Discorso conclusivo al Convegno Pastorale Diocesano:

“La Parola di Dio fa la Chiesa”

Cattedrale, 24 settembre 1987

Conv 1987

Sommario

1 - Una significativa esperienza di Chiesa

2 - In un cammino di speranza

3 - Interrogativi e proposte

3.1. Centralità e significato della Parola di Dio ed esigenza di una conversione

3.2. Condizioni di un ascolto e conseguente metodologia pastorale

3.3. Particolari momenti di proclamazione e di ascolto della Parola di Dio

4 - L'articolazione della nostra comunità cristiana e le possibilità di un cammino insieme

5 - Estensione della chiamata di Dio

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1 - Una significativa esperienza di Chiesa

Stasera qui, in Cattedrale, idealmente al centro della nostra Chiesa particolare, nella preghiera, nell'ascolto della Parola di Dio, nella riflessione comunitaria, vogliamo ripercorrere le tappe del nostro Convegno Ecclesiale, non per concluderlo, ma piuttosto per aprirlo quale orientamento e stimolo al cammino cristiano della nostra Diocesi, delle nostre comunità parrocchiali, delle nostre famiglie, dei nostri gruppi ecclesiali.

Per questo abbiamo riascoltato alcuni testi, scelti tra molti altri, in cui viene svelato il cuore della Chiesa, la sua vita, la sua origine, il suo impegno, la sua apertura, i suoi rischi, la sua missione, la Chiesa per la quale Gesù ha pregato alla vigilia della morte e risurrezione: “Padre, consacrali nella verità. La tua Parola è verità... Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17,17-21).

In questi giorni insieme abbiamo ascoltato, pregato, riflettuto sulle nostre situazioni particolari, abbiamo chiesto delucidazioni, abbiamo fatto proposte. Non solo parlammo della parola di Dio che fa la Chiesa, ma abbiamo fatto un'importante esperienza di Chiesa. E tutto questo in un duplice movimento: da Dio all'uomo, come ascolto, e dall'uomo a Dio, come risposta; incontrandoci al centro della Diocesi per maturare e vivere indirizzi comuni, e incontrandoci nei vicariati per meglio aderire alle singole situazioni, e per poterci arricchire di tutte le voci.

Un piccolo saggio del costante dinamismo della Chiesa simile ai battiti del cuore che dona ed accoglie; un piccolo esempio di come ogni membro vivo della Chiesa, corpo di Cristo, si avvale dell'apporto di tutti gli altri, secondo il ruolo e la grazia di ciascuno.

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2 - In un cammino di speranza

Forse accanto all'impegno di molti abbiamo notato qualche stanchezza, insieme ad indicazioni chiare abbiamo rilevato dei punti che ci sono risultati oscuri. La parabola di Gesù che abbiamo ascoltato qualche minuto fa (cf. Lc 8, 4-7. 11-15), quella del seminatore, mentre ci riempie di grande speranza, poiché ci dice che la sua parola viene gettata anche tra i sassi, tra le spine, sulla strada, nello stesso tempo ci mette in guardia contro ingenui ottimismi, ricordandoci la fatica e le difficoltà della crescita della Parola di Dio nella vita degli uomini, e la conseguente varietà della sua resa.

In questo costante cammino di gioia e di sofferenza, di accoglienza e di rifiuto, di fedeltà e di infedeltà, vive nel tempo la Chiesa di Cristo, “santa” e “peccatrice”. Santa per lo Spirito che l'anima, per la Parola che la regge, peccatrice per le sue ricorrenti ottusità e resistenze al dono di Dio. Due dimensioni che non attraversano solo la Chiesa, ma anche la vita di ciascuno di noi.

Questa Chiesa concreta noi siamo chiamati ad amare, a servire, perché Dio per primo, nella sua infinita misericordia, l'ha amata, l'ha servita, l'ha attesa.

Questo lo voglio ricordare a me e a voi, perché nei nostri progetti pastorali non abbiamo mai a dimenticarci delle condizioni di quel campo, della forma di quel seme, della magnanimità di quel contadino, quasi che noi potessimo sceglierci un'altra terra, senza sassi, senza rovi, senza strade già battute da altri seminatori, e per questo resistenti al seme di Dio.

