Fam.1987ridGiovanni Volta

Vescovo

 

FAMIGLIA, DIVENTA CIÒ CHE SEI!

 

Lettera alle famiglie pavesi

Pavia 1987 *

 

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SOMMARIO

Carissimi,

La pace del Cristo risorto sia con voi

La famiglia: segno vivo dell'amore di Dio tra gli uomini

La Chiesa domestica nella grande Chiesa

Momenti significativi della vita familiare

Una preghiera e un augurio 

 

 

Carissimi,

ho chiesto ai vostri sacerdoti di accompagnare il loro saluto e la loro benedizione con il mio saluto e la mia benedizione.

Già vi ho incontrato nelle vostre chiese, ora voglio incontrarvi anche nelle vostre case, "chiese domestiche", dove le gioie, le pene, le speranze e le delusioni si fanno particolarmente acute; dove si compie la prima educazione di ogni uomo, e perciò si prepara il nostro futuro, quello insieme della Chiesa e della società. Dove la memoria del passato, che si fa presente in tradizioni, in abitudini, in racconti, in determinati volti, incrocia e si confronta con la mentalità e le aspirazioni del presente.

 

 

 

La pace del Cristo risorto sia con voi

Come Gesù Cristo risorto fece un giorno con i suoi apostoli nel cenacolo, così anch’io, entrando per la prima volta nelle vostre case, voglio darvi il suo saluto ed augurio: la pace sia con voi.

Con voi famiglie nuove, tutte protese verso un futuro migliore.

Con voi famiglie “cresciute”, che già avete una lunga storia intrecciata di gioie, di tribolazioni, di sogni, e forse di qualche rimpianto.

Con voi famiglie lacerate da dissensi, incomprensioni, divisioni, o ferite dalla malattia, dalla morte, o afflitte da prolungate solitudini, eppure sempre in cerca di un incontro, di una riconciliazione.

Con voi famiglie umiliate dalla disoccupazione, mortificate dalla mancanza di un’abitazione adeguata, in angustia per il futuro dei vostri figli o - ancor più - angosciate per il loro disorientamento.

Con voi famiglie emigrate qui a Pavia, ancora in ricerca di una vostra ambientazione.

Con voi famiglie che, prese da mille cose e preoccupazioni, forse vi siete dimenticate di Dio, o non osate interrogarvi sulla fede o - colpite da qualche disgrazia o da qualche grave delusione - siete ancora alla ricerca del senso della vita.

La pace che vi auguro non è semplicemente quella della “non ostilità”, o del “silenzio”, ma la pace di Cristo, scaturita dal suo amore per noi, che ci può raggiungere fin nella profondità del nostro spirito, là donde vengono i nostri buoni e cattivi desideri, dove maturano i nostri dubbi e le nostre certezze, da cui nascono gli odi, le liti, le guerre. Dall’amore di Dio che ci perdona, che ci rinnova, facendoci capaci a nostra volta di perdonare, di ricominciare, viene a noi la pace di Cristo.

 

 

 

La famiglia: segno vivo dell’amore di Dio tra gli uomini

Alla vostra famiglia auguro questa pace, questo rinnovamento, questa capacità di amore e di misericordia, questo ritrovamento della propria sorgente: l’amore.

Ma che cos’è la famiglia? A volte ci sembra semplicemente il luogo dove si mangia e si dorme, dove i figli tornano quando hanno delle necessità, dove si litiga perché ciascuno in essa vuole affermare i propri diritti di autonomia.

Per comprendere che cos’è, noi dobbiamo risalire alle sue origini; per avere un’indicazione per il suo cammino, noi dobbiamo conoscere il suo progetto; per capire il dono della “sua” pace, noi dobbiamo avere davanti agli occhi la sua vocazione.

Da Dio stesso è la famiglia. Fin dal principio Egli creò l’uomo maschio e femmina, e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra e soggiogatela. A sua immagine e somiglianza li creò, dice la Bibbia (cf. Genesi 1,27).

Dio, intelligente, amante, libero, fecondo perché creatore, volle che l’uomo fosse nel mondo sua viva immagine, e perciò specchio della sua intelligenza, del suo amore, della sua libertà, della sua fecondità, e la famiglia luogo privilegiato dell’espressione di queste qualità, della loro educazione.

Il Creatore, poi, non solo fece l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma in quella sua immagine - l’amore dell’uomo e della donna - la famiglia umana continuò ad esprimersi, a dirci chi era Lui per noi.

Sentite questo bellissimo testo in cui Dio paragona il suo amore per il popolo eletto a quello dello sposo per la sposa: "Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà, e tu conoscerai il Signore." (Osea 2,21-22).

