GIOVANNI VOLTAFam.2002

Vescovo

                      

LA MADONNA: CHI è PER TE?

Lettera pastorale a tutte le famiglie della Diocesi

Pavia 2002

Sommario

L’arte di nutrire la nostra vita    

Non rassegniamoci all'abitudine               

Nella stagione dei sogni 

La coerenza di un cammino                      

Nel servizio                   

Nella contemplazione                     

Nell'accoglienza del mistero   

In aiuto all'amore umano                

Alle nozze di due sposi                    

Saper vedere                                    

E implorare                                    

Ai piedi della croce                         

Tra gli apostoli nel cenacolo                   

Qual era il segreto della sua vita?             

Preghiera ........

 


L’arte di nutrire la nostra vita

1. Ancora una volta vengo a bussare alle vostre porte per portarvi il mio augurio e per intrattenermi qualche momento con voi. Fanno parte della nostra vita il lavoro, il gioco, il viaggiare, ma anche lo stare in compagnia e il ragionare su ciò che ci riguarda. Penso alle volte: è proprio importante tutto ciò di cui quotidianamente ci preoccupiamo e al quale dedichiamo gran parte del nostro tempo? Non ci può accadere, come quando prepariamo con molta cura la tavola, di utilizzare le migliori stoviglie della casa e poi di lasciare all'ultimo posto la preparazione del cibo che deve nutrirci?

Nutrirci: non c'è solo la fame del pane, ma anche quella dell'affetto, della vicinanza di qualcuno, del riconoscimento della propria persona, della gioia, della speranza nel futuro. Quanti denutriti vi sono al riguardo!

2. Durante la visita pastorale in città ricordo di essere entrato un giorno in una casa ricca, tutta ben tenuta, piena di preziosi mobili e di ninnoli. La padrona tardò qualche momento a presentarsi e in quei brevi istanti mi venne da pensare a una tomba egizia sfolgorante di colori e vuota, come avevo visto da poco in Egitto. Quando poi nel vano del corridoio s'affacciò la signora ebbi I'impressione che mi avesse letto nel pensiero, perché mi disse subito: vede, è bella la mia casa; ma per me è come una tomba. Non c'è più nessuno.

Vorrei che in nessuna abitazione si soffrisse di quella solitudine. Anche per questo tutti gli anni busso alla porta di ogni casa, convinto che valgono non solo le presenze fisiche, ma anche quelle spirituali e che abbiamo bisogno di rivedere con qualcuno le grandi domande che ci propone la vita. E' la nostra condizione umana che ogni uomo deve affrontare per diventare persona adulta.

L’anno scorso vi ho proposto l'interrogativo: chi è Gesù per voi? Una domanda che non riguarda semplicemente lo storico, ma anzitutto la vita e il futuro di ciascuno. A seconda della risposta che si dà ad essa cambia anche il modo di valutare la propria esistenza.

Quest'anno vorrei ripetere la stessa domanda per la Madonna: chi è per voi, per te?

 

Non rassegniamoci all’abitudine

3. Ogni casa possiede generalmente una qualche immagine mariana ed è accaduto, penso, a tutti noi di averla pregata almeno nei primi anni della nostra vita, Poi con il crescere dell'età, con lo sviluppo delle nostre esperienze, questi sentimenti si sono sviluppati o atrofizzati dentro di noi. Mi colpì un giorno l'incontro con un'ammalata. Aveva perso la parola. Ugualmente però le recitai ad alta voce l' "Ave Maria", ed essa, con grande sorpresa mia e dei circostanti, riuscì a balbettarla tutta. Quella memoria era così profonda che ancora non s'era spenta in lei.

Ma non è sufficiente ricordare, anche se crea sempre fascino il far memoria di ciò che ha plasmato la nostra vita. Vorrei per questo riandare con voi ad alcune tappe della vita di Maria per metterci in ascolto di quanto dice alla nostra esistenza. In lei furono più i fatti che le parole a parlare, un linguaggio alla portata di tutti. Ed ella fu tanto vicina a ciascuno di noi che il bambino e il vecchio, la persona colta e la semplice I'hanno contemplata e pregata con uguale passione. Ne troviamo larga traccia nella devozione popolare e in grandi pagine di poesia, nella pittura raffinata e nella rappresentazione di persone naif, nelle varie forme musicali che si sono succedute nella storia, ora con testi prevalentemente affettivi, ora con accenti fortemente teologici.

