1993 Pv. Verso i mare aperto. Invito per un cammino coraggioso

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GIOVANNI VOLTA

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VERSO IL MARE APERTO

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Invito ai ragazzi e alle ragazze per un cammino coraggioso………

 

   INDICE

                                            PREMESSA:

                                  La professione di fede bussola

                                    della nostra navigazione

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1. CONDIZIONI PER USCIRE DAL PORTO

1.1. Nessuno cammina solo

1.2. Occorre una meta per mettersi in cammino

1.3. Per andare verso la propria meta occorre essere liberi

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2. LA VITA A BORDO

2.1. Varietà e unità della nostra esistenza

2. 2. Come superare le immancabili debolezze del cammino

2. 3. Mettere radici

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3. L’AMICIZIA DI GESU’ CRISTO

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Carissimo/a, 

un mondo nuovo sta nascendo dentro di te, e forse come ogni cosa nuova ti rallegra e insieme ti preoccupa. Lo avverti nei sentimenti che provi, nelle tensioni che tante volte ti agitano l’animo, nelle amicizie che vanno germinando dentro la tua vita, nel bisogno di sentirti indipendente e di poter scegliere i tuoi compagni di gioco e di confidenze, nel desiderio di essere protagonista della tua esistenza. Alle volte ti senti forte, altre volte debole e bisognoso di protezione.  

Stanno cambiando il tuo corpo, i tuoi sentimenti e il tuo spirito e di conseguenza i tuoi rapporti con gli altri in famiglia, con i compagni di scuola e di giochi e anche con la Chiesa.  

Ci tieni ad essere considerato una persona grande, e ti ribelli se i grandi ti trattano ancora come un bambino. Tuttavia cerchi spesso di fuggire la fatica e la responsabilità.  

Desideri essere autonomo, fare di testa tua, appena però nasce qualche difficoltà o stanchezza chiedi subito l’aiuto degli adulti.  

Sei come una nave che esce dal porto e si dirige verso il mare aperto. Essa lascia la protezione delle banchine e delle gomene e si avventura nell’ampio spazio delle acque, affrontando le onde e il vento, per una meta nuova. Un’esperienza che desta nell’animo contemporaneamente gioia e trepidazione, nostalgia per ciò che si lascia e desiderio per il nuovo che si intravede.  

Stai vivendo una tappa molto importante del tuo cammino verso l’età adulta, quella della responsabilità e del dono di te stesso.  

Il Signore con il sacramento della Confermazione ancora una volta ti ha guardato con occhio d’amore e di predilezione, e ti ha donato la pienezza del suo Spirito perché tu fossi in grado di meglio comprendere Lui e il senso della tua vita, e non vivessi solo per te stesso.  

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Un giorno Gesù salì sulla barca dei suoi discepoli e disse loro: “Prendete il largo e gettate le reti”. Anche sulla barca della tua vita Egli è salito quest’anno con il dono del suo Spirito e ti ha detto, come un giorno ai suoi discepoli: prendi il largo e getta le reti, avventurati nel mondo e rendimi testimonianza.  

Tu stai uscendo dal porto della tua fanciullezza per affrontare la grande traversata dell’adolescenza verso l’età matura.  

Ma per affrontare questo viaggio devi conoscere bene la via, avere occhi penetranti per saperla discernere tra le mille proposte che ti vengono fatte e saperti accompagnare a validi amici di viaggio. Devi essere forte per saper remare anche contro corrente e sfruttare i venti in tuo favore.

Per renderti possibile questa decisiva avventura ti è stato dato lo Spirito Santo. Egli ti fa capace di comprendere la Parola di Dio, luce ai tuoi passi, ti partecipa la sua sapienza e il suo amore perché a tua volta tu li sappia condividere con gli altri; ti dona la sua forza perché tu sia in grado di rendergli testimonianza.

La venuta dello Spirito è stata come una seminata nella tua vita. Ricordi la parabola del seminatore?! (Cf. Lc 8,4-15).

Là si parlava della Parola di Dio; ma questo vale anche per il dono dello Spirito..

Non cresce però una realtà viva se non la si accoglie, se non la si coltiva e custodisce.

I doni dello Spirito tu li coltivi se preghi, se ascolti con il cuore la Parola di Dio, se sai voler bene agli altri non solo con le parole, m anche con i fatti, se sai comandare a te stesso, se sai guardare oltre l’apparenza e l’immediato, se sei disposto ogni giorno a riconquistare la tua libertà, se non pretendi di camminare da solo in questa tua affascinante avventura.

