Giovanni Volta

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Lo Spirito Santo e la famiglia

Pentecoste, 25 Maggio 1980,

        San Silvestro              

                                             

 

Parrocchiale di San Silvestro, Curtatone (Mn)

SOMMARIO                  

Introduzione

l. Alcuni nodi d’incontro

2. L’approfondimento di alcuni aspetti significativi.

2.1. Comunione, comunicazione e alterità in famiglia.                                

2.2. Memoria, novità e attesa in famiglia.

2.3. La famiglia è il luogo della vita.   

3. L’educazione in famiglia al senso dello Spirito Santo.

3.1. Il senso di Dio.

3.2. L’educazione alla libertà cristiana.

3.3. L’educazione ad essere Chiesa.

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Introduzione

In Occidente si è parlato poco dello Spirito Santo e quando se ne è parlato il discorso fu riservato alle persone religiose. L’Occidente fu più la terra dell’incarnazione che della ispirazione ma l’una non può essere senza l’altra.

Ora noi siamo cristiani perché Dio Padre, Figlio e Spirito Santo ci hanno chiamato alla comunione con loro; ci hanno chiamati alla comunione con loro dentro e nella mediazione della storia, nella sua varia articolazione.

Per ciò in ogni condizione particolare di vita, in ogni vocazione cristiana (laica, religiosa, sacerdotale, coniugata e non coniugata), noi siamo chiamati a vivere in un rapporto particolare con il Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo. In questa prospettiva guardiamo oggi al rapporto tra Spirito Santo e famiglia. Ci sarà di luce anzitutto la Sacra Scrittura che ci mostra il rapporto tra Spirito Santo e Cristo; tra Spirito Santo e comunità cristiana ne1 suo momento originario; ci sarà di luce l’ esperienza e la riproposizione che ne ha fatto di questo rapporto la Chiesa durante la storia.

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l. Alcuni nodi d’incontro

La famiglia si origina dal sacramento del matrimonio, che è “segno efficace” nella nostra carne del definitivo e fecondo patto di alleanza che Dio volle stabilire con l’uomo, e che ebbe il suo c compimento in Cristo morto per noi sulla croce.

Nel compimento di questo definitivo patto di alleanze il ruolo dello Spirito Santo è “costitutivo”. Alla Madonna che chiede: “Come è possibile? Non conosco uomo.” risponde l’angelo: “lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà 1a sua ombra la potenza dell'Altissimo” (Lc 1,34-35). E per questo noi professiamo nel Credo: “E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno di Maria Vergine”.

Ma il patto di alleanza di Dio con l’uomo in Cristo si deve partecipare agli uomini; e anche questo avviene sempre per opera dello Spirito Santo, il decisivo dono del risorto ai suoi. Senza il dono, l’azione dello Spirito Santo, gli apostoli vedono, ma non intendono, ascoltano, ma non comprendono. Sarà in forza dello Spirito Santo che gli apostoli saranno in grado di “comprendere” e di “testimoniare”, in una parola, di condividere l’alleanza tra Dio e l’uomo, che si è compiuta in Cristo.

All’ultima cena Gesù dice ai suoi che “capiranno” quando verrà loro lo Spirito Santo (cfr. Gv 14,26), che lo Spirito Santo li farà capaci di “rendergli testimonianza” (cfr. Gv 15,26), che li guiderà alla verità tutta intera (cfr. Gv16,13). Per questo la Chiesa prega: “O Dio, che hai illuminato il cuore dei tuoi fedeli con la luce del tuo Spirito, donaci la grazia di gustare nello stesso Spirito tutto ciò che tu ci poponi.”

Sarà lo Spirito Santo che nel giorno di Pentecoste non solo illuminerà gli apostoli, ma li farà capaci di rendere testimonianza con coraggio a Cristo in piazza a Gerusalemme, di farsi intendere dalle genti più diverse, e quindi di riunire i1 popolo di Dio (cfr. il dono dello Spirito agli apostoli, Atti 2,4-12; il dono dello Spirito ai pagani, Atti 10,44-48). Vedi per esempio la conclusione de1 discorso di Pietro a Gerusalemme e il giorno di Pentecoste (cfr. Atti 2,37-41). È significativa in proposito la preghiera della Chiesa nel Canone III: “Per mezzo di Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore, nella potenza dello Spirito Santo, fai vivere e santifichi l’universo e continui a radunare intorno a te un popolo che da un confine all’altro della terra offra al tuo none il sacrificio perfetto.”