Alcuni artisti hanno visto in lei I'immagine ideale della loro mamma, come fece espressamente Pierpaolo Pasolini nel suo film "Il Vangelo secondo Matteo", altri della loro donna, quasi in una istintiva ricerca dell'ideale di bellezza e di bontà che sta nel cuore di ogni uomo.

4. Per noi cristiani la figura di Gesù Cristo è la chiamata, la forza, l'esemplare, la compagnia, il traguardo della nostra vita. Ma chi ci mostra come dobbiamo accoglierlo, comprenderlo, seguirlo nelle varie stagioni della nostra esistenza, nelle diverse situazioni di gioia e di dolore, di attesa e di memoria?

Pensando a tutti i miei interlocutori, mi sono sentito come assediato da mille richieste immaginarie poiché molteplici sono i cammini, le aspettative, i sogni, le debolezze che attraversano la vita dell'uomo. Ed ho pensato di conoscere meglio Maria con il ripercorrere le tappe fondamentali della sua esistenza, mettendole in dialogo con le nostre domande. C'è tra noi e lei il vasto comune terreno della condizione umana.

 

Nella stagione dei sogni

5. Un motivo di frequente tensione nelle nostre famiglie viene dal contrasto tra i progetti dei genitori e le scelte dei figli. Queste esprimono come la sintesi di decisioni a lungo maturate in vista di obiettivi da conquistare che interessano la propria persona. Per questo i giovani ne sono profondamente gelosi. Si tratta del loro essere sognato, più loro. Scelte che rivestono un particolare rilievo quando sono destinate a decidere del proprio futuro.

Ora noi incontriamo per la prima volta Maria nel racconto dei Vangeli, non quando nasce, ma quando ancora nella sua prima giovinezza sta decidendo del proprio futuro d'amore.

Una stagione piena di sogni e di aspirazioni nella vita di ogni giovane, combattuta tra la tradizione di una società che presenta riti e costumi in cui incanalare le loro scelte e i desideri del loro cuore, che cerca sempre una propria strada per essere artefice della propria esistenza.

6. A quei tempi ci si sposava molto giovani in Palestina e san Luca ci fa presente che Maria era già promessa sposa ad un giovane della casa di Davide, chiamato Giuseppe (cf. Lc.1,26-27), quando le apparve l'angelo Gabriele. Quella giovane ragazza aveva dunque ormai scelto il proprio futuro. Ma Dio entrò quel giorno come un turbine nella sua esistenza, sconvolgendole i progetti. Già altre volte nella lunga storia del popolo d'Israele Dio aveva sorpreso e sconvolto la vita dell'uomo con le sue chiamate. Basti pensare alla chiamata di Abramo (cf. Gn. cap.12), di Mosè (cf. Es. cap.3), di Davide (cf. 1 Sam. cap.16), del profeta Isaia (cf. Is. cap.6), del profeta Geremia (cf. Ger. cap.1), del profeta Ezechiele (cf. Ez. cap.2).

Il saluto dell'angelo, annota l'evangelista san Luca, non rallegrò Maria, ma la turbò. Era in gioco la sua vita per un destino che superava chiaramente le sue forze. Non era interrogativo e ostacolo per lei il sacrificio che poteva costare quell'avventura, ma la sua possibilità. In altre parole, la sua domanda centrale rimaneva: è proprio Dio che mi chiama per quel cammino sorprendente? Si trattava dell'opera di Dio o il frutto di una sua illusione?

7. Come uno spartiacque si apriva davanti ai suoi occhi e al cammino nella vita: accogliere il disegno di Dio oppure imporre i propri progetti già formulati? Ritenere che nell'obbedienza a Dio si realizzi il destino dell'uomo oppure che l'uomo lo costruisca da se stesso?

Già nelle prime pagine della Genesi si era posto questo tragico confronto. Suggerisce il diavolo ad Eva: se disobbedirete al precetto divino, non solo non morirete, ma sarete come Dio (cf. Gen.3,4-5).

Maria però, a differenza di Eva, riconosce il primato di Dio, e risponde all'angelo, consegnandosi definitivamente alla volontà e al disegno di salvezza del Signore: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc.7,38).

Poteva sembrare quel sì una resa incondizionata alla forza coercitiva di Dio, nella realtà invece si trattava della tappa decisiva di una vita, chiamata alla grazia fin dal suo concepimento (che la Chiesa ha espresso con il nome di Immacolata concezione) e che doveva passare per la sua libera adesione. Il consenso di Maria al progetto di Dio fece così entrare la Madonna quale soggetto attivo nello stesso piano di salvezza del Redentore.