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Per questo ti propongo un itinerario che è simile a quello di una nave che esce dal porto per dirigersi verso il mare aperto, il cammino di una ragazza e di un ragazzo che vogliono diventare adulti in tutta la loro persona.

Non ti chiedo però soltanto di imparare, ma soprattutto di essere. Non si nasce adulti ma lo si diventa.

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Un annuncio ti ha accompagnato nella tua preparazione al sacramento della Confermazione: “Sarete miei testimoni”. Ora sei chiamato a mettere in pratica quell’annuncio, con fiducia perché “Dio ti ha chiamato amico”.

Coltiva e condividi con gli altri la pienezza di questa amicizia che Dio ti ha offerto nel sacramento della Cresima e che ti conferma tutte le volte che ti accosti all’Eucaristia e al sacramento della Confessione.

Ti auguro una buona e coraggiosa navigazione, e per questo mi permetto di proporti alcuni suggerimenti che ritengo importanti per la riuscita del tuo viaggio nella vita.

Ti ho riservato anche alcune pagine per le tue annotazioni, per le tue intuizioni, per i tuoi propositi. Devi essere un attivo protagonista della tua adolescenza. Buon cammino verso la tua maturità umana e cristiana.

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LA PROFESSIONE DI FEDE

BUSSOLA

DELLA NOSTRA NAVIGAZIONE

              Cresime3                                                       

 

Per navigare verso il mare aperto, e non sbagliare la rotta, bisogna avere la bussola che ci può guidare anche quando scende la notte e non splendono le stelle, oppure ci sorprende la tempesta. La nostra bussola nel mare della vita è costituita dalla Rivelazione di Dio in cui Egli si è manifestato e donato a noi, indicandoci la via da percorrere e la meta da raggiungere.  

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Per questo fin dall’inizio della tua adolescenza tieni davanti agli occhi questa bussola che dovrà guidarti nel tuo viaggio e che tu dovrai testimoniare agli altri uomini secondo l’impegno assunto con il sacramento della Confermazione.  

In essa noi guardiamo a Dio come nostro Padre, creatore del cielo e della terra, a Gesù Cristo come nostro fratello e salvatore e giudice, allo Spirito Santo come anima della nostra vita e della comunità cristiana.  

Guardiamo ad essi e a loro ci affidiamo, certi che non solo il peccato, ma anche la morte saranno vinti, e la nostra navigazione approderà su le sponde della vita eterna.

 

Io credo in Dio, Padre onnipotente,  

creatore del cielo e della terra;  

e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore,  

il quale fu concepito di Spirito Santo,  

nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato,  

fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi;  

il terzo giorno risuscitò da morte;  

salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente;  

di là verrà a giudicare i vivi e i morti.  

Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica,  

la comunione dei santi, la remissione dei peccati,  

la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen 

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Questo noi crediamo,  

questo vogliamo testimoniare tra gli uomini,  

di questo vogliamo vivere impegnando la nostra esistenza. …………………..…………………..

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1. CONDIZIONI PER USCIRE DAL PORTO

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La vita è come un viaggio nel quale giochiamo il nostro destino eterno.  

Un esempio storico per tutti i tempi: il grande viaggio del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto alla terra promessa attraverso il deserto. Un viaggio segnato dalla chiamata di Dio alla libertà, dalla sua alleanza con Israele e dalle sue promesse, dal dono della legge (cf. il libro dell’Esodo).  

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Un itinerario che in qualche modo ripercorre anche Gesù all’inizio della sua vita pubblica quando viene condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo (cf. Mt 4,1-11). Gesù, a sua volta, dice agli uomini, a te, di seguirlo nel suo stesso cammino. Una immagine del tuo cammino di ragazza, di ragazzo, che va verso l’età adulta, verso la maturità, ci può venire anche da una nave che esce dal porto, dove si trovava sicura e protetta, e punta verso il mare aperto. La terremo presente come ispiratrice delle nostre riflessioni. 

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Riflessione personale

+ Ripensa al cammino del popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto alla terra promessa, alle prove che ha incontrato;  

+ rileggi il testo delle tentazioni di Gesù nel deserto e vedi come questi avvenimenti in qualche modo si riflettono anche nella tua vita, ti mostrano le difficoltà che anche tu incontrerai, ti suggeriscono le vie per affrontarle. 

