Giovanni Volta 

Vescovo

 

FAMIGLIA, ASCOLTA!

Lettera del Vescovo di Pavia

mons. Giovanni Volta

alle famiglie pavesi

Pavia 1988

 

SOMMARIO

Carissimi,

La via per diventare se stessa

La Parola

Parola e fatti della vita

L'ascolto

Assimilazione e pratica della Parola di Dio in famiglia

Preghiamo

 

Carissimi, dopo un anno eccomi ancora nelle vostre case. Vengo per parlare un momento con voi e per portarvi la benedizione del Signore morto e risorto per noi, il suo augurio di pace.

Nella famiglia sta il nucleo primo della società e della Chiesa.

In essa perciò intendo incontrare tutti, bambini, giovani, adulti, anziani, sani ed ammalati, e con loro le gioie, le pene e le speranze degli uomini.

Ad essa vorrei stare accanto nel suo grande e difficile cammino con il mio compito di “padre” nella crescita della fede e con tutta la mia simpatia.

Da essa attendo la testimonianza costante e coraggiosa del suo ruolo fondamentale di custode dell'amore, trasmettitrice della vita, luogo privilegiato della sue educazione.

 

 

La via per diventare se stessa

L'anno scorso, in occasione della benedizione delle case, abbiamo parlato insieme del grave impegno: "Famiglia diventa ciò che sei!”, vale a dire diventa ciò che Dio ha voluto che tu fossi.

Un impegno che deve rinnovarsi ogni giorno, che non è mai finito, perché la famiglia è una realtà viva.

Ora con voi mi chiedo: per quale via la famiglia può diventare ogni giorno se stessa?

Se da Dio viene la chiamata, il progetto e Io stile della sua vita, da Dio, dall'ascolto di Lui, verrà anche la forza e la luce perché si realizzi la sua vocazione.

Ci dice la Sacra Scrittura che Dio con la sua Parola creò tutte le cose: “Dio disse: 'Sia la luce!’ - E la luce fu" (Genesi 1,3). “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui (il Verbo, la Parola di Dio)" (Giovanni 1,3).

Poi ha offerto al suo popolo come guida le sue Parole: "Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole (i Comandamenti)" (Esodo 34,28). E con insistenza gli ha ordinato, perché si salvasse: "Ascolta, Israele" (Deuteronomio 5,1). La primitiva comunità cristiana, a sua volta, era assidua nell'ascolto della Parola di Dio: “Erano assidui nell'ascoltare I'insegnamento degli apostoli" (Atti 2,421.

Qui sta la sorgente di vita e di luce della Chiesa (vedi il titolo del nostro recente Convegno pastorale diocesano “La Parola di Dio fa la Chiesa"), da qui viene la forza e la guida anche per la famiglia, "chiesa domestica”.

 

 

La Parola

Ma come e dove la Parola di Dio raggiunge la famiglia, le dà forza, la illumina?

Già nella celebrazione del Matrimonio gli sposi hanno ascoltato la Parola di Dio che svelava la loro dignità, la loro vocazione: creati ad immagine di Dio (cf. Genesi, 1,27), segno di Cristo e della Chiesa nel loro amore (cf. Efesini 5,22-27). E poi nel loro “sì”- quando si sono impegnati a rimanere sempre fedeli I'uno all'altro, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e ad amarsi ed onorarsi tutti i giorni della loro esistenza - la Parola di Dio è diventata loro parola, loro vita.

In quel giorno, in quella celebrazione, è stato indicato I'intimo rapporto che intercorre tra la famiglia e la Parola di Dio. Questa svela alIa famiglia la sua grandezza, la sua missione, e le dà la forza per compierla; la famiglia, a sua volta, si trova a dover riconoscere e ad accogliere I'amore di Dio in quella Parola, a metterla in pratica, a mostrarla nella sua vita di ogni giorno.

Come la semente scompare nella terra e poi rinasce con vigore nuovo, così la Parola di Dio porta frutti di bontà nell'esistenza degli uomini che I'ascoltano.

