Giovanni Volta

MATRIMONIO E FAMIGLIA NEL PROGETTO DI DIO

Sanremo, dicembre 1989

 

SOMMARIO 

1. Esigenza di una ri-comprensione e ri-espressione del matrimonio e della famiglia 

2. Ritorno alle sorgenti 

2.1. Il progetto originario di Dio sull’uomo 

2.2. Storia dell’amore divino che si rispecchia nell’ amore umano 

2.3. I1 compimento in Cristo 

3. Dalla fondazione alla ri-espressione storica 

3.1. Un cammino di salvezza 

3.2. Ruolo del “segno” e della “temporalità” nel matrimonio e in famiglia 

3. 3. Alcune implicanze

 

 

Il Concilio Vaticano II nella sua Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo così afferma: “Tra le numerose questioni che oggi destano la sollecitudine di tutti, queste meritano particolar menzione: il matrimonio e la famiglia” (Gaudium et Spes n.46, e poi aggiunge: la cultura umana, la vita economico-sociale, la vita politica, la solidarietà tra le nazioni e la pace.). Credo che la stessa espressione si possa ripetere anche oggi.

Ma come affrontare questo problema tanto urgente e complesso?

Alla famiglia fanno riferimento l’educazione dei ragazzi, la vita parrocchiale e de1le associazioni, la scuola, la cura degli ammalati, la vocazione di molti giovani, perfino l’economia.

Una tentazione facile è quella di limitarsi alla condanna dei tempi moderni; un’altra è quella di dare come scontata la conoscenza del problema e delle sue soluzioni o di ridurre la questione a semplice buona volontà.

Noi vorremmo in questi giorni meglio capire per meglio operare.

 

 

1. ESIGENZA DI UNA RI-COMPRENSIONE E RI-ESPRESSIONE DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA. 

Ci troviamo a vivere in un tempo caratterizzato dalla accelerazione evolutiva. 

Un processo di rapida trasformazione dal quale neppure il matrimonio e 1a famiglia sono indenni. 

Afferma il prof. Donati: "Quella che negli anni ’70 è stata chiamata la 'rivoluzione silenziosa' della famiglia, è andata avanti e anzi si è accentuata. Che cosa c'è di nuovo oggi? La novità è data dal fatto che, per la radicalità dei fenomeni indotti e per le loro possibili conseguenze, essa non può più essere passata sotto silenzio. La famiglia diventa una nuova questione pubblica.” 

D’altra parte è diventato estremamente difficile riuscire ad osservare e valutare questo processo evolutivo: “La distanza fra ciò che accade e la capacità di osservazione, di valutazione e di governo (ossia di regolazione) dei processi sociali s’allarga. Nella crescita di complessità delle relazioni la famiglia gioca un ruolo decisivo, sia come ‘uittima’ che come ‘attore’.” ( CISF a cura d. Pierpaolo Donati "Primo rapporto sulla famiglia in Italia" ed. Paoline, Milano 1989, p. 13.) 

Qualcuno addirittura aveva parlato di morte della famiglia, ma ora sta ricredendosi: “Fino ad alcuni anni or sono molti pensavano che la famiglia fosse inesorabilmente in declino Ma negli ultimi tempi la prospettiva è cambiata" Si è visto che, nonostante i grandi sconvolgimenti del mondo nuovo, la famiglia resiste, sopravvive e sotto alcuni punti di vista può apparire perfino più forte di prima." (A cura di Piero Melograni “La famiglia italiana dall’ottocento a oggi" ed. Laterza, Bari 1988, p.V)  

Non dobbiamo dunque dare come scontata la nostra conoscenza della situazione contemporanea, né possiamo prescindere da essa, quasi che il cristianesimo fosse una realtà da vivere in un altro mondo. 