Era dono di Dio quella chiamata, ma nello stesso tempo fu accoglienza libera I'adesione ad essa.

Troviamo così ingigantita in Maria la condizione propria di ogni giovane che pensa, progetta e decide il proprio futuro, cercando e confrontando la voce di Dio con le aspirazioni del proprio cuore per vedere in concreto qual è la propria strada. E s'interroga come essere fedele a Dio senza disertare la propria umanità.

Pur nell'unicità di quell'evento, l'annunciazione e la risposta ad. essa, Maria ci mostra un grande esempio proposto ad ogni giovane: come compiere le grandi scelte della vita e come giocare in queste le nostre responsabilità.

8. Forse troppi cammini giovanili portano dentro di sé la fragilità che deriva dalla mancanza di un solido punto di riferimento valutativo dell'esistenza e di un adeguato senso di responsabilità riguardo alla propria vita. La ristrettezza dei loro orizzonti valutativi, quale per esempio il successo momentaneo, il consenso degli amici, il lungo trascorrere di anni senza assunzioni di responsabilità perché la famiglia e la società a tutto provvedono, impediscono tante volte ai nostri giovani che diventino persone adulte. Se il riferimento, per esempio, dei loro giudizi valutativi fosse solo la condizione di benessere materiale e il senso della responsabilità si limitasse alla figura sociale, allora la vita dei nostri giovani porterebbe dentro di sé la fragilità propria dei beni ai quali aspirano e sui quali s'appoggiano.

Si diventa adulti e forti nella vita non in forza degli anni che passano, ma dei valori ai quali si aderisce.

 

La coerenza di un cammino

9. Come si andò poi sviluppando la vita di Maria, come si manifestò il suo volto? Il vangelo ci riporta vari episodi successivi che a uno sguardo frettoloso possono apparire a sé stanti, senza un collegamento, come la visita alla cugina Elisabetta, la nascita di Gesù a Betlemme, la presentazione di Gesù al Tempio e iI suo ritrovamento tra i dottori della legge.

Episodi che possono avere un qualche riscontro nella loro materialità anche nelle nostre case, perché legati ai rapporti di parentela, alla curiosità che circonda la notizia di una nascita, allo svolgimento di riti religiosi nei quali ci si interroga sul futuro, e anche di problematici rapporti in famiglia.

Nella realtà possiamo dire che questi episodi, come in un concerto musicale, sviluppano e manifestano la realtà che già era presente in germe nell'annunciazione, come il primato di Dio, il suo amore per I'uomo, il mistero della sua opera, la dedizione di Maria al progetto divino di salvezza.

 

Nel servizio

10. Dopo l'annuncio dell'angelo Maria non aspetta che la cugina Elisabetta la vada a trovare, che la riverisca perché è diventata madre del Messia, ma ella stessa si muove in fretta per recarsi ad aiutarla. La cugina già da sei mesi era in attesa di Giovanni Battista ed aveva molti anni più di lei. E soprattutto Maria si muoveva nella logica del suo divin Figlio che si dichiarerà venuto non per essere servito, ma per sentire. All'annunciazione la Madonna si era definita la serva del Signore. Il suo futuro ne sarà la quotidiana conferma. Alla cugina poi, che la disse beata perché aveva creduto nell'adempimento delle parole del Signore, ella così dichiara la ragione della sua esultanza: “Dio ha guardato all'umiltà della sua serva". Paradossalmente, nel puntare tutto su Dio Maria ritrova pienamente se stessa.

Si tratta della scelta cristiana che si ripropone nella vita dei singoli e delle famiglie in particolari momenti di prova.

 

Nella contemplazione

11. A Betlemme poi, quando i pastori accorrono per vedere e adorare suo figlio, Maria si rende conto che tutto ciò che le accade supera le proprie aspettative, anzi la sua stessa comprensione, per cui si mette a riflettere su quanto andava succedendo per capire ciò che le voleva dire Dio. Annota al riguardo I'evangelista Luca: Maria "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc.2,19).

