Giovanni Volta

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LA RECENTE COSTITUZIONE DOGMATICA

“LUMEN GENTIUM”

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Prima parte:

L’ECCLESIOLOGIA

NEL MAGISTERO DEGLI ULTIMI CENT'ANNI

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 Papa Pio IX

l'8 dicembre 1869 diede inizio ai lavori del Concilio Vaticano I

 

Dopo quasi cent'anni, in un suo documento solenne, la chiesa è tornata a definire se stessa. Non è stato lo sbocco solo di due anni d'intensi lavori conciliari, di dispute, anche se rilevante appare l'evoluzione dello schema “De Ecclesia” tra la sua prima stesura quella definitiva.

Si trattava di illustrare, di definire una realtà viva, già tutta presente in ogni suo momento storico, ma contemporaneamente seme e fermento sempre in sviluppo. Trascendente, ma non estranea alle varie culture, alla stori, alle persone in cui si trova a vivere. Fatto vitale, ma che tende ad esplicitarsi in chiarezza di coscienza per tradursi in concetti, in linguaggi precisi. Da ciò deriva la molteplicità delle sue matrici che vanno dall'azione liberissima dello spirito Santo, all'esperienza che ne ha fatto la chiesa, alla disponibilità interiore dei suoi uomini, alla loro cultura, alla loro condizione storica.

Sui giornali, sulle riviste si è parlato di correnti, di progressisti e di conservatori; di giuristi, di biblisti e di teologi; e vi sono. È difficile però valutare l'incidenza di una persona, di uno scritto, di una corrente di pensiero. Gli stessi contrasti spesse volte sono correttivi o complementari reciprocamente. Il mistero della Chiesa, per il suo carattere trascendente ma insieme esistenziale-umano, riceve luce un po' da tutti i settori della teologia, e dall'esperienza vitale che ne fanno i cristiani.

Una vera storia dell'ecclesiologia non si può scrivere guardando solo, per esempio, ai manuali o agli scritti specifici sulla Chiesa (1) ; ne risulterebbe una visione gravemente monca. Il risveglio della vita liturgica, lo sviluppo degli studi biblici e patristici, le ricerche nel campo sacramentale, il movimento ecumenico hanno avuto senz'altro un peso notevole nella maturazione delle nuove prospettive ecclesiologiche.

Ma -soprattutto,- credo, un fattore è decisivo, anche se difficilmente ponderabile, nell'esplicazione di una dottrina rivelata: l'iniziativa dello Spirito Santo e la nostra disponibilità alla sua azione interiore. Così un grande teologo ed ecclesiologo del secolo scorso, Giovanni Adam Möhler, scrivendo ad un amico, rivelava le segrete matrici dell'evoluzione del suo pensiero:

“ È tanto tempo che tu non ricevi più nulla da me; ora è me stesso che ti dono; l'immagine del mio essere più interiore e più vero; l'esposizione fedele della mia idea del cristianesimo, del Cristo e della nostra Chiesa. Tu troverai in molte cose un cambiamento che si è operato in me... Ma se tu potessi vedere il fondo della mia anima, scopriresti che essa è totalmente trasformata nel suo modo di vedere la religione cristiana. Il Cristo non era per me un tempo che una parola, un concetto; ora ne ho perlomeno un concetto totalmente differente e una voce interiore mi dice che questo è quello vero o almeno che questo concetto vero va elaborandosi in me. Lo studio approfondito dei Padri della Chiesa è stato molto stimolante per me. Vi ho trovato un cristianesimo tanto vivo, tanto fresco e ricco!... Quando ci rivedremo dovrò parlarti a lungo di tutto ciò che mi agita” (2).

Con piena coscienza, dunque, dei nostri limiti di fronte a un documento così complesso per le sue derivazioni culturali, ambientali e d'esperienza di vita, qual è la Costituzione dogmatica “De Ecclesia”, tentiamo qui d'avviare un discorso interpretativo su questo importante testo, che occuperà a lungo gli studi teologici, ma che soprattutto sarà di fermento nel rinnovarsi della Chiesa. La mancanza di prospettiva, per l'estrema vicinanza in cui ancora ci troviamo alla pubblicazione del documento, fa ulteriormente difficile il nostro compito.

Prima però di mettere in rilievo le idee madri della Costituzione, cercheremo di stabilire un minimo di contesto dottrinale storico mediante una rapida rassegna delle dottrine ecclesiologiche presenti nel Magistero degli ultimi cent'anni; un colpo d'occhio che ci aiuterà a vedere in maggior rilievo la recente formulazione dottrinale del mistero della Chiesa.