È dentro questa società, questa storia che noi siamo chiamati a dare compimento al disegno di Dio. Dichiara espressamente il nostro Papa: “Poiché il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia riguarda l'uomo e la donna nella concretezza della loro esistenza quotidiana in determinate situazioni asociali e culturali, la Chiesa., per compiere il suo sevizio, deve applicarsi a conoscere le situazioni entro le quali il matrimonio e la famiglia oggi si realizzano. Questa conoscenza è, dunque, una imprescindibile esigenza dell’opera evangelizzatrice. È, infatti, alle famiglie del nostro tempo che la Chiesa deve portare l’immutabile e sempre nuovo Vangelo di Gesù Cristo, così come sono le famiglie implicate nelle presenti condizioni del mondo che sono chiamate ad accogliere e a vivere il progetto di Dio che le riguarda." (Familiaris Consortio n.4)  

D’altra parte noi siamo chiamati a vivere il mistero cristiano sì nel nostro tempo, ma secondo le indicazioni di Dio, e non secondo la misura delle mode, delle debolezze, delle pigrizie di un’epoca. 

Di qui l’esigenza di coniugare costantemente le due dimensioni: quella del progetto di Dio e quella delle condizioni sociali e culturali della gente del proprio tempo. 

Ma il progetto di Dio non lo troviamo mai allo stato puro, disincarnato, poiché fin dal principio esso si è espresso in gesti, in parole, in una cultura, in una determinata, particolare forma di vita. 

Esso va perciò costantemente “interpretato” e “ri-espresso” , come di fronte al costume e alla cultura del proprio tempo il credente non deve semplicemente “rifiutare”oppure “accogliere” acriticamente , ma saper “discernere” (cf. Familiaris Consortio n.5). 

La stessa fedeltà al passato che fu conforme all’evangelo, non può mai essere semplicemente un atto di “ripetizione” di “formule” e di “modi”, poiché l’evangelo va ridetto, ridetto nella cultura, nella maturazione del proprio tempo. 

Da questi rilievi risulta una conseguenza molto importante, che investe la teologia, la predicazione e la stessa pastorale: è fedele non chi ripete, ma chi ripensa, ri-esprime, chi accetta di rinnovarsi. Il cristianesimo è come il fuoco: vive se brucia, e perciò se si rinnova. Solo il fuoco dipinto non ha bisogno di rinnovarsi; ma quello né illumina, né riscalda.

 

Parlando del rinnovamento della teologia, con pertinenza ha affermato von Balthasar, in un tempo di diffidenza verso il nuovo: “Una verità. che continui solo ad essere trasmessa, senza essere ripensata a fondo, ha perso la sua forza vitale.” ( H. U. von Balthasar, “Abbattere i bastioni” ed. Borla,Torino 1966; l’originale è del 1952)". 

Il nostro studio in questi giorni sarà perciò guidato come da due occhi: quello che guarda alla Rivelazione di Dio, e quello che guarda alla situazione storica dell’ uomo contemporaneo, per quindi confluire in una proposta pastorale che prende luce anche dall’esperienza della vita matrimoniale e familiare vissuta nella nostra attuale condizione storica. 

Visione teologica, visione socio-culturale, visione esperienziale, non vanno però mai disgiunte nel nostro studio, nelle nostre proposte operative, poiché si richiamano profondamente e si illuminano reciprocamente, pur sotto angolature diverse.

 

 

2. RITORNO ALLE SORGENTI 

Proprio perché si tratta non di ripetere, ma di ripensare e di ridire il mistero cristiano, per questo dovremo rifarci alle sorgenti, alla Rivelazione di Dio

 

2.1. Il progetto originario di Dio sull’uomo 

Sia il matrimonio che la famiglia, che ne consegue, esprimono l’uomo in una sua tensione originaria, che si rifà a Dio stesso. 

Dichiara il Vaticano II che l’intima comunità di vita e di amore coniugale è fondata dal Creatore e che è Do stesso l’autore del matrimonio. (Cf. Gaudium et Spes n. 48.) Così l’amore matrimoniale e l’amore familiare sono presentati nella storia della salvezza come segno dello stesso amore di Dio, e questi, a sua volta, assume l’ amore coniugale come immagine del suo amore per l’uomo (cf. Apoc.19,7.9). 

