• Stampa

È morto in Brasile s.e. mons. Helder Càmara:

aveva novant'anni, ma era ancora giovane

                            
camara

 

                                 

L'ho incontrato a Milano, all'Università Cattolica nel 1981 e ne ho ancora un ricordo dolcissimo. Era allora vescovo di Olinda e Recife nel Nordest del Brasile. Molti giornali ne parlavano come di un uomo aggressivo, qualcuno l'aveva definito il vescovo rosso, non però per il vestito di monsignore, ma perché, dicevano, è un marxista. No, era semplicemente un grande cristiano.

Basso di statura, minuto nelle membra, andava in giro con una veste color sabbia e una croce di legno al collo. A tavola mangiava come un uccellino.

Mi colpì molto il contrasto tra la sua figura fragile e l'ardore nell'esprimere i suoi convincimenti. Quando son riuscito a sottrarlo alia folla degli studenti che volevano comunicare con lui, gli ho fatto alcune domande sul vescovo mons. Romero da poco allora ucciso in America latina, su la pace e le guerre nel mondo, sui sogni della sua vita. Su mons. Romero mi disse: vede, era un uomo di pace che amava la concordia e non i contrasti, ma la sua fede cristiana l'ha spinto a protestare fortemente contro le ingiustizie fino a mettere in pericolo la propria vita.

E commentava: quando la fede cristiana è autentica può rendere forte e combattivo anche un uomo debole. E per la pace e le guerre nel mondo raccontò di essere stato chiamato un giorno dal presidente della Banca mondiale, Mac Namara, che desiderava un suo parere sul perché di tanti contrasti nel mondo attuale, e soprattutto su la corsa agli armamenti, lui che era stato ministro della difesa degli Stati Uniti. E il vescovo gli rispose: per "paura". Questa, spiegò, spinge 1'uomo e i popoli ad armarsi fino a impoverire il mondo, fino a distruggersi. Gli ho poi chiesto: ma lei non teme di fare la fine di mons. Romero? Ed egli: sarebbe una grazia troppo grande per me.

Quel mattino abbiamo celebrato l'Eucaristia nell'Aula Magna dell'Università Cattolica. Era piena di giovani. Egli parlò ai giovani dei poveri come dei propri fratelli. Alla fine, sapendo le sue simpatie per san Francesco d'Assisi, abbiamo intonato il "Cantico delle creature" . Si commosse fino alle lacrime.

Quando, dopo qualche anno, sono andato a Rio de Janeiro, ho visitato la cattedrale della città ed ho visto il centro di assistenza ai poveri che Helder Càmara, quand'era vescovo ausiliare di Rio, aveva fondato. Un lungo corridoio che dava su tante stanze sulle quali era scritto: per ex-carcerati, per chi cerca casa, per chi cerca lavoro, per gli ammalati, ecc. ecc. I1 vescovo aveva voluto che il luogo principale dell'Eucaristia e della preghiera della città fosse unito al luogo dell'esercizio della carità per i poveri, quale frutto del Congresso Eucaristico Internazionale del 1955.

In quell'occasione aveva dettato anche questo originale decalogo per i poveri delle favelas di Rio, manifestando un senso concreto delle condizioni degli uomini ai quali si rivolgeva:

1. L'uomo non ha che una parola.

2. Ama il tuo vicino.

3. È cosa vile picchiare la moglie.

4. Senza esempio non c'è educazione.

5. Un uomo non beve fino a raggiungere lo stato di incoscienza.

6. I giochi d'azzardo sono banditi - è ammesso solo il calcio.

7. È facile impartire ordini agli altri; è difficile obbedire a se stessi.

8. Il comunismo non risolve nulla.

9. Voglio il mio diritto, ma farò il mio dovere.

10. Noi siamo nulla senza Dio.

Pavia, 4 settembre 1999

+ Giovanni Volta

Da Vita Diocesana 1999, pp.193-195