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Giovanni VoltaFam.1998

Vescovo

 

LA FAMIGLIA TRA MEMORIA E ATTESA

 

Lettera alle famiglie pavesi

Pavia, 1998

 

 

SOMMARIO

I segni del tempo nelle nostre case

Ricordo e identità         

Rilievo della memoria in famiglia

Passato e futuro nella storia d'Israele       

Gesù Cristo compimento e attesa

Il ruolo della famiglia, chiesa domestica, nella grande Chiesa      

Esempi di memoria cristiana 

L’uomo: viva memoria di Dio        

Lo Spirito santo anima della memoria e dell'attesa della Chiesa        

Il segno oggettivo della memoria e dell'attesa cristiana: la santa Messa

Conclusione        

Preghiera allo Spirito Santo

 

 

I segni del tempo nelle nostre case

1. Dopo un anno torno a salutarvi nelle vostre case attraverso i nostri sacerdoti per portarvi il mio augurio e la mia benedizione.

Ogni famiglia ha sempre ricordi, attese, speranze e sofferenze da confidare. Vorrei potervi ascoltare, ben sapendo che molti sentono il bisogno di parlare con qualcuno dei loro problemi personali, ma non sempre ne hanno l'occasione. Anch'io non posso ascoltarvi. Vi parlerò quindi, riprendendo riflessioni già avviate con alcune famiglie, per meglio comprendere con voi il senso della nostra vita.

Tante volte per riservatezza o per mancanza di chi ci ascolti teniamo dentro di noi interrogativi e problemi che ci preoccupano.

2. Entrando nelle vostre case mi accade d'imbattermi nell'esposizione di fotografie antiche e recenti appese alle pareti o in vista sui mobili della cucina oppure della sala da pranzo. Chi è ammalato o è solo in casa le conserva spesso in un angolo, raccolte insieme come per riunire visivamente tutta la propri a famiglia, quasi costituissero il focolare della casa. Se poi avvio il discorso, dopo le prime battute, il ricordo dei figli lontani, dei fratelli o dei genitori che già sono morti o i progetti per il futuro tendono ad occupare l'intera conversazione.

In particolare le "gesta" dei più piccoli tante volte ricorrono nei discorsi. Se poi vi è un parente sacerdote o suora, parlando con il Vescovo questi vengono subito ricordati come un biglietto di presentazione.

Il ricordo, la memoria delle persone e dei fatti di casa, i progetti sul futuro occupano nella famiglia un posto di grande rilievo, tanto che quando incontriamo una persona della quale non conosciamo questi riferimenti ci riesce difficile capirla fino in fondo.

La stessa persona, se per caso smarrisce la memoria delle proprie origini, della propria storia, diventa spaesata, senza una propria identità e perciò anche senza progetti per il futuro.

Mi è capitato più volte di trovare persone senza passato e senza futuro nella loro mente: ho provato un'immensa pena.

Un giorno però mi commosse una donna. Ero in "visita pastorale" e stavo visitando gli ammalati nelle loro case. Entrato da una famiglia, una signora, presentandomi sua madre, mi disse: vede, mia mamma ha perso la nozione del tempo e non ricorda più nessuno, alle volte mi chiama sorella, altre volte perfino mamma. Io fin che posso me la tengo in casa perché voglio restituirle quello che mi ha dato quand'ero bambina.

Una memoria d'amore vegliava così su quella smemoratezza.

 

 

Ricordo e identità

3. Rappresenta dunque un fatto molto importante nella vita il ricordo, la memoria, fino a costituire un elemento essenziale della nostra identità. Notate bene, la memoria propria della famiglia non è anonima come quella che si può avere per persone estranee, ma personale, che ci allieta o ci rattrista, che ci coinvolge perché fa parte della nostra storia, che può interessarsi anche di chi non ha più memoria.

Di qui il legame profondo tra memoria e famiglia e la condizione della nostra persona, perché il ricordo dei fatti e delle persone di casa è sempre in qualche modo memoria di noi stessi, di ciò che ci ha costituito nel bene e nel male, e continua ad alimentare la nostra vita a livello conscio e inconscio.