Gli eventi che le accadevano non erano dunque tutti chiari agli occhi di Maria. Vi fu un lungo cammino conoscitivo nella sua vita. Non si trattava di apprendere notizie nuove, ma di comprendere sempre più profondamente i fatti che animavano la sua vita. La preghiera e la contemplazione, momenti della qualità e non tanto della quantità della vita, furono per Maria una via costante per entrare con la mente e con il cuore nel disegno salvifico di Dio. Forse qualche volta ci vien da pensare ingenuamente che per Maria tutto fosse chiaro e facile. Essendo la madre del Salvatore, qualcuno potrebbe credere che in tutto fosse favorita, come solitamente è costume tra le persone che sono in autorità.

Nella realtà Dio non facilitò il suo cammino umano, anzi la mise più volte alla prova, ponendo sui passi di Maria sufficiente luce perché potesse seguire le indicazioni divine e insieme tanta oscurità da richiedere tutto il suo amore per essere vinta.

 

Nell' accoglienza del mistero

12. Il riferimento alla luce e alle tenebre che circondavano il suo divin Figlio ha preso poi particolare risalto quando Maria e Giuseppe presentarono Gesù al Tempio. Il vecchio Simeone da una vita attendeva di poter vedere adempiute le antiche profezie sul futuro Messia. Ed ora finalmente gli fu dato di poterlo tenere tra le braccia. Una gioia che dev'essersi partecipata a tutti i presenti quando si è messo a benedire Dio con queste parole:

"Or lascia, o Signore che il tuo servo

vada in pace secondo la tua parola;

perché i miei occhi han visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli,

luce per illuminare le genti

e gloria del tuo popolo Israele" (Lc.2,29-32).

Ma poi Simeone, rivolto a Maria, aggiunse anche: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà I'anima" (Lc.2,34-35).

Si trovò così Maria di fronte a un futuro pieno di luci e di ombre e perciò a convivere con una oscurità che avrebbe costantemente accompagnato la sua vita.

Torna questa sottolineatura quando Giuseppe e Maria ritrovano Gesù dodicenne intento a discutere con i dottori nel tempio. Gesù era sottomesso a loro e tuttavia rivendicava a sé una autonomia che essi non compresero. Così san Luca riporta le parole di Gesù: “Egli (Gesù) rispose: - Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? - Ma essi non compresero le sue parole." (Lc.2,49 -50).

Non é dunque molto lontana dalle nostre condizioni l'esperienza di fede di Maria nel seguire il suo divin Figlio in ordine alla richiesta che ci vien fatta continuamente nella vita di saper convivere con la luce e con le tenebre, con la manifestazione e il mistero.

 

In aiuto all’amore umano

13. Sempre pescando nella grande sobrietà dei racconti evangelici ci imbattiamo in un fatto che si colloca all’inizio della vita pubblica di Gesù. Si tratta di uno sposalizio al quale erano stati invitati la Madonna, Gesù e i suoi discepoli. Ce ne parla I'apostolo san Giovanni (cf. Gv. cap.2), il quale sottolinea che c'era la madre di Gesù, prima invitata, e alla fine conclude che quel giorno il Signore aveva dato inizio ai suoi segni, manifestando così la sua gloria. Si trattava perciò di un momento molto importante. Fa riflettere di conseguenza la scelta da parte di Gesù di aver voluto iniziare a compiere i suoi segni messianici alla festa di due novelli sposi e che sua madre vi abbia avuto un ruolo così decisivo. Con grande attenzione vanno quindi visti i particolari di quell'evento.

 

Alle nozze di due sposi

14. Una missione può caratterizzarci per il luogo donde parte, per esempio Gerusalemme; per la memoria evocativa a cui si lega, come per esempio i quarant'anni passati dal popolo eletto nel deserto; oppure per il bene centrale al quale mira. Nel caso del prodigio compiuto da Gesù a Cana di Galilea penso che I'evangelista san Giovanni abbia voluto sottolineare il luogo spirituale dal quale doveva ripartire il cammino di salvezza: l'amore dell'uomo.

All'inizio della storia umana la prima coppia umana aveva fallito. Dalla sua ricostituzione quindi doveva riprendere il rinnovamento dell'uomo.

L’amore dell'uomo si era chiuso su se stesso fino a porsi in antagonismo con Dio. In Gesù Cristo lo stesso amore si aprirà invece su Dio e sull'uomo fino al dono della vita in croce. Ed ecco il segno: alle nozze dei due sposi non c'era più vino e il Salvatore cambiò I'acqua in vino, un vino migliore, più abbondante, un vino simbolo della vita nuova che il Signore era venuto a portare, primizia della gloria futura.

