Il discorso introduttivo del Vescovo

alla seconda sera del Convegno Pastorale diocesano:

“Ascolto e adorazione nella carità” 

             

Conv 1995

 

 

Ieri sera mons. Gianfranco Ravasi ci ha presentato tre ascolti dell'identico Dio nostro creatore e salvatore: l'ascolto della voce primordiale di Dio, quella cosmica, l'ascolto della Parola di Dio manifestatasi nella storia e definitivamente in Gesù Cristo, l'ascolto del silenzio che avvolge la Parola e le dà risalto e la nutre.

Questa sera, continuando quella riflessione, passiamo al secondo momento del nostro incontro con Dio, legato intimamente al primo: 1'adorazione. La nostra risposta allo svelarsi di Dio, alla sua Parola, prima di ogni altro impegno, è contemplazione, stupore, riconoscimento, ringraziamento, invocazione, domanda di perdono. Anzi, lo stesso ascolto si apre e si dilata quanto più questi sentimenti crescono nel cuore dell'uomo, per cui tra ascolto e adorazione vi è una profonda reciprocità. Chi guarda l'altro, chi gravita verso di lui, chi ama, ascolta, come d'altra parte chi ascolta, proprio perché presta attenzione, perché è attento all'altro, perché l'accoglie e meglio lo conosce, è portato ad ammirarlo e ad amarlo. Sperimentiamo questo ogni giorno anche nei nostri rapporti umani. La simpatia, la dedizione, l'amore nascono spesso da uno sguardo, da una parola che ci viene rivolta, come l'amore, la simpatia, a loro volta, ci rendono attenti alla voce, al richiamo dell'altro, ci permettono di coglierne il senso.

Ce l'ha ricordato Gesù all'ultima cena (cf. Gv. 16, 12-13) quando ha detto ai suoi: ora non siete in grado di capire le mie parole, ma quando verrà a voi lo Spirito Santo, allora comprenderete. L'ascolto senza il dono dello Spirito non è in grado di penetrare la Parola, la quale rimane perciò come un enigma all'orecchio di chi la sente, e quindi senza svelare la propria ricchezza. Il dono dello Spirito, d'altra parte, senza la Parola manca del proprio oggetto. Ci è stato ricordato ieri sera l'espressione di san Paolo: "Come potranno invocarlo senza aver creduto in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?" (Rom. 10,14). Qui sta l'intimo nodo tra ascolto e adorazione. Separare i due momenti significa togliere ad essi la loro condizione di vita.

Nella nostra pratica però siamo spesso tentati di separarli questi due momenti, fino a riservare ai dotti l'ascolto e ai semplici l'adorazione, con la conseguenza di ridurre l'ascolto a semplice istruzione, e l'adorazione ad un omaggio reso ad un Dio che noi ci siamo costruiti. Non si tratta perciò di chiarire semplicemente un problema teorico, ma di proporre un giusto indirizzo alla nostra pratica. Accade poi che ci chiediamo: perché metterci davanti a Dio, perché adorarlo, come adorarlo? Se Dio non ci illumina sul suo mistero e sulla nostra condizione umana, come possiamo rivolgerci a Lui?

Ancora una volta torna il discorso sull’intimo rapporto che intercorre tra 1'ascolto della parola di Dio e l'adorazione. Ma la nostra esistenza è fatta di mille legami e tuttavia accoglie in sé solo ciò che rientra nella sua unità di vita. Tutto quello che si fa estraneo alla nostra vita diventa per noi irrilevante. Ci chiediamo perciò: la nostra adorazione di Dio come s'inserisce nella nostra esistenza? In altre parole: l’adorazione ci estranea dalle nostre occupazioni quotidiane, è una semplice aggiunta alla nostra vita, oppure 1'esprime, 1'anima e si nutre di essa? Ecco alcuni interrogativi con i quali ho pensato d'introdurre la riflessione di stasera che si concluderà non con un dibattito, ma con un gesto di adorazione, per cui dopo averne parlato, pensiamo di farne una piccola esperienza.

Nel titolo del nostro Convegno non abbiamo messo quale legame tra l'ascolto e l'adorazione semplicemente l’intelligibilità, ma la carità, anima e volto del rivelarsi di Dio, movente primo della vita del cristiano. Per affrontare questo problema, per rispondere a queste domande, ho chiesto il contributo di una donna (tra l'altro è questo 1'anno della donna), la prof.ssa Isidora Castenetto, discepola di un maestro di spirito quale fu don Giovanni Moioli e curatrice dell'edizione di vari suoi scritti, un tempo alunna alla Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale di Milano, ed ora incaricata di un Corso nella stessa Facoltà proprio sul tema della preghiera. La sua cultura e la sua esperienza ci aiuteranno a fare qualche ulteriore passo nella comprensione del mistero insondabile del nostro rapporto con Dio.

Basilica della Certosa, mercoledì 13 settembre 1995

+Giovanni Volta

Vita Diocesana 1995, pp. 177-178