Questo incontro della Parola di Dio con la famiglia si ripropone poi molte altre volte, quasi a prolungamento di quel gesto iniziale, per esempio quando la famiglia partecipa all'Eucaristia domenicale o giornaliera, in occasione della celebrazione degli altri sacramenti, quando qualcuno della casa si dispone alla prima Confessione, alla prima Comunione, alla Confermazione, in occasione della celebrazione del Battesimo.

Ma poi in casa può avvenire che si ascolti la Parola di Dio quando per esempio si legge insieme un Salmo come preghiera comunitaria, oppure un brano del Vangelo, o le letture della Messa della domenica, oppure un libro dell'Antico Testamento, come quello di Tobia, significativa storia di una famiglia.

È molto bello poi che il genitore stesso prenda I'iniziativa di leggere e di spiegare ai figli qualche testo della Scrittura. Un impegno che esige un'adeguata preparazione in parrocchia, e che può tanto arricchire i rapporti tra genitori e figli, mostrando come adulti e bambini siano soggetti allo stesso insegnamento, alla stessa Parola, siano presi dentro la stessa storia dell'amore di Dio per noi. Un insegnamento che resterà autorevole anche quando i figli saranno grandi.

 

 

Parola e fatti della vita

La Parola di Dio non ci raggiunge però solo mediante la Scrittura, i Sacramenti, la predicazione della Chiesa, ma anche attraverso gli insegnamenti della vita. Anzi, tante volte la considerazione di fatti ascoltati o visti può disporci a meglio intendere il significato di certe pagine della Scrittura, di determinati atteggiamenti di Gesù Cristo. C'è come una costante reciprocità tra la Scrittura e gli eventi della vita, e tra questi e le parole della Scrittura.

I fatti di cronaca alle volte sollevano degli interrogativi che ci spingono ad ascoltare con un cuore nuovo la Parola di Dio; altre volte ci mostrano la sapienza o il coraggio o la generosità di qualcuno, mostrandosi così come eco della Parola di Dio.

E la famiglia, con il suo continuo scambio interno di pareri, di osservazioni, di memorie, di notizie, di valutazioni, di atteggiamenti, favorito dalla confidenza reciproca e dai comuni interessi, risulta spesso luogo privilegiato di questo ascolto di Dio nella voce degli uomini.

 

 

L'ascolto

Non è sufficiente però che Dio si rivolga a noi con la sua Parola, bisogna che I'uomo, che la famiglia, si metta in ascolto di Lui.

Quando mi sono trovato a conversare con i genitori sull'importanza del fare riferimento alla Parola di Dio, in genere non ho sentito particolari difficoltà. Queste sono state sollevate quando si passava a parlare della pratica. Chi sottolineava la difficoltà della stanchezza dopo il lavoro della giornata, chi quella della propria impreparazione culturale o della propria incapacità a parlare di queste cose con i figli, e chi quella della mancanza di tempo.

Certamente siamo tutti presi dalle molte cose da fare. Ma se non abbiamo presente lo “scopo” della vita, a che vale affaticarsi tanto?

Lo ricorda espressamente Gesù a Marta e a Maria (cf. Luca 10,4O-42).

Ogni giorno ascoltiamo e diciamo tante parole: i nostri ragazzi, e non solo loro, stanno delle ore davanti al televisore. Ma se non ascoltiamo le parole che sono in grado di aiutarci a decifrare il significato degli avvenimenti e della vita umana, se non diciamo le parole che vanno oltre la semplice "chiacchiera” rimarremo sempre estranei al cuore sia dell’esistenza nostra sia di quella degli altri.

Le famiglie rischiano spesso di vivere come in un rumoroso deserto di parole, senza mai giungere ad una vera comunicazione. Anche i rapporti tra genitori e figli tante volte si inaridiscono, fino a limitarsi a semplici esigenze materiali: dammi questo, dammi quello; attento al freddo, attento al caldo.