4. Perciò ho pensato di trattare questo argomento con voi. Esso richiama, come fa lo specchio con chi vi si riflette, ciò che costituisce la nostra personalità, la nostra esistenza nella sua dimensione umana e cristiana.

Un argomento che risulta centrale nella nostra vita, perché si collega alle grandi domande: chi ci forma? chi siamo? chi ha plasmato la nostra vita? dove andiamo? Interrogativi che si collocano al cuore anche della nostra esistenza cristiana, poiché questa trae luce e forza dal ricordo vivo dei gesti di Dio per noi e dal traguardo verso il quale camminiamo.

Basta pensare alla storia della salvezza, ai gesti e alle parole di Gesù, ai sacramenti, alla celebrazione dell'Eucarestia, che sono una ripresentazione fatta nel nostro tempo degli atti salvifici del Signore e un annuncio del futuro.

 

 

Rilievo della memoria in famiglia

5. Ma perché particolarmente in famiglia prende rilievo il ruolo della memoria in ordine alla propria vita?

In essa s'instaurano i primi rapporti con le persone e con le cose, si fanno le prime esperienze della vita, della gioia e del dolore; in famiglia si stabiliscono le prime abitudini, il modo di vedere e di pensare che accompagna poi gli uomini negli anni.

La memoria che ripercorre i legami familiari equivale al prendere coscienza di ciò che ci ha formato, appassionato, rallegrato e addolorato, e quindi a scoprire l'origine delle orme che portiamo dentro di noi.

E poiché la vita non cresce semplicemente perché in essa i fatti si sommano, ma perché gli effetti da essi provocati si sviluppano partendo dalle prime impressioni, per questo la memoria della propria famiglia sta alla radice di ogni altro successivo ricordo e in un certo senso lo condiziona, tanto che in molti casi guardiamo la vita con gli occhiali - cioè con l'esperienza - che ci siamo fatti da piccoli.

Il ritorno al passato attraverso la memoria si riflette quindi sul nostro modo di guardare il presente, di valutare e di progettare il futuro, ci porta ad essere riconoscenti e fiduciosi, oppure pessimisti e scoraggiati.

Quante amarezze o gioie può conservare una persona nel proprio spirito, quale eredità della propria infanzia! In questo modo la memoria diventa nella nostra vita come il filo segreto che unisce i vari tempi dell'esistenza, mettendoli in comunicazione tra loro, e al loro centro essa raccoglie solitamente le persone e gli avvenimenti legati alla propria famiglia.

6. Il cammino della "memoria familiare", mentre conserva e rivisita i diversi avvenimenti di casa propria, crescendo porta l'uomo ad interrogarsi su chi gli ha dato la vita, come, perché, fino a spingersi poi a domandarsi: da chi siamo? da una serie interminabile di esseri o da Dio? Questa estensione della nostra memoria, che tende ad esplorare la vita e il suo significato, s'imbatte così nella domanda su Dio, sul valore della nostra esistenza, sul suo fine.

Una domanda che non è più semplicemente evocativa dell'esistenza, in quanto richiama i fatti, ma interpretativa, perché ne cerca e ne vuol scoprire il significato. In tal modo l'uomo prende coscienza della propria particolare dignità: egli non viene dal caso, ma da Dio, pur nella mediazione di altre persone, e si rende conto della propria responsabilità, perché chi l'ha creato e redento gli chiederà conto della sua vita.

7. Non è cosa secondaria riconoscere nella propria vita che si è da un altro, anzi dall'Altro, oppure che si è da se stessi o dal caso; e ancora: che si è per il nulla, per un abisso orrido e buio, come lo chiama Giacomo Leopardi, oppure per una vita eterna. Un riconoscimento che investe tutti gli aspetti della vita e che impegna molto seriamente i genitori, poiché con il loro atteggiamento essi facilitano oppure oscurano quella memoria e quella speranza.