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3 - Interrogativi e proposte

Sullo sfondo di questa parabola di Gesù - raccogliendo gli stimoli, le proposte, gli interrogativi, i rilievi, che mi sono venuti dall'inchiesta previa fatta in tutte le parrocchie in preparazione del Convegno, dalle relazioni del Convegno stesso, dai resoconti dei gruppi di studio tenuti al centro e nei singoli vicariati - cercherò ora di offrire alla Diocesi alcune indicazioni di cammino, dopo aver chiesto a Dio luce e fedeltà, poiché si tratta di accogliere e servire non una Chiesa inventata da noi, ma quella voluta ed amata da Dio.

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3.1. Centralità e significato della Parola di Dio ed esigenza di una conversione

Un fatto anzitutto si è imposto in tutto il Convegno e una domanda: la centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa e il significato di questa espressione e quindi le sue eventuali implicanze pastorali.

Qualcuno si è chiesto: la Parola di Dio si colloca semplicemente accanto a Gesù Cristo, o addirittura si pone in alternativa a Lui? In che rapporto essa si pone con i Sacramenti, con la celebrazione dell'Eucaristia? La Parola di Dio coincide semplicemente con il libro della Scrittura? Ma non è astratto parlare di Parola di Dio, e incentrare la pastorale su di essa, quando la gente ogni giorno si chiede: come educare i propri ragazzi, come accostare gli ammalati, i drogati, gli emarginati, come risolvere i problemi economici e di salute di ogni giorno, come creare condizioni di giustizia e di pace tra gli uomini?

E ancora: dare così tanta importanza alla Parola di Dio non significa aderire al Protestantesimo più che al Cattolicesimo? Oppure: una proposta pastorale incentrata su la Parola di Dio non finisce con il ridursi ad una semplice proposta di studio?

Domande molto importanti, che condizionano il modo di intendere e di vivere ogni successiva proposta operativa. Per questo ho voluto raccoglierle, pur sinteticamente, nel mio discorso di stasera. La risposta ad esse fa parte essenziale delle “indicazioni di cammino” che intendo dare alla Diocesi.

La Parola di Dio per eccellenza resta Gesù Cristo, unica, eterna, consustanziale Parola detta dal Padre, fattasi carne, che condivise l'intera nostra vicenda umana, dal concepimento, alla nascita, alla morte, alla risurrezione, e perciò dentro la nostra vita, si è rivolta a noi, ci ha chiamati a seguirla, ci ha cambiato la vita.

Per questa ragione Lui, la Parola per eccellenza, resta la misura e la spiegazione ultima di tutte le altre espressioni della Parola di Dio, che variamente e con intensità diverse si è rivolta a noi nel creato, e particolarmente nella storia della salvezza, nella Scrittura (vedi come Gesù ce ne diede un saggio nel suo cammino con i discepoli di Emmaus: cf. Lc 24, 13-35, come abbiamo ricordato la prima sera del Convegno).

Contemporaneamente tutte le varie espressioni, attraverso le quali viene a noi la Parola di Dio, ci introducono alla comprensione della persona e della vita di Cristo (vedi sempre l'esempio di Gesù con i discepoli di Emmaus).

Così lo stesso Magistero della Chiesa non si pone semplicemente accanto alla Parola di Dio, e tanto meno in sua alternativa, ma su di essa si fonda, ad essa serve, essa è chiamato ad annunciare e spiegare. In modo significativo i Padri conciliari hanno scritto all'inizio della grande Costituzione dogmatica sulla Rivelazione: “In religioso ascolto della Parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia” (Dei Verbum, 1).

Anche i Sacramenti, e in particolare l'Eucaristia, non solo vengono introdotti dalla parola, ma in quanto “segno” salvifico, sono “manifestazione” e “chiamata” di Dio all'uomo.

La Scrittura, testimonianza privilegiata degli eventi della salvezza resa sotto l'azione particolare dello Spirito Santo, non è per il credente un semplice libro d'istruzione, di storia, di poesia, ma la parola scritta che più intimamente appartiene a Dio, per cui la Chiesa l'ha venerata come ha fatto per il corpo di Cristo (cf. Dei Verbum, 21), e in essa il Padre “viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro,, (Dei Verbum, 21).

Ora, se la Parola di Dio e il dirsi e il darsi di Dio all'uomo è il chiamarlo alla sua amicizia, è l'impegnarlo alla sua strada, è il coinvolgerlo nel suo stile, allora essa incrocia tutte le condizioni umane, le attese più profonde dell'uomo, i suoi progetti, diventando a sua volta ragione e forza e modello di ogni comportamento dell'uomo.

