2000 Pv. Famiglia, Parrocchia e Seminario

Giovanni Volta

..........

Famiglia, Parrocchia e Seminario 

                           

Pavia, Cappella del Seminario 

                                                

Come la farina con la quale si fanno le ostie viene dai nostri campi, così i seminaristi che si preparano al sacerdozio vengono dalle nostre famiglie, dalle nostre parrocchie.

Potrebbe sembrare ovvia questa osservazione. Nella realtà però è facile che ci sentiamo un po’ estranei al Seminario quasi che esso debba costituire come un’isola felice sottratta alle difficoltà delle nostre case e delle nostre comunità cristiane. Vi è invece una costante reciprocità tra famiglia, parrocchia e Seminario sia nell’aiuto come nell’eventuale remora.

Ciò sottolinea la comune responsabilità e quindi l’esigenza di una collaborazione più intensa. Non però per impossessarci delle persone, ma per aiutarle ad aprirsi agli altri e anzitutto al progetto di Dio.

Nella mia esperienza di sacerdote ho visto come l’esperienza di Chiesa fatta durante la propria adolescenza e giovinezza segna profondamente la vita dei cristiani e anche dei sacerdoti. Ed ora che i ragazzi entrano in Seminario verso i vent’anni ed oltre, ancor più viva si fa la responsabilità delle famiglie e delle parrocchie nel discernimento della loro strada futura e nella loro educazione.

D’altra parte il Seminario deve proporre una formazione ed esperienza specifiche se deve preparare il giovane ad un futuro in cui   dovrà vivere in un particolare vincolo di obbedienza a Cristo, di comunione con gli altri sacerdoti, di servizio alle nostre comunità cristiane.

Per questo il Seminario non dev’essere nella Diocesi come un’isola, ma offrire alla comunità cristiana come stimolo ed esempio tre beni che lo caratterizzano: la ricerca e la cura della propria vocazione, lo studio del mistero di Dio e dell’uomo, la fedeltà alla lode di Dio, specialmente quella liturgica.

D’altra parte il Seminario ha bisogno dell’aiuto spirituale e materiale della comunità cristiana, che gli mostra le varie condizioni di vita con le loro gioie e tribolazioni, la fatica del lavoro, le prove della sofferenza, il rischio delle responsabilità, il sacrificio della vita quotidiana. Il prete non forma una propria famiglia, ma deve vivere con lo spirito di famiglia dentro la propria comunità. Ma se in casa sua fu solo servito, come imparerà a servire?

Il prete deve vivere accanto alla sua gente e questo l’ha imparato da ragazzo nella sua parrocchia. Ma se non si sarà accostato a Dio con particolare intensità, se non avrà appreso a vivere in stretta comunione con gli altri sacerdoti, arrischierà di stare insieme con la gente, senza però dar nulla ad essa, oppure di rappresentare solo se stesso perché vive slegato dalla Chiesa.

Non si tratta perciò di ricordare una volta all’anno il Seminario, ma di prendere coscienza, e non solo un giorno, del reciproco aiuto che devono darsi le famiglie, le parrocchie e il Seminario.

                              

Giovedì 30 novembre, Festa di Sant’Andrea

+ Giovanni Volta, Vescovo

Vita Diocesana 2000, pagg. 2004-2005