GIOVANNI VOLTAEucaristia e famiglia

EUCARISTIA E FAMIGLIA

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CASTELLUCCHIO

A conclusione del cammino di un anno

21 giugno 2009

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SOMMARIO

INTRODUZIONE

1. ESEMPLARITA’ E PURIFICAZIONE DEL CUORE

1.1. Presupposti della nostra riflessione

1.2. Conseguenza globale

1.3. Come accostarci al mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo: la purificazione del cuore

1.4. La coralità familiare della domanda di perdono

1.5. Una scuola anche per le relazioni in famiglia e con la comunità

1.6. Riflessione su peccato e riconciliazione in famiglia

Preghiera

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2. L’ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

2.1. La parola in casa

2.2. Dio parla all’uomo

2.3. L’incontro con Dio nella santa Messa

2.4. L’ascolto in casa e in chiesa

Preghiera

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3. LA NOSTRA OFFERTA

3.1. L’offertorio e il nostro lavoro

3.2. L’offertorio e i poveri

3.3. La famiglia e l’offertorio eucaristico

3.4. Traduzione in gesti visibili

3. 5. Riflessione sulla nostra esperienza familiare

Preghiera

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4. DAL PANE E VINO AL CORPO E SANGUE DI CRISTO

4. 1. L’incontro di due cammini

4.2. Dono ed esemplarità

4.3. La novità nella ripetizione

Preghiera

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5. LA COMUNIONE DI GESU’ CRISTO CON L’UOMO E DEGLI UOMINI TRA DI LORO

5.1. Il rapporto personale e sensibile

5. 2. Di molti un solo corpo

5.3. L’indicazione di un cammino

Preghiera

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INTRODUZIONE

L’abitudine, la pigrizia, l’ignoranza spesso svuotano di senso gesti, parole e date importanti della nostra vita. In questo modo la nostra esistenza tende ad appiattirsi, a perdere sapore e colore.

Questo può accadere anche per le nostre famiglie e perfino per la nostra vita religiosa.

Alle volte si cerca di reagire a questo rischio aggiungendo nuove attività. Ma non sta in questo la via risolutiva. Aggiungere nuove “cose” significa trascurare quelle che già compivamo e perciò disertare la vita comune, non comprenderla più profondamente.

Nella riflessione che qui viene proposta vorremmo non aggiungere gesti nuovi, ma riscoprire il senso di atti che già compiamo per viverli secondo il loro valore.

Le monete d’argento con il tempo diventano opache e noi siamo tentati di sostituirle con luccicanti monete di latta. Qualcosa di simile succede anche nella nostra vita di casa e religiosa. Non vogliamo per questo ricorrere alla latta, ma riscoprire l’argento.

E, poiché la scoperta avviene sempre confrontando l’attesa con il dono, per questo vogliamo riflettere sul rapporto Eucaristia e Famiglia. Due realtà che possono apparire tanto lontane tra di loro, mentre nella vita di ogni giorno sono profondamente unite.

La famiglia costituisce come il “crogiuolo” dell’umanità, in cui vita e morte, amore ed odio, memoria e progetto, educare ed essere educati continuamente si confrontano.

L’Eucaristia esprime nel tempo il compimento della storia della salvezza dell’uomo, dove la memoria, il presente e il futuro s’incrociano e gli eventi fondamentali della vita si danno convegno.

Una domanda: come la famiglia si apre all’Eucaristia e si modella su di essa ? E come l’Eucaristia la soccorre, l’alimenta, l’aiuta a realizzare la propria missione?

Si tratta di percorrere una strada come a doppio binario; binari che continuamente si richiamano, dove la luce dell’uno si riflette sull’altro, vedi la speranza che anima le famiglie e quella suscitata dal Risorto, il lutto e la gioia in famiglia e il lutto e la gioia nella passione e risurrezione di Gesù Cristo.

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1. ESEMPLARITA’ E PURIFICAZIONE DEL CUORE

Visto il panorama globale del valore umano e cristiano della famiglia, vogliamo approfondire l’esemplarità e lo stile e l’aiuto che viene alla famiglia da Gesù Cristo nella Chiesa.

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1. Presupposti della nostra riflessione

La storia della salvezza si è snodata in un cammino lungo e vario, ma in una direzione costante, verso un compimento: Gesù Cristo. E la vita di Gesù, a sua volta, è tutta finalizzata al dono definitivo di sé e alla vittoria sulla morte nella risurrezione.

