Giovanni Volta

SINODO, EVANGELIZZAZIONE ED EDUCAZIONE

UN IMPEGNO COMUNITARIO

Pavia, 20-12-2000 ( per “Avvenire”)

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In preparazione del nostro Sinodo diocesano sono già state fatte due consultazioni generali alle quali hanno partecipato liberamente tutti i laici, i sacerdoti, le religiose e i religiosi che hanno voluto dare il loro apporto.

Come in una orchestra che si accinge a suonare, ciascuno degli intervenuti ha cercato di proporre un motivo, una nota, ha suggerito un accento. Ora si tratta di trovare un accordo e soprattutto di individuare alcuni indirizzi che abbiano a caratterizzare il nostro futuro cammino pastorale diocesano. Non si tratta di rifondare la Chiesa, come alle volte qualcuno pensa ingenuamente, essa già è stata istituita da nostro Signor Gesù Cristo che continua ad animarla con il suo Spirito, ma di viverla oggi, in fedeltà a Lui, e perciò misurandoci su la sua vita, il suo insegnamento, dentro la nostra storia particolare, sotto l’azione dello Spirito Santo. Sì, perché anche le diocesi e non solo le singole persone o gli Istituti religiosi hanno una loro caratterizzazione spirituale che va coltivata e arricchita nel tempo. Ne è una significativa documentazione la storia delle Diocesi lombarde pubblicata in questi ultimi anni a cura della Fondazione Ambrosiana Paolo VI presso l’editrice La Scuola e la recente testimonianza per la nostra terra di san Riccardo Pampuri e del servo di Dio don Pizzocaro.

   Come la vite fruttifica uve di qualità e sapori diversi a seconda dei luoghi nei quali viene coltivata, così anche la Chiesa. L’apporto di un Sinodo diocesano è in servizio della conoscenza e coltivazione specifica della chiesa locale, dentro, naturalmente il cammino della Chiesa universale.

   Dopo aver fatto la visita pastorale e visto da vicino la situazione delle parrocchie e delle altre istituzioni ecclesiali, mi è parsa emergente nel nostro territorio una duplice esigenza: quella della evangelizzazione e quella degli evangelizzatori. Un compito che fu sempre primario nella Chiesa, poiché riguarda l’origine e la coltivazione della fede, ma che oggi mi è parso particolarmente urgente a motivo di un grande cambiamento culturale in atto, per cui manca spesso in famiglia, nei ragazzi e anche negli adulti una comprensione della rivelazione divina adeguata ai nostri tempi e contemporaneamente per il fatto che molti più laici rispetto al passato sono in grado di partecipare attivamente alla evangelizzazione a motivo della loro crescita culturale.

Mentre in questi due anni di preparazione al Sinodo ho sollecitato laici, sacerdoti e religiosi ad individuare i problemi emergenti, evitando di disperdersi in raccomandazioni scontate o di soffermarsi in particolari che dipendono dalla buona volontà dei singoli credenti, vorrei in questa rapida nota sottolineare la specificità con cui si presenta la evangelizzazione perché non sia fraintesa.

   Essa non è semplicemente un atto di istruzione, anche se la esige, poiché richiede una risposta di tutta la persona, e non solo dell’intelligenza, ed è legata all’azione interiore dello Spirito Santo. Per questo essa è per così dire imparentata con l’azione “educativa” più che a quella “istruttiva” dell’uomo.

   Il Vangelo, infatti, va annunciato non semplicemente perché gli uomini sappiano, ma perché vivano, anzi cambino vita, perché sono chiamati a partecipare della stessa vita del Signore.

Ha scritto l’apostolo san Giovanni nella sua prima lettera che il suo annuncio del Vangelo, della sua esperienza di Cristo, era affinché i suoi interlocutori fossero in comunione con lui e con il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo, perché la loro gioia fosse perfetta (cf. 1 Gv.1,3-4).

In questa prospettiva si comprende l’ampio raggio in cui si svolge l’evangelizzazione che va dall’esempio della vita, all’annuncio della parola, all’indicazione della prassi, alla partecipazione delle azioni liturgiche, dei sacramenti, alla cura delle condizioni dell’ascolto, l’invocazione dello Spirito Santo.

Considerando l’evangelizzazione quale atto educativo dell’uomo nuovo che Dio intende far sorgere in ciascuna persona, essa si pone a servizio dell’azione e dello stile del Signore, all’interno dei luoghi e dei tempi e dei raggruppamenti in cui gli uomini attualmente vivono e crescono.

L’evangelizzazione così intesa è in grado perciò di dare unità intenzionale al nostro servizio nella Chiesa e di coinvolgere tutti i credenti, pur con ruoli e capacità diverse, evitando il rischio del disimpegno di chi vede solo negli altri il dovere di operare nella Chiesa oppure la tentazione di assolutizzare il servizio che si va svolgendo senza viverlo in comunione con gli altri.

Il nostro Sinodo vorrebbe essere un richiamo forte perciò all’educazione alla e della fede, impegnando tutti i cristiani, ciascuno secondo le proprie qualità e possibilità, incominciando dalla famiglia, in un profondo spirito di comunione.

A qualcuno forse verrà da dire: ma se l’obbiettivo è già chiaro, perché un Sinodo?

Si tratta di scoprire insieme le vie concrete nella nostra terra per camminare efficacemente verso questo traguardo. In tale fatica ogni fedele può dare il suo apporto se interviene secondo il dono di grazia che Dio gli ha partecipato.