È astratta la Parola di Dio se la separo da Lui, avvilendola nell'anonimato; la riduco a semplice materia di studio se in essa non colgo il Signore che mi parla; non mi dice nulla se guardo solo alla superficie dell'oggi.

Ma se in essa riconosco Dio che prende l'iniziativa, che si rivolge all'uomo, che lo chiama, che gli svela il senso della vita, che gli propone un cammino con Lui, allora comprendo come non si possa dare una proposta cristiana senza partire dalla Parola di Dio, e come questa sia profondamente significativa.

Non però come fatto, che a un certo punto della nostra vita ci lasciamo dietro le spalle, come si lascia la scuola per il lavoro, ma come evento permanente che anima la Chiesa, poiché è il rapporto amoroso del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con gli uomini che la costituisce e deve ispirare ogni suo gesto.

Questo costante riconoscimento, questa accoglienza, questa “familiarità con Dio”, questo annuncio, chiedo anzitutto a me e a voi quale anima e misura della nostra pastorale.

È la prospettiva che più ci tocca nel profondo: chi più della Parola di Dio ci impegna radicalmente? E perciò ci sottrae alle mille scuse che spesso accampiamo: la non rispondenza degli altri. le infedeltà della Chiesa, i limiti di chi la governa.

È la prospettiva che più ci apre sul mondo, al servizio degli uomini, poiché nulla è estraneo alla Parola di Dio, e a tutti essa ci manda.

Scordare la centralità della Parola di Dio equivale a “cosificare” la Scrittura, i Sacramenti, fino a farne un rito magico; equivale a trasformare la Chiesa in una semplice impresa degli uomini, per la quale eventualmente si chiede l'aiuto di Dio; equivale a spegnere la luce che tutta l'illumina e le dà senso.

Un rischio sempre in agguato, perché nella nostra esistenza c'è come una legge di gravità che ci fa ricadere su di noi, sulle nostre opere, sui nostri interessi, sulle nostre emotività, chiudendoci a Dio, anche se continuiamo a nominarlo. Per questo ho parlato nel nostro primo incontro dell'esigenza di una “conversione” di vita, di mentalità, poiché non si tratta di fare semplicemente una cosa, ma di assumere uno stile, un modo di vedere, si tratta di riconoscere la novità che Dio ha introdotto nella nostra storia, e di esserle fedeli.

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3.2. Condizioni di un ascolto e conseguente metodologia pastorale

Una seconda esigenza di fondo è poi emersa nel nostro Convegno: chiarire le condizioni di ascolto e di comprensione della Parola di Dio che fa la Chiesa. Insegna il Vaticano II: “Piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra di loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse” (Lumen Gentium, 9).

Nella nostra preghiera introduttiva di stasera abbiamo ricordato anche l'altra espressione del Concilio: “Il popolo di Dio viene adunato anzitutto (primum) per mezzo della Parola di Dio” (Presbiterorum Ordinis, 4).

Gesù a sua volta, all'inizio della sua vita pubblica, con questo annuncio si presenta: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15).

Una parola va compresa ed ascoltata secondo il suo valore e la sua intenzionalità, le sue finalità. Ora, se si tratta della Parola di Dio, di una parola che vuole cambiare l'uomo (“convertitevi”), di una parola in cui Dio si mette in rapporto con noi e non vuole semplicemente comunicarci una notizia, di una parola che fa la Chiesa, allora la sua accoglienza, il suo ascolto, la sua interpretazione, devono avvenire in un contesto religioso (è Dio che ci parla), disposti non solo a sapere, ma anche a cambiare, dentro la Chiesa, e non in un nostro esame e cammino individuale.

Sempre perché si tratta di una Parola che opera (che fa la Chiesa), per questo c'è una costante reciprocità tra l'ascolto e il vivere la parola ascoltata, tra la vita e l'ascolto. In maniera tanto sintetica e significativa scrive S. Giovanni: “Chi opera la verità viene alla luce” (Gv 3, 21).

In queste articolate condizioni: ascolto religioso, interiormente libero, ecclesiale, aperto all'impegno, a seguire Cristo, noi possiamo individuare tutto uno stile pastorale, perché la Parola di Dio non solo risuoni nella nostra Diocesi, nelle nostre parrocchie, nelle famiglie, nei gruppi ecclesiali, ma anche sia accolta e vissuta.