Il Signore ha voluto che nel tempo della Chiesa questo evento continuasse a riproporsi nella celebrazione dell’Eucaristia come e principio e modello di vita.

D’altra parte sappiamo che in Gesù si riassumono tutte le vocazioni, perché Lui è la Vocazione.

Dal suo amore trae esempio e misura e forza ogni autentico amore umano.

Il Concilio Vaticano II nella Costituzione Lumen Gentium ha affermato che dovunque si celebra l’Eucaristia, ivi si fa la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica (cf.L.G. n.26), e che essa è “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (L.G:n.11).

Di conseguenza, la famiglia, quale chiesa domestica, e il matrimonio, quale espressione dell’amore di Dio nel vincolo di amore tra una donna e un uomo, si ispirano e si alimentano alla Messa, nella quale Gesù Cristo condivide la nostra storia, la lievita dal di dentro, la salva.

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1.2. Conseguenza globale

I vari momenti della celebrazione eucaristica sono illuminanti non solo il mistero di Cristo, ma anche quello dell’uomo, chiamato a seguire il Signore nella sua vita:

  • purificando anzitutto i suoi occhi e il suo cuore (riti iniziali),
  • ascoltando la sua parola (liturgia della Parola),
  • offrendo a Dio la propria vita e il frutto del proprio lavoro,
  • unendosi a Cristo che rinnova tra noi e con noi il suo dono sacrificale la Padre per la nostra salvezza (canone),
  • e “cibandosi…del corpo di Cristo nella santa assemblea”,

mostrano così “concretamente l’unità del popolo di Dio” (L.G. n.11) (comunione).

Momenti divisi soltanto per poterli meglio prendere in esame; nella realtà profondamente uniti in un unico mistero.

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1.3. Come accostarci al mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo: la purificazione del cuore

La presenza e il dono del Signore per compiersi nei nostri riguardi esige che gli apriamo la porta della nostra vita: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Apoc.3,20).

Ma che cosa ci rende sordi, che cosa tiene chiusa la porta, che cosa ci impedisce di venire alla luce? Il peccato: “Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere” (Gv.3,20).

Il primo atto perciò per accostarci a Dio per accoglierne la parola e per seguirlo, è purificarci dal peccato. Dio bussa al cuore dell’uomo (ricordate l’inquietudine dell’Innominato?), ma poi l’uomo deve aprirgli perché possa entrare, deve riconoscere i propri peccati, deve pentirsi.

Dal riconoscimento della colpa al pentimento, alla domanda di perdono, all’impegno per una vita nuova - perciò all’amore per l’ascolto - ricomincia la vita nuova.

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1.4. La coralità familiare della domanda di perdono

Il peccato è una ferita non solo nel rapporto dell’uomo con Dio, ma anche in quello degli uomini con gli altri uomini, e, nel nostro caso, del rapporto tra i vari membri della stessa famiglia.

Di qui il valore significativo del trovarsi insieme a domandare questo perdono per ottenere insieme alla riconciliazione con Dio anche quella all’interno della singola famiglia.

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1.5. Una scuola anche per le relazioni in famiglia e con la comunità

Non solo nel nostro rapporto con Dio, ma anche in quello con gli uomini, è necessario un riconoscimento dei propri torti, dei propri errori. perché si realizzi con verità un cuore purificato.

Anche in questo la Messa diventa scuola per la comunicazione in famiglia, per poter aprirsi agli altri e collaborare insieme.

Ma per riconoscere i torti fatti e per perdonare quelli subiti occorrono una luce particolare e un supplemento di amore. Guardando a Lui, che è la luce di ogni uomo che viene a questo mondo (cf. Gv.1,9), noi siamo in grado di conoscere meglio noi stessi; ricevendo poi il suo perdono siamo resi capaci a nostra volta di saper perdonare con quella stessa misura.

Vissuta con questo spirito, la partecipazione alla santa Messa da parte dei membri di una stessa famiglia diventa nella nostra casa rinnovo di comunione e ripresa dell’autenticità cristiana.

