Giovanni Volta

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ANCHE IL CANTO RIVELA LA CHIESA

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Introduzione al “Libro dei canti liturgici e religiosi”, pagg. 304,

Diocesi di Pavia 2003

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Il canto è commento e potenziamento della parola; questa a sua volta è rivelazione del significato del gesto, anzi lei stessa è gesto. Vedi l'invocazione, l'imprecazione, l'augurio, il ringraziamento, la lode.

Di conseguenza è stretto il rapporto tra gesto, parola e canto che si rinforzano reciprocamente se sono tra essi armonia, oppure si eliminano se questa non c'è.

In particolare questa armonia o disarmonia accade nella preghiera che coinvolge il mistero di Dio insieme a quello dell'uomo, poiché il gesto, la parola e il canto esprimono nello stesso tempo la gioia, l'angoscia, la speranza, lo stupore dell'uomo e la grandezza e l'amore di Dio, suo creatore e salvatore. Possiamo dire che il canto rivela la Chiesa ed evidenzia ciò in cui crede.

Da questa premessa nasce l’esigenza di curare il rapporto tra musica. parole e gesti secondo gli eventi e i tempi liturgici che si stanno celebrando.

Insegna il Concilio Vaticano II: "Il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrale della liturgia solenne... la musica sacra sarà tanto più santa quanto più sarà strettamente unita all'azione liturgica, sia esprimendo più dolcemente la preghiera e favorendo l'unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri" (Sacrosanctum Concilium n. 112).

E poiché al centro della celebrazione liturgica non stanno i nostri canti, ma l'azione salvifica di Dio, per questo il Concilio chiede che insieme ai canti si dia anche spazio, a tempo debito, al sacro silenzio (cf. ibid. n. 30).

Ma come scegliere con competenza questi vari canti, come ottenere questa "unanimità" auspicata dal Concilio, come conservare il prezioso patrimonio antico e accogliere le voci nuove senza fare del canto una realtà estranea ai misteri che si celebrano?

Questa raccolta, rispondendo ad esigenze manifestate anche nel nostro recente Sinodo diocesano, vuole offrire un aiuto alle nostre comunità cristiane sia in occasione di celebrazioni liturgiche, sia in altre espressioni popolari di preghiera.

Mi ha colpito il fatto che qualche volta certi canti e musiche, sciupati dalla sciatteria con cui li abbiamo eseguiti oppure che hanno lasciato le nostre chiese, siamo poi andati a riascoltarli e a gustarli nei teatri.

Facciamo in modo che chi entra nelle nostre chiese comprenda già dai nostri atteggiamenti e dai nostri canti il mistero che stiamo celebrando. Del resto credo che tutti abbiamo fatto l'esperienza di come certi canti e certe musiche siano rimasti in noi profondamente evocativi di suggestivi momenti di preghiera vissuti nel passato.

Più volte è stato ricordato nel Sinodo che il soggetto della evangelizzazione è tutto il popolo cristiano. Ora ciò si compie particolarmente nell'assemblea liturgica che nei suoi gesti, nei suoi atteggiamenti, nelle sue parole, nei suoi canti ci indica chi è Dio, chi è la Chiesa.

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Pavia, 28 febbraio 2003

+ Giovanni Volta, Vescovo

Vita Diocesana 2003, pag.28-29