Ci avverte S. Giacomo, con il suo tipico stile di persona aderente al concreto: “Deposta ogni impurità e ogni resto di malizia, accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le nostre anime. Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc. 1, 21-22).

Credo che anche l'esperienza di ciascuno di noi ci abbia mostrato mille volte la reciprocità tra l'ascoltare e il vivere, tra la libertà interiore e l'ascolto, tra il coinvolgimento ecclesiale e la comprensione di noi stessi di fronte a Dio che ci parla. E aggiungerei tra l'ascolto e le mille domande che nascono dalla vita, per cui alle volte è la Parola di Dio che suscita domande circa le nostre scelte, le nostre interpretazioni della vita, mentre altre volte sono le domande della vita suscitate in noi dagli avvenimenti (per es. sul senso della gioia, del dolore, dell'amore, della giustizia...) che ci aprono all'ascolto della Parola di Dio.

Ritengo che questi vari momenti e condizioni dell'accostamento della Parola di Dio non vadano mai disgiunti, anche se per ragioni didattiche o di tempo può essere messo l'accento ora su di un aspetto, ora su di un altro. Solo nell'interezza dell'impegno cristiano diventa adeguato l'ascolto della Parola di Dio.

Infine vorrei ricordare come condizione d'ascolto un bene che pare farsi sempre più raro. Il silenzio. Silenzio di suoni, silenzio dalle mille voci che nascono dai nostri più disparati interessi, per cui non abbiamo mai l'animo sgombro; il silenzio di chi continuamente tende ad invadere la nostra vita.

Vorrei che facesse parte della nostra pastorale anche la proposta di momenti di silenzio. Nel silenzio prende risalto la Parola di Dio.

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3.3. Particolari momenti di proclamazione e di ascolto delln Parok di Dio

Se la Parola di Dio fa la Chiesa, e perciò fa la Diocesi, fa la Parrocchia, fa la famiglia, “Chiesa domestica”, fa i gruppi ecclesiali, riunisce ed anima la comunità cristiana, ci si è chiesti durante il Convegno: dove e quando la Parola di Dio acquista tangibile presenza nella Chiesa? Dove perciò va anzitutto ascoltata e proclamata?

Essa va proclamata ed ascoltata, anzitutto nella celebrazione dei Sacramenti e nella liturgia, specialmente nella celebrazione della Messa. Si tratta di parole e di gesti dove domina il linguaggio simbolico, che perciò va preparato, spiegato, celebrato con la coscienza che Dio stesso ci parla e viene a noi in quell'atto, ci riunisce come sua Chiesa, in un contesto religioso, dando spazio a momenti di silenzio.

Non si può capire adeguatamente, per esempio, il rito del Battesimo, la celebrazione dell'Eucaristia, i riti della Settimana Santa, se non c'è stata un previa catechesi sulla storia della salvezza. Forse, sollecitati anche dai nostri stessi fedeli, noi sacerdoti abbiamo moltiplicato, qualche volta, il numero delle Sante Messe e diminuita la nostra catechesi per la loro comprensione e la cura per una più adeguata loro celebrazione.

Così l’omelia dev'essere sempre anzitutto illustrazione dei testi proclamati e i canti non dovranno sovrapporsi all'azione liturgica, ma evidenziarla, conformandosi alla Parola di Dio celebrata.

Si tratta dunque di due precisi impegni pastorali da curare particolarmente: quello della celebrazione del mistero cristiano - evidenziato nello svolgimento del rito, nella proclamazione della Parola, nell'omelia, nel canto, nei tempi di silenzio, nei quali in quel momento Dio ci parla e si intrattiene con noi, collegando nelle varie circostanze, secondo un costume antico, l'impegno di carità della parrocchia, della Diocesi, alla proclamazione della parola di Dio, alla celebrazione dell'Eucaristia - e l'impegno di preparare la comunità cristiana alle varie celebrazioni sacramentali e liturgiche.

In proposito in più di un gruppo di studio è stata proposta la preparazione in parrocchia, durante la settimana, dell'omelia domenicale, leggendo e commentando con il sacerdote i testi biblici della domenica, almeno qualche volta, per esempio in Avvento e in Quaresima.