Vediamo come la Genesi ce ne parla là dove presenta l’origine dell’uomo e della donna, il loro inserimento nel mondo, la prospettiva del loro futuro. 

Gesù stesso, interrogato dai farisei sull’indissolubilità del matrimonio (cf . Mt.19, 3 ss.; Mc.12,2 ss.), aveva risposto rifacendosi alla Genesi, a ciò che fu da principio. Nella Genesi troviamo due racconti della creazione dell’uomo: quello “elohista”, il primo (cf . Gen 1,26 ss.), quello meno antico, e quello “iahvista”, il secondo (cf. Gen,2 .7 ss.), quello più antico. 

Il primo è più oggettivo, teologico, metafisico; il secondo più soggettivo, con rilevanze psicologiche. Il secondo però si adegua perfettamente al primo, in quanto la soggettività dell’uomo corrisponde alla oggettività della sua condizione di creatura fatta ad immagine di Dio. 

Nel primo racconto vien detto che l’uomo è stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza; che maschio e femmina fu creato; e che ricevette questa prima benedizione da Dio: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gen.1,28). 

In questa tanto sobria pagina, fino a sembrare disadorna, vengono affermate alcune verità che sono ancor oggi fondamentali: Dio liberamente, per amore, crea l’uomo; lo crea a sua immagina, di Lui che è amore; lo crea uomo e donna, non lasciandolo solo, dando così origine alla prima forma di comunione personale, sottolineando l’intima natura sociale dell’uomo (cf. Gaudium et Spes n. 12); dando all’unione tra l’uomo e la donna la benedizione della fecondità, un amore fecondo analogo al suo. 

Così commenta questo testo biblico il nostro Papa, mettendo in evidenza la vocazione fondamentale dell’uomo (per amore, all’amore), in fedeltà al proprio essere ad immagine di Dio, nella corporeità (e ciò sia nella Verginità come nel Matrimonio), nella sessualità (suo valore manifestativo, simbolico, del dono della persona), fino al valore umano e non semplicemente biologico della generazione: “Dio ha creato l'uomo a sua. immagine e somiglianza: chiamandolo all’esistenza per amore, lo ha chiamato nello stesso tempo all’amore.  

Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione. L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano. In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo in formato da uno spirito immortale, l'uomo è chiamato all' amore in questa sua totalità unificata, L’amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell'amore spirituale, 

la Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all'amore: il Matrimonio e la Verginità. Sia l'uno che l'altra, nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell'uomo, del suo essere ad immagine dl Dio. 

Di conseguenza la sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma, riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo puramente umano, solo se è parte integrale dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente: se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente.

Questa totalità, richiesta dall'amore coniugale, corrisponde anche alle esigenze di una fecondità responsabile, la quale, volta com’è a generare un essere umano, supera per sua natura l'ordine puramente biologico, ed investe un insieme di valori personali,, per la cui armoniosa crescita è necessario il perdurante e e concorde contributo di entrambi i genitori.

Il ‘luogo’ unico, che rende possibile questa donazione secondo l'intera sua verità è il Matrimonio." ( Familiarís Consortio n, 11 )  

Nel secondo racconto (cf. Gen.2-3) viene detto che non è bene che l’uomo sia solo; e Dio gli crea un aiuto che gli sia simile. Ed esclama Adamo: “ Questa volta essa è carne dalla mia carne” (Gen.2,23).

Di conseguenza “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” ( Gen. 2,24) .

Adamo ed Eva furono creati da Dio nell’ innocenza: “Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.” (Gen. 2,25).

Dopo la disobbedienza a Dio Adamo ed Eva si accorgono di essere nudi: “Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi.” (Gen. 3,7.) E più avanti verranno descritte le altre conseguenze del peccato in tutti i vari rapporti umani: con la terra, tra l’uomo e la donna, all’interno della stessa persona. 

