Giovanni VoltaFam.1989

Vescovo

 

FAMIGLIA, PREGA!

 

Lettera alle famiglie pavesi

Pavia 1989

 

SOMMARIO

Carissimi,

Nella preghiera nasce la famiglia

Ma come pregare?

La preghiera in famiglia

L’educazione alla preghiera

Momenti e forme di preghiera in famiglia

Preghiamo

 

 

Carissimi,

è già Passato un anno da quando vi ho scritto mia lettera: "Famiglia, ascolta!".

Spero che qualche volta abbiate preso in mano il bellissimo messaggio che Dio ci ha inviato: il Vangelo. In una vita che ogni giorno cerca la propria strada, che si domanda dove sta il bene, dove sta il male, in una vita spesso tanto sola, è importante trovare una luce che ci guidi, una presenza amica che s'accompagni al nostro cammino: la Parola di Dio.

Quest'anno, continuando quel discorso, vorrei parlare un momento con voi della preghiera, della preghiera in famiglia e della famiglia.

Qualcuno pensa che solo in chiesa si debba pregare, oppure che la preghiera in casa debba essere solo un fatto personale. Altri, avendo tante cose da fare in casa, oppure perché presi dalla televisione nel loro tempo libero finiscono con il non trovare più spazio per pregare in famiglia e con la famiglia.

Ma la famiglia, voi lo sapete, è "chiesa domestica".

Ora, come può vivere una chiesa senza mai pregare, senza mai rivolgersi insieme a Dio?

 

 

Nella preghiera nasce la famiglia

Quando due cristiani si sposano, si dicono di sì l’un l’altro, si fanno l'uno all'altro "segno" dello stesso amore di Gesù Cristo. E per questo solitamente le nozze vengono celebrate durante la Santa Messa, vale a dire nella preghiera più grande che abbiamo, quella di Gesù Cristo che in croce si è offerto per noi al Padre. Se il matrimonio, la famiglia, sono chiamati ad essere tra gli uomini il segno dello stesso amore di amicizia di Dio, essi dovranno muovere i loro primi passi partendo dalla manifestazione più alta di questo amore, che si rinnova tutte le volte che celebriamo la Santa Messa.

ll nostro Papa ha scritto che "l'Eucaristia è la fonte stessa del matrimonio cristiano" (Familiaris Consortio n. 57), poiché la "alleanza coniugale" affonda le sue radici nell'alleanza d'amore che Cristo ha stabilito con noi sulla croce.

La preghiera non è perciò semplicemente un'aggiunta alla vita della famiglia, ma ne costituisce come l'anima profonda, la forza prima ispiratrice dei suoi comportamenti, il modello dei suoi rapporti, la ragione della sua speranza, anche quando pare che la sventura vinca sul bene, poiché la preghiera è il riconoscimento e l'accoglienza del Dio della vita, di Cristo vincitore della morte.

 

 

Ma come pregare?

Forse a qualcuno viene spesso da pensare: ma cosa significa pregare? E di conseguenza: come pregare? Noi siamo gente concreta, che abbiamo anche poco tempo. Tante volte ci capita di rivolgere un rapido pensiero a Dio, ma non di più durante la settimana. La celebrazione del matrimonio, si dice, è stato un fatto straordinario, perciò con la Messa, con tanti amici. Ma dopo ha ripreso la vita frettolosa, piena d'impegni, sempre. Quando poi sono nati i bambini, quel poco tempo libero che è rimasto, se n'è andato anche lui.

Vedete, forse non ci siamo capiti: la preghiera non è uno fatto straordinario nella vita, un “optional" come si dice oggi, non è un lusso, anche molto importante, come non è un lusso, un fatto straordinario, che voi parliate con la moglie, con il marito, con i figli, che troviate il tempo per stare insieme, che vi confidiate l'uno all'altro.

Osservate i vostri bambini quando per es. tornano dalla scuola: sono contenti di vedervi, di trovarvi a casa, e tante volte vogliono raccontarvi tutto quello che è accaduto loro durante la mattinata. Se hanno una gioia, oppure una pena, la vogliono subito condividere con voi.

Pregare significa rivolgersi a Dio come un figlio si rivolge a suo padre per ammirarlo, per lasciarsi prendere per mano da lui, per esprimergli la propria gioia, i propri timori, le proprie speranze, per dirgli grazie, per chiedere perdono, per manifestargli il desiderio che tutti gli uomini lo riconoscano, l'accolgano, lo amino.

In modo significativo Gesù un giorno disse alla gente che l'ascoltava: se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Gesù sapeva bene che i bambini sono spesso capricciosi, egocentrici, incostanti. Non per questo, però, ce .li ha voluti presentare come esempio, ma perché essi ascoltano, hanno fiducia nell'adulto, e in questo sono esemplari per l'atteggiamento che dobbiamo avere verso Dio.

Ecco come dobbiamo pregare: come figli che si rivolgono al proprio padre. Gesù stesso, quando fu richiesto dai suoi discepoli di insegnare loro a pregare, così ha risposto: direte "Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato it tuo nome, venga il tuo regno, perdona i nostri peccati, dacci il pane quotidiano, liberaci dal male".

