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Sabato scorso, 12 giugno (2010), nella suggestiva cornice della chiesa di san Francesco d’Assisi, mons. Vescovo Giovanni Giudici, concludendo l’anno sacerdotale voluto da Papa Benedetto XVI, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica nella quale ha ricordato il XX anniversario del suo ministero episcopale ed ha ordinato sacerdoti don Roberto Belloni e don Alberto De Martini.

Così mons. Adriano Migliavacca, Vicario Generale, ha introdotto la celebrazione dando lettura anche dei messaggi con i quali vari Presuli hanno partecipato alla ricorrenza:

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Mons. Giovanni Volta, Vescovo emerito di Pavia:

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Caro Vescovo Giovanni

compi vent’anni di episcopato, con l’onere e la gioia di essere stato mandato dal Signore quale segno sensibile della paternità di Dio tra gli uomini, nella condizione di obbedienza e di umanità apparse a noi in Gesù Cristo, Verbo che si è fatto carne, in risposta all’amore preveniente del Padre e non al merito degli uomini.
Dalla grande diocesi di Milano sei passato alla piccola diocesi di Pavia, senza però cambiar misura, perché sempre sposo dell’unica Chiesa del Signore, quella costantemente edificata dall’Eucaristia e dallo Spirito Santo.

Le grandi dimensioni possono offrire più numerose forze, quelle piccole possono favorire la “comunione”, qualità fondamentale della Chiesa e della quale il Vescovo è il primo servitore.

Il nostro primo incontro fu al monastero di Camaldoli: allora tu eri assistente dei giovani dell’Azione Cattolica di Milano (se ben ricordo) ed io relatore sul Sacramento della Penitenza, gesto dell’uomo e della Misericordia di Dio.

Ti sono vicino nella preghiera e nell’augurio, ben conoscendo la gravità del compito di un Vescovo impegnato ad essere segno di una presenza che infinitamente lo trascende, tra mille richieste dei preti e della gente ma con poco tempo e deboli forze, ministro di comunione tra tante lacerazioni, indicatore di una strada che egli stesso con fatica deve percorrere.

Che il Signore mediante il suo Spirito ti dilati sempre più il cuore affinché il tuo cammino di servizio ai Pavesi, alla Chiesa sia costantemente gioioso, fedele e senza stanchezze.

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Caro Alberto, incontrato più volte nella parrocchia della sacra Famiglia, caro Roberto, che ho accolto nel nostro Seminario, oggi venite mandati dal Signore, mediante la Chiesa, a condividere con gli uomini del nostro tempo la Parola di Dio, che trova la sua espressione più alta, piena e impegnativa nel corpo e nel sangue di Cristo, dati per noi.

Non si tratta di un “mestiere”, di un “cerimoniale”, di una “posizione sociale”, e tanto meno di una fuga dalla vita degli altri uomini, ma della resa incondizionata alla chiamata di Gesù Cristo, il Signore della vita, per servirla e viverla più pienamente. Lo Spirito Santo, come ci ha garantito il Signore Gesù all’ultima cena, vi sarà sempre accanto se sarete fedeli.

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Cari sacerdoti pavesi, mai dimenticati nelle mie preghiere, compresi quelli che hanno lasciato il ministero oppure questa vita, e in primo luogo quelli che si succedono nella malattia o in altre croci, celebrate oggi il compimento dell’anno dedicato al sacerdozio. In verità non è in questione la celebrazione semplicemente di un anno, ma di una vita per tutti noi. Una vita destinata a incrociare mille difficoltà nelle resistenze che stanno dentro di noi e nella gente che incontriamo. In una Chiesa che, come aveva scritto Agostino nel “De Civitate Dei”, cammina tra persecuzioni e consolazioni, dentro e fuori di sé.

Ma il Signore ha promesso che sarebbe rimasto sempre accanto ai suoi discepoli per essere ragione e forza e gioia della loro vita.

Che la coscienza e l’esperienza della realtà di questa vicinanza di Gesù Cristo e del suo Spirito costituisca per ciascuno la ragione la forza del proprio impegno e la sorgente della sua pace.

Se è tanto importante moltiplicare il pane, costruire le case, curare la salute degli uomini, diffondere la scienza, quanto più lo sarà partecipare agli uomini il senso della vita e una speranza che investe l’intera loro esistenza e che è garantita da Dio.

Con grande affetto, lontani nello spazio, ma vicini nel cuore.


+ Giovanni Volta