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1.6. Riflessione su peccato e riconciliazione in famiglia

Chiediamoci:

  • Abbiamo coscienza che ogni peccato è offesa a Dio e nello stesso tempo una ferita al nostro amore in famiglia?
  • Quando chiediamo perdono a Dio dei nostri peccati, abbiamo coscienza di dover domandare perdono anche ai nostri famigliari? (All’inizio della santa Messa diciamo: “Confesso a Dio potente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, opere e omissioni…”).
  • Vista con questi occhi la partecipazione alla santa Messa diventa riconoscimento dei nostri torti, domanda di perdono e momento di riconciliazione non solo con Dio, ma anche con la nostra famiglia e con la gente della nostra comunità.
  • Come superiamo la frequente tentazione di incominciare dai torti degli altri e non dai nostri?

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Preghiera

La purificazione del cuore

che ogni domenica chiedo

a Te, Signore,

e ai miei fratelli

all’inizio della santa Messa,

mi accompagni nella mia vita di casa

perché sappia ascoltare con animo puro

le tue parole e le ispirazioni dello Spirito,

presti attenzione alle richieste.

e ai desideri dei miei famigliari,

sia disposto a camminare là

dove Tu mi conduci.

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2. L’ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

Il riconoscimento dei propri torti, la domanda di perdono costituiscono una premessa fondamentale per l‘incontro con Dio e per il dialogo in famiglia. Come può avvenire che ci si incontri se c’è ruggine tra i due interlocutori? Come può accadere che Dio entri nella nostra vita se noi gli sbarriamo la porta di casa nostra?

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2.1. La parola in casa

La parola è uno strumento fondamentale di comunicazione e si esprime in mille forme diverse per manifestare i sentimenti e i pensieri più vari. Dice il dolore e la gioia, esprime i sentimenti più reconditi, la lode, il rimprovero, gli ordini e le invocazioni.

Basta guardare un bimbo in braccio a sua madre per vedere le varie forme di linguaggio e i sentimenti che comunica e che suscita.

In una casa dove domina il silenzio qualcosa non va.

E’ vero, il silenzio tante volte s’accompagna all’attenzione, al raccoglimento, esprime l’inesprimibile. Può tuttavia dire anche rancore, risentimento, disprezzo.

Di qui la preziosità della parola, specialmente quando esprime i sentimenti più segreti del cuore, quando il dirsi è un consegnarsi all’altro.

E’ la gioia di una madre quando un figlio si confida con lei o il suo dolore quando il figlio si chiude in se stesso. E’ la gioia di quando si ha una persona amica alla quale possiamo confidare tutto ciò che passa per il nostro cuore.

Purtroppo accade che il lavoro prenda quasi tutto il nostro tempo, che gli impegni fuori casa ci tengano lontani dai nostri famigliari, che i discorsi in famiglia si limitino solo ad alcuni impegni pratici.

In questi casi la famiglia diventa sempre più silenziosa, così che ciascuno porta dentro di sé il proprio segreto fino a diventare forestiero l’uno all’altro.

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2.2. Dio parla all’uomo

Noi possiamo intravedere chi è Dio attraverso le cose, perché attraverso le sue creature Egli ci parla, ci mostra chi è: bello, intelligente, buono, infinitamente più grande di noi.

La nostra conoscenza di Lui rimane però indiretta, come quella di un genitore che conosce suo figlio guardando come tiene ordinata la sua stanza, quali libri legge, quali canti preferisce.

Ma quando il figlio parla ai suoi genitori, quando dice loro le sue paure, le sue gioie, i suoi progetti, i suoi sentimenti, quando svela ad essi il suo cuore, allora essi lo conoscono in un modo nuovo.

Analogamente ciò accade anche nei nostri rapporti con Dio. Noi possiamo conoscerlo attraverso la realtà che ha creato, ma soprattutto mediante la sua parola.

In questa Egli si svela direttamente, ci dice i motivi del suo operare.

La Parola di Dio, poi, non solo ci svela il suo cuore, ma giunge anche a cambiare il nostro, a trasformarlo.

L’uomo con la sua parola comunica ciò che già c’è. Lo scienziato, per esempio, esplora il creato, dà i nomi alle cose che ha scoperto e con la parola informa gli altri su ciò che è giunto a vedere, a capire.

Dio, invece, con la sua Parola non solo comunica ciò che già c’è, ma anche fa essere ciò che prima non c’era. E proprio nella celebrazione della santa Messa abbiamo un esempio di questo prodigio: il sacerdote ripete le parole di Gesù alla consacrazione e sull’altare si compie ciò che è stato detto.

