L'omelia del Vescovo durante la celebrazione eucaristica

a conclusione del convegno Pastorale diocesano

“Ascolto e adorazione nella carità”

                   

Conv 1995

                      

SOMMARIO

l. Mosè e il suo popolo: due ascolti e due cammini

2. Rientrare in se stessi per ascoltare Dio

3. L’ascolto e l’adorazione nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie

4. Ascolto, adorazione e carità: struttura permanente di ogni azione pastorale, via per la scoperta della nostra vocazione

5. Tre segni nella nostra storia

6. Una preghiera

                              

l. Mosè e il suo popolo: due ascolti e due cammini

Fedeli a ciò che ci è stato ricordato in questi giorni fermiamoci ora anzitutto nell'ascolto della Parola che è stata proclamata (cf. Esodo 32,7-11.13-14).

Mentre Mosè sul monte Sinai ascolta Dio, l'invisibile, l'altro per eccellenza, il popolo nella valle si è costruito un dio visibile con il proprio oro. Due sguardi, due ascolti, due cammini tanto diversi. Il primo cammino, quello di Mosè, riparte dal Dio misterioso e invisibile ascoltato sul monte Sinai e dal quale riceve le tavole della legge secondo cui dovrà camminare nella sua esistenza per darle compimento. L'altro, quello del suo popolo, vuole riprendere la strada nel deserto costruendosi un dio che sia alla sua portata, che corrisponda ai suoi desideri e disegni, che si possa toccare e vedere. Nella realtà in questo modo il popolo non si rivolge a Dio, all'Altro, ma a se stesso, alle proprie passioni, e la voce che pretende di ascoltare non è altro che l'eco dei suoi desideri.

Due immagini ricorrenti nella storia dell'umanità nel suo viaggio alla ricerca di una terra nuova, di una pienezza di libertà, di un bene, di un Dio per il quale impegnare la vita. Vi è così chi ascolta mille voci, ma non sa cogliere quella di Dio; vi è chi adora, ma semplicemente il denaro, o la carriera, o qualche creatura scambiandola per il proprio Dio, un dio fatto con le proprie mani. Il libro dell’Esodo ci ricorda però che il Dio incontrato ed ascoltato da Mosè sul monte Sinai è un Dio misericordioso, tanto che in seguito alla preghiera del suo eletto "abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo". E questo dà speranza in un possibile rinnovamento della vita anche quando pare che il male domini sovrano.

                      

2. Rientrare in se stessi per ascoltare Dio

Nel vangelo poi abbiamo ascoltato la parabola del figliol prodigo (cf. Luca 15,l-32). Anche qui torna il dramma del rapporto tra Dio e l'uomo. Questi nasce nella casa di Dio, però nel caso del figliol prodigo ad un certo punto non ascolta più la Sua voce, ma la propria "voglia", quella di andare per proprio conto in cerca di una autonomia completa, per cui si separa dal padre, non ascolta più la Sua Voce, Va "in un paese lontano", dove sperpera tutte le Sue sostanze' Voleva celebrare la sua libertà obbedendo solo al proprio istinto, e si è trovato su quella strada come distrutto. Spogliato di tutte le sue ricchezze, il figliol prodigo rientra in se stesso, l'ultima risorsa della sua vita. Pensava di essere protagonista della sua esistenza, ma di fatto egli viveva fuori di sé, come un ‘alienato’.

Rientrando nella profondità della propria coscienza, là dove 1'orma della propria origine rimane incancellabile, il figliol prodigo risente l'eco delle voci di casa sua e ne prova nostalgia, e s'incammina per questo verso il Padre, disposto a fare anche il servo pur di rientrare ancora nella sua famiglia. E il Padre? Quando il figlio prende su le sue cose e se ne va, non gli toglie la libertà, si stabilisce però tra i due un grande silenzio. Il figlio non ascolta più, sommerso dalle mille voci che 1'attraggono altrove, e la parola del Padre rimane come oscurata. Non si tratta di un silenzio d'ascolto, ma di abbandono. La Parola del Padre tornerà a farsi sentire quando quelle voci riveleranno al figliol prodigo la loro inconsistenza ed egli rientrerà in se stesso, là dove Dio sempre ci attende.

