarrito. Poi d'improvviso una folata di vento ha spazzato via tutte le nubi ed è apparso nel cielo un sole splendente. Il panorama cambiò di colpo: da triste e buio si mutò in allegro e luminoso. Con i miei amici ci siamo messi a gridare dalla gioia.

Un effetto simile produce anche la luce che Gesù proietta sulle cose e sui nostri comportamenti, sui nostri sogni e sui nostri desideri. Egli con la sua vita e la sua parola ci ha svelato il senso dell'amore, della nostra esistenza, dell'amicizia, del lavoro, ci ha mostrato perfino il frutto che può portare anche il dolore.

Non vi siete mai chiesti perché san Giovanni Bosco, pur fra tante difficoltà, ebbe sempre una grande fiducia e nei giovani che incontrò ebbe tanta speranza? Si lasciò illuminare nella sua esistenza dalla luce di Gesù Cristo.

Ricordatevi però sempre che non è sufficiente premere l'interruttore per avere in casa la luce: occorre che sia attaccato il filo che con l'elettricità alimenta le lampadine. Similmente anche nella vostra vita, ricordatevi, la luce viene a voi se rimanete uniti a Gesù Cristo.

Ha scritto l'evangelista san Giovanni, che per tre anni fu tanto vicino a Gesù: "In Lui, Gesù, era la vita e la vita era la luce degli uomini... Era la luce vera che illumina ogni uomo, quella che veniva nel mondo" (Gv.1,4.9).

                    

 il fiore per sbocciare ha bisogno della luce del sole

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LA STORIA DL FRANCESCO

L'AMORE È LA FORZA DELL'UOMO

"In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?". Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me" (Mt. 18,1-5).

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Nel Vangelo che abbiamo letto Gesù ha indicato ai suoi discepoli la via per diventare “grandi" nella vita. Ma è sufficiente conoscere la strada per percorrerla? Quanti hanno sognato di diventare campioni di calcio o corridori in bicicletta e poi hanno finito con l'accontentarsi di guardare le partite e le corse stando seduti in tribuna, o fermi sul ciglio della strada o addirittura in poltrona davanti al televisore!

Non è sufficiente "sapere" per "diventare". Occorre avere anche la forza e la volontà per mettere in pratica le indicazioni ricevute.

Ma chi ci può dare questa energia e muovere la nostra volontà?

Un allenatore di calcio, per esempio, ci può insegnare a giocare, ma non è in grado di darci la forza per giocare davvero.

Il Signore invece sì, perché può muovere il nostro cuore e la nostra mente dal di dentro come fece un giorno con gli apostoli donando loro lo Spirito Santo, che è Spirito di sapienza e di amore.

Troviamo di questo un piccolo esempio anche nella natura. Un fiore, per esempio, sboccia in primavera perché viene illuminato e riscaldato dal sole, è nutrito dalla terra in cui affonda le sue radici, "respira" nell'aria. Se non piove, se non c'è sole, se l'aria è appestata di veleni s'appassisce e muore.

Anche per noi, nella nostra crescita umana e cristiana, avviene qualcosa di simile.

Come, per esempio, possiamo capire bene l'insegnamento di Gesù, la sua vita, le sue parole, se non portiamo nel cuore il suo stesso Spirito?

Del resto, anche voi quando andate a scuola a quali condizioni comprendete le lezioni, i libri che leggete, se non quella di essere appassionati a quella materia, a quell'argomento? Non si comprende ciò che non si ama; non si comprende ciò che non ha una certa affinità con noi, con i nostri interessi, con i nostri gusti.

Perfino nell'ascolto della radio, nel guardare la televisione si realizza questo principio. Per seguire un determinato programma dovete sintonizzarvi con esso e fate questo mettendovi sulla stessa lunghezza d’onda, incrociando il canale che vi interessa.

Per realizzare i nostri progetti abbiamo poi bisogno di condividere il cammino con degli altri. Avviene questo quando si fa una gita in bicicletta ma anche quando si studia, quando si lavora e perfino quando si prega si fa qualcosa per gli altri. Se ci pensate, tutta la vostra vita con le sue varie espressioni è legata ai vostri rapporti con gli altri, nel bene e nel male.

Di qui l'importanza di coltivare buone compagnie e amicizie, di non prendere di camminare da soli, di frequentare ambienti positivi che possono fortificare la nostra volontà e in particolare è importante mantenere il vostro rapporto con Dio.

San Giovanni Bosco era così convinto di queste condizioni fondamentali per crescere nella vita e camminare nella luce che impostò tutta la sua opera educativa nello stare insieme. Non però come schiavi ma come persone libere. Insieme con amicizia con gli altri ragazzi e con Dio.

Insieme per crescere e per donare agli altri, reciprocamente, convinti che il motore della vita è l'amore, il quale cresce se si partecipa.

Vorrei al riguardo citarvi un episodio che mi capitò tanti anni fa in una colonia di ragazzi al mare. Un bambino, Francesco, di neppure sei anni, una sera, mentre tutti i suoi compagni erano a letto sotto le coperte, continuava a star seduto sul letto. Gli chiesi: "Francesco, che cosa aspetti, non stai bene?" Ed egli mi rispose solo con un gesto. Trasse da sotto il cuscino una cartolina che i suoi genitori gli avevano scritto quel giorno e me la diede. Capii il suo desiderio e gliela rilessi: "Caro Francesco, ti mandiamo tanti baci, la tua mamma e il tuo papà". Mi fece un largo sorriso riprese la cartolina, tornò a sistemarla sotto il cuscino, e subito si addormentò.

Si trattava di una semplice cartolina e di poche parole usuali. Ma quello era il segno di un amore atteso e cercato.

Così un bambino con un gesto semplice e spontaneo, senza comprenderne in maniera esplicita il valore profondo, mi mostrava quella che è l'attesa di ogni cuore umano.

 

 

               

 

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