La liturgia della consacrazione costituisce il momento più intenso della santa Messa, perché la proclamazione delle parole pronunciate da Gesù all’ultima cena trasforma il pane e il vino nel corpo e sangue di Gesù Cristo. Questa capacità trasformante, pur con intensità diverse, accompagna sempre la proclamazione della Parola di Dio. E quando questa viene annunciata, non si tratta semplicemente di ascoltare le parole di un libro, pur molto importante, ma di metterci in ascolto direttamente di Dio stesso.

Ha dichiarato autorevolmente il Concilio Vaticano II:

Nei libri sacri,…il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della chiesa, e per i figli della chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” ( Dei Verbum n.21).

E ancora “(Cristo) è presente nella sua parola perché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura” (Sacrosanctum Concilium n.7).

Nella Liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo: Cristo annunzia ancora il vangelo” ( ivi n.33).

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2.3. L’incontro con Dio nella santa Messa

Dopo il saluto all’Assemblea e l’atto penitenziale, segue l’ascolto della Parola di Dio. La santa Messa è l’incontro con Dio che ci parla, che si fa presente tra noi, che dà la sua vita per noi, che ci purifica il cuore, che si fa nostro compagno di viaggio.

L’ascolto

  • è gesto di accoglienza, di amore (lasciare spazio alla presenza e alla parola dell’altro);
  • è riconoscimento della priorità di Dio;
  • è scoperta di Dio che in vari modi ci dice nella storia chi ha voluto essere per noi;
  • è scoperta - nello stesso tempo - dell’uomo.

L’ascolto è preghiera.

Solitamente intendiamo la preghiera il nostro parlare a Dio.

In realtà la prima forma di preghiera è l’ascolto di Dio, come in qualche modo anche tra noi uomini l’ascolto, in quanto accoglienza dell’altro, è gesto di amore.

L’ascolto è via di scoperta non solo di Dio, ma anche della condizione e del destino dell’uomo.

E’ importante per questo sapere in quale contesto storico, per quale finalità sono state scritte quelle parole. Dobbiamo però fare poi il secondo passo: esse sono rivolte a noi, il Padre in esse ci parla.

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2.4. L’ascolto in casa e in chiesa

L’ascolto della Parola di Dio durante la celebrazione eucaristica dà pienezza all’ascolto della Parola fatto in famiglia. Due momenti che si richiamano e che si potenziano reciprocamente, che non si presentano in alternativa, ma in complementarietà.

L’ascolto della Parola di Dio ci suggerisce poi uno stile che dovremmo fare nostro per applicarlo anche nei nostri rapporti umani interpersonali, come la pazienza e la comprensione, avendo presente il tutto dell’altra persona, la fiducia quale condizione per intendere chi ci parla, la riconoscenza per il bene ricevuto. Quante volte ci dà gioia il ricevere la lettera di una persona amica! Una gioia che dà qualità al nostro ascolto, alla nostra lettura.

La mediazione all’ascolto della Parola di Dio dovrebbe avvenire anzitutto in famiglia da parte dei genitori.

La storia sacra può costituire una sorta di introduzione alla comprensione della storia di ogni casa, di ogni epoca, nei suoi vari esempi positivi e negativi.

Di qui l’urgenza della istruzione religiosa degli adulti e non soltanto dei bambini, perché possano meglio conoscere la sacra Scrittura.

Interroghiamoci: che ne abbiamo fatto di questa lettera di amore che Dio ci ha indirizzato? L’abbiamo chiusa nella libreria?

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Preghiera

La tua Parola, o Dio,

sia luce ai nostri passi,

e trovi spazio di ascolto

nella nostra casa.

Che la nostra famiglia

sia fondata sul tuo affetto;

che la tua voce segni

il trascorrere dei nostri giorni;

che dia ad essi

fiducia, gioia e speranza

come la voce del padre

che si rivolge ai suoi figli,

per raccontare il suo amore per loro.

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3. LA NOSTRA OFFERTA

Nella Messa, all’ascolto della Parola di Dio segue la preparazione della celebrazione della Parola che si fa carne per donarsi quale fonte della nostra salvezza.

E’ stile costante di Dio prendere l’iniziativa nel donare, senza tuttavia dispensarci dall’attiva collaborazione alla sua opera.

Ne è l’esempio più alto l’annunciazione a Maria: il Figlio di Dio si fa carne nel suo seno dopo aver chiesto il suo consenso.