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1. 1. Occorre una meta per mettersi in cammino 

Quando una nave esce dal porto ha sempre una meta, che guida tutta la sua navigazione.  

Anche l’uomo che cammina verso l’età adulta è guidato da una meta; da mete immediate come la vincita di una gara, l’acquisto di un motorino, la visita a un amico, una promozione scolastica; ma anzitutto dalla meta della vita: la felicità, la verità, l’amore, la bellezza. Il motorino, la promozione, l’amico, anche se noi non ce ne rendiamo conto, sono voluti perché noi cerchiamo la felicità.  

Per questo il nostro svegliarci alla vita suscita in noi domande fondamentali quali: perché siamo al mondo? Donde veniamo, dove andiamo? Che cosa dà valore alla nostra esistenza? Come rispondere a questi gravi interrogativi, dove cercare le risposte ad essi? Nei prossimi due anni tu dovrai tornare su tali domande per comprendere il senso della tua vita, per poter decidere con piena coscienza e responsabilità delle tue scelte di navigazione nell’esistenza.  

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E’ vero, anche prima sapevi di questi problemi; però la novità di vita che sta germinando nella tua persona e le difficoltà che vai incontrando te li ripropongono ora in maniera nuova. In questa ricerca, in questo tuo dialogo interno tra domande e risposte, ti potranno aiutare l’esperienza di altri ragazzi che nella storia si sono posti i tuoi stessi problemi, l’esempio di alcuni personaggi biblici, i dialoghi di Gesù con gli uomini del suo tempo, il confronto con i ragazzi del tuo gruppo parrocchiale, gli incontri di catechesi, la direzione spirituale di un sacerdote.  

E, poiché non si tratta di un problema astratto, ma delle scelte concrete della tua vita, sarà importante che alla fine tu ti ponga davanti al Signore per riflettere e prendere le tue decisioni. E’ il momento della tua personale responsabilità. 

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Riflessione personale 

+ Prova a interrogarti su come ti sei posto la domanda sul valore della tua vita.  

+ Chi e che cosa ti ha aiutato o ti può aiutare a comprenderlo?  

+ Quali pareri ti sono venuti dagli altri: dai libri, dai giornali, dai film, dalle canzoni, dagli amici, dal Vangelo?  

+ E tu, che giudizio dai di te stesso, del valore della tua vita? Quale fine ti proponi? 

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1.2. Nessuno cammina solo 

Chi non comunica muore.  

Accade questo per il fiore che per vivere ha bisogno di entrare in contatto con la terra, con l’acqua, con l’aria, con il sole; accade per l’animale in una maniera ancor più complessa.  

Questo succede anche per l’uomo. Egli però non ha bisogno solo di cibo, di aria, ma anche di amicizia, di amore, di qualcuno che gli rivolga la parola, che l’ascolti, di cui prendersi cura e dal quale essere accolto e stimato. Di qui l’importanza, per la tua crescita personale, della famiglia, del gruppo, degli amici, dell’esemplarità di qualcuno che ti voglia bene e ti mostri chi puoi diventare; di qui l’importanza del tuo rapporto con Dio, sorgente e attesa permanente del tuo spirito.  

E, proprio perché questi rapporti toccano la profondità del tuo essere, per questo essi segnano l’equilibrio e la maturità della tua persona, oppure ne denunciano lo squilibrio o l’immaturità.  

Per comunicare con gli altri devi saper ascoltare, vedere, comprendere, pazientare, uscire da te stesso, trovare i modi giusti per rapportarti, devi saper donare e non solo ricevere.  

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Nella tua età le novità non stanno soltanto fuori di te, ma soprattutto dentro di te. Il tuo corpo si va sviluppando - e con esso tutti i tuoi sentimenti - mostrandosi tante volte disarmonico e con sensazioni nuove. L’interesse e la curiosità per i ragazzi, per le ragazze, s’accentano notevolmente dentro di te, dando spesso origine a sentimenti inaspettati, che possono occupare a lungo la tua fantasia e il tuo cuore.  

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Facilmente cambi di umore. Ora ti prende l’entusiasmo e la fiducia, ora la vergogna, la permalosità o la depressione. Con alcuni amici ti è molto facile comunicare, con altri invece è difficile, e questo ti può accadere anche in casa.  

La cerchia della tua vita s’allarga, i tuoi rapporti si fanno più complessi. Devi imparare non solo a ricevere, ma anche a donare, ad ascoltare e a parlare. Il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta è segnato particolarmente dal tuo rapporto con gli altri, che si può esprimere in atteggiamenti di affetto, di gelosia, di altruismo oppure di gretto egoismo.  

