2012 Pv. Giuseppe Savarè: Quella scalata alla cima Presena con Mons. Volta

cima presena

Cima Presena

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Il Ticino, Venerdì, 10 febbraio 2012, pag. 9

 

Giuseppe Savarè *

 

Quella scalata alla cima Presena con Mons. Volta

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Ho avuto la fortuna di conoscere mons. Volta mentre frequentavo la Fuci, durante gli studi all'Università, poco tempo dopo il suo arrivo come Vescovo a Pavia.

Si vedeva subito che nei confronti dei giovani universitari mons. Volta aveva un carisma particolare. Ci colpivano la sua straordinaria umanità, la sua profonda cultura, la sua finezza intellettuale, la forza interiore della sua fede, la capacità di comprendere quel particolare periodo della nostra vita e di sapercene indicare gli aspetti e le prospettive più grandi e belle.

Le sue parole non ci fornivano risposte preconfezionate ne' mai cercavano di convincerci a tutti i costi, ma abbracciavano la Parola per interpellare direttamente la nostra libertà e la nostra intelligenza.

Potevamo così conoscere un uomo autentico e autorevole, che si poneva di fronte a noi con grande semplicità e che accettava con gusto tutte le sfide di quell'età, educandoci al desiderio di un sapere che aprisse nuovi orizzonti, alla ricerca critica che vagliasse scelte e convinzioni, alla introspezione attenta a formare un carattere e un cuore aperto.

Tornano alla memoria le serate d'Avvento e Quaresima nel Duomo gremito di studenti all'ascolto di Sant'Agostino, gli incontri con le matricole all'inizio di ogni anno accademico, gli esercizi spirituali e le bellissime e intense settimane teologiche al Tonale.

In quei momenti di semplice condivisione e fraternità, sempre affrontati con entusiasmo e apertura, mons. Volta trovava come una sorgente di nuova energia, trasmettendocene la forza contagiosa e riuscendo così in modo originale a "confermarci" nella fede.

Tra i tanti ricordi, ce n'è uno, anche se minore, cui sono affezionato.

Durante la mia prima settimana teologica al Tonale, a metà della classica scalata alla cima Presena, arrancavo senza scarpe da montagna scivolando maldestramente sul ghiacciaio.

Affaticato e depresso per la mia imbranataggine, avevo deciso di tornarmene indietro da solo, quando mons. Volta mi si avvicinò sorridente nel suo amichevole maglione da montagna, mi offerse un sorso di cordiale dalla preziosa fiaschetta che portava con sé nelle gite un po' impegnative, e mi spiegò che in montagna bisogna mantenere fisso il desiderio, il nostro "sguardo interiore", verso la cima che ci attende, e affrontare con calma e determinazione le difficoltà che man mano si presentano sul cammino, una alla volta, senza lasciarsi prendere dallo scoramento né dall'ansia per quelle che seguiranno.

Rinfrancato, ripresi la salita e riuscii ad arrivare (ultimo...) in cima.

Cominciai a capire allora che l'immagine della montagna, a lui così cara, era anche una metafora della sua vita, perché mons. Volta ha sempre tenuto ben fisso il suo sguardo interiore verso la cima del Signore e l'ha saputa scalare con passo fermo e sicuro, accompagnando e aiutando tanti di noi in questo cammino, di cui sapeva trovare e indicarci i sentieri più affascinanti e impegnativi.

Anche ora, raggiunto l'amato Signore delle Cime, continua a indicarceli e, se affiniamo lo sguardo, ci sembra di scorgerlo come un punto luminoso che brilla tra le montagne del Paradiso.

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* docente di Analisi Matematica alla Facoltà di Ingegneria di Pavia

 

Ghiacciaio della Presena