 

 

La preghiera in famiglia

Ma la famiglia come può pregare insieme quando è così diversa al suo interno? C'è il bambino che ha una propria sensibilità, un proprio linguaggio, c'è la persona anziana, alle volte c'è una forte diversità anche tra marito e moglie nel loro senso religioso. D'altra parte la famiglia nella propria varietà vive insieme gioie e sofferenze, feste, aspettative e conquiste. Anzi, i diversi modi di percepire i comuni avvenimenti, arricchiscono spesso la vita della famiglia. Così, per esempio, il bambino può far percepire come nuova una festa, quale un compleanno, la ricorrenza del Natale, che agli adulti della casa poteva risultare solo ripetitiva. L'adulto, a sua volta, arricchisce spesso di storia oggetti e ricorrenze di casa, con la sua memoria, con i suoi racconti. Pregando insieme, la famiglia riconosce in maniera sensibile la comune paternità di Dio, allargando così la visuale dei componenti della sua vita, può guardare ai propri torti con la fiducia di poter rinnovarsi in forza del perdono di Dio, rinsalda tra i suoi membri i legami di fede e di grazia, che sono più forti di quelli del sangue.

La famiglia vive di condivisione della casa, del pane, del dolore, della gioia, degli affetti, delle speranze: questa è la sua grande ricchezza, e insieme è spesso la sua grande prova.

La preghiera rappresenta in casa uno dei momenti più forti della condivisione, poiché l'unione con Dio, che in essa viene vissuta, determina sempre un approfondimento della nostra unione con gli altri. Così quando i componenti di una famiglia partecipano alla Santa Messa, non solo si uniscono a Cristo, ma più profondamente anche tra di loro; quando si accostano al sacramento della Penitenza, si determina un movimento di riconciliazione non soltanto con Dio, ma anche con la propria comunità familiare; quando un membro della famiglia prega per l'altro, fa propria la sua attesa e insieme gli è accanto con la sua invocazione a Dio.

 

 

L’educazione alla preghiera

Questo rapporto in casa, questa esperienza della preghiera in famiglia, non si improvvisano però in un giorno. Essi sono il frutto di un lungo cammino.

La famiglia è la prima grande scuola di umanità e di cristianità dell'uomo. Una scuola che non termina mai, e in cui i discepoli possono divenire poi, a loro volta, maestri dei loro precedenti insegnanti. In essa il bambino sperimenta le prime percezioni, che poi l'accompagneranno per tutta la vita. Qualche mamma, qualche papà, alle volte per ingenuità, altre volte per pigrizia o per indifferenza, delegano l'insegnamento delle prime nozioni di catechismo ai propri figli e la loro educazione ai primi atti di preghiera a qualche persona che sta fuori di casa, rimandando magari avanti nel tempo le cose, perdendo in tal modo una occasione unica di dialogo e di comunione con i propri fîgli, in una dimensione dell'esistenza decisiva per il loro futuro.

ll bambino è tutto rivolto a suo padre e a sua madre, ai loro atteggiamenti, alle loro parole. In questi primi tempi di vita dell'uomo viene deciso se il volto del padre e della madre richiameranno in seguito il volto di Dio, e se il pensiero di Dio richiamerà quello dei genitori, oppure se il figlio li sentirà come divisi in due regioni opposte.

All'inizio si tratterà solo di un’immagine, di un bacio, di una parola; poi di qualche breve invocazione e saluto; più avanti si tratterà di una rapida preghiera associata al racconto di qualche episodio del Vangelo. Infine potranno esserci dei discorsi e dei rapporti sempre più approfonditi, se il dialogo non sarà stato interrotto già nei suoi primi passi.

ll bambino, va sottolineato, impara soprattutto da quello che fanno gli altri in famiglia, da quello che fanno non solo quelli piccoli come lui, ma soprattutto gli adulti. So di una persona che in certe occasioni veniva accompagnata in chiesa da suo padre insieme ai fratelli. Allora il gesto non appariva particolarmente signifîcativo per lei, ma avanti negli anni quel ricordo si fece sempre più vivo, come grande insegnamento di vita.

Avviene spesso che in famiglia non solo la madre e il padre siano maestri ai figli nella preghiera; ma che questi siano a loro volta richiamo e stimolo ai genitori nella loro preghiera con domande, con richieste, con comportamenti.

Quando poi i ragazzi crescono, anche il loro modo di pregare tende ad evolversi. Mentre dapprima erano suffîcienti per essi certe preghiere tradizionali, in seguito può nascere l'esigenza di preghiere più personalizzate, di avere più spazi di silenzio, di ricorrere a testi della Bibbia. Può darsi che in questi momenti i genitori tendano ad appartarsi, perché pare che il fîglio non dipenda più da loro. E il tempo in cui il padre e la madre possono paradossalmente aiutare il fîglio facendosi aiutare da essi, per es. ascoltando le loro proposte e le loro esperienze religiose. Più cresciamo in fedeltà a Dio, e più questi si fa maestro della nostra preghiera, più ci rendiamo conto di servire una crescita, una scoperta, che resta sempre più grande di noi.