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Ti sembrerà paradossale, ma è più bello dare che ricevere. Lo imparerai facendolo. Gesù, lui, la persona veramente riuscita, ce ne ha dato uno splendido esempio. Non sono gli anni ma la capacità di amare, di donare che qualificano l’età adulta della persona umana. Rifacendosi alle parole di Gesù (cf. Lc 17,33) il Concilio Vaticano II ha sottolineato come l’uomo “non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé” (Gaudium et Spes n. 24) 

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La vita in famiglia e nel tuo gruppo, la collaborazione con gli altri nelle attività dell’oratorio, della parrocchia, nell’aiuto agli altri (per es. verso i più piccoli, i più poveri, gli handicappati, le persone sole e gli ammalati) e nel gioco, nell’ascolto e nel confronto sui problemi fondamentali della tua età, sono molto importanti per la tua crescita, per la navigazione verso il mare aperto del mondo dei grandi.  

Non isolarti; non scoraggiarti per gli insuccessi immancabili in questa tua difficile ma affascinante esperienza, non attendere sempre l’iniziativa degli altri.  

Il Signore per primo ha preso l’iniziativa nella tua esistenza chiamandoti alla vita, facendosi uomo, donandosi per te sulla croce, offrendoti la sua amicizia. Egli ti ha riproposto questo suo gesto d’amore quando hai ricevuto il sacramento del Battesimo e recentemente quello della Confermazione, vale a dire il dono del suo Spirito, e tutte le volte che ti accosti all’Eucaristia e alla Confessione.  

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La tua attenzione al prossimo non nasce dunque solo da una esigenza psicologica, ma dallo stesso amore di Dio che in Gesù Cristo ha dato la sua vita per te (Cf. Gal 2,20).  

Forse qualche volta ti è venuto di pensare che l’amore di Dio fosse estraneo o in alternativa a quello verso gli uomini, e invece, se ci pensi bene, comprendi che proprio l’amore di Dio costituisce la ragione più profonda e più stabile del nostro amore ablativo verso gli altri.  

E la Chiesa ne è così convinta che al centro della sua vita e delle sue espressioni pone la celebrazione l’amore di Dio per gli uomini e di questi verso Dio e tra di loro, la santa Messa. 

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Riflessione personale 

+ Ti è facile o difficile comunicare con gli altri in famiglia, fuori di casa, nel gruppo, a scuola, nel gioco, con gli adulti, con i più piccoli, con i tuoi coetanei? Perché?  

+ Sai renderti utile agli altri, fai qualcosa per loro, oppure pensi solo a te stesso in casa, all’oratorio, a scuola, nel tuo gruppo? 

+ Che cosa ti spinge ad essere altruista? Che cosa te lo impedisce? 

+ Perché l’amore del prossimo è legato all’amore di Dio?  

+ Cerca nel Vangelo dove e come Gesù ne parla. 

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1. 3. Per andare verso la propria meta bisogna essere liberi 

Se una nave resta legata agli ormeggi non può navigare verso il mare aperto, se una persona non è libera non può diventare adulta.  

Ma tu senz’altro sogni di poter essere una persona pienamente libera, tanto che molti contrasti con i tuoi e con le persone con le quali hai a che fare nascono proprio da questa tua aspirazione. Vorresti non dipendere dagli altri. Scegliere e fare ciò che ti piace, ciò che ti suggerisce il tuo desiderio.  

E’ sufficiente però “sognare” per diventare liberi? Uno può sognare di poter volare, ma poi per es. si butta nel vuoto senza mezzi adeguati finisce con lo sfracellarsi.  

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E poi che cosa significa essere liberi? E’ libertà lasciarsi dominare dall’istinto, dalla moda, dal giudizio degli amici? Forse qualche volta ti è venuto da pensare: se potessi avere una casa tutta mia, tanti soldi e un mezzo per girare il mondo potrei fare ciò che mi piace e perciò sarei libero. Ma è proprio vero tutto questo?  

A che vale per es. aver libertà di parola, ma nulla da dire; avere davanti una strada sgombera, ma non le gambe sane per percorrerla.  

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La radice della libertà sta dentro di noi. Essere liberi significa poter diventare se stessi e perciò sviluppare tutte le potenzialità che stanno in noi, e non semplicemente fare ciò che ci piace in quel momento. E’ capace di libertà quindi chi conosce bene se stesso ed ha il dominio di sé, per cui è in grado di realizzare le possibilità di bene che porta dentro. Ma è proprio dentro di noi che sta sia la radice della libertà, sia il primo ostacolo alla sua realizzazione.  