Anche nelle nostre case può venir meno il vino dell'amore cristiano, dell'accoglienza reciproca, per questo con la Madonna vogliamo pregare Dio perché rinnovi anche in casa nostra il miracolo di Cana di Galilea.

 

Saper vedere

15. Molte volte succede che cadiamo nel male perché non

sappiamo vedere il pericolo che stiamo correndo. Altre volte può accadere che non aiutiamo il prossimo perché non sappiamo vedere per esempio la stanchezza e la debolezza degli altri, le loro attese, la loro mancanza di scorta d'amore.

Così a Cana tutti erano intenti a far festa e forse la preoccupazione per se stessi aveva spinto i presenti a dimenticare le condizioni degli altri. Maria invece, sempre vigilante, seppe vedere. Ma ciò accadde non semplicemente perché aveva una buona vista, ma perché amava quegli sposi ed era preoccupata più di loro che di se stessa. Quante volte l'amore ci porta a vedere ciò che non riesce a scorgere chi non ama.

Il saper vedere è la prima espressione dell'amore. Per questo Maria ha presenti le molteplici pene dell'uomo.

 

E implorare

16. La Madonna non solo vede, ma dichiara anche quella situazione di disagio e mobilita attorno ad essa eventuali aiuti. E lo fa non pretendendo d'imporre una propria volontà, ma facendosi voce di chi è nella sventura. Dice a Gesù: "Non hanno più vino", e ai servi “Fate quello che vi dirà”. La Madonna è convinta che sottoponendosi a Dio l'uomo ritrovi se stesso. All'inizio della sua grande avventura ella si era dichiarata la serva del Signore (cf. Lc.1,38) certa che Lui, Dio, avrebbe guardato alla sua umiltà (cf. Lc.1,48), Lui che ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore e ha innalzato gli umili (cf. Lc. L,5L-52). Ancora non conosce la risposta del figlio, sa però per certo che la sua sarà una parola, un gesto di speranza.

 

Ai piedi della croce

17. Mi accade tante volte di essere interrogato sul perché delle croci che ogni persona è chiamata a portare nella propria vita. Perché, mi chiedono, Dio mi ha gravato di un fardello così pesante? Non mi ama? Sono domande che mi lasciano turbato. Il dolore nella vita dell'uomo è spesso mistero. Anche se cerchiamo spesso il suo collegamento con qualche male morale per giustificarlo, oppure ne vediamo alle volte sorprendenti frutti di bene, esso mantiene sempre sullo sfondo un'ombra che non sappiamo diradare con le nostre parole.

Ora, quando mi vengono fatte domande che nascono da esperienze brucianti, rispondo ai credenti mostrando l’esempio di Maria. Chi più di lei, chiedo loro, fu amata da Dio, e chi più di lei soffri tanto per la morte del suo figlio unigenito, innocente, nella propria terra, per mano della sua gente?! Ho visto anche in casa mia come solo I'Addolorata in certi momenti poté avere parole ascoltate.

Nella storia della chiesa più volte la pietà cristiana si è unita a Lei nel suo grande dolore vedendo in essa come I'esemplare, accanto a Cristo, del dolore innocente.

18. Un nostro poeta del Trecento, Jacopone da Todi, così ritrasse Maria ai piedi della croce in un carme che divenne preghiera popolare recitata dalla gente fino ai nostri giorni:

"Stava la madre dolorosa

in pianto, presso la croce

da cui pendeva il Figlio;

la cui anima gemente

contristata e dolente

trafisse una spada”

Lo stesso Poeta in una Laude a Maria, "Donna de Paradiso", aveva messo in bocca a Maria ai piedi della croce queste parole di sapore antico:

“Figlio bianco e vermiglio,

figlio senza simiglio,

figlio, e a chi m'appiglio?

Figlio, pur m'hai lassato!

Figlio bianco e biondo,

figlio volto iocondo,

figlio, perché t'à el mondo,

figlio, cusì sprezzato?"

Ai piedi della croce c'era solo un piccolissimo drappello dei seguaci di Gesù. Quando le cose volgono al peggio pochi sono gli amici che ti seguono, che ti stanno vicini. La Madonna però, che era rimasta nascosta nei giorni della gloria, era là, accanto al figlio in croce per raccogliere le sue ultime parole e per offrirsi con Lui al Padre perché nessuno potesse un giorno sentirsi abbandonato.