La vocazione originaria dell’uomo e della donna sono qui prospettate nella loro sorgente, nelle sue condizioni incarnate e storiche, nella sua grandezza e nella sua debolezza. 

(Per un profondo commento ai primi tre capitoli della Genesi vedi la catechesi del Papa tenuta dal 3 settembre 1979 al 2 aprile 1980, nella prospettiva del matrimonio e della famiglia. Edizione Paoline: Magistero n. 58)

 

2.2. Storia dell’amore divino che si rispecchia nell’amore umano  

In fedeltà alle prime pagine della Genesi la storia della salvezza si snoda poi in tutto l’Antico Testamento in un costante rapporto tra l’amore di Dio e l’amore dell’uomo, in cui questo viene assunto per esprimerlo, e contemporaneamente ne viene sottolineata la differenza. 

Abbiamo così varie storie di matrimonio e di famiglie, con fortune alterne, ma che sempre rivelano qualcosa del mistero di Dio ( cf . S. Pisano “La. famiglia di Davide: promessa e conflitto”; H . Simian-Yofre “La famiglia, segno di Dio nella profezia"; S. Virgulin “La vita di famiglia nel libro di Tobia” in AA.VV. a cura di V . Liberti “La famiglia nella Bibbia" ed. Dehoniane, Roma 1989 rispettivamente pp.101-104; 115-136, 159-188). 

Ci si rifà al progetto originario di Dio. Cosi, per esempio, prega Tobia all’inizio del suo matrimonio, rifacendosi alla volontà e al disegno di Dio creatore dell’uomo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome1 Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e sostegno. Da loro due nacque il genere umano. Tu hai detto. Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. (Tobia 8,7-7) 

Il matrimonio, la famiglia dei profeti, sia nella famiglia, sia nella loro riuscita come nel loro fallimento, vengono assunti per illustrare l’amore di Dio per Israele. Scrive H. Simian-Yof re: “La famiglia non appare nella concezione dei profeti come fine a. se stessa., pur elevato che possa essere, ma come un vero, nel più profondo significato del termine, sacramento: come il luogo della manifestazione dell’azione di Dio nell’insieme della società. Il destinatario di questa azione non è soltanto, né principalmente, i gruppo f familiare, bensì l'insieme della società... Se il messaggio di Jahve si trasmette attraverso la vita normale, e, come pensiamo, felice di Isaia e della sua famiglia, si trasmette anche attraverso la tormentata esperienza. personale di un conflitto familiare profondo, duello dell’amore, l’infedeltà, la dimenticanza, il perdono, la riconciliazione. È l’esperienza di Osea, tanto profonda che lascerà un segno permanente in numerosi testi del “Libro di Osea”. (art. cit. pp.133-134)

 

L’espressione originaria: Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina li creò, vale dunque anche per l’espressione dell’uomo, per il suo amore che si esprime nel matrimonio, che circola nella famiglia umana. Un amore, un seguo, che si compiono nella coppia, nella famiglia, ma che nello stesso tempo li trascendono riel loro significato e quindi nel loro compito. Segno dello stesso amore di Dio, finalizzato a1 bene dell’umanità intera. Un segno che richiede occhi attenti per poter essere adeguatamente decifrato.

 

2. 3. Il compimento in Cristo 

Gesù Cristo, parlando del matrimonio, si rifà alle prime pagine della Genesi (cf Mt. 19,3 ss.; Mc.10,2 ss.) e nella parabola delle dieci vergini si paragona allo sposo della mezzanotte (cf. Mt. 25,1-13).

L’Apocalisse, a sua volta, parla delle nozze dell’Agnello con la sua sposa, la Chiesa (cf . Apoc.19,9).

Ma poi è soprattutto s. Paolo che si sofferma sul valore del Matrimonio come “segno” (“sacramento”) dell’amore di Cristo per gli uomini, per la sua Chiesa.