Già un poeta pagano, Ovidio, ha scritto al tempo dei romani: vedo il bene e l’approvo, ma poi seguo il male.  

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I mezzi, le persone, l’ordinamento sociale, possono aiutarci a diventare liberi e ad esprimere la nostra libertà, ma non la fondano. Essa si radica in noi come un seme che ha bisogno di crescere, di svilupparsi, e per questo necessita di mezzi, ma nello stesso tempo sempre dentro di noi essa trova il suo primo fondamentale ostacolo. Ha scritto san Paolo che spesso l’uomo fa non ciò che vorrebbe ma quello che detesta (cf. Rom 7,15-16).  

Si tratta di una misteriosa contraddizione che sta nel profondo del cuore dell’uomo e che la rivelazione cristiana spiega con la ferita che il peccato del primo uomo ha inferto alla libertà umana, alla sua capacità di amore.  

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Qui tocchiamo un problema decisivo per la tua vita, per la tua navigazione verso l’età adulta: nella libertà tu sei chiamato a diventare adulto; ma per essere autenticamente libero devi sapere chi sei e qual è il fine della tua vita; non solo, ma devi anche essere in grado di comandare a te stesso e quindi di realizzare ciò che devi essere.  

La libertà è una qualità essenziale dell’amore, per cui un amore ferito, quale può essere quello di una persona egoista, è sempre un amore poco libero. D’altra parte abbiamo visto che l’uomo con le sole sue forze non ce la fa ad essere autenticamente libero per quella debolezza che si porta di dentro, la quale gli impedisce di conoscere le sue esigenze più profonde e di mettere in pratica tutti i suoi doveri.  

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Gesù Cristo, però, scrive il concilio Vaticano II, rivelando il mistero del Padre e del suo amore “svela anche pienamente l’uomo all’uomo” (Gaudium et Spes n. 22), e lo rende libero (cf. Gal 5,1), perché mediante il suo Spirito lo illumina e gli dona una vita e una forza nuova, rendendolo capace di amare il Padre e gli uomini come Lui li ha amati, e perciò con la sua stessa libertà.  

Nel sacramento del Battesimo e in quello della Confermazione Cristo ci ha fatto partecipi della sua libertà, e ce la rinnova con il sacramento della Penitenza tutte le volte che essa viene ferita dal peccato.  

Ma, perché viva e cresca, la libertà cristiana va custodita, alimentata, esercitata nella preghiera e nell’amore verso Dio e verso il prossimo, nel dominio di se stessi. Essa non è in noi come una “cosa”, ma come un seme vivo che va coltivato e difeso e che rimane sempre esposto al rischio di morire.  

Per tornare all’immagine della nave: tu potrai condurla alla sua meta solo se sarai libero; e sarai libero se saprai conoscerti e governarti; e ancora: riuscirai a governarti solo se saprai appassionarti alla tua meta, poiché l’amore costituisce il motore della nostra esistenza, la sua prima forza.  

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La luce su di te e sulla tua meta ti vengono da Cristo, e così la forza per comandare a te stesso, per amare. La meta, la comunicazione, la libertà, condizioni fondamentali per il tuo viaggio, fanno perciò tutte riferimento a Gesù Cristo. 

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Riflessione personale 

+ Confronta il concetto di libertà diffuso tra la gente con quello che ci viene proposto dal Vangelo.  

+ Prova a pensare come la lettura della Bibbia, la preghiera, i sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, la tua dedizione agli altri e lo stesso lavoro variamente ti aiutano a diventare una persona libera.  

+ Cerca nella Bibbia e nella vita della Chiesa qualche esempio di autentica libertà.

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.2. LA VITA A BORDO.......

 

Dentro queste condizioni fondamentali di navigazione verso il mare aperto della vita prendono risalto alcuni problemi che riguardano la formazione della tua persona

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2.1. Varietà e unità della nostra esistenza

Come in una nave vi sono diversi compiti che variamente si completano tra di loro in funzione di una buona navigazione - chi sta al timone, chi alle macchine, chi alle cucine, chi guarda l’orizzonte e sorveglia la rotta - così anche in noi vi sono esigenze e attitudini diverse destinate ad aiutarsi reciprocamente per la maturazione della nostra personalità.