E dopo la consacrazione: “… e a noi, che ei nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito.”

In forza dello Spirito noi apparteniamo a Cristo (“Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene” Rom 8-9); Egli ei accomunerà al suo destino di risorto (cfr. Rom 8,11), come oggi ei accomuna alla sua vita dl figlio (cfr. Rom 8,14-17).

Sempre per lo Spirito donatoci da Cristo noi siamo in grado di rivolgerci al Padre; anzi è Lui stesso che prega per noi. “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiano che cosa sia conveniente domandare ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio” (Rom 8,26-27).

È lo Spirito, che anima la Chiesa, che la porta all’incontro definitivo con il suo Signore: “Lo Spirito e la sposa dicono: - Vieni! -. E chi ascolta ripeta : - Vieni!... Vieni, Signore Gesù (Maranà tha). " (Apoc 21,17.20).

Se la famiglia scaturisce dal "segno” del patto di eterna alleanza tra Dio e l’uomo, compiutosi in Cristo, e lo spirito ha un ruolo costitutivo in questo patto, esso avrà un ruolo costitutivo anche nella famiglia, in ordine al suo essere tipico di comunità con Dio e tra gli uomini; in ordine al capire, all’esprimersi, al riunirsi, all’attendere, all’essere feconda, in ordine alla sua speranza, in ordine alla sua testimonianza.

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2. L’approfondimento di alcuni aspetti significativi.

Quello che abbiamo detto finora riguarda il rapporto generarle tra Spirito Santo e Alleanza, tra Spirito Santo e Matrimonio, Famiglia, segni particolari dell’Alleanza di Dio con l’uomo. Questa però è vissuta nella famiglia con accenti e modalità diverse a seconda della sua condizione e dei suoi tempi.

Consideriamo ora alcune di queste condizioni, di questi tempi. Ciascuno poi dovrà fare un passo ulteriore: vedere la sua condizione concreta, il suo tempo (mentre l’eventuale intervento nella riflessione comunitaria, fatta in base alla propria esperienza illuminata dalla Parola di Dio potrà arricchire i punti già esposti).

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2.1. Comunione, comunicazione a alterità in famiglia.

La famiglia realizza la comunità cristiana in una sua tipicità che potremmo così sintetizzare: si tratta di una delle comunioni più forti, quella tra marito e moglie, quella tra genitori e figli. Una comunione nata da una scelta, di amore tra tante altre possibilità per una condivisione della stessa vita; una comunione che nasce da un rapporto di sangue, genitori e figli, e dalla cura dei primi, fondamentali tempi della vita. Una comunione che ogni giorno deve esprimersi, esprimersi nella concretezza e spesso nella monotonia della vita quotidiana. Una comunione vissuta nell’alterità, nella diversità, nella varietà, delle persona che ne sono protagoniste. Da qui le difficoltà: vivere in comunione: vivere in comunione senza negare, anzi potenziando le individualità di ciascuno. Comunicare, ripetendo gesti, parole, comportamenti, senza mai diventare prigionieri di essi.

Lo Spirito Santo muove alla comunione dal di dentro. Per questo non costruisce mai una comunità coatta.

Lo Spirito Santo, Spirito di amore, muove alla comunione creando delle sintonie profonde. Lo Spirito Santo potenzia le individualità (vedi la varietà dei suoi doni), per una loro complementarietà. Lo Spirito Santo aiuta a leggere i segni, per cui permette la comunicazione tra i credenti; lo Spirito Santo ispira i gesti, e i segni, per cui sottrae il credente alla mortificazione della ripetitività.

La comunione tra diversi esige capacità di attesa, pazienza ne1 momento della tribolazione… ; ora lo Spirito Santo è Spirito di amore, Spirito Consolatore, Spirito di fortezza. Il rapporto di comunione richiede ascolto e consiglio reciproco, nella comprensione non solo dei principi, ma delle stesse condizioni concrete; ora lo Spirito Santo è Spirito d' intuizione (com’è proprio dell’amore), Spirito di consiglio e di prudenza. 

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2.2. Memoria, novità e attesa in famiglia.

In famiglia ha un ruolo fondamentale la memoria; la memoria delle gioie e dei dolori, delle promesse e delle attese, delle prime esperienze. In famiglia si pongono le fondamenta della personalità umana, poiché in essa si fanno i primi assaggi della vita e questi con condizioneranno tutti quelli futuri.

Ora lo Spirito Santo costituisce nella Chiesa come la sua memoria: “Queste cose e vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto.” (Gv14,25-26).