Colpisce il fatto che l’incontro con Dio è sempre legato al rientro in noi stessi. Senza questo rientro non c'è vero incontro, come, d’altra parte, senza una chiamata quel rientro rimarrebbe vuoto. Di questo cammino fu protagonista e acuto esploratore e maestro il nostro grande sant’Agostino. Rientrato in se stesso, quel giovane ricorda la sua casa e le sue voci amiche, prende coscienza del proprio peccato, dello sbaglio delle sue scelte, si mette in cammino verso il Padre. La sua voce da memoria si è trasformata in nostalgia del cuore, fino a diventare presenza dispiegata. Era ancora lontano il figlio, ma il Padre subito lo vide e gli corse incontro, commosso, gli gettò le braccia al collo e lo baciò. Fu quella la sua prima parola rivolta al figlio che era ritornato. Una parola non di rimprovero ma di amore, capace di mostrare nello stesso tempo cos'era stata la perdita in quell'abbandono del Padre e la grande gioia del suo ritrovamento.

Torna ancora il centro del dramma umano che consiste nell’ascoltare o nel non ascoltare la voce del Padre, nell'adorare le proprie sostanze o nel riconoscere il Padre come il primo bene della nostra vita.

                       

3. L’ascolto e l’adorazione nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie

Ecco ciò che siamo andati meditando in questi giorni per orientare e ravvivare la nostra pastorale. Sì, perché ogni momento della nostra azione pastorale si misura sullo spazio e l'intensità che diamo all'ascolto e all'adorazione nella carità della Parola di Dio. Un impegno che tocca le nostre famiglie, là dove la vita muove i suoi primi passi, dove si prepara il futuro di ogni uomo, dove l’amore è chiamato ad essere la prima ragione dell’incontro, dell'ascolto e del servizio reciproco. Per questo ci chiediamo: gode di una reale presenza la Parola di Dio nelle nostre case, l'ascoltiamo, oppure la riteniamo cosa riservata ai preti e ai religiosi? Sono gli spot televisivi ad orientare le nostre scelte oppure le indicazioni che ci vengono da Dio? E di conseguenza quale spazio diamo alla lettura della sacra Scrittura nella nostra vita di casa, nell'educazione dei bambini, nella nostra valutazione degli avvenimenti? La proclamazione della Sacra Scrittura in casa è segno efficace della presenza illuminante e consolante di Dio tra noi. Una proposta al riguardo vorrei farvi: leggere un giorno della settimana i testi biblici della domenica successiva, per disporsi a meglio intenderli e a farne cibo per la nostra vita, e per coerenza cristiana dare qualcosa del nostro tempo, della nostra competenza professionale e del nostro denaro al prossimo. L'ascolto della parola dispone all'azione caritativa; mentre questa, a sua volta, dispone all'ascolto di Dio.

Un impegno per le nostre parrocchie: nella celebrazione dei sacramenti, in particolare dell'Eucaristia, nelle nostre omelie, nella catechesi qual è il risalto che diamo all'ascolto della Parola di Dio? Come ci disponiamo alla comprensione dei testi proclamati mediante eventuali Corsi biblici, o incontri comunitari per preparare l'omelia? Promoviamo Liturgie della Parola, programmiamo momenti di adorazione in cui l'ascolto della Parola s'intreccia con il silenzio orante?