Il testo fondamentale al riguardo è Ef . 5, 21-33. Si tratta di un testo che ha presente tutti i riferimenti dell’A. T. all’amore di Dio espresso attraverso l’immagine del matrimonio umano (cf. Os.1-3; Ger.2,2; 3,1-16; 9 ,2; 31,1-3; Is. 49,14-21; 50,1-2; 54,4-10; 60,15; 62,4-5; Ez. 16,8-12; 23; 36 ,25-28), e che Cristo ha portato a pienezza. 

Il rapporto che viene prospettato è quello dell’amore di Cristo per la Chiesa, e di quello tra gli sposi. L’amore di Cristo per la Chiesa è presentato come modello, e quello degli sposi tra di loro quale “segno” e “imitazione” e “derivazione” nella loro condizione particolare di quell’amore gratuito, fecondo, incarnato, crocifisso.

Così il matrimonio è visto da Paolo inscritto nel grande mistero dell’amore sponsale di Cristo per la sua Chiesa, una sua immagine: un suo riflesso. (cf. S. Cipriani “Matrimonio e famiglia in San Paolo” in op, cit . pp. 209- 219).

 

 

3. DALLA FONDAZIONE ALLA RI-ESPRESSIONE STORICA 

Letto, interpretato il mistero cristiano del matrimonio e della famiglia nel momento sorgivo della storia della salvezza, dobbiamo ora vedere come possiamo, come dobbiamo ri-esprimerlo nel nostro tempo. 

 

3.1. Un cammino di salvezza 

Se riprendiamo in sintesi le cose dette rileviamo anzitutto un fatto: il matrimonio e la famiglia si presentano come un cammino di salvezza, di grazia, e quindi una “sequela di Cristo”, una via di santità. Una vocazione resa attuabile dal dono dello Spirito. 

Così i coniugi diventano in forza del sacramento del matrimonio “simbolo reale della nuova ed eterna alleanza sancita nel sangue di Cristo”, e insieme sono fatti capaci di amarsi dello stesso amore di Cristo. 

Afferma il Papa: “Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amati. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce.” ( Familiaris Consortio n.13) 

Un cammino di santità che si compie non nonostante il matrimonio e la famiglia (vedi per esempio una certa mentalità, una certa pastorale, che sembrano dissociare o semplicemente accostare matrimonio, famiglia e vocazione alla santità) , ma proprio in forza del matrimonio e della f amig1ia. (Un fatto analogo lo pone il Vaticano II a proposito de1la vocazione alla santità da parte del presbitero: “attraverso” e non “nonostante” i1 servizio a pastorale egli è chiamato a santificarsi, a realizzare la carità pastorale). 

Un cammino di costante aiuto reciproco (tra marito e moglie, tra genitori e figli), per cui i membri della famiglia sono i primi responsabili della salvezza dei propri familiari. 

Un cammino di santità che si caratterizza per alcune note proprie come l’accoglienza, la custodia, l’educazione della vita; l’attenzione ai più deboli; il pri-mato della. Persona rispetto alle sue condizioni di salute, di cultura, di prestigio sociale; la priorità della espressione gestuale su quella orale, la rilevanza data al mondo affettivo e il peso dato alla tradizione del costume delle persone. 

Con questa ricchezza sua propria la famiglia è chiamata a dare il proprio contributo specifico alla Chiesa e alla società; e insieme in questo suo aggravio la famiglia chiede alla Chiesa e alla società comprensione ed aiuto. 

Chiediamoci al riguardo: siamo convinti che il matrimonio e la famiglia sono una via alla santità? Riteniamo che la famiglia debba dare in parrocchia e nella società un suo contributo anzitutto come famiglia e non semplicemente come aggregato di più persone? Come ci comportiamo in merito nella nostra predicazione, nella preparazione al matrimonio, nelle richieste che noi facciamo alle famiglie, nell’aiuto che noi cerchiamo di prestare ad esse?