Un altro momento particolare d'ascolto della Parola di Dio potrebbe avvenire nella “Liturgia della Parola”, nella celebrazione comunitaria della “Liturgia penitenziale”, e in occasioni particolari come la morte di una persona o una visita ad un ammalato.

Nel primo caso viene messo in risalto che la proclamazione della Scrittura è vero incontro con Dio, è solenne preghiera. Una liturgia che potrà essere fatta, per esempio, in occasione di tridui e di novene.

Nel secondo caso viene messo in rilievo che non sono semplicemente i nostri progetti o la nostra sensibilità la misura dei nostri peccati, ma la Parola di Dio, la quale non solo ce ne mostra la malvagità, ma insieme ci introduce alla nostra liberazione dal male.

Una esperienza che potrà risultare modello e paradigma nel previo ascolto della Parola, nella sottolineatura della dimensione personale e comunitaria del peccato, alle altre celebrazioni private del Sacramento della Penitenza.

Negli altri due casi viene sottolineato che la Parola di Dio è la prima ragione della nostra speranza, la prima interprete della nostra esistenza.

La Parola di Dio può venire poi ascoltata leggendo la Scrittura all'interno di un gruppo parrocchiale o comunque di un gruppo ecclesiale, all'interno di una famiglia o di un gruppo familiare. Si deve aver cura in tutti questi casi che vi sia una guida esperta alla quale fare riferimento, in modo da non fraintendere la Scrittura.

Infine c'è sempre la possibilità di una lettura personale della Scrittura, partendo dai libri più facilmente accessibili, con la guida di un commentario e il consiglio di un esperto, dando però sempre la priorità al testo e non alle note. Al riguardo c'è anche una traduzione italiana della Bibbia in lingua corrente, che ne può facilitare la comprensione.

Non dobbiamo mai dimenticare che la Scrittura è “lettera di Dio” inviata ad ogni uomo, e perciò dobbiamo aiutare ogni uomo ad accostarla, cogliendone, nella lettura continuata, i significati più profondi.

Dopo aver elencato sommariamente questi luoghi e momenti e modi di ascolto della Parola di Dio, un cruccio mi rimane: come proporre l'accostamento della Parola di Dio a quelli che non vengono in Chiesa, alle persone totalmente prese dal lavoro fino a dimenticarsi di Dio, ai distratti in mille cose futili, a coloro che cercano e forse non trovano l'occasione di un incontro o non sanno decidersi, agli sfiduciati, ai “vinti”? Lascio a tutti voi questo interrogativo aperto.

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4 - L'articolazione della nostra comunità cristiana e le possibilità dì un cammino insieme

Nel nostro Convegno diocesano, sia nelle relazioni, come nei gruppi di studio, è stato poi affrontato il problema dell'articolazione della nostra Chiesa particolare: diocesi, parrocchie, famiglie, gruppi, articolazioni all'interno della stessa Chiesa; il problema delle diverse età e delle diverse condizioni delle persone costituenti la nostra comunità cristiana; e quindi il problema di come collaborare in obbedienza alla stessa Parola, per l'edificazione della stessa Chiesa.

Naturalmente il punto unificante di tutti i discorsi resta: la Parola di Dio fa la Chiesa, e in quest'ottica vanno affrontati i problemi sopra elencati.

Rimandando a successivi incontri l'approfondimento di alcune indicazioni che mi sono venute dal Convegno, mi fermerò ora solo su alcune linee di cammino che mi sembrano già sufficientemente chiare: l'importanza della famiglia come testimonianza di Chiesa nell'ascolto della Parola, come luogo d'incontro di generazioni e di professioni diverse, come soggetto educativo, e la necessità di un maggior potenziamento sia di alcune attività a livello diocesano, sia di alcune iniziative a livello di vicariato, e il ruolo dei religiosi e dei gruppi e in particolare dell'Azione Cattolica per animare e servire, secondo i loro carismi, la pastorale diocesana.

A livello diocesano continueremo la trascorsa esperienza degli incontri di preghiera in Duomo. Il tema sarà quello del nostro Convegno diocesano visto nella esemplarità di Maria (Anno Mariano). Al riguardo, poiché saranno preparate le tracce di ciascun incontro, propongo che nelle singole parrocchie venga ripreso il tema trattato in Duomo per un suo maggiore approfondimento locale, con il contributo attivo dei partecipanti. Accanto a questi incontri in Duomo saranno tenuti in Seminario una volta al mese dei momenti di riflessione e di preghiera biblica sul tema della vocazione. Anche questi incontri saranno preparati in modo che possano venire ripetuti nelle parrocchie che lo desiderassero.