L'ascolto che voglia essere della “Parola” e non della semplice "chiacchiera”, comunicazione personale e non solo momento di informazione, comprensione e non passivo accoglimento di notizie, esige attesa e concentrazione e, nel caso della Parola divina, la chiara coscienza che Dio è presente e ci parla.

Per questo I'ascolto matura nel silenzio. Nel silenzio soprattutto interiore, per cui tutta la nostra attenzione va alla Parola che ci viene rivolta, e sappiamo così percepire anche ciò che va oltre la nostra sensibilità immediata. Dobbiamo ritrovare il gusto del silenzio per riscoprire il senso delle parole. Pensate per esempio al dialogo estremamente parco, e tuttavia profondo, che può avvenire con un ammalato grave, magari solo con uno sguardo; alla conversazione con una persona cara che non vedevamo da tanto tempo; pensate all'ascolto in una chiesa, anche gremita, ma in grande silenzio, di un testo del Vangelo.

 

 

Assimilazione e pratica della Parola di Dio in famiglia

Parlando in una parabola della Parola di Dio, Gesù, dopo averla paragonata alla semente che il contadino getta nel suo campo, annota che essa può anche non portar frutto, perché chi l'ha ascoltata fu incostante, oppure frenato dalla fatica che richiede o dalle opposizioni che incontra, o dalla preoccupazione delle ricchezze (cf. Marco 4,14-19).

E I’apostolo San Giacomo a sua volta osserva: "Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Giacomo 1,22).

L'ascolto della Parola di Dio è destinato a portar frutti nella vita di ciascuno di noi. Ma perché ciò avvenga è necessario che non solo con la mente, ma anche con il cuore, con la volontà noi l'accogliamo e le siamo fedeli.

La famiglia che accoglie la Parola di Dio diventa cosi come un campo in cui la divina semente svela i suoi vari frutti di pazienza, coraggio, generosità, fiducia, speranza, carità. Il Signore può destare in essa, con la sua Parola, mille risonanze diverse, fino a darci un'immagine concreta, vivente, di Cristo orante, paziente, lieto, sofferente, obbediente, annunciante, accogliente.

Per questa via la famiglia diventa nella parrocchia, nel mondo, segno della presenza del Signore in tutti gli aspetti della sua figura, della sua vita. Lo rende per cosi dire visibile anche ai lontani. Una testimonianza alla quale concorrono perfino i bambini. Più di una volta accade che siano addirittura i nostri bambini che - con la loro vita, con le loro domande e i loro interessi - ridestano la fede assopita nella vita degli adulti.

Avviene cosi che in famiglia la Parola di Dio s’incontri con le varie esperienze dei suoi componenti - operaio, impiegato, insegnante, pensionato, giovane, anziano - e sia interiorizzata con il contributo di tutti, anche se con tempi e modi diversi.

Dio ci ha tanto amato che anche il più piccolo di casa può risultare portatore di luce e di speranza al più grande. Egli ha scelto la nostra debolezza per far presente la sua fortezza (cf. II Corinti 4,7; 12,9). È ciò che splende in modo particolare nel grande mistero della morte e risurrezione del Signore.

Vi auguro che ciò accada nelle vostre case, ascoltando e testimoniando la Parola di Dio.

 

 

Preghiamo  

Dio,

che hai voluto fare della famiglia

un segno privilegiato della tua Chiesa,

benedici questa casa con la tua benevolenza,

fa sempre splendere in essa la tua Parola

che ci illumina, ci fortifica e ci salva..

Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.

Amen. 

 

Pavia, 2 febbraio 1988

Festa della presentazione di Gesù al tempio         

                                                           Il vostro vescovo

                                                           +Giovanni Volta

 

 

In copertina:

Fotografia della Serie Audiovisivi Af18 - n. 15 per la catechesi gentilmente concessa dalla Editrici Elle Di Ci Leumann (TO)

Supplemento a Vita Diocesana n. 1/88

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Tipografia Lombardi s.a.s.- Belgioioso