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DUOMO DI MANTOVA

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Lunedì 9 febbraio 2009 ore 14,30

SALUTO DI DON GIOVANNI VOLTA ALL’AMICO DON POMPEO PIVA

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Mons. Pompeo Piva 3

Dopo l’ascolto della Parola di Dio, che sola è in grado di illuminare, giudicare e salvare la nostra esistenza, e dopo la nostra partecipazione alla morte e risurrezione del Signore nella celebrazione eucaristica, ragione della nostra speranza, permettete che aggiunga una mia parola umana di amicizia. Don Pompeo ci teneva alle amicizie, molto sensibile alle accoglienze e ai rifiuti, all’ascolto e alla indifferenza, fino alla permalosità.

La fede non annienta, ma potenzia i nostri sentimenti; non mortifica, ma esalta l’umano, permette al bene della nostra storia di non tramontare, come la Liturgia continuamente ci ricorda.

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Pesa sul cuore salutare definitivamente una persona che si è avuta alunno e poi collega d’insegnamento della teologia e soprattutto amico nel servire alla Parola di Dio e la nostra diocesi mantovana.

Un cammino lungo e vario.

Tra questi momenti ne vorrei ricordare due lontani nel tempo, ma tanto ancora vivi nella mia memoria e in qualche modo simbolici per lo stile di servizio alla Chiesa e di collaborazione con i confratelli.

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Appena giunto in Diocesi, il vescovo Carlo Ferrari si prese subito particolare cura del clero e chiese a don Piva, a don Bonora e al sottoscritto di preparare un convegno sul sacerdozio ministeriale. Per questo partecipammo con monsignor Ferrari all’incontro dei Vescovi europei che si teneva a Coira sullo stesso tema. Sentivamo il bisogno di lavorare in un orizzonte ecclesiale largo, confrontato con i problemi e le opinioni di altre comunità cristiane. E don Pompeo ne fu entusiasta. Eravamo nel 1969.

Lo stesso trio, nel 1974, con don Ettore Vareschi organizzò a Pozza una settimana teologica per giovani mantovani. Dicevamo: il futuro va preparato con una più approfondita coscienza della nostra fede cristiana, educando giovani volenterosi. Anche in quella occasione non furono tanto i ruoli a prevalere, ma l’amore alla Chiesa.

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Facemmo così un buon tratto di strada insieme in questo servizio alla Diocesi, ciascuno con il proprio temperamento (era così anche tra gli apostoli), ma con la stessa passione per la Chiesa.

Egli poi si dedicò in particolare allo studio della condizione del cristiano nel mondo e al principio di unità nella Chiesa, riflesso del principio di unità nella vita di ogni persona; don Antonio Bonora alla comprensione della sacra Scrittura. Poi Dio li ha chiamati, incominciando dal più giovane. Resto io dei tre, in attesa di quella stessa chiamata.

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Quando sono ritornato a Mantova ho visto don Pompeo provato da successive pesanti vicende per la sua salute, combattuto tra gioie ed amarezze. La sofferenza di questi ultimi anni mi è parso però che abbia accresciuto la sua saggezza. C’è una conoscenza del mistero cristiano che si acquisisce dai libri; ma ce n’è una ancor più profonda che viene dal vivere il mistero cristiano, in particolare quello della croce.

Mons. Pompeo Piva 2…………

Qualche mese fa, mentre parlavamo del più e del meno, uscì d’improvviso in questa espressione: il nostro compito più serio resta la celebrazione dell’Eucaristia. Poteva sembrare il ritorno ad un ritualismo di vecchio stampo in uno che aveva speso tanto tempo ed energie per indagare il rapporto tra Chiesa e mondo, tra fede e vita. In realtà egli voleva sottolineare che Lui, il Signore Gesù, sta al centro della Chiesa e della nostra vita, non noi, e che vi si colloca come corpo e sangue donato, come Crocifisso risorto, punto di gravitazione di ogni uomo, termine implicito di ogni nostra speranza, non semplice concetto, ma realtà esistenziale.

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Mi diceva un amico sacerdote che due domeniche fa, alla vigilia della sua ultima breve malattia, don Pompeo nell’omelia della Messa, l’ultima della sua vita, in una festa di ringraziamento per i frutti dei campi aveva parlato della contemplazione, perché Dio si ringrazia non dandogli qualcosa, ma riconoscendolo, contemplandolo in tutto ciò che ci ha donato fino ad alzare gli occhi verso di Lui, sorgente di ogni bene, primo nostro amore.

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Preghiamo perché quella primizia, quel desiderio espressi alla vigilia della sua morte trovi nell’incontro svelato con il Signore, con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, il suo compimento.

E’ il mio, il nostro augurio cristiano, che anche a nome dei tuoi parenti, don Pompeo, dei tuoi numerosi amici, della nostra Chiesa in Mantova, ti facciamo riconoscenti a Dio e a te per il bene che ci fu dato con la tua vita, fiduciosi nella misericordia divina che con grande larghezza perdona le nostre colpe e in noi premia le grazie che ci ha donato.

 

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Le immagini sono tratte dal sito: http://clericusvagus.blogspot.it/p/notizie-e-scritti-inediti-di-monsignor.html