A RamazzottiGiovanni Volta

........................................

Prefazione alla

biografia di

ANGELO RAMAZZOTTI

(1800-186: Fondatore del P.I.M.E., 

Vescovo di Pavia, Patriarca di Venezia)

scritta da Angelo Montonati,

Edizione EMI, Bologna, 2000

...........

   La memoria costituisce nella vita della Chiesa un elemento fondamentale del suo dinamismo, perché mostra l’opera di Dio nella storia degli uomini, insieme alle loro infedeltà, e nello stesso tempo l’aiuta a guardare avanti, poiché le rivela le varie forme d’impatto del Vangelo con la cultura e la società del tempo. E la vita di un vescovo che è vissuto con particolare intensità cristiana in un periodo complesso e difficile della nostra storia può costituire un saggio rilevante di tale memoria. Per questo con riconoscenza presento questo vivace scritto su la figura del vescovo monsignor Angelo Ramazzotti, mio predecessore nella sede vescovile di Pavia.

………….

     È ormai trascorso quasi un secolo e mezzo dalla sua morte (1861), ma il suo esempio rimane ancora tanto significativo per il modo con cui affrontò i problemi complessi che aveva trovato in Diocesi, unendo in sé sapienza e coraggio cristiani.

………….

   Di famiglia benestante, già laureato in giurisprudenza, con davanti a sé una promettente carriera professionale, Angelo Ramazzotti è entrato in Seminario a 25 anni e fin dall’inizio del suo ministero sacerdotale ha fatto una scelta di particolare disponibilità alla sua diocesi di Milano entrando nel gruppo degli Oblati. Una esperienza che l’accompagnerà poi anche nella sua vita di vescovo, quando si circonderà di un gruppo di sacerdoti, chiamati “i preti di famiglia” del vescovo, i quali vivevano con lui a disposizione delle varie necessità della diocesi.

………….

   Venendo come vescovo a Pavia, monsignor Ramazzotti si trovò subito ad affrontare molte difficoltà. Scrive il prof. Giulio Guderzo: Quando mons. Ramazzotti prende possesso, nel 1850, della cattedra pavese, la diocesi vede chiudersi un periodo di vacanza episcopale sostanzialmente più lungo dei cinque anni trascorsi dalla morte di Tosi. Assente il nocchiero, ha dovuto affrontare la sconvolgente esperienza del ’48, che in più d’uno ha prodotto comprensibili sbandamenti. Come sempre, l’evento rivoluzionario ha posto il problema dell’obbedienza all’autorità –la preesistente o la nuova- reso nella fattispecie solo apparentemente meno grave dal favore inizialmente accordato da Pio IX alla causa italiana. (a cura di A. Caprioli, A. Riboldi, L. Vaccaro, La Diocesi di Pavia, Ed. La Scuola, Brescia 1995 p.382).

………….

   I problemi riguardavano la disputa tra i sostenitori del potere temporale del papa e quelli contro: in campo più strettamente teologico, la presenza tra il clero di un gruppo contrario al dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, l’insegnamento di tesi gianseniste; in campo politico ed ecclesiale, i rapporti con il governo austriaco che tendeva ad ingerirsi all’interno della guida e dell’insegnamento della Chiesa; a livello pastorale, la cura della formazione del clero, la rianimazione della vita del Seminario, la sollecitudine per le numerose forme di povertà fisiche e morali.

………….

In questa difficile situazione monsignor Ramazzotti si lasciò guidare costantemente dalla “carità pastorale” nel soccorso dei più deboli, come gli ammalati, gli orfani, i carcerati, i poveri, gli analfabeti (egli fu salutato dalla Municipalità pavese quale “dolce ed efficace confortatore”), nel modo di correggere chi sbagliava, come con gli antiimmacolatisti, nel mantenere buoni rapporti con l’autorità politica e nello stesso tempo nel difendere la propria indipendenza di fronte ad essa nei suoi compiti di vescovo, nella cura del rinnovamento del Seminario e della comunione tra il clero.

………….

Una prova particolare della dominanza nella sua vita di questa carità pastorale ci viene dalla sua passione missionaria. Egli non andò mai in missione, in terre lontane, lavorò però molto per esse. Non vi fu con il corpo, ma costantemente con il cuore.

………….

Egli aveva mille impegni pastorali da svolgere prima nella diocesi di Pavia e poi in quella di Venezia. La motivazione però che guidava la sua vita non era quella di costruire qualcosa di suo, chiuso nel proprio territorio, ma di servire il Vangelo secondo il comandamento di Gesù: predicate il Vangelo ad ogni creatura. Poteva dire, come si fa spesso per scusarsi: non ho tempo. Ma per ciò che si ama si ha tempo.

Un esempio di vita attuale ancor oggi per i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici.

Pavia, 21 settembre 2000

                                                    + Giovanni Volta