 

Anche ad una madre Dio si paragona: Come una madre consola il figlio, così io vi consolerò. (Isaia 66,13).

Dopo averci parlato attraverso l’immagine dell’amore umano, della famiglia, il Figlio di Dio, facendosi uomo, volle anch’Egli far parte di una famiglia, quella di Nazaret, crescendo in essa in sapienza, età e grazia (cf. Lc. 2,52), sperimentando la persecuzione e l’emarginazione (cf. Mt. 2,13-15), le tensioni che possono nascere nei rapporti di ogni famiglia (cf. Lc. 2,48-50), la fatica del lavoro quotidiano di un umile carpentiere (cf. Mc. 6,3).

Alle nozze di una coppia di sposi Gesù volle compiere il suo primo miracolo, per venire in loro soccorso (cf. Gv. 2,11), quasi a significare con la sua presenza e con quel prodigio la novità di vita che Egli intendeva offrire ad ogni famiglia. E quando ci parlò della sua ultima venuta, Gesù scelse l’immagine dello sposo, quello della mezzanotte, che va atteso con la lampada della fede accesa (cf. Mt. 25,1-10) mentre la Chiesa viene paragonata alla sposa che l’aspetta, che l’invoca (cf. Apoc. 22,17).

Parlando infine di sé, del mistero di Dio, ancora una volta Gesù Cristo ricorre a due parole, a due figure tipiche della famiglia: il Padre e il Figlio, quasi a mostrare che lo stesso mistero trinitario è modello della famiglia umana nella sua unità e nella sua varietà.

 

 

 

La Chiesa domestica nella grande Chiesa

La famiglia - assunta da Dio quale immagine del suo amore e del suo mistero - è chiamata ad essere nel mondo, nei suoi rapporti tra gli sposi e tra genitori e figli, “simbolo” della Chiesa. Questa è la comunità dei cristiani riuniti dalla Parola di Dio, formata ed alimentata dai Sacramenti. E la famiglia si radica nel Sacramento del Matrimonio, e continua ad essere animata e formata dalla Parola di Dio, dai Sacramenti e dall’esercizio della carità.

A motivo di queste caratteristiche il Concilio Vaticano II ha chiamato la famiglia “Chiesa domestica”, “piccola Chiesa”, mentre a sua volta, per le caratteristiche proprie della comunità cristiana, ha chiamato la grande Chiesa “famiglia di Dio”. Si dà così come una reciprocità tra la famiglia, “piccola Chiesa”, e la più ampia comunità dei cristiani, la “grande Chiesa”, famiglia di Dio. (cf. FC. 48) [1]

La “grande Chiesa” come una madre genera, educa, edifica, cura la famiglia con l’annuncio della Parola di Dio, con la celebrazione dei Sacramenti, con la rinnovata proclamazione del comandamento nuovo della carità (cf. FC. 49). Perciò la famiglia non deve isolarsi dalla parrocchia, dalla diocesi.

La famiglia cristiana, a sua volta, “piccola Chiesa”, propone alla “grande Chiesa” il suo stile umano e fraterno (cf. FC. 64), ispirato dalla gratuità (cf. FC. 43) e particolarmente attento ai più deboli, e propone se stessa quale luogo primo e fondamentale per l’educazione di ogni vocazione, della socialità (cf. FC. 37), dell’amore verso gli altri, dell’evangelizzazione reciproca (cf. FC. 52), dei primi passi nella preghiera (cf. FC. 60).

Non è dunque la famiglia solo “oggetto” dell’azione pastorale, ma anche “soggetto”, poiché porta in sé una vera ragione di Chiesa (cf. FC. 71).

Nella misura perciò in cui vive la propria vocazione specifica, essa concorre all’edificazione della “grande Chiesa”, e non semplicemente perché assume qualche impegno ecclesiale aggiuntivo.

 

 

 

Momenti significativi della vita familiare

Ma quali sono i momenti in cui la famiglia, “Chiesa domestica”, ha un suo compito specifico, pur non esclusivo, nella crescita e nella storia dell’uomo, del credente?

Vi sono anzitutto alcune tappe della vita in cui la famiglia è chiamata ad essere protagonista, e non semplice spettatrice. Vedi per esempio nella presentazione del bambino alla “grande Chiesa” per il Battesimo, nella preparazione del figlio alla Confessione, all’Eucarestia, alla Cresima, nell’iniziarlo alla preghiera, nella sua educazione al Matrimonio o ad altre scelte vocazionali.