In quel momento d'immenso strazio Gesù le donò una nuova maternità che l'avrebbe segnata per tutta la sua vita futura: "Donna, ecco tuo figlio!". E rivolto all'apostolo Giovanni, segno dell'umanità intera: "Ecco tua madre!".

 

Tra gli apostoli nel cenacolo

19. Il giorno dopo il sabato, la Pasqua cristiana, alcune donne si sono recate al sepolcro per ungere di aromi il corpo di Gesù.

Maria però non vi andò. Lei credeva che suo Figlio sarebbe risuscitato, come aveva predetto. Rimase però con gli apostoli, assidui e concordi nella preghiera (cf. At. 1,14), costituendo insieme alla presenza dello Spirito Santo la memoria viva nella comunità cristiana del suo divin Figlio nelle diverse tappe della sua esistenza terrena.

Presso la città di Efeso si trova una collina detta “dell’usignolo” sulla quale si conserva una casa in cui, secondo un'antica tradizione cristiana, Maria avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita prima dell’assunzione al cielo in corpo ed anima.

Un segno di come la Chiesa vide Maria costantemente legata alla sua vita, alla propria storia.

 

Qual era il segreto della sua vita?

20. Dopo aver percorsole tappe fondamentali della vita terrena di Maria per comprendere chi è per noi, viene naturale chiederci: qual era il segreto della sua vita? Ella si lasciò plasmare il cuore da Dio. Solitamente è il figlio che assomiglia alla madre. Nel nostro caso, se nell’ordine della carne nessun figlio più di Gesù fu simile alla madre, nell'ordine della grazia nessuna persona fu più simile a Gesù di Maria.

Con un’espressione ardita, il nostro grande poeta Dante Alighieri, nel Paradiso, rivolto al Padre, la chiama "figlia del tuo Figlio", perché se lei aveva dato al figlio la vita terrena, questi però, quale Figlio di Dio, le aveva donato la vita e la salvezza eterna. Per questo il canto del "magnificat" ci rivela il segreto della sua vita: Dio prese l'iniziativa nella sua vita, e lei l'accolse, gli fu attivamente obbediente nei giorni della gioia come in quelli del dolore.

Solitamente gli uomini danno a chi si presenta a mani piene; Dio - ci dice invece la Madonna, appellandosi alla propria esperienza - si dona a chi si presenta a mani vuote perché riconosce la propria dipendenza da Lui.

Un'indicazione che vale per tutte le nostre famiglie: se noi ci fidiamo di Dio Egli non ci abbandona, poiché "ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi” (Lc. 1,52-53).

 

 

Preghiera

Ripercorrendo ora le varie tappe della vita di Maria, così la vogliamo pregare:

 

Giovane donna,

che nella stagione dei sogni hai detto di sì a Dio

per I'avventura umana più imprevedibile,

quella di diventare madre del Salvatore,

dà sapienza e coraggio ai nostri ragazzi

perché sappiano ascoltare

e seguire la voce di Dio

nelle scelte della loro esistenza.

 

Vergine madre,   famiglia06

custode e donatrice

del bene più grande dell'uomo,

il tuo divin Figlio,

rendi le nostre case accoglienti e pensose

del dono della vita

in tutte le sue espressioni

e in tutti i suoi momenti,

quando sorge e quando declina,

quando offre aiuto

e quando attende soccorso,

quando si manifesta

e quando rimane mistero.

 

Vergine attenta,

che hai avuto occhi e cuore

per le attese e le povertà degli uomini,

che a Cana di Galilea sei intervenuta

perché l'amore umano avesse speranza,

veglia sulle nostre famiglie

affinché non siano mai prive

del vino dell'amore e della gioia.

 

Vergine, crocifissa nel cuore,

accanto at Figlio tuo, crocifisso nella carne,

rimani vicina ai nostri passi

perché i giorni del dolore non ci opprimano,

quelli della solitudine non ci rendano amari,

e sappiamo sempre condividere la tua speranza

che neppure sul Calvario si è spenta

perché hai creduto che I'amore del tuo Figlio

avrebbe vinto anche la morte.

 

Vergine Maria,

memoria viva della Chiesa e madre nostra,

narra ancora alle nostre famiglie

la storia d'amore del tuo divin Figlio

e delle tue gioie, delle tue ansie,

delle tue speranze,

perché la tua fede continui ad essere

guida ai nostri passi

nella nostra ricerca di Cristo

e nel nostro incontro con Lui,

unico Salvatore.

 

Pavia, 2 febbraio 2002

Festa della presentazione di Gesù al tempio