Può anche accadere che il figlio si allontani sempre più dalla preghiera, fîno a ridursi al silenzio, a non pregare più. Anche allora egli deve rimanere nella preghiera di suo padre, di sua madre, dei suoi fratelli, come quando Cristo fu con noi, mentre noi non eravamo con Lui, fino al suo grido sulla croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato". Si tratta di una delle sofferenze più acute del credente, che mostrano anche nella famiglia il dramma che è chiamata a sperimentare la Chiesa nel mondo: vivere davanti a Dio, nella preghiera, la lontananza da Dio dei propri fratelli.

Una esperienza che fece per es. santa Teresa del Bambin Gesù verso il termine della sua vita: provare dentro di sé, nella propria preghiera, come gesto di solidarietà implorante davanti a Dio, la desolazione di chi è lontano da Dio. Una prova che diverse famiglie sono chiamate a vivere, resistendo alla tentazione di seguire i figli o il coniuge nella loro lontananza da Dio, oppure di estraniarsi spiritualmente da essi per essere fedeli a Dio.

 

 

Momenti e forme di preghiera in famiglia

Se nella preghiera nasce la famiglia, e ad essa si accompagna in tuffo il suo sviluppo, nella preghiera troveranno eco ed ispirazione i diversi momenti della sua vita.

Si ha così l'occasione di una preghiera comune in casa al mattino e alla sera, all'inizio dei pasti, nella ricorrenza di qualche data significativa di un membro della famiglia, nell'anniversario del matrimonio, nella preparazione di qualche sacramento (Battesimo di un figlio, prima Confessione, prima Comunione, sacramento della Confermazione, Unzione degli infermi di qualcuno di casa, Comunione eucaristica di un ammalato).

Quando c'è qualche festa solenne in chiesa, per es. a Natale, Pasqua, Pentecoste, al Giovedì e al Venerdì santi, per il Patrono, sarebbe bello che anche in casa ci fosse l'eco di quella preghiera di tutta la Chiesa, per es. al pranzo di mezzogiorno, oppure alla sera. Suggerisce il nostro Papa: "Per preparare e prolungare nella casa il culto celebrato nella Chiesa, la famiglia cristiana ricorre alla preghiera privata, che presenta una grande varietà di forme" (Familiaris Consortio n. 61).

La preghiera in famiglia non riceve però stimolo e guida solo dal ritmo del giorno, dalla celebrazione dei sacramenti, dalle feste dell'anno liturgico e della propria parrocchia, ma anche dalla stessa storia concreta della propria casa. Vedi per es. l'attesa di un figlio, la malattia di un parente, una scelta vocazionale, la preoccupazione per il lavoro, per la casa, per l'armonia in famiglia, il viaggio e l'assenza di qualcuno di casa, la crisi morale e spirituale di qualche figlio, una importante decisione da prendere, la morte di qualcuno.

E proprio perché la preghiera in casa risente fortemente della vita, della cultura, delle condizioni della famiglia, per questo si può esprimere in mille forme diverse. Dalle preghiere tradizionali che si imparano da piccoli, a quelle fatte spontaneamente da noi (alle volte gli stessi bambini sono molto originali in questa forma di preghiera), alla preghiera fatta recitando un Salmo, oppure ascoltando una pagina del Vangelo, o ancora recitando il Rosario, una preghiera classica in molte famiglie.

l Salmi sono molto vari, e possono esprimere la gioia, come il dolore, la invocazione come la lode. Il Vangelo ci fa pregare contemplando la figura di Cr,sto, il suo comportamento, e ascoltando le sue parole il Rosario è un ripercorrere la vita di Gesù Cristo con gli occhi e il cuore della Madonna, una vita che è anche la nostra, con i suoi misteri gaudiosi, dolorose gloriosi.

Nel Convegno pastorale diocesano di quest'anno abbiamo riflettuto su "La Parola di Dio fa la Chiesa: nella Liturgia, nella Catechesi, negli Eventi". Nella preghiera in famiglia abbiamo come il convergere di queste tre vie attraverso le quali giunge a noi la salvezza, la Parola di Dio, e nelle quali noi siamo chiamati a rispondere a Dio. Sempre quest’anno noi commemoriamo i cinquecento anni di costruzione del nostro Duomo, segno emergente nella città e nella diocesi della Parola di Dio proclamata e della Parola di Dio pregata. Ogni nostra casa idealmente vi attinge come a una fiamma, perché dentro la propria famiglia continui a bruciare quel fuoco che la riscaldi e l'illumini: l'ascolto e la preghiera in quella stessa Parola.

Che in ogni casa,.che in ogni famiglia, sia sempre desto questo fuoco. E l'augurio del vostro vescovo.

 

 

Preghiamo

O Padre,

che hai voluto la famiglia umana

riflesso del tuo stesso amore trinitario,

benedici questa casa

e dona a coloro che l'abitano

la fedeltà dei figli

che sanno ascoltarti e pregarti

nei giorni della gioia

come in quelli della sofferenza.

Te lo chiediamo per lo stesso Cristo risorto

e nostro Signore.

Amen.

Pavia, 8 febbraio 1989

primo giorno di quaresima