Vi sono poi dei fatti, dei rapporti, dei comportamenti in cui la famiglia ha un ruolo prioritario e privilegiato, poiché insegna non solo con la parola, ma soprattutto con l’esempio, e lo fa nelle condizioni ordinarie della vita, con una propria carica affettiva: per esempio, nel modo di guardare a Dio, al prossimo, ai poveri, alla gioia e al dolore, alla vita e alla morte, alla giustizia e alla misericordia, al lavoro, al denaro, all’amore.

Si tratta di mille occasioni in cui la fede, la dedizione, la solidarietà, il coraggio, la pazienza, la prudenza, sono messe in gioco, provocando dialogo, attesa, confronto, aiuto reciproco all’interno delle singole famiglie e nel loro rapporto con le altre, con la società e con la Chiesa.

Per questa via complessa e mutevole cammina e si realizza ciascuna famiglia, luogo del primo amore sia come dono che come risposta (basti pensare ad una mamma quando guarda il bambino che gli risponde con il suo sorriso) e insieme ambiente dei più grandi rischi, proprio perché plasma la vita umana nei suoi primi passi.

In questa situazione di grandezza e di rischio, influenzate da una società che mette spesso al primo posto la sicurezza e il benessere economico, oppure intimorite dalle difficoltà della vita, le famiglie possono essere facilmente tentate di disimpegnarsi, delegando ad altri i loro compiti, oppure rifiutando i figli, fino alla loro soppressione con l’aborto.

Mi auguro che, sia nella vita civile come in quella ecclesiale, tutte le nostre famiglie abbiano a svolgere completamente la loro missione, e la società e la Chiesa ne riconoscano il ruolo e l’importanza e le aiutino a realizzare se stesse.

Nella sua esortazione apostolica sulla famiglia Giovanni Paolo II espressamente ha dichiarato: Ogni piano di pastorale organica, ad ogni livello, non deve mai prescindere dal prendere in considerazione la pastorale della famiglia. (FC. 70). Deve essere riconosciuto il posto singolare che. . . spetta alla missione dei coniugi e delle famiglie cristiane (FC. 7l).

Un richiamo tanto significativo e impegnativo sia per voi, famiglie, sia per noi sacerdoti.

 

 

 

Una preghiera e un augurio

Vorrei concludere il mio incontro con voi pregando.

Per comprendere la nostra famiglia, la sua grande vocazione, il suo dover essere, abbiamo guardato a Dio, alla famiglia di Nazaret, in cui Lui volle farsi uomo come noi.

Ora, coscienti della nostra debolezza, delle nostre innumerevoli difficoltà, torniamo a guardare a quella famiglia con una semplice preghiera di "stupore" e di "invocazione", convinti che questa è "la prima espressione della verità interiore dell'uomo, la prima condizione dell'autentica libertà dello spirito" (FC. 62).

La preghiera fu come il respiro della santa famiglia di Nazaret; lo dovrebbe essere anche nella nostra.

L'accompagno con un augurio: famiglia, diventa ciò che sei! ciò che sei secondo il disegno di Dio.

 

 

Preghiera alla Santa Famiglia di Nazaret

Santa famiglia di Nazaret,

pellegrina in terra straniera

e residente nella tua patria,

accolta e perseguitata,

vissuta nel silenzio

con il tuo lavoro quotidiano,

pur custodendo il Signore del mondo;

esperta della vita e della morte,

della gioia e del dolore,

certa della promessa di Dio

e insieme sorpresa

dalla novità degli eventi;

primo luogo d'accoglienza

e di crescita tra noi

dell'Amore incarnato di Dio,

il Figlio del Padre;

partecipa alla nostra famiglia

la tua tenerezza, la tua forza,

il tuo coraggio,

la tua capacità d' amore

e di speranza.

 

Custode della luce

che illumina ogni uomo che viene a questo mondo,

e della vita

per cui possiamo diventare figli di Dio,

svela la verità a chi la cerca,

dona sapienza e fortezza ai genitori,

amore e fedeltà agli sposi,

letizia ai bambini,

ardimento ai giovani,

accoglienza agli handicappati,

serenità agli anziani,

pazienza e speranza agli ammalati,

rinnovata fiducia nella vita ai carcerati,

lavoro ai disoccupati,

a tutti noi la pace

proclamata dagli angeli a Betlemme

e donata agli uomini dal figlio tuo risorto

il giorno di Pasqua. Amen."                       

4 marzo 1987, mercoledì delle Ceneri

Il vostro  vescovo

+Giovanni Volta

 * Lettera stampata in 45.000 copie.

In copertina: di Angelo Grilli, particolare della Sacra Famiglia in cotto gran fuoco, 1977, Chiesa della Sacra famiglia in Pavia

Tip. Lombardi S.A.S. Belgioioso