A livello di vicariato sono state fatte tre proposte: continuare la Scuola per catechisti, tenere alcuni Ritiri spirituali per i giovani e i ragazzi del vicariato (istanza di silenzio, e di ascolto della Parola di Dio in un contesto religioso), curare i Corsi in preparazione del matrimonio e favorire il sorgere di gruppi di spiritualità familiare.

L'Azione Cattolica si è dichiarata disposta a collaborare particolarmente per queste iniziative comunitarie.

Qualcuno ha chiesto anche l'istituzione di Corsi biblici. Già alcuni sono in atto, almeno in città, dove risiede più della metà degli abitanti della nostra Diocesi.

Per l'attività pastorale nelle singole parrocchie valgono le annotazioni già fatte in un paragrafo precedente (cf. n. 3.3). Vorrei che dovunque crescesse la corresponsabilità dei laici, proprio perché la Parola di Dio chiama e impegna tutti, pur con competenze e ruoli diversi. In particolare vorrei che le famiglie, “Chiesa domestica”, avessero sempre più coscienza della loro vocazione alla santità, e si comportassero di conseguenza, e che noi sacerdoti le aiutassimo in questo loro arduo cammino.

Diversi interventi dei gruppi sono stati sulla famiglia. Nella primavera scorsa ho scritto a tutte le famiglie della nostra Diocesi una piccola lettera intitolata: “Famiglia, diventa ciò che sei”. Continuerò il dialogo con loro visitandole con una seconda mia lettera. È importante che là dove nasce la vita e questa muove i suoi primi passi, ogni giorno s'accompagni con l'ascolto di Dio, con l'ascolto dell'uomo.

Nel breve tempo del nostro Convegno abbiamo avuto un piccolo saggio di collaborazione tra tutte le componenti della nostra Chiesa particolare, e del movimento dalla periferia al centro e dal centro alla periferia. Vorrei che non rimanesse un fatto isolato, ma continuasse in tutto l'arco dell'anno. Anzi che diventasse stile del nostro lavoro pastorale.

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5 - Estensione della chiamata di Dio

Ma un'obiezione radicale qualche volta è serpeggiata nei gruppi di studio: non è troppo alto questo ideale, porre al centro della nostra vita la Parola di Dio, il suo ascolto? La stessa Scrittura non è troppo difficile da proporre alla nostra gente, al di là di alcune sue pagine ben conosciute da tutti? Non arrischiamo di volere una Chiesa di élite, quando Dio volle la salvezza di tutti gli uomini? Ricordo che un'obiezione analoga la fece, secondo il racconto di Dostoevskij nel suo grande romanzo “I fratelli Karamazov”, il cardinale inquisitore a Gesù Cristo ritornato in terra per incontrare i cristiani.

La vita di ogni uomo è realtà molto seria, e la Bibbia, la Parola di Dio, è discorso che incrocia la serietà della vita. La famiglia, come io ho sperimentato, la comunità cristiana, possono aiutare ognuno a questo accostamento. Bisogna che chi ne parla ne abbia fatto l'esperienza; bisogna che insieme, come Chiesa, l'abbiamo a cercare e ascoltare.

Il testo della prima lettera di S. Giovanni che abbiamo letto all'inizio del nostro incontro stasera ce ne è paradigma significativo. Gli uomini di Corinto, di Tessalonica, di Efeso, che hanno ascoltato la predicazione degli Apostoli, che hanno ricevuto le lettere di Paolo, non erano più colti di quelli di oggi. Dobbiamo avere l'ardire di Dio, se vogliamo essere obbedienti alla sua Parola.

Ce n'è splendido esempio Maria, che vogliamo ricordare in modo particolare in questo anno quale campione dell'ascolto di quella Parola. Riandiamo i misteri del Rosario, fiducioso cammino sulle orme di Cristo, contemplazione ed ascolto della Parola fattasi carne, dall'annunciazione al Calvario, alla risurrezione, e comprenderemo la nostra vocazione, perché Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili (cf. Lc 1,52).

+ Giovanni Volta, Vescovo

Da “Vita Diocesana”, 1987 pagg.103-111