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Già nel nostro corpo esistono parti e funzioni diverse; ma poi anche dentro di noi vi sono percezioni e desideri con profondità varie (a livello fisico, psicologico, spirituale) che si influenzano tra di loro.  

Può avvenire per es. che la paura per una interrogazione ti faccia venire il mal di pancia o che una giornata serena ti sollevi il morale; che un dolce attiri la tua golosità, mentre tu però sai rinunciarvi perché potrebbe farti male.

Se sei stanco, digiuno, ammalato, il tuo morale tende ad abbassarsi. Se ti giunge una bella notizia subito ti senti meglio non solo psichicamente, ma anche fisicamente.

Se hai una scopo da raggiungere che ti appassiona sopporti volentieri la fatica per ottenerlo; se invece la cosa non ti interessa, ogni difficoltà per raggiungerla ti diventa insopportabile.

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C’è dunque come una costante comunicazione interna nella nostra persona, per cui il pensiero della meta e la sua attrattiva o il suo timore, il nostro rapporto con gli altri lieto o conflittuale, la crescita o la diminuzione della nostra capacità di libertà si influenzano reciprocamente, plasmano progressivamente la nostra personalità e a loro volta si alimentano di tutte le sue dimensioni.

Per questa ragione vanno coltivate in modo armonico le varie espressioni della tua vita come il pensare e il fare, l’ascolto e la parola, la cura di te stesso e il servizio agli altri, il gioco e il lavoro, la preghiera e l’esercizio della carità, il rapporto con i propri compagni, con i più piccoli e con gli adulti e lo stare in certi momenti solo.

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Come nella nostra alimentazione dobbiamo servirci di cibi diversi e complementari tra di loro, così dobbiamo fare anche per la crescita della nostra personalità: coltivare espressioni diverse per la crescita della nostra personalità: coltivare espressioni diverse per la crescita delle doti fondamentali che Dio ci ha donato, come ci ha insegnato Gesù con la parabola del buon seminatore (cf. Lc 8,4-15).

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Il nostro obiettivo primo non dev’essere diventare un atleta, un musicista, uno scienziato, ma una persona matura che sa comprendere il senso della vita, la via da percorrere e ne abbia la forza; che sappia autenticamente amare.

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Per ottenere questa crescita armonica devi saper organizzare bene la tua giornata e i tuoi diversi impegni come lo studio, il gioco, la preghiera, l’aiuto agli altri in casa e fuori di casa, la tua istruzione religiosa, la vita di gruppo, il tuo accostamento ai sacramenti, cioè a Gesù Cristo che ti partecipa la sua amicizia e la sua forza.

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Non si tratta di coltivare tante attività, ma di alimentare e far crescere la tua persona con cibi diversi e tuttavia convergenti verso lo stesso risultato: la tua maturità umana e cristiana.

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Riflessione personale

+ Coltivi a casaccio la tua vita oppure segui un progetto?

+ Hai cura di sviluppare anzitutto una tua forte personalità umana e cristiana oppure ti lasci prendere solo o dal gioco o dalla musica o dallo studio o dai tuoi hobby?

+ Sai prenderti delle responsabilità o preferisci accontentarti della critica verso gli altri?

+ Come coltivi i tuoi rapporti con Dio?

+ Ti accosti ai sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza?

+ Sai unire nella tua vita il pensare, il parlare e il fare, lo stare solo e lo stare con gli altri?

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2. 2. Come superare le immancabili debolezze del cammino

Nella tua navigazione verso il mare aperto della vita un’esperienza facilmente ti può ferire e scoraggiare: quella della tua incoerenza, della tua debolezza, del tuo peccato. Questi rappresenta la più grave sconfitta dell’uomo, poiché tocca ciò che gli è più proprio: il suo amore verso il bene primo della sua vita, Dio. Il peccato costituisce perciò come una ferita mortale nella personalità umana. Ma il Signore nella sua scelta di misericordia è sempre disposto a riaccendere quell’amore spento dalla colpa dell’uomo, se questi gli chiede perdono. Ricordi la parabola del figliol prodigo (cf. Lc 15,11-32) e della pecora smarrita (Lc 15,4-7)? Tu perciò, pur con la coscienza della tua grande debolezza, non avrai mai il diritto di lasciarti prendere dalla disperazione. Il Signore, che è morto per te, sempre ti attende. Molti giovani lasciano la pratica religiosa perché non hanno sufficiente fiducia nella misericordia di Dio, perché disperano di potersi rialzare. Nota bene, però, il perdono del Signore non è semplicemente una “dimenticanza” del nostro peccato, ma un atto d’amore che ci rimette in vita e ci dà la forza per riprendere il nostro cammino, la nostra navigazione verso la meta.