Già nei primi anni di vita di ogni uomo si pongono i semi di quello sguardo sull'esistenza. E la famiglia ne è la prima seminatrice.

 

 

Passato e futuro nella storia d'Israele

8. Ma la Parola di Dio, lampada sui nostri passi e luce sul nostro cammino - come recita il Salmo 119,105 - come risponde a questi nostri interrogativi? Lui, il Signore, ha fatto il nostro cuore e perciò è in grado di illuminarne le attese, le vicende e gli aspetti più reconditi.

Nella storia della salvezza, la storia sacra, continuamente ricorre il fatto e il ruolo della memoria e dell'attesa. Memoria dei gesti di Dio per il suo popolo, dei suoi insegnamenti e dei suoi precetti, dei peccati dell'uomo per pentirsene e delle grazie ricevute per ringraziare, memoria della propria storia per camminare nella verità, così che se I'uomo perdesse questa memoria smarrirebbe anche il senso della sua strada e del proprio destino.

Contemporaneamente noi notiamo come l'attesa della terra promessa e l'aspettativa del Messia abbiano mantenuto costantemente in tensione il popolo eletto.

Ecco un esempio tra i molti che potrei citare. Quando il popolo d'Israele ripensa al suo cammino di liberazione dalla schiavitù d'Egitto verso la terra promessa, così viene richiamato da Dio: "Ricordati di quello che il Signore tuo Dio fece al faraone e a tutti gli Egiziani; ricordati delle grandi prove che hai visto con gli occhi, dei segni, dei prodigi, della mano potente e del braccio teso con cui il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire" (Deut. 7,18-19).

E più avanti, ancora: "Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto ... Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te" (Deut. 8,2.5).

Non si tratta evidentemente di una semplice memoria conoscitiva, ma di una memoria riconoscente, che determina fiducia e impegno.

La memoria delle gesta di Dio per il suo popolo deve portare gli uomini alla fedeltà verso il suo patto di alleanza. Scrive sempre I'autore sacro: “Voi avete visto quanto il Signore ha fatto sotto i vostri occhi, nel paese d'Egitto... Osservate dunque le parole di questa alleanza e mettetele in pratica" (Deut. 29, 1.8).

E il salmista, parlando delle sofferenze e delle speranze del giusto, esclama: "Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra" (Salmo 22,28). La memoria della quale parla la Bibbia riguarda dunque i gesti compiuti da Dio per il suo popolo e le risposte, le infedeltà d’Israele. Essa non si limita però ad un semplice fatto conoscitivo, ma comporta un coinvolgimento della persona che ricorda e un conseguente comportamento della sua vita.

 

 

Gesù Cristo compimento e attesa

9. Questa riflessione sulla "memoria" quale via per la salvezza dell'uomo torna nel Nuovo Testamento. Gesù ricorda più volte la storia d'Israele e la completa con la sua vita e con la sua parola. Quando poi Egli manda gli apostoli ad evangelizzare il mondo intero, raccomanda loro di annunciare e fare tutto quello che aveva insegnato e comandato ad essi (cf. Mt. 28,20). Già all'ultima cena il Salvatore si congeda dai suoi, prima della sua passione e morte, legando l’istituzione dell'Eucarestia al comando: "fate questo in ricordo di me" (Lc. 22,19). Un ricordo, una memoria che non si chiudono nel passato, ma che si aprono al futuro. Aggiunge Gesù: "Ogni volta... che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga" (7 Cor. 77,26).

10. Memoria e attesa, ricordo e compimento costituiscono la tensione costante della Chiesa tra passato e futuro: per raggiungere il proprio traguardo la Chiesa non cancella il passato, ma di esso costantemente si nutre; e il suo ricorso al passato non la porta a disertare il presente e a sottrarsi ai rischi del futuro, ma anzi la spinge a viverlo più adeguatamente e per questa via a preparare l'avvenire della sua vita. Così l'apostolo san Giovanni esprime insieme la memoria e il traguardo del vivere cristiano: "Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita...quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.

Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta" (1Gv. 1,1.34).

 

 

Il ruolo della famiglia, chiesa domestica, nella grande Chiesa

11. La memoria e l'attesa di ogni famiglia si inscrivono dentro questa memoria e attesa proprie della Chiesa. Non per nulla la famiglia viene denominata dal Concilio Vaticano II chiesa domestica. Con la Chiesa essa condivide il ricordo del passato che si lega all'interrogativo: donde viene la vita e chi la salva? Nello stesso tempo con essa condivide la cura per il futuro, per cui si domanda: dove va la vita che viene partecipata? che senso ha il soffrire e il morire e I'amare e il sogno di gioia che sta nell'animo di ogni uomo? E alla luce della Parola del Signore, che dilata la sua memoria e potenzia la sua attesa, vive al proprio interno il ciclo vitale della grande Chiesa per cui ricorda con la coscienza che Dio continua ad operare nella sua storia, e guarda avanti con la fiducia che il futuro resta nelle Sue mani.

12. Una verità che ha diversi risvolti pratici.

Per esempio da ciò che abbiamo detto risulta importante che fin dall'infanzia il bambino cresca in un ambiente di fede, dove i comportamenti, i gesti, le parole riflettano il Vangelo. Questa esperienza alimenterà in futuro la memoria del ragazzo e costituirà un costante richiamo al vivere da credente. Tante volte pensiamo ingenuamente che l'apprendimento passi esclusivamente attraverso l'intelligenza dell'uomo o la sola parola. In realtà esso entra nella persona per mille vie diverse quali I'ambiente, la testimonianza di vita, I'affettività, la ripetitività dei gesti, il comportamento degli adulti. E la famiglia in questa varietà di vie è maestra ed esempio unico. In forza della memoria conoscitiva ed affettiva che tiene viva nella nostra esistenza figure, fatti e parole del passato, questa esperienza non si limita ad agire sulla persona soltanto nel tempo in cui si svolge, ma anche avanti negli anni. Tutti noi, penso, siamo testimoni di questa dipendenza dalla nostra fanciullezza e adolescenza. È vero che il Vangelo si rivolge primariamente agli adulti e non ai fanciulli; però è anche vero che il Vangelo è accolto a seconda della coltivazione del terreno nel quale viene seminato. Ora l'impatto con il fatto cristiano nei primi tempi della vita, nella fanciullezza e nell'adolescenza, dispone o indispone in maniera previa ad una autentica vita di fede.

13. Insieme all'attenzione che dobbiamo avere tutti, laici, sacerdoti e religiosi, nel porre dei buoni semi nella vita dei nostri ragazzi fin dalla prima infanzia, va poi custodita ed educata la memoria e l'attesa sia negli sposi, sia nei genitori e nei figli. Non si tratta di tener viva una memoria scolastica, ma quella degli eventi che hanno segnato la nostra vita e che, se vengono adeguatamente rievocati, possono aiutarci a custodire e a sviluppare in noi germi di vita che sono entrati nella nostra esistenza attraverso quella persona, quel gesto, quel determinato evento.

Vedi per esempio l'opportunità di ricordare l'anniversario della nascita, del Battesimo, del Matrimonio e anche del decesso di persone care. Non si richiede di fare delle celebrazioni evasive, ma di riconoscere l'importanza di atti e di date dentro un mondo che tende a tutto livellare e spesso a banalizzare e a non avere memoria.

 

 

Esempi di memoria cristiana

14. Ma come può avvenire questa memoria che deve evocare il passato, il proprio passato, senza diventare un ripiegamento su di sé, un atto narcisistico?

Ecco alcuni esempi di memoria cristiana che, radicata nella propria famiglia, ha dato frutti e progetti anche fuori casa avanti nel tempo.

Un caso: la vita di santa Teresa del Bambin Gesù. Quest'anno ricorre il centenario della sua morte. Dietro richiesta della superiora ella aveva descritto le tappe fondamentali della sua vita: "La storia di un'anima".