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3.1. L’offertorio e il nostro lavoro

Un impegno fondamentale dell’uomo, della famiglia è il lavoro. Il lavoro per il proprio mantenimento; il lavoro per l’aiuto alla propria casa, agli altri, alla società; il lavoro per la trasformazione della realtà che ci circonda; il lavoro quale espressione della creatività dell’uomo, della sua abilità e genialità; il lavoro quale legame sociale.

Il pane e il vino rappresentano, in un certo senso, il frutto del lavoro dell’uomo e il mezzo per il suo sostentamento. Il cibo è come il simbolo della nostra lotta per la vita contro la morte. Alla fine, nonostante quanto appare ad uno sguardo soltanto umano, la morte sarà sconfitta, come ha detto il Signore.

Nel suo discorso a Cafarnao, Gesù aveva detto: “I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia….se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv.6,49-51).

Il gesto dell’offertorio si collega dunque all’esistenza quotidiana dell’uomo, della famiglia, è in linea con la sua aspirazione al miglioramento delle condizioni di vita delle persone, al suo combattere contro la morte, ad aiutare il prossimo.

Nello stesso tempo, però, nella celebrazione dell’Eucaristia il frutto del lavoro dell’uomo sarà portato oltre la sua fragilità, la sua debolezza mortale, perché il pane e il vino diventeranno il corpo e il sangue di Cristo, che saranno dati e versati per amore e alla fine vinceranno la stessa morte.

La Messa è questa celebrazione che si radica nella condizione dell’uomo e nello stesso tempo la supera. Nel mondo pagano era questo un sogno, un mito; nel cristianesimo questo superamento della debolezza umana s’è fatto realtà.

Insegna il Concilio Vaticano II:“Un pegno di questa speranza e un viatico per il cammino il Signore lo ha lasciato ai suoi in quel sacramento della fede nel quale degli elementi naturali coltivati dall’uomo vengono tramutati nel corpo e nel sangue glorioso di lui, come banchetto di comunione fraterna e pregustazione del convito del cielo” (Gaudium et Spes n.38).

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3.2. L’offertorio e i poveri

Secondo un costume antico, che però si è andato spegnendo, l’offertorio della Messa era legato all’aiuto ai poveri della comunità (e al sostentamento del sacerdote).La motivazione era: mentre celebriamo il dono più grande di Dio all’uomo, vogliamo rispondere ad esso soccorrendo Cristo nei poveri.

S. Paolo, scrivendo ai Corinzi, così giustifica la colletta che andava raccogliendo per i poveri di Gerusalemme: “Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” ( 2 Cor.8,9).

Non si tratta di strumentalizzare l’Eucaristia al servizio della carità per i poveri, ma piuttosto di vivere con coerenza in un nostro gesto di condivisione l’evento dell’amore di Dio che si celebra nella santa Messa.

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3.3. La famiglia e l’offertorio eucaristico

Soffermiamoci ora un momento per riflettere sul legame tra offertorio e vita di famiglia.

La famiglia esprime la laboriosità, la fatica, l’amore dell’uomo, la sua responsabilità verso i bisogni della comunità, e nello stesso tempo porta in sé la speranza di un frutto e il timore della sterilità della propria fatica.

L’offertorio è la consegna a Dio del frutto del nostro lavoro perché non vada perduto, perché porti frutto, perché in Cristo sia dono gradito al Padre

C’è dunque una correlazione tra offertorio e vita di casa, fino ad apparire come un simbolo comprensivo delle nostre opere e fatiche che consegniamo nelle mani di Dio perché le sottragga all’usura del tempo e le inserisca nel suo progetto di salvezza.

Nella celebrazione dell’Eucaristia l’offertorio appare come un ponte ricorrente - dalla fatica dell’uomo alla sua trasformazione nell’offerta di Gesù Cristo - e in questo modo costituisce una importante lezione di comportamento nella vita delle nostre case.

Nessuno, ha scritto Paolo, vive per se stesso o muore per se stesso, ma per Cristo. Ora in questa proiezione sta tutta la nostra vita cristiana: per Cristo.

Una dedizione, una offerta che si rivolge a Dio (come carta che si cambia in oro) in senso verticale, ma anche orizzontale, per cui l’amore per Dio non ci distoglie dall’uomo, ma piuttosto rende più intenso il nostro impegno, come ci ha detto Gesù illustrandoci il giudizio finale: ero affamato, ero assetato, ero ammalato, ero in carcere… e tu allora mi hai soccorso, sei venuto a trovarmi, mi hai visitato, mi hai amato.