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Con questi occhi, con questa fiducia devi guardare al sacramento della Confessione, e accostarti ad esso come ritorneresti da un padre che ti attende per ridarti forza e coraggio, per ridonarti la sua amicizia, e con essa la speranza.

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Riflessione personale. 

+ Come guardi alla tua esperienza di peccato: con indifferenza, con scoraggiamento, con rassegnazione, con speranza di migliorare con la forza della misericordia di Dio?  

+ Sai vedere anche le vittorie nella tua vita spirituale insieme alle sconfitte?  

+ Ti è di incoraggiamento l’amore che Dio ti porta oppure non ci credi?  

+ Sai essere misericordioso con il tuo prossimo in forza del perdono che Dio ti ha usato?  

+ Cerca nel Vangelo e rileggi le parabole della misericordia. 

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2.3. Mettere radici 

Una pianta più cresce e più affonda le radici nel terreno per vivere: se essa cresce nel deserto affonda le radici in cerca dell’acqua che la disseti, se tira il vento s’abbarbica più profondamente alla terra per non essere abbattuta.  

Le radici danno linfa ed alimento al tronco, ai rami, alle foglie, ai fiori e ai frutti. Se esse dovessero seccarsi o marcire o venir recise tutta la pianta con le sue foglie, i fiori e i frutti morirebbe.  

Un fatto analogo avviene anche per l’uomo, per te ragazzo, per te ragazza. Mille cose ti possono prendere: c’è d’andare a scuola, c’è la partita a pallone, c’è la lezione di chitarra o d’inglese o di danza, c’è da vedere un programma televisivo, e arrischi di non riflettere più su ciò che vai facendo.  

La stessa compagnia dei tuoi amici tante volte ti impedisce di fermarti un momento a riflettere con la tua testa e rischi così di ripetere i discorsi degli altri, di seguire passivamente i loro comportamenti e quindi di alienarti da te stesso.  

La vita incalza, ogni giorno c’è qualche novità, e tu, se non sviluppi le radici della tua personalità, finisci con il coltivare solo la superficie, l’immagine della tua esistenza.  

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Il meditare, il riflettere sui fatti della vita alla luce della Parola di Dio, il pregare, costituiscono come le radici della tua vita quotidiana. Per questo devi mettere nel programma della tua giornata dei tempi per riflettere, per pregare, per ascoltare la Parola di Dio.  

Ci tieni alla tua personalità? Ebbene devi coltivare la tua vita interiore se vuoi essere te stesso, te stessa.  

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Non cresciamo però solo riflettendo, ma anche operando. L’impegnarci convinti, e non soltanto per farci vedere, nell’operare concreto ci sottrae al rischio di confondere il semplice “pensato” o le “parole” con il reale e dà maggiore consistenza ai nostri convincimenti.

 

Gesù stesso aveva detto a Nicodemo che non solo chi ascolta, ma anche “chi opera la verità viene alla luce” (Gv 3,21).          

Scrive S. Giacomo con il senso della concretezza che gli era abituale: “Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc 1,22). La messa in pratica della parola radica dentro di noi i nostri convincimenti, ci dà la conoscenza esperienziale della verità che professiamo e la testimonia agli altri in una forma più intelligibile e piena.  

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Del resto l’amore di Dio per noi si è manifestato in tutta la vita di Gesù Cristo, e non soltanto nelle sue parole. Analogamente anche il nostro amore verso Dio deve manifestarsi negli atti concreti della nostra vita. All’ultima cena Gesù ha detto ai suoi: “Quando verrà il Consolatore (lo Spirito Santo) che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza” (Gv 15,26-27).  

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Anche a te nella Cresima è stato dato il dono dello Spirito.  

Dopo aver accolto Lui, interiore testimone di Cristo, a tua volta devi rendergli testimonianza con i tuoi comportamenti, con la tua vita oltre che con le tue parole.  

La stessa corrispondenza tra vita interiore e testimonianza rende i tuoi gesti credibili e previene in te la possibile crisi derivante da comportamenti che progressivamente si sono svuotati delle proprie motivazioni. 

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Riflessione personale

+ Dedichi tutti i giorni qualche momento alla riflessione e alla preghiera?  

