2010. La nascita del nuovo Oratorio di Bascapé. Lettera a don Pietro

 

oratorio Bascap

La nascita del nuovo Oratorio di Bascapé

Eccoti, don Pietro, qualche piccolo ricordo.

Quando don Enrico, già esperto di oratorio, venne a Bascapé, subito si pose il problema di uno spazio per i giovani, non solo però ricreativo, ma anzitutto educativo. Ma dove? Non doveva essere lontano dalla canonica e dalla chiesa, dato che il parroco era solo. Le possibilità di spazio erano molto ristrette. Come? Con teatro, senza, esteso, piccolo? E poi con quali mezzi? L’entusiasmo portò don Enrico e i suoi collaboratori a pensare un oratorio molto ampio. Ci fece vedere il progetto: bello, ma troppo costoso. E poi: sarebbe stato utilizzato adeguatamente? Si optò per una costruzione nuova, vicino alla canonica e alla chiesa, poliuso per poter rispondere alla varietà delle esigenze dei ragazzi e della gente. Una impresa facile da sognare, ma difficile da realizzare senza bloccare una parrocchia in tanti anni di debiti.

La soluzione sia della costruzione come della funzione educativa dell’oratorio fu trovata nella concordia collaborante di tutta la parrocchia, con il prete che si associò direttamente al lavoro anche manuale dei suoi parrocchiani. Non si trattava di un’opera a servizio solo di alcuni, ma di tutta la gente del posto. L’educazione dei ragazzi e dei giovani è un impegno primario non solo dela Chiesa, ma di tutta la società. La collaborazione di molti fu motivo di un rinnovato senso di appartenenza alla vita della chiesa. So di alcuni che si avvicinarono alla pratica religiosa non per aver sentito delle prediche, ma perché invitati a lavorare insieme agli altri e al parroco per l’oratorio.

Crebbe così la costruzione dell’oratorio insieme alla costruzione della comunità, avendo sempre presente la finalità dell’opera: l’educazione umana e cristiana dei ragazzi, con la collaborazione loro e degli adulti.

Per questa via sono state superate anche alcune tensioni che facilmente affiorano non solo nella vita delle famiglie, ma anche delle parrocchie.

Le visite che più volte feci alla parrocchia mi hanno confermato di questo clima di collaborazione che si era creato in parrocchia. Ricordo in particolare l’impegno di un numeroso gruppo di adolescenti-giovani che con delle rappresentazioni teatrali rovesciarono il giudizio correnti che vede solo negli adulti i maestri dei giovani. In quel caso i giovani presentavano degli ideali non solo ai loro amici, ma anche alle persone mature.

Una comunità, però, non è come la costruzione di un fabbricato, per cui quando si è arrivati al tetto l’opera è conclusa. Una parrocchia, perché realtà viva che continuamente si rinnova, in ogni stagione ricomincia e chiede un rinnovato impegno e nuova fantasia.

E’ l’augurio che faccio a tutti gli abitanti di Bascapé.

Gazoldo,14 maggio 2010

+ Giovanni Volta