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3.4. Traduzione in gesti visibili

Si diffonde il Vangelo non solo con la parola, ma anche con i gesti. Sarebbe utile trovare un modo per evidenziare in parrocchia il senso dell’offertorio liturgico.

Purtroppo anche questo atto, che è nato con un intento molto concreto, è finito spesso con l’essere solo un gesto simbolico (tanto che alcuni doni sono stati ripetuti per più Messe), oppure è scomparso, o addirittura è così frainteso che alle volte diventa un controsenso, come quando si porta all’altare la sacra Scrittura, mentre noi la dobbiamo ricevere dall’altare, da Gesù Cristo (e non restituirla a Dio).

Sempre per sottolineare come i nostri atti di carità sono anzitutto una risposta alla gratuità del dono di Cristo che si ripropone nel suo momento più alto nella celebrazione dell’Eucaristia, è bene che nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità gli atti collettivi di carità (per esempio per le missioni, per i terremotati, per gli ammalati…) vengano uniti visibilmente all’offertorio eucaristico.

La celebrazione eucaristica, definita dal Concilio Vaticano II culmen et fons della vita della Chiesa, va collegata non solo ai Sacramenti (Battesimo, Cresima, Matrimonio, Unzione degli infermi, Ordinazione), ma anche ai gesti di carità dei fedeli.

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3. 5. Riflessione sulla nostra esperienza familiare

  • Gli atti hanno un valore in sé, ma chi li compie, con la sua intenzionalità e il suo amore dà ad essi un valore aggiunto. Vediamo nella Messa questo richiamo?
  • Come avviene nelle nostre famiglie l’educazione al dono? Quali possono essere i modi?
  • Come praticare la reciprocità del dono in casa tra marito e moglie, tra genitori e figli?

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Preghiera

Aiutaci, Signore, a guardare la vita

come un dono

anche quando è segnata dalla croce,……..

perché nulla è perduto

se sappiamo amare

con il tuo stesso cuore.……..

Signore, che hai chiesto

alla nostra pochezza

di collaborare alla tua opera

che sa cambiare il nostro pane

nel tuo corpo ridonato a noi,……..

sii Tu la nostra speranza

e la sorgente della nostra gioia.

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4. DAL PANE E VINO AL CORPO E SANGUE DI CRISTO

Dopo la domanda di perdono, l’ascolto della Parola e l’apporto dell’uomo con il frutto del suo lavoro, nella santa Messa si compie non un semplice gesto successivo, ma la pienezza di una tensione: la consacrazione e l’offerta al Padre di quel pane, di quel vino, trasformati dalla stessa Parola di Dio nel corpo e sangue di Cristo dati per noi.

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4. 1. L’incontro di due cammini

La Parola di Dio, fattasi lampada sul cammino dell’uomo, si è incarnata, rifulgendo nella vita terrena di Gesù Cristo, che ci ha amato fino al dono della vita sulla croce e che è risorto per essere ragione della nostra speranza.

Alla proclamazione della Parola di Dio e all’offerta da parte dell’uomo del pane e del vino, nella santa Messa segue il Canone, la consacrazione del pane e del vino che diventano il corpo e il sangue di Cristo, con noi dono al Padre per la redenzione di ogni uomo.

Abbiamo qui una sorta di incontro tra il cammino dell’uomo, che offre il frutto della terra da lui lavorata, e il cammino di Dio che in quel frutto si fa Lui stesso dono all’uomo, accanto al suo lavoro, alla sua fatica, alla sua gioia e sofferenza, e nello stesso tempo primizia del suo futuro sperato nella Risurrezione.

E’ questo il momento più alto della vita della Chiesa.

In esso il Signore Gesù si offre al Padre nel dono definitivo della croce per la salvezza di ogni uomo, stabilendo così la massima unione con il Padre (nella sua obbedienza fino alla morte di croce) e con gli uomini per la cui salvezza Egli si offre al Padre.

Il Canone si conclude con la preghiera del sacerdote: Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria, ed è seguita dalla preghiera corale al Padre, detta da tutta la comunità cristiana presente con le stesse parole che Gesù ha dettato ai suoi Apostoli quando gli hanno chiesto: insegnaci a pregare.