I. L’ECCLESIOLOGIA NEL MAGISTERO DEGLI ULTIMI CENT'ANNI

Il Magistero nella storia della Chiesa rappresenta un punto di partenza per le ricerche teologiche, ma insieme, anche un punto d'arrivo; anzi un punto d'arrivo di tutto lo sforzo che la Chiesa compie per prendere sempre più esplicita coscienza di sé e delle verità rivelatele da Dio.

Per questo, volendo seguire con brevità le principali tappe di una dottrina, soprattutto negli ultimi cent'anni, nei quali il Magistero ordinario dei Papi si è particolarmente infittito, mi pare che la via più breve sia rappresentata dai documenti del Magistero. Mancano ancora degli studi sistematici in proposito, esiste tuttavia una buona raccolta di testi compilata in questa prospettiva (3).

Tipico esempio di approdo nel Magistero dei nuovi fermenti è stata la grande assise del Vaticano I. Recenti studi hanno messo in rilievo le diverse correnti e scuole in campo ecclesiologico vive nel secolo scorso (4), i loro, contrasti e le loro interferenze, e come entrarono nello stesso Concilio (5) .

I temi principali dell’ecclesiologia più diffusa nel secolo scorso, prima del Concilio Vaticano I, riguardavano l'autorità della Chiesa e la Gerarchia (6). Orientamenti nuovi però, accanto a questi, erano stati dati in Germania specialmente dall'opera del Möhler (7), in Inghilterra dal card. Newman (8), in Italia dagli studi di Passaglia (9), e da due grandi scolari dell'Università Gregoriana: Mattia Giuseppe Scheeben (10) e Clemente Schrader (11). In equilibrio fra l'antico e -il nuovo fu il Card Franzelin (12).

Il primo schema sulla Chiesa proposto ai Padri conciliari nel Concilio Vaticano I “De Ecclesia Christi” elenca e svolge diversi problemi. Schrader ne era stato il principale estensore (13). Nel primo capitolo veniva definita la Chiesa “Corpo mistico di Cristo”, chiara eco delle recenti prospettive aperte dal Möhler, dal Passaglia, dallo stesso Schrader (14). Poi seguivano altri quattordici capitoli sui vari problemi ecclesiologici allora più vivi; uno di questi era sul primato del Romano Pontefice, disgiunto dal capitolo sull’infallibilità della Chiesa (15).

Il 18 luglio però del 1870, di tutto lo schema “De Ecclesia Christi”, veniva approvato solamente il testo rivisto e completato sul primato del Romano Pontefice, con l'aggiunta del magistero infallibile del Papa, svolto in quattro capitoli: L'istituzione del primato apostolico nel beato Pietro, La perpetuità del primato del beato Pietro nei Romani Pontefici, La forza e la natura del primato del Romano Pontefice, Il Magistero infallibile del Romano Pontefice.

Come si vede, tutta l'ecclesiologia approvata solennemente dal Vaticano I è incentrata sul primato e sull’infallibilità del Romano Pontefice. I lavori del Concilio furono interrotti; un secondo schema sulla Chiesa preparato da P. Kleutgen, in base alle varie osservazioni fatte dai Padri, non poté essere neppure discusso (16). Tuttavia, la dottrina approvata rispecchiava la proporzione che essa occupava nei testi allora più diffusi (17).

I documenti del Magistero ecclesiastico che seguirono immediatamente la definizione del Vaticano I furono scritti in prevalenza o per difendere l'autorità del Romano Pontefice definita dal Concilio o, per meglio spiegarla.



Leo 13

Leone XIII, il Papa della “Divinum illud munus”

(e della più nota "Rerum Novarum")

 

Leone XIII, che aveva partecipato da Vescovo al Concilio Vaticano I, torna nel suo magistero, sul tema della Chiesa. Nella lettera enciclica “Immortale Dei” (1-XI-1885) ripete la definizione della Chiesa quale società perfetta al pari di quella civile, però con un fine proprio e con dei propri mezzi che la distinguono da questa, essendo soprannaturali.

Nell'enciclica “Satis cognitum” (29-VI-1896) il Papa riprende i temi del Concilio Vaticano I sul Magistero, sulla Chiesa come società perfetta, sul Magistero e l'autorità di Pietro e dei suoi successori; allarga però la visuale precedente poiché tratta a lungo l'argomento della Chiesa partendo dall'immagine scritturistica spesso attribuita da S. Paolo alla Chiesa: Corpo, “Corpo di Cristo”.