È vero, visse poco tempo, soltanto 24 anni. Si fece carmelitana ancora giovanissima. Eppure la memoria dei primi tempi della sua vita in famiglia rimase sempre molto viva in lei, tanto che già suora li ha raccontati con dettagli che sorprendono e ha sentito il bisogno di ringraziare il Signore perché ha visto in quei passi la preparazione misteriosa e decisiva del suo futuro.

15. Interrogato un giorno il dott. Marcello Candia sui motivi che l'avevano spinto a vendere tutti i suoi beni per metterli al servizio dei poveri del Brasile, aveva risposto non citando gli amici recenti che l'avevano aiutato nella sua impresa, ma narrando la sua lontana esperienza in famiglia. Sua madre lo mandava ancora ragazzo a portare aiuti economici ad alcune famiglie povere del quartiere di Milano dove abitava. Ebbene, quella esperienza gli era rimasta nel cuore e avanti negli anni lo spinse a vendere la sua fabbrica (che non era decotta, mi precisò bene un giorno) per costruire un ospedale per gli ammalati nel nord del Brasile.

16. L’incidenza operativa della memoria come esperienza radicata nello spirito e come presa di coscienza si trova in tante altre persone ufficialmente sante come san Giovanni Bosco oppure nascoste nelle nostre case, le quali più che a dotte spiegazioni dottrinali si sono rifatte comunemente a convincimenti tramandati dai loro vecchi e maturati nella loro esperienza.

Ha scritto per esempio una mamma ai figli nel suo testamento, attingendo non a studi fatti, ma alla sua esperienza cristiana: "Ricordatevi che I'inestimabile dono della fede é grande e vi renderà contenti anche nel dolore". Naturalmente non solo le esperienze positive, ma anche quelle negative incidono sulla vita dell'uomo e quindi sulla sua memoria che continua nel tempo.

 

 

L’uomo: viva memoria di Dio

17. Una particolare testimonianza al riguardo I'abbiamo dal nostro grande sant’Agostino. In essa il santo dottore prende coscienza della sua storia personale, dei suoi errori e soprattutto di tutti i gesti di misericordia che Dio ha compiuto nei suoi riguardi. Egli ripercorre la strada della sua vita per scoprirvi le orme di Dio accanto alle proprie infedeltà e ostinazioni e per trarne un motivo di lode al Signore e di speranza per il suo futuro.

Nei suoi ricordi egli giunge fino ai primi tempi dell'infanzia, e ripercorrendo poi gli anni successivi, ricorda la cura e gli insegnamenti che sua madre ebbe per lui, gli amici che ha incontrato, i peccati che ha compiuto, i santi uomini che ha ascoltato come Ambrogio e Ponticiano. Egli ha letto il dramma della ricerca e del rifiuto di Dio anche negli avvenimenti più banali della sua vita, come nel furto di pere che compì una sera con un gruppo di compagni di gioco per mostrare la propria volontà di trasgressione.

Dalla memoria dei fatti della sua vita, che hanno ridestato in lui la riconoscenza verso il Signore, sant’Agostino, nel libro decimo delle Confessioni, passa a parlare di una memoria che coincide con la coscienza di sé, una coscienza però non superficiale, ma penetrante, che rimanda ad un altro, a Dio, perché I'uomo si scopre sua creatura.

Si tratta di un rimando e di una scoperta da lui trascurati a lungo, perché prigioniero delle tre concupiscenze di cui parla I'apostolo san Giovanni (“la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita", 1 Gv. 2,16). Si chiede Agostino: "Dove dunque ti trovai, per conoscerti?" (Confessioni X,26,37). E risponde: "Tu eri dentro me e io ero fuori e là ti cercavo" (ivi, X,27,38), perché "mi tenevano lontano da te le tue creature" (ivi) e perciò non aveva incontrato Dio, non I'aveva riconosciuto.