  

3.2. Ruolo del “segno” e della “temporalità” nel matrimonio e nella famiglia  

Il matrimonio e la famiglia sono realtà ecclesiali e sociali particolarmente legate alla corporeità, e quindi ai luoghi ai segni, alla temporalità.  

Vedi per esempio il ruolo della casa come salvaguardia dell’intimità, come segno tangibile del’unità della famiglia, della condivisione della vita; vedi per esempio certi momenti rituali della vita di famiglia come il saluto, il mangiare insieme, il disporsi delle persone in casa, la comunicazione tra i vari membri di una stessa famiglia. 

Ogni gesto è ricco o povero a seconda della intenzionalità con cui viene caricato. 

In proposito va notato come la figura, i1 corpo, possono assumere mille significati diversi come una “scrittura” ( vedi al riguardo le acute osservazioni fatte da Giovanni paolo II nel suo commento già citato (cf. Magistero n. 58) dei primi capitoli della Genesi a proposito del corpo, della vergogna, della nudità, della sessualità, nel rapporto tra l’uomo e la donna). Vedi per esempio la diversità espressiva nei rapporti tra marito e moglie, tra fratelli e sorelle, tra genitori e figli, tra piccoli e grandi, che esprimono ora tenerezza, ora protezione, ora domanda di aiuto. 

Nella famiglia, proprio perché la corporeità ha un ruolo fondamentale, la temporalità, con tutte le sue implicanze di “memoria”, di “progettazione”, di “declino fisico” o di “crescita verso il pieno vigore delle forze”, segna profondamente le varie tappe della sua esistenza (cosa che, per esempio, non è altrettanto percepita nel gruppo che cresce omogeneamente). 

Tutto ciò ci fa presente come, mentre usiamo una sola parola: “famiglia”, nella realtà la figura concreta della famiglia è tanto varia, ed è costantemente soggetta a delle proprie variazioni interne, e perciò anche a crisi. 

Cosi, proprio perché la famiglia vive molto di “segni” e di “simboli”, se il linguaggio si appiattisce anche la vita della famiglia s’impoverisce. Da questo punto di vista la famiglia, sia perché si radica nei fattori primi della vita (l’amore, la relazione personale, il nascere e il morire), sia perché dà largo spazio ai segni nella sua espressività, per questo più che altri ambienti incrocia il fatto religioso. Sarà importante nella proposta pastorale evidenziare questo rapporto.

 

3.3. Alcune implicanze 

Se il matrimonio e la conseguente famiglia si radicano in un sacramento (“segno efficace di Cristo che assimila a sé l’uomo”), essi formano una “comunità di Chiesa” (“Chiesa domestica”), e come tali si devono alimentare costantemente alla Parola di Dio, che riunisce, illumina, purifica; i membri di una famiglia devono partecipare ai sacramenti anche come membri di questa micro-comunità di Chiesa (vedi per esempio il senso comunitario della partecipazione al sacramento della Penitenza); la loro testimonianza, la condivisione de1 loro bene, deve essere anzitutto di “comunità ecclesiale” e non primariamente della somma di più singoli. 

Proprio perché la famiglia è molto legata alla corporeità e a1la temporalità, per questo dover essere costantemente educata (o deve auto-educarsi) a lievitare la corporeità, perché sia sempre significante, e insieme dev’essere disposta a divenire: da coppia sola, a coppia con figli piccoli con figli grandi, a coppia che torna ad essere sola, evitando di rimanere prigioniera di un’epoca della propria vita. 

Essendo il matrimonio e la famiglia una via specifica alla santità, vale a dire all’imitazione di Gesù Cristo, per questo gli sposi devono impegnarsi ad aiutare gli altri sposi, le altre famiglie nel loro cammino, anche se - in forza della comune, radicale vocazione cristiana - ogni vocazione può aiutare le altre vocazioni.