Il Signore Gesù nella Messa prega per la Chiesa e con la Chiesa nella forma più alta e più intensa: è la Pasqua della liberazione, del riscatto, della definitiva vittoria della vita sulla morte.

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4.2. Dono ed esemplarità

A Messa andiamo con le mani aperte per accogliere, con le orecchie in ascolto per comprendere, con gli occhi aperti per saper vedere il mistero nascosto in Lui, Gesù Cristo e in noi, per condividere il gesto di offerta di Gesù Cristo, e per trasmettere agli altri ciò che abbiamo sentito, visto, toccato del Verbo della vita, affinché la nostra gioia sia piena (cf. 1 Gv. 1,1-4).

Nelle realtà materiali il numero dei partecipanti diminuisce il dono. In quelle spirituali, invece, lo fa crescere.

Breve e sobria nei gesti e nelle parole e tuttavia così ricca, la celebrazione dell’Eucaristia si presenta come modello e alimento e forma di ogni comunità cristiana, di ogni singola famiglia.

Nessun momento della vita familiare è estraneo alla Messa come la nascita di un amore, la venuta di una vita nuova, la gioia dell’incontro, la sofferenza del distacco, il desiderio della riconciliazione, la coscienza del peccato, la trepidazione per il futuro, la vita, la morte, l’attesa oltre la barriera del tempo.

In particolare, la speranza cristiana nutre la famiglia che guarda lontano nel tempo, e che tribola e fa progetti, e si interroga verso quale traguardo vada il suo cammino.

E che s’interroga sulla vita di chi l’ha preceduta nel tempo e non è più in casa. Solo qualche oggetto e delle fotografie restano visibili di quel tempo. Ma è tutto finito?

Accanto al Risorto presente e celebrato nell’Eucaristia, e non tanto al cimitero, tutta la famiglia torna a raccogliersi non solo come memoria, ma anche come misteriosa presenza.

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4.3. La novità nella ripetizione

Una condizione tante volte spegne in noi la vivacità, l’entusiasmo: è la ripetitività. Questo accade nella vita della famiglia, questo succede anche nella celebrazione dell’Eucaristia. Anzi, potremmo dire che particolarmente in questa la ripetitività spegne la nostra attenzione.

Sia per la Messa, sia per la vita famigliare, il rischio sta nel non cogliere più il linguaggio dei gesti, così che ci si ferma alla loro materialità che, di conseguenza, in breve tempo si esaurisce.

Nella realtà mai Dio si ripete, neppure nel rinnovarsi dei gesti, come del resto anche noi, se rimaniamo vivi, non ci ripetiamo negli stessi gesti esteriormente uguali.

Il problema che allora si pone è quello di rimanere vivi. E si rimane vivi se i gesti, le parole ripartono dalle radici da dove zampilla la vita.

Le imposizioni della società, la fretta, la mancanza di silenzio, il non rispetto dei nostri ritmi può togliere vita, originalità alle nostre espressioni. Può accadere che alcuni gesti siano privi di linfa vitale.

Il rischio più grave è quello di rassegnarsi a questi comportamenti, nei quali resta solo una cura, quella della forma, dell’immagine esteriore.

E, poiché non viviamo a compartimenti stagni, avviene che la vita in famiglia disponga o indisponga alla vivacità della vita religiosa e viceversa.

La vera giovinezza è vivere gesti e parole nella loro unicità; la vecchiaia è rassegnarsi a ripetere.

E’ il miracolo della vita che vediamo anche nei fiori: l’essere nuovi nella ripetizione.

Nel caso della preghiera ciò accade quando, pur servendoci delle parole, andiamo oltre esse per incontrarci con il Dio vivente; nei rapporti in famiglia ciò accade quando, pur passando per le sembianze, i gesti e le voci, noi andiamo alla persona.

Per questo per una madre, per un padre anche il volto disfatto di un figlio resta termine d’amore.

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Preghiera

Anche nel fallimento radicale dell’uomo,

la morte,

mi hai mostrato il miracolo

del tuo amore.……..

Aiutami, Signore,

a guardare la vita

con i tuoi occhi,

così che il prodigio

che si compie nella Messa

si avveri anche nella mia vita:……..

da umile pane

diventi segno del tuo amore vittorioso.