Quante volte accade che I'uomo non incontra Dio perché sta "fuori di sé", sta negli affari, nel denaro, nella carriera, nel piacere delle cose! Vive "alienato", estraneo a se stesso.

Solo quando Dio ha rotto la sua sordità Agostino é rientrato in se stesso e I'ha riconosciuto.

"Ti trovo nella memoria - gli esclama - tutte le volte che mi ricordo di te" (ivi, X, 25,36). Perché sua creatura, l'uomo é dunque nel mondo viva memoria di Dio, e nello stesso tempo suo insonne ricercatore. Scrive ancora sant’Agostino rivolto a Dio: "mi hai chiamato, hai aperto i miei occhi, mi hai toccato, ed io cerco la tua parola, anelo verso di te, ardo del desiderio della tua pace” (cf. Confessioni X, 27,38).

 

 

Lo Spirito santo anima della memoria e dell’attesa della Chiesa

18. Ma per aver memoria dell’opera di Dio e aprirsi al suo futuro é sufficiente la buona volontà dell'uomo? Come scorgere nella nostra esistenza i segni di Dio, come riconoscerne la Parola, come sfidare il nostro futuro? Ce l’ha ora ricordato anche sant’Agostino: Dio deva prendere l'iniziativa perché abbiamo a ricordarci di Lui, l’abbiamo a riconoscere e desiderare. Gli apostoli dopo ben tre anni di “catechismo" da parte di Gesù, alla vigilia della sua morte non avevano ancora capito il senso della sua vita. Lo dirà loro espressamente il Salvatore: ”Molte cose ho ancor da dirvi, ma per il momento non siete in grado dl portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di Verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv. 16,12-I3).

19. Lo Spirito santo costituisce la memoria soggettiva della Chiesa e l’animatore di ogni suo progetto di vita e perciò anche la ragione della sua speranza. Ha detto Gesù ai suoi all'ultima cena: ”Lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto" (Gv. 14,2G).

Memoria soggettiva perché ci permette di penetrare il mistero di Cristo, di riconoscerlo, di comprenderlo, di accoglierlo, e di interpretare la nostra storia nella luce di Dio, come ha fatto la Madonna davanti alla cugina Elisabetta nel canto del "magnificat", come ha scritto anche sant'Agostino della sua vita nelle "Confessioni".

Animatore soggettivo del nostro impegno cristiano e della nostra speranza, perché ci fa capaci di rendergli testimonianza dentro la nostra storia e di attendere con fiducia il compimento della salvezza.

20. Lo Spirito santo, secondo la tradizione cristiana, anima la memoria e l'attesa dell'uomo, illumina il suo discernimento della storia e sostiene l'ardimento e la costanza nelle sue imprese cristiane con i sette doni: la sapienza, I'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà, il timor di Dio.

Animata da questi doni la fede cristiana come una vela di barca spiegata al vento viene spinta a cogliere e far proprio il progetto di

salvezza di Dio (intelletto, scienza e sapienza).

La carità teologale, principio delle nostre espressioni di amore verso Dio e verso il prossimo, viene tenuta viva da quei doni perché l'uomo si apra con fiducia al mistero di Dio in atteggiamento di figlio (pietà e sapienza e timor di Dio) e sappia amare gli uomini come figli dello stesso Padre.

La speranza cristiana, per cui il credente sa affrontare le asprezze della vita e tendere con fiducia alla vittoria definitiva di Cristo sul male, viene illuminata e sostenuta dai doni della sapienza e della fortezza. Si tratta, come potete ben vedere, di situazioni e di esigenze che riguardano i vari aspetti della nostra vita familiare ora tentata di stanchezza, ora oppressa da sventure, ora in difficoltà nel capire persone ed avvenimenti in ordine alla salvezza, ora lacerata da divisioni.

La devozione allo Spirito santo riguarda perciò tutto l'andamento delle nostre famiglie nelle loro varie tappe di crescita e nelle diverse condizioni in cui si trovano a vivere.