+ Leggi qualcosa che ti aiuti in questo tuo approfondimento delle ragioni della vita?  

+ Operi in coerenza con i tuoi convincimenti oppure ti accontenti solo di belle parole o di critiche verso gli altri? 

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3. L’AMICIZIA DI GESU’ CRISTO 

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S. Agostino, giunto all’adolescenza, così espresse la fondamentale aspirazione sua e di ogni ragazzo in quella stagione della vita: 

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“Che altro mi dilettava ancora se non amare e sentirmi amato?” (Confessioni: II,2.2). 

Molte cose sono cambiate da quei tempi; non è cambiato però il cuore dell’uomo.  

Credo che anche tu nella navigazione della tua vita coltivi questo stesso sogno: amare e sentirti amato. Un sogno che si avverò pienamente per S. Agostino solo avanti negli anni, quando finalmente egli si arrese alla voce di Cristo.  

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Alcuni secoli prima un apostolo aveva chiesto direttamente al Signore qual è la rotta, la strada della nostra esistenza. Una domanda che molti uomini, che molti ragazzi si portano nel cuore: “come possiamo conoscere, Signore, la via dove tu vai?”.  

E Gesù gli ha risposto non indicando una dottrina o una tecnica particolare o un luogo, ma se stesso: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).  

Anche tu ti sarai più volte interrogato: quale strada devo percorrere? Chi mi può aiutare a scoprire la verità della mia vita, del mondo, della storia? Chi può essere vita della mia vita?  

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La nostra fede risponde a queste domande non semplicemente con delle parole o con una dottrina, ma con una persona, Gesù Cristo, nato a Betlemme, vissuto a Nazaret, crocifisso e risorto a Gerusalemme, contemporaneamente Dio e uomo, salvatore e amico.  

Accostati a lui con fiducia; egli non cerca di soggiogarti, ma di liberarti.  

Ascolta le sue parole con attenzione, esse non sono chiacchiere varie, ma parole di vita eterna.  

Accogli la sua amicizia, egli è sempre fedele.  

Seguilo nei suoi passi, egli è la via della salvezza.  

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Un nostro poeta, Giuseppe Ungaretti, dopo una notte di bombardamento su Roma, in una sua poesia così si è rivolto a Gesù Cristo, riconoscendo in lui la sede dell’autentico amore:  

“Il Tuo cuore è la sede appassionata / Dell’amore non vano”. 

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E poi, pensando alla sua vicinanza all’uomo, pur nella sua infinita distanza come Dio, così Ungaretti parla dell’impresa di Cristo quale riedificatore dell’uomo con il sacrificio della sua vita: 

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“Cristo, pensoso palpito,  

Astro incarnato nell’umane tenebre,  

Fratello che t’immoli  

Perennemente per riedificare  

Umanamente l’uomo”. 

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Che la Vergine Maria, che in tutta la sua vita fu tanto vicina con il corpo e con lo spirito a Gesù Cristo, ti introduca alla sua amicizia fedele, forte e generosa.  

Ed ora, ricordando la risposta data da Gesù all’apostolo Tommaso, così con voi vorrei pregare, augurandovi una vita intensa in questi due anni di navigazione verso l’età adulta:

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O Signore, che hai detto: “io sono la via”

mostraci la strada da percorrere

e accompagnaci nel nostro cammino

sui tuoi sentieri

perché il sogno di una facile esistenza

non porti a smarrirci

la fatica non abbia a fermarci

la solitudine non ci spenga il coraggio.

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O Signore, che hai detto: “io sono la verità”

tu sia sui nostri passi lampada

che sciolga i nostri dubbi

che sveli il senso della nostra esistenza

che ci riveli le orme tue nel mistero della natura

le tue sembianze nel volto di ogni uomo

la tua viva presenza nel mistero della chiesa.

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O Signore, che hai detto: “io sono la vita”

dona il tuo vigore alle nostre povere forze

il tuo perdono ai nostri peccati

la tua speranza alle nostre attese

il tuo cuore al nostro bisogno d’amare.

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Riflessione personale         

+ Che cosa la gente dice di Gesù, e per te chi è lui?

+ Lo conosci nella sua vita, nelle sue parole, lo riconosci nella sua presenza tra noi?

+ Che cosa significa accogliere la sua amicizia, che cosa comporta?

+ Come puoi farlo conoscere ai tuoi amici, ai tuoi compagni, alle persone che frequenti?

+ Che cosa ti dà, che cosa ti chiede Gesù Cristo?