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5. LA COMUNIONE DI GESU’ CRISTO CON L’UOMO E DEGLI UOMINI TRA DI LORO

Nascendo tra noi da una donna, il Verbo ha condiviso la nostra storia, dal concepimento alla morte. Una scelta perché noi condividessimo la sua vita.

Questo è il senso della comunione eucaristica al termine della Messa.

E ancora: dopo aver ascoltato e condiviso la sua storia, la sua presenza, la sua vita, vogliamo a nostra volta condividere con gli altri uomini quel dono.

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5.1. Il rapporto personale e sensibile

Sottraendosi ai nostri occhi di carne, il Signore Gesù non volle privarci di un contatto fisico nel nostro bisogno di incontrarlo con gli occhi, l’udito, il tatto.

I Sacramenti rappresentano questa istanza dell’umanità nostra in rapporto all’umanità di Gesù Cristo. Così, a conclusione della celebrazione dell’Eucaristia, noi riceviamo il corpo e il sangue di Cristo nella sensibilità del segno del pane e del vino.

Un gesto che non è estraneo alla nostra vita familiare. In essa mille sono i segni che ci ricordano o ci mediano la presenza delle persone e il reciproco legame di affetto che ci unisce.

Certamente nel caso dell’Eucaristia la profondità e la misteriosità del rapporto sono molto più grandi, non però estranee alla vita dell’uomo.

Anche in casa usiamo dei segni di comunione, come ad esempio la tavola, ( il sederci ad un’unica tavola), o come la casa. Segni che diventano eloquenti se letti, altrimenti risultano semplicemente convenienza.

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5. 2. Di molti un solo corpo

La comunione eucaristia rappresenta non solo un incontro personale nella mediazione di un segno per l’uomo tanto significativo come il mangiare, ma, proprio perché Gesù Cristo in essa si fa nostro cibo, determina il costituirsi dei cristiani in un unico corpo.

Ha scritto Paolo ai Corinzi: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” ( 1 Cor.10,17).

La famiglia trae il suo principio di unità dal sacramento del matrimonio, dal vincolo d’amore e di sangue che la unisce, e in particolare dalla partecipazione all’Eucaristia. Una unità che le viene dal di dentro, perché dal di dentro l’Eucaristia ci trasforma in Lui e di conseguenza ci unisce tra noi.

Ora, come il sacramento della penitenza non solo riunisce con Dio, ma anche con gli uomini, così avviene pure con il sacramento dell’Eucaristia.

Ma di quale unità si tratta? Quella di un partito, quella di un esercito, quella di una squadra di pallone?

L’unità creata dall’Eucaristia, che trova il suo segno emergente nella comunione, è caratterizzata dallo stile di Gesù Cristo nello stare con gli altri e per gli altri.

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5.3. L’indicazione di un cammino

Gli interventi di Dio non sono solo un dono, ma anche un impegno. L’impegno dell’ultimo gesto della celebrazione eucaristica spinge il cristiano ad essere testimone di Gesù Cristo morto e risuscitato per noi (il testimone non è solo uno che ha sentito dire, ma anche che ha visto, ha sperimentato) e nello stesso tempo ad essere ministro di comunione, e quindi a partecipare ciò che ha vissuto.

Pensate di conseguenza a come una famiglia deve ritornare dalla celebrazione eucaristica, con quale rinnovato vincolo di unità viene ricostituita, a quale impegno di fermento unificante è chiamata ad essere nell’ambiente in cui opera.

Quando Gesù risorto è apparso ai suoi, fece loro un dono e un augurio: la pace, la sua pace che costò il prezzo della sua vita (non di quella degli altri), che significa comunione con Dio e con gli uomini.

Vedete perciò come la partecipazione alla santa Messa domenicale sia ben lungi dall’essere una tassa da pagare a Dio, e neppure una diserzione, seppure momentanea, dalla propria famiglia, ma un momento fondamentale per recuperare e animare la comunione e l’apertura della propria casa.

L’autenticità di una famiglia credente rivela l’autenticità della sua partecipazione all’Eucaristia che la fonda e la vivifica.

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Preghierafamiglia09

Pane spezzato, ci riunisci;

pane donato, ci impegni.……..

La nostra famiglia

viva costantemente di questo pane

che sani le sue lacerazioni,

vinca i suoi scoraggiamenti,……..

apra ogni giorno il suo cuore

alla speranza e alla condivisione.