Nella famiglia, perciò, lo Spirito Santo non solo crea le condizioni del dialogo cristiano, e lo stimola, ma mantiene anche viva la memoria saporosa di ogni germe di bene che è stato seminato nella sua storia, e ne permette lo sbocciare anche a distanza di tempo. Mentre però la famiglia trova uno dei fondamenti essenziali della sua identità nella memoria, nello stesso tempo, proprio perché è in forte evoluzione quando vi sono i figli, per questo deve essere nello stesso tempo molto disponibile alle novità per inglobarle nel suo cammino di crescita.

Un dono tipico dello Spirito Santo è il discernimento di ciò che è vero, autentico (vedi l’azione dello Spirito Santo nella chiesa, apostolica). Sempre dono dello Spirito Santo è l’essere liberi in quanto, dando la capacità di amare, non si lega mai definitivamente a nessuna forma espressiva.

La famiglia non solo è in costante tensione tra “memoria” e “novità”, ma nello stesso tempo, mentre si preoccupa d’incarnare nel proprio contesto i valori cristiani compresi, accolti, deve restare libera per un futuro che supera il presente. Anche la famiglia vive i propri valori in dimensione escatologica.

Così la famiglia testimonia nelle varie circostanze della sua vita la “speranza” cristiana.

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2.3. la famiglia è il luogo della vita.

La vita non si riduce a nessuna singola cosa, azione, struttura, ma tutte le anima, le regge, cosi che se vien meno, le cose, gli atti, le strutture s’afflosciano, perdono senso, perché restano senza il cuore che li ha generati.

Analogamente è lo Spirito nella vita cristiana. Esso non si riduce a nessun atto, e tuttavia se vi è un atto che Egli non ha ispirato, questo atto ha perso senso. La famiglia è il 1uogo della vita, perché in essa non solo viene trasmessa, ma anche perché può assumere mille volti senza esaurirsi. Ora, se€ la famiglia vuole essere il luogo della vita nel suo senso più profondo, non può non essere nello stesso tempo il luogo dell’azione dello Spirito Santo. Con Lui ci si deve confrontare in ordine all’autenticità dell’amore; a Lui ci si deve ispirare in tutto ciò che facciamo perché l’ispirazione non cada; da Lui la famiglia deve trarre comprensione, discernimento, forza, per continuare il suo cammino guardando avanti; sotto la sua azione bisogna essere disposti ogni giorno a rinnovarsi.

Il dono dello Spirito Santo, la sua azione, sono intimamente legati alla vita, alla rinascita del cristiano. Dice Gesù a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno dei cieli." (Gv 3,5).

Non solo lo Spirito Santo fa rinascere l’uomo, ma si pone nella sua vita come sorgente di vita: “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: - Chi ha sete venga a me e beva; chi crede in me, come dice e la Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito Santo che avrebbero ricevuto i credenti in lui.” (Gv 7,37-39).

Lo Spirito è la guida interiore de1 cristiano, la sua nuova legge, scritta da Cristo nei loro cuori: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio.” (Rom 8,14)

Dallo Spirito viene la preghiera (cfr. Rom 8,26), la conoscenza dell’intimo mistero di Dio (cfr. 1Cor 2,10-12), la futura risurrezione della carne (cfr. Rom 8,11). Il cristiano è chiamato a vivere non sotto il dominio della carne, ma sotto la signoria dello Spirito (Rom 8,9; Gal 5,18). E i frutti di questa signoria sono: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (cfr. Gal 5,22).

Il cristiano è chiamato perciò a vivere secondo lo Spirito, a diventare così libero: “Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito ” (Gal 5,25).

“Cristo ci ha liberati, perché restassimo liberi... Voi infatti, siete stati chiamati a libertà. Perché questa, libertà non divenga pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità, siate a servizio gli uni degli altri. Vi dico dunque camminate secondo lo Spirito (e non secondo la carne)… se vi lasciate guidare dallo Spirito non siete più sotto la legge” (Gal.5.1.13.16.18).

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3. L’educazione in famiglia al senso dello Spirito Santo.

Abbiamo visto alcuni rapporti tipici che intercoruono tra lo Spirito Santo e la famiglia; vediamo ora come la famiglia deve disporsi a questo rapporto, come deve coltivarlo. Anche per questo aspetto mi limiterò a suggerire alcune piste di riflessione.

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3.1. Il senso di Dio.