 

 

Il segno oggettivo della memoria e dell'attesa cristiana: la Santa Messa

21. Nella nostra vita cristiana vi è poi un momento nel quale con una particolare intensità prendono risalto la memoria e I'attesa degli uomini: la celebrazione dell'Eucarestia.

Un gesto che bene rappresenta non solo l'amore di Dio per l'uomo, ma anche la vita delle nostre famiglie.

Quando in casa ci mettiamo a tavola, specialmente nei giorni di festa, ricordiamo volentieri i fatti di famiglia, quelli legati alla storia delle nostre gioie e delle nostre sofferenze e facciamo progetti per il futuro.

Nella celebrazione dell'Eucarestia Gesù Cristo ci invita alla sua tavola per ricordarci e ripresentarci il suo amore per noi fino al dono della sua vita. In essa rivive l'intera storia della salvezza. Il sacerdote, ripetendo le parole di Gesù, dice: "Prendete e mangiate questo è il mio corpo dato per voi; prendete e bevete questo é il mio sangue versato per voi". La storia d'amore del Signore si fa così presente in mezzo a noi. È la memoria dell'evento che più intimamente ci riguarda.

Nello stesso tempo ci viene mostrata la meta del nostro cammino, il termine della nostra speranza, il Risorto quale primizia di tutti coloro che muoiono in Cristo.

22. Se ci pensiamo, ogni memoria trova nell'amore il suo centro d'attrattiva, tanto che le realtà spiacevoli tendiamo a dimenticarle, mentre quelle piacevoli, quelle che ci premono, facilmente le ricordiamo. E nella famiglia in modo particolare la memoria é legata alle persone amate e ai loro gesti.

Vi è dunque già come una previa sintonia tra la vita di casa, le sue memorie e la grande memoria che viene celebrata nella santa Messa: quella dell'amore di Dio per noi manifestatosi in Gesù Cristo morto e risorto.

E anche I'attesa dell'uomo di tutti i tempi, legata primariamente alla vita, alla gioia, all'incontro, trova nell'Eucarestia la sua espressione più alta.

San Paolo, scrivendo alla comunità cristiana di Corinto, così commenta la celebrazione eucaristica: "Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11,26).

 

 

Conclusione

23. L’accoglienza dell'azione dello Spirito santo e la partecipazione all'Eucarestia non sono perciò un'azione che si svolge accanto alla famiglia, quasi fosse un ornamento estraneo al suo dinamismo, ma costituiscono I'anima e la guida della sua memoria e la luce per i suoi occhi, la forza per il suo cammino. Si tratta di una memoria che non é semplice rievocazione di fatti chiusi nel loro tempo, come avviene per esempio quando si studia la storia civile di una nazione.

È in gioco un'attesa non episodica, quasi si trattasse di un fatto marginale della vita; ma è l’attesa di un evento che si collega al destino ultimo dell'uomo, e che quindi ci riguarda profondamente.

Vorrei per questo pregare così con voi:

 

 

Preghiera allo Spirito Santo   famiglia02

Spirito d'intelligenza e di scienza

donaci cuore ed occhi

perché possiamo accogliere e comprendere

nella nostra casa la verità di Dio e dell’uomo.

 

Spirito di sapienza e di consiglio

aiutaci a ricordare e a discernere

nella nostra storia la tua volontà

e il nostro destino.

 

Spirito di pietà,

guida il nostro cammino

e rendici figli devoti e fedeli

del Padre nostro che sta nei cieli.

 

Spirito di fortezza e di timor di Dio,

ispiraci arditezza nelle difficoltà,

umiltà nei nostri impegni,

speranza nella vita eterna.

 

Pavia, 25 febbraio 1998

Mercoledì delle Sacre Ceneri

Il vostro Vescovo

+ Giovanni Volta

 

 

Supplemento a "Vita Diocesana" n. 1/1998

Dir. Resp.: sac. Vincenzo Migliavacca

Aut. Trib. di Pavia n.352 del 28-10-1998