Utilizziamo i tempi di novene, di tridui, gli incontri mariani del mese di maggio per meditare su qualche testo della sacra Scrittura, unendo così ascolto e adorazione? Curiamo la catechesi degli adulti, vi partecipiamo? Nella celebrazione delle Messe, specialmente di quelle domenicali, siamo più preoccupati del loro numero che del modo con cui avvengono, quasi che il problema principale sia di adempiere materialmente al precetto festivo con la massima comodità e non quello di pregare bene come comunità cristiana? Curiamo di conseguenza la presenza di validi lettori, dei chierichetti, di canti appropriati, l'uso di efficienti microfoni nelle nostre celebrazioni eucaristiche? Colleghiamo i nostri interventi di carità con 1'ascolto della Parola di Dio, con la celebrazione dell'Eucaristia? Le nostre comunità cristiane, e non solo ii sacerdote, devono prendersi in carico l'evangelizzazione della gente, l'educazione cristiana dei ragazzi. e l'aiuto alle varie povertà presenti nel territorio secondo la parola del Signore. 

                            

4. Ascolto, adorazione e carità: struttura permanente di ogni azione pastorale, via per la scoperta della nostra vocazione

L'ascolto della Parola di Dio, l'adorazione e l'esercizio della carità costituiscono poi una via fondamentale per comprendere la propria vocazione e per coltivarla. Se chi ci chiama è Dio, sarà nell'ascolto di Lui e nel riconoscimento del suo primato che capiremo qual è la strada che Egli ci propone. Sarà nell'accoglienza del suo amore e nell'esercizio della sua carità che l'uomo scoprirà il cammino che il Signore gli chiede. Una indicazione che ognuno di noi deve aver ben presente nella ricerca delia volontà di Dio nella propria vita e in ogni educazione vocazionale. Ascolto, adorazione, carità nel cristianesimo sono talmente uniti tra di loro che l'uno condiziona l'altro così che non possono sussistere separatamente. Per questo vi chiedo che costituiscano permanentemente la struttura della vostra azione pastorale.

Per essere veri, cioè secondo il progetto di Dio, dobbiamo perciò dare una chiara priorità a questi impegni su tutti gli altri nella nostra vita cristiana, nella nostra pastorale. Ad essi devono subordinarsi tutte le nostre iniziative di apostolato, ad essi devono ispirarsi. Una priorità che dev'essere presente anzitutto nel nostro cuore per poi manifestarsi nei nostri atti, convinti che la salvezza dell'uomo viene da Dio. Per essere efficaci dobbiamo anche dedicarvi un tempo adeguato e con un cuore libero, frutto dell'accoglienza dello Spirito Santo.

Troppe volte accade che la fretta ci impedisca di interiorizzare ciò che abbiamo ascoltato o letto della Parola di Dio, che il pensiero di tante cose da fare ci sia di ostacolo ad entrare in contatto con Dio nella preghiera, che la superficialità ci porti a compiere gesti senza partecipazione interiore, che l'abitudine o la vanagloria ci portino a compiere opere di carità senza amore. In una parola che ci lasciamo guidare dal nostro orgoglio, dalla nostra vanità, e non dallo Spirito di Dio. Per essere credibili dobbiamo poi seguire lo stile d'ascolto, di preghiera e di carità di Gesù Cristo. Non dimentichiamo che il cristianesimo è una vita nuova e perciò i suoi atti comportano una conseguente qualità nuova. Un fiore vero ed uno di plastica possono rassomigliarsi, ma in realtà sono molto diversi. Una differenza analoga vi è anche tra l'ascolto, la preghiera, la carità che nascono dalla fede e l'ascolto, la preghiera, la carità che nascono per es. dalla vanità dell'uomo.

Troppe volte c'inganniamo fermandoci alla semplice materialità dei nostri atti. Può accadere che 1'ascolto si riduca ad informazione, che la preghiera diventi un monologo con noi stessi, che l'esercizio della carità si risolva in qualche soccorso materiale dato a un povero o alla chiesa.

                           

5. Tre segni nella nostra storia

Questa sera però non solo "celebriamo" ciò che abbiamo proclamato in questi giorni e ci proponiamo alcune linee di azione pastorale per il futuro, ma guardiamo anche a degli esempi concreti tra noi che ci mostrano come quel trinomio può muovere la nostra vita di cristiani.