Vi si sente l’eco dei grandi teologi che precedettero il Vaticano I e la dottrina sul Corpo Mistico di Cristo, abbozzata in larghe linee, precede l'esposizione sull'unità della Chiesa, la cui ragione fondamentale sta nell'unica missione, nell'unico capo, e i cui vincoli sono dati soprattutto dall'unità della fede, al cui servizio sta il Magistero. Solo nell’ultima parte dell'enciclica si parla dell'unità di governo e di culto, e a lungo viene trattato il primato di Pietro, il potere degli Apostoli e dei Vescovi loro successori.

Un documento molto importante, che integrava la dottrina definita nel Vaticano I, ma che rimase senza eco negli scritti dei teologi contemporanei. L'intonazione ecumenica dell'enciclica (18) deve aver favorito l'accentuazione degli aspetti interiori del mistero della Chiesa, manca tuttavia in essa ancora un'adeguata articolazione di questi aspetti.

Un principio però metodologico molto importante veniva affermato all'inizio del documento: “Non solo l'origine, ma tutta la costituzione della Chiesa appartengono a quel genere di cose che procedono da una volontà libera, e quindi tutto l'esame ha da richiamarsi sui fatti, e si ha da cercare non in che modo la Chiesa possa essere una, ma quale unità ha voluto darle il suo Fondatore” (19). Sarà molto presente al Vaticano II questo metodo di studio, che non trae i propri criteri di giudizio e di classificazione dalle categorie profane ma dalla parola di Dio (20).

Un altro scritto importante del Magistero di Leone XIII sulla Chiesa sarà l'enciclica “Divinum illud munus” (9-V-1897). Ampio rilievo viene dato in essa all'importante fattore extra-giuridico che vive ed agisce entro la Chiesa: lo Spirito Santo. In croce è nata la Chiesa, nel giorno di Pentecoste è apparsa in modo solenne per la prima volta davanti al mondo. Dallo Spirito Santo, quasi anima della Chiesa (21), sono collocati i Vescovi, è alimentata ed accresciuta la vita entro la Chiesa. Nella lettera enciclica “Depuis le jour” (8-IX-1899), Leone XIII scrive ancora che la Chiesa “… continua tra gli uomini la vita del Verbo incarnato” (22)e nell'enciclica “Mirae cantatis” (28-V- 1902) sottolinea l'intima relazione che intercorre tra l'Eucarestia e l'unità della Chiesa di cui è segno e causa (23).

Papa Pio X

Il tema della Chiesa viene ripreso anche nel Magistero di S. Pio X, senza però un'impronta particolare (24). In alcuni suoi documenti troviamo la definizione della Chiesa “Corpo di Cristo” (25), “Corpo mistico di Cristo” (26), ma senza un adeguato approfondimento. La polemica antimodernista contribuì, probabilmente, a far ripetere i tradizionali concetti sull'autorità e sul magistero del Papa, già chiariti nel secolo scorso.

Anche Benedetto XV torna sull'argomento della Chiesa società perfetta (27), sul primato e il magistero di Pietro e del Papa (28).


papa pio xi

Papa Pio XI

Pio XI a più riprese tratta il tema della Chiesa nel suo Magistero, con degli spunti interessanti, senza però mai darci un'architettura completa ed approfondita del suo mistero. Nell'enciclica “Ecclesiam Dei" (12-XI-1923), viene svolto soprattutto l'argomento dell'unità: unità del Collegio Apostolico per il vincolo intrinseco della fede e della carità diffusa nei cuori dallo Spirito Santo (29), e per il vincolo estrinseco dato dal Primato di Pietro; e unità della Chiesa, formante un unico corpo con un unico capo, Cristo, di cui il Romano Pontefice fa le veci, quale capo visibile qui in terra.

Nell'enciclica “Rerurn Ecclesiae” (28-II- 1926), viene sottolineato il dovere missionario, derivante dalla carità verso Dio e verso gli uomini, dell'annuncio del Vangelo a tutti gli uomini da parte di tutti i fedeli, in particolare da parte dei sacerdoti, e in modo particolarissimo da parte dei Vescovi, mandati con Pietro ad annunciare il Vangelo a tutto il mondo (30). La Costituzione dogmatica “De Ecclesia” sottolineerà questo aspetto missionario di tutta la Chiesa e in modo particolare del Collegio dei Vescovi. In questa enciclica già chiaramente viene espressa la dottrina sull'essere “locale” della Chiesa, vale a dire la sua esigenza ad essere formata dal popolo, dai religiosi, dal clero propri di ciascuna regione (31).