Lo Spirito Santo è la terza persona della santissima Trinità, si coltiva perciò l’attenzione e l’obbedienza allo Spirito dentro l’educazione al senso di Dio, di Dio che si è rivelato a noi nella storia.

Se l’uomo resta chiuso in se stesso, e perciò non si apre al mistero di Dio, non può neppure vivere il suo rapporto con lo Spirito Santo. Così pure se l’uomo non è attento alla rivelazione di Dio. Solo attraverso la rivelazione noi siamo in grado di conoscere lo Spirito Santo e di saperne le funzioni nei nostri riguardi. (Vedi i vari interventi suoi nella storia della salvezza, che ci mostrano chi è e come opera.)

Sarà perciò importante riandare al ruolo dello Spirito Santo in rapporto a Cristo e in rapporto agli uomini, come ci risulta dai Vangeli, dagli Atti degli Apostoli, dalle lettere di S. Paolo.

Anche la Liturgia è una grande scuola educante al senso dello Spirito Santo. Vedi per esempio il ricorrente discorso su lo Spirito Santo, l’invocazione a Lui nella celebrazione del Battesimo, della Cresima, dell’Eucarestia, della Penitenza, sacramenti che coinvolgono profondamente la vita cristiana della famiglia, che in qualche modo la plasmano.

Riandando la storia della salvezza testimoniataci dalla sacra Scrittura partecipando con piena disponibilità di spirito ai sacramenti secondo la loro struttura storica e trinitaria, la famiglia si apre nella vita e nella presa di coscienza all’azione dello Spirito Santo, all’incontro con Lui.

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3.2. L’educazione alla libertà cristiana.

Per educare non è sufficiente presentare dei modelli o dei precetti, occorre che il soggetto si muova dal di dentro.

Ora, il muovere l’uomo dal di dentro, nel suo cammino conoscitivo del mistero di Dio, nell’ascolto della Parola di Dio e quindi nella sua risposta concreta, personale (“vocazione”), è compito primario dello Spirito Santo.

La famiglia è il luogo dove la persona dovrebbe avere la maggiore accoglienza e quindi la massima spontaneità; è il luogo dove geminano tutte le vocazioni perché in essa si compiono i primi passi della vita, quelli che avranno più peso per il futuro, perché in essa si fanno 1e prime scelte, perché in essa, a differenza degli altri gruppi di appartenenza o di lavoro, ciò che viene messo in primo piano è l’essere se stessa della persona e non una sua particolare attitudine o mansione, come quella del lavoro, dello studio…

In questa prospettiva risulterà che in famiglia ciascun membro dovrà aiutare l’altro ad essere fedele alla vocazione dello Spirito, il che comporta che nessuno presuma di essere padrone dell’altro, e nello stesso tempo che nessuno pensi di poter disporre di sé arbitrariamente.

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3.3. L’educazione ad essere Chiesa.

La famiglia, fondandosi sul sacramento del matrimonio, ha una propria ragione specifica di essere Chiesa, e la Chiesa ha come note fondamentali: l’unità, l’apostolicità, la cattolicità, la santità. I1 modello di questo suo essere è Cristo, Verbo incarnato; la sua anima: lo Spirito Santo.

Ora in quanto Chiesa, Chiesa domestica, la famiglia vive e cresce nell’unità, nella cattolicità, nell’apostolicità, nella santità, in quanto vive in comunione con lo Spirito Santo.

Lo Spirito, agendo dal di dentro dei suoi componenti, come Spirito di amore, di fortezza, di pietà, di sapienza, porta la famiglia a conformarsi a Cristo nell’accoglimento della sua Parola dentro il contesto concreto della sua vita, nell’aiuto reciproco dei suoi membri, nella sua testimonianza nella grande Chiesa e nel mondo, nella pluralità complementare dei suoi doni, nel costante impegno a discernere le vie che ciascun suo membro è chiamato a percorrere (vedi il ruolo del dono del consiglio; vedi l’impegno a discernere la vocazione concreta di ciascuno dentro i1 proprio tempo).

L’attenzione alla presenza operante dello Spirito Santo, che potrà esprimersi anche con invocazioni specifiche a Lui (sia nelle preghiere di ogni giorno, sia alla vigilia di importanti decisioni, sia in occasioni di momenti di oscurità, di prove), dispone la famiglia ad evolversi, a guardare avanti, nella fedeltà a se stessa, perché fedeltà allo Spirito, che l’anima, che la riunisce, che sta all’origine della varietà dei suoi doni.