Chiudiamo questa sera la fase pavese del processo di canonizzazione di un nostro sacerdote: il servo di Dio don Ercole Pizzocaro. Un prete che trascorse gran parte della sua vita come ai margini della nostra società, ma non ai margini del cuore dell'uomo. Un altro al suo posto forse si sarebbe ritenuto un fallito, lui invece fu così felice della sua vita da partecipare la sua pace a moltissimi pavesi.

Il segreto della sua esistenza fu proprio quel trinomio. Perché fedele ascoltatore di Dio, per questo il canonico Pizzocaro fu attento ascoltatore degli uomini; perché assiduo adoratore del Signore, per questo imparò il rispetto e la libertà e la stima verso tutte le persone che l'accostavano. Perché costante sperimentatore dell'amore misericordioso di Dio, per questo egli fu uomo di grande misericordia.

Sempre stasera consegnerò ad una suora canossiana il crocifisso e il mandato per la sua missione in Africa. Non si può ascoltare sul serio la Parola del Signore senza desiderare di condividerla con tutti gli altri uomini; non si può sentirsi amati da Dio e tenere solo per sé questo grande dono; non si può adorare chi ci ha creati e redenti senza chiamare altri a questo beatificante incontro.

In questo giorno di conclusione del nostro Convegno diocesano vogliamo anche esprimere in un gesto di carità il nostro amore per la nostra chiesa locale, aiutando comunità o iniziative che si trovassero in un particolare bisogno. Una già molto onerosa stiamo portando a termine, quella della Casa della Carità, che spero di inaugurare quanto prima. Per un dono gratuito è nata la Chiesa, e con essa tutti noi dal cuore squarciato di Cristo. Con un simile amore anche noi la dobbiamo amare. Non solo individualmente, ma anche come comunità dobbiamo essere tra gli uomini segno visibile e credibile della Parola di Dio che abbiamo accolto, della carità di Cristo che ci ha generato alla sua vita nuova.

                             

6. Una preghiera

La storia del popolo ebraico in cammino nel deserto verso la terra promessa, la storia del figliol prodigo ancora si ripropone ai nostri giorni. Non sono un dato scontato l'ascolto, l'adorazione, la carità. Anche noi, come Mosè, siamo chiamati ad ascoltare la Parola di Dio per riprendere illuminati e fortificati la strada della nostra salvezza, ma nello stesso tempo, come il popolo ebraico, siamo soggetti alla tentazione di crearci un dio a nostra immagine e somiglianza. Anche noi, come il figliol prodigo, siamo combattuti tra il desiderio di spendere la nostra libertà uscendo dalla Casa del Padre, per non sentire più la sua voce e godere in solitudine la nostra vita, e il richiamo a rientrare nella Casa del Padre, a risentire la sua voce, a stare con Lui per gioire del suo amore.

Preghiamo il Signore perché illumini i nostri passi, orienti il nostro cuore, muova la nostra vita sulla sua strada.

Con la tua Parola, o Padre,

hai creato il mondo,

donaci di vedervi la sua impronta

e di cogliervi la tua voce.

La tua Parola hai poi mandato nel mondo

perché si facesse carne,

donaci di riconoscerla

e di accoglierla nella nostra vita

Per noi fu crocifissa la tua Parola

ed è risorta,

donaci di riconoscervi

il tuo amore e la nostra speranza.

Tra noi la tua Parola permane ora

come lampada e come vita,

fa’ che ne riconosciamo la presenza

e ne adoriamo la bellezza e la bontà.

La Vergine Maria,

che un giorno accolse e donò

la tua Parola fatta carne

per opera dello Spirito Santo,

interceda per noi

affinché per l'azione dello stesso Spirito

le nostre famiglie,

le nostre comunità cristiane,

siano da essa plasmate,

riunite e consolate.     

Cattedrale di Pavia, sabato 16 settembre 1995

+Giovanni Volta

Vita Diocesana 1995, pp. 178-184