Due anni dopo Pio XI nell'enciclica “Miserentissimus Redemptor” (8-V-1928) ricorda la nostra unione con Cristo capo (32), il sacerdozio dei fedeli (33); e ancora nell'enciclica “Caritate Christi compulsi” (3-V-1932) torna a definire la Chiesa “Corpo mistico di Cristo” (34); e così pure nell'enciclica “Lux veritatis” (25-XII-1931), dove viene detto che l'unità del Corpo mistico di Cristo, cioè la Chiesa, è proposta e rappresentata dall'unione ipostatica di Cristo (35). La dottrina del Corpo mistico di Cristo viene ripresa ancora nell'epistola enciclica “Firmissimam constantiam” (28-III-1937) diretta all'episcopato (36). Sono però solo degli accenni. La dottrina più ripetuta, più svolta nei documenti ufficiali rimane quella del Primato del Romano Pontefice, dell'autorità della Chiesa, dei suoi diritti nei confronti della società civile, del Magistero.

Frattanto però fermenti nuovi negli studi biblici, nel campo liturgico, nella patristica, nel dialogo con i non cattolici, negli studi specifici dell'ecclesiologia (37) prepareranno affermazioni più ricche e più organiche.

Abbiamo così sotto il Pontificato di Pio XII due importanti documenti che espressero al livello della Cattedra di Pietro molti orientamenti nuovi maturati nella vita della Chiesa e nelle ricerche dei teologi: l'enciclica “Mystici Corporis” (29-VI-1943) e la “Mediator Dei” (20-XI-I947). La prima incentrata soprattutto sulla nostra comunione di Vita con Cristo, la seconda sulla nostra unione con l'azione prima di Cristo, l'adorazione del Padre. La meditazione sulla vita intima della Chiesa, sulle sue relazioni con Cristo, con lo Spirito Santo, con il Padre orienta tutto il discorso di questi due documenti, che qui ricordiamo come le punte del magistero di Pio XII nel campo ecclesiologico.

n concetto di società, così insistentemente affermato nel secolo scorso e nel magistero ordinario dei Pontefici anche recenti, tende qui ad integrarsi in una visione più biblica, più schiettamente soprannaturale. L'enciclica “Mystici Corporis” rappresenta una tappa decisiva in questa evoluzione (38) , e si ricollega molto più alla “Satis cognitum” di Leone XIII che al magistero più recente dei Pontefici. A differenza però che nella “Satis cognitum”, qui il discorso, è tutto incentrato sulla dottrina del Corpo mistico di Cristo; la gerarchia, il primato del Papa, il suo magistero, vi trovano posto non come parte a sé stante, ma solo come aspetto della prima, unitaria e vitale realtà della Chiesa, il suo essere corpo di Cristo.

I1 rapporto tra Cristo e la Chiesa viene sviluppato partendo dai fatti storici della vita del Salvatore, dalla sua morte, dalla Pentecoste; in seguito viene considerato anche nella continuità del tempo, per cui Gesù Cristo non solo è fondatore ma anche capo, sostentatore, conservatore del suo Corpo mistico, la Chiesa (39). I legami dei fedeli con Cristo e tra di loro sono dati innanzitutto dallo Spirito Santo (40), dalle virtù teologali, dai vincoli giuridici espressi dalle leggi (41). La S.S. Eucarestia è il segno efficace di questa unità (42).

Alla fine dell'enciclica viene ricordata anche la Madonna quale madre del Capo del Corpo mistico, e perciò madre anche di tutte le membra; poiché l’offrì sulla croce per tutti i figli d'Adamo, di tutti nel dolore divenne madre (43). Anche nella recente Costituzione dogmatica, alla fine, si parla della Madonna, anzi un intero capitolo le è dedicato, però primariamente come immagine ed esemplare della Chiesa (44).

Nella “Mediator Dei” la dottrina del Corpo Mistico di Cristo è ripresa in ordine al culto di Dio; vi è messa in risalto la funzione attiva, religiosa, di tutta la comunità dei fedeli (45).

Oltre a questi documenti, vere tappe nello sviluppo dell'ecclesiologia, noi troviamo tanti altri scritti nel Magistero di Pio XII che riguardano l'aspetto missionario della Chiesa, il suo essere santa e insieme composta di peccatori; soprattutto la dottrina sul laicato (46).

Ma come il Magistero della Chiesa spesso è segno o traguardo di una maturazione, così diventa stimolo ed avvio di nuovi studi e ricerche (47). Il Concilio Vaticano II si è dunque aperto in un tempo in cui non si trattava solo di raccogliere, ma anche di scegliere, di avviare.

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(1) Un saggio In proposito è stato scritto da ST. JaKI, O.S.B., Les Tendances nouvelles de l'Ecclésiologie, Roma 1957; Y. M.-J. Congar, recensendo quest'opera ha criticato in essa una certa parzialità d'informazione, cfr. Sainte Eglise, Paris 1963, pp. 687-688.

(2) Citato da J. R. Geiselmann, Les variations de la definition de l'Eglise chez Joh. Adam Möhler in L'ecclésiologie au XIX siècle, Paris 1960, pp. 148- 149. Osservazioni interessanti in proposito sono state scritte recentemente da M. Dupuy, Expérience spirituelle et théologie comme science in: Nouv. Rev. Théol., 86 (1964), pp. 1137-1162.

(3) La Chiesa, (trad. it.), vol. II, Roma 1961, a cura dei monaci di Solesmes, i quali hanno curato anche altre raccolte interessanti il tema della Chiesa.

(4) Cfr. Kaki, op. cit.; E. Stirnimann, La Chiesa nella problematica presente in: Problemi e orientamenti di teologia dommatica, Milano 1957, vol. I, pp. 143-169; Vari, L'ecclésiologie au XIX siècle, Paris 1960; Vari, sotto la direzione di J. Daniélou e H. Vorgrimler, Sentire Ecclesiam (trad. it.) vol. II, Roma 1964.

(5) Vedi lo studio citato di E. Stirnimann, gli articoli di Y. Congar e di A. Chavasse in: L'ecclésiologie au XIX siècle, e di R. Aubert, L'ecclesiologia nel Concilio Vaticano in: Il Concilio e i Concili (trad. it.), Roma 1960, pp. 345-397; U. Betti, La costituzione dommatica "Pastor Aeternus" del Concilio Vaticano I, Roma 1961; F. Van Der Honst, Das Schema über die Kirche auf dem I. Vatikanischen Kanzil, Paderborn 1963.

(6) Cfr. L'ecclésiologie au XIX siècle, specialmente gli articoli di A. Aubert e di Y. Congar.

(7) Vedi specialmente gli studi di J. Geiselmann in Sentire Ecclesiam e in: L'ecclésiologie in XIX siècle.

(8) Cfr. O. Karrer, Il cammino di Newman verso la Chiesa in Sentire Ecclesiam, vol. II, Roma 1964, pp. 553-662; H. F. Davis, Le rôle et l'apostolat de la hiérarchie et du laïcat dans la théologie de l'Eglise chez Newman in: L'ecclésiologie au XIX siècle, Paris 1960, pp. 329-349; il Card. Newman non scrisse un trattato sulla Chiesa, tuttavia nelle sue opere troviamo molte pagine interessanti su questo argomento, ne fa fede anche la recente bibliografia in proposito; vedi Revue des Sc. Phil. et Théol., 45 (1961), pp. 163-172. Esiste una raccolta dei suoi scritti sull'argomento: J. H. Card. Newman, Pensées sur l'Eglise, Paris 1956.

(9) Vedi soprattutto gli articoli di R. Aubert e di Y. Congar in: L'ecclésiologie au XIX siècle, op. cit.; e di I. Filograssi, Teologia e filosofia nel collegio romano dal 1824 ad oggi in: Gregorianum, 35 (1954), pp. 512-540.

(10) Cfr. l’introduzione di A. Kerkvoorde alla traduzione ed edizione a parte del capitolo dei Misteri del Cristianesimo: Le Mystère de l'Eglise et de ses sacrements, Paris 1956.

(11) Vedi, oltre agli studi di carattere storico citati sopra, H. Schauf, De Corpore Christi Mystico sive de Ecclesia Christi Theses: die Ekklesiologie des Konzilstheologen Clemens Schrader S. I, Freiburg im Br. 1959, dove tra l'altro viene posto il confronto tra la dottrina espressa nelle praelectiones dello Schrader e il primo schema De Ecclesia Christi presentato al Vaticano I.

(12) Postumo e incompleto uscì il suo trattato: De Ecclesia Christi, Roma 1887, che nella tesi centrale presenta la Chiesa come Corpo mistico di Cristo, continuazione dell'Incarnazione, animata dallo Spirito Santo; corpo visibile, dotato di vita misteriosa e soprannaturale.

(13) Vedi le opere citate sul Vaticano I; E. Stirnimann, op. cit., p. 146.

(14) Cfr. H. Schauf, op, cit.

(15) Ecco i titoli dei vari capitoli componenti il primo schema “De Ecclesia Christi” presentato al Vaticano I:

1) Ecclesiam esse Corpus Christi Mysticum;

2) Christianam religionem nonnisi in Ecclesia et per Ecclesiam a Christo fundatam excoli posse;

3) Ecclesiam esse societatem veram, perfectam, spiritualem et supernaturalem;

4) Ecclesiam esse societatem visibilem;

5) De visibili Ecclesae unitate;

6) Ecclesiam esse societatem ad salutem consequendam omnino necessariam;

7) Extra Ecclesiam salvari neminem posse;

8) De Ecclesiae indefectibilitate;

9) De Ecclesiae infallibilitate;

10) De Ecclesiae potestate;

11) De romani pontificis primatu;

12) De temporali Sanctae Sedis domino;

13) De concordia inter Ecclesiam ac societatem civilem;

14) De iure et usu potestatis civilis secundum Ecclesiae doctrinam;

15) De specialibus quibusdam Ecclesiae iuribus in relatione ad societatem civilem.

(16) I titoli dei capitoli del secondo schema erano i seguenti:

1) De divina Ecclesiae institutione;

2) Ecclesiam a Christo institutam esse coetum fidelium

3) Esse in Ecclesia potestatem divinitus ordinatam;

4) De Ecclesiastica hierachia;

5) De rnembris Ecclesiae;

6) Unam esse veram Ecclesiam; neque extra eam salutem sperandam;

7) De ecclesiastico magisterio;

8) De Ecclesiastica iurisditione;

9) Ecclesiam esse verum regnum, divinum, immutabile et sempiternum;

10) Veram Christi Ecclesiam non esse aliam nisi romanam.

(17) I1 testo per es. di G. Perrone, Praelectiones Theologicae in nove volumi (apparso tra il 1835 e il 1842), ebbe nel 1900 la sua 34^ edizione, mentre il Compendium in due volumi ebbe nel 1892 la sua 47^ edizione, nel trattato sulla Chiesa dedica tutta la seconda parte al primato di Pietro e del Romano Pontefice, e la prima all'origine, alla costituzione, alle note della Chiesa.

(18) Cfr. La civiltà Cattolica, 1896, vol. VII p. 272.

(19) Ib., p. 133.

(20) Vedi l'ispirazione e il linguaggio di tutta la Costituzione.

(21) Cfr. La Civiltà Cattolica, 1897, vol. X, pp. 525-526. Leone XIII insieme alla Sacra Scrittura cita spesso in questa enciclica S. Tommaso.

(22) Cfr. La Civiltà Cattolica, 1899, vol. VIII, p. 16.

(23) Cfr. La Civiltà Cattolica, 1902, vol. VI, pp. 529-530. Leone XIII cita in questo passo dell'enciclica la dottrina del Concilio di Trento sulla Eucaristia.

(24) S. Pio X diede tuttavia un notevole contributo indiretto all'evoluzione dottrinale dell'ecclesiologia attraverso la riforma liturgica.

(25) Cfr. Il fermo proposito (11-VI-1905), in: La Civiltà Cattolica, 1905, vol. III, p. 3.

(26) Cfr. la lettera enciclica Vehementer nos (11-II-1906), in: La Civiltà Cattolica, 1906, vol. I, p. 524.

(27) Cfr. la Cost. Ap. Providentissima Mater Ecclesia, (27-V-1917).

(28) Cfr. lettera enciclica Principi Apostolorum Petro, (5-X-1920) in: A.A.S. 12 (1920), p. 457.

(29) Cfr. A.A.S. 15 (1923), pp. 573-574

(30) Cfr. A.A.S . 1 8 (1926), pp. 68-69.

(31) Ib., pp. 74-75. Analoghi concetti vengono ripetuti nella lettera ai Vicari e ai Prefetti Apostolici della Cina Ab ipsis Pontificatus primordiis, (15-VI-1926) in. A.A.S. 18 (1926), pp. 305-306.

(32) Cfr. A.A.S. 20 (1928), p. 172.

(33) Ib., pp: l7l-172.

(34) Cfr. A.A.S. 24 (1932), p