Il discorso introduttivo del Vescovo

alla prima sera del Convegno Pastorale diocesano:

“Ascolto e adorazione nella carità”

                     

Conv 1995

                    

La settimana scorsa con alcuni nostri sacerdoti e giovani pavesi ho partecipato alla conclusione del Convegno dei giovani d'Europa che si è tenuto a Loreto. Il suo titolo era: "Europa-speranza". Sì, perché uno dei grossi rischi che stiamo correndo è proprio quello di perdere di fronte a tanto male la speranza nella vittoria del bene.

Oggi, qui alla Certosa, iniziamo il nostro Convegno Pastorale diocesano, che ci vuol mostrare le radici della nostra speranza cristiana: l'ascolto e l'adorazione di Dio, che sono accoglienza dell'amore di Dio che si è dato a noi in Gesù Cristo, Parola del Padre e riconoscente stupore e contemplazione e invocazione di fronte ad un dono così grande.

La Chiesa costantemente s'incontra e si espande secondo i due movimenti fondamentali che sono propri del cuore umano: quello di diastole e quello di sistole. Chi ci riunisce è Dio che si manifesta a noi e ci chiama con i suoi gesti, con le sue parole, mediante la sua Chiesa e a cui corrisponde la nostra ricerca del suo volto, l'attrattiva suscitata dal suo Spirito, il bisogno, la nostalgia del suo amore. E chi ci manda è ancora Lui, sempre Lui, Dio, che ci vuole testimoni del suo amore nel mondo e per questo accende il nostro cuore con il suo Spirito perché sappiamo condividere con gli altri il suo dono.

È ormai tradizione questo incontro annuale tra tutte le componenti della nostra Chiesa particolare, la diocesi (vescovo, sacerdoti, laici e religiosi), con la presenza dei rappresentanti di tutte le parrocchie e dei gruppi ecclesiali, per pregare, riflettere, programmare insieme il nostro cammino pastorale. Si tratta di un momento importante di esperienza cristiana, di un segno della varietà e dell'unità della Chiesa locale, di un servizio alla nostra vita ecclesiale. Nei gruppi di studio ciascuno potrà dare il proprio apporto di esperienza e di intelligenza cristiana. I nostri Convegni, come potete notare anche dall'elenco dei temi affrontati negli anni precedenti e che trovate citati nel nostro settimanale diocesano "il Ticino", si ispirano sempre al momento sorgivo della nostra fede e nello stesso tempo si confrontano con alcune componenti del loro riferimento storico come la cultura, le età dell'uomo, i vari eventi ecclesiali e sociali dell'uomo contemporaneo, le diverse articolazioni del mistero cristiano.

Quest'anno 1'argomento scelto, rimanendo sempre nell'antico solco del ricominciare da Dio, dalla sua Parola, trova la sua immediata provocazione sia nei 600 anni di fondazione della nostra Certosa, sia nel prossimo Convegno ecclesiale di Palermo.

La Certosa è stata nella storia della nostra diocesi un segno visibile e permanente dell'impegno che sta al centro della nostra vita: l'ascolto e l'adorazione di Dio. Il Convegno ecclesiale di Palermo, ispirandosi ad alcuni testi dell'Apocalisse, vuole interrogarsi sul significato del Vangelo della carità per il rinnovamento della Chiesa e della società in Italia, e sulle vie da seguire e gli obiettivi da raggiungere per ottenere questo rinnovamento.

Dobbiamo attingere al pozzo giusto l'acqua che ci può dissetare e rinvigorire. Nello stesso tempo dobbiamo anche trovare i modi pertinenti per attingerla e comunicarla. Un impegno che riguarda sia i preti che i laici e i religiosi, e che sta alla base dell'educazione cristiana in parrocchia, in famiglia e nelle associazioni cattoliche.

Un impegno che non dobbiamo però dare per scontato. L'abitudine, la stanchezza, la presunzione, la fretta, la ripetitività possono obnubilare i nostri occhi, rendere sorde le nostre orecchie, appesantire il nostro passo, relegarci in uno stato di sonno. Vorrei per questo riascoltare con voi il forte richiamo che l'Apocalisse ha rivolto all'angelo della Chiesa di Sardi: "Svegliati e rinvigorisci... Ricorda come hai accolto la parola, osservala e ravvediti" (Apoc. 3,2-3).

Abbiamo chiesto aiuto per questo nostro impegno di ricerca, di accoglienza e di trasmissione a un esperto: mons. Gianfranco Ravasi, che tutti voi ben conoscete, appassionato studioso della sacra Scrittura, capace di parlare ai dotti e ai semplici, senza mai nulla togliere al vigore della Parola di Dio. Attento e colto esploratore del pensiero e dell'arte degli uomini, egli sa vedere in essi i vari richiami espliciti o impliciti alla rivelazione divina.

Che il nostro Convegno come un fermento accresca in tutti la gioia e la passione dell'ascolto di Dio, del Dio vivente. Da esso sempre ricomincia la vita in tutte le sue espressioni, perché Dio ne è la sorgente. Se l'abbandono da parte degli uomini è figura di morte, mentre la loro attenzione a noi, quella di una parola amica, ci ridà fiducia e speranza, pensate che cosa sarà l'attenzione, la parola amica di Dio per ogni uomo. Recita un Salmo: "Questo mi consola nella mia miseria: la tua parola mi fa vivere... Precedo l'aurora e grido aiuto, spero sulla tua parola" (Sal. 119, 50.147).

Con questo spirito disponiamoci ad ascoltare la relazione di mons. Gianfranco Ravasi.

Basilica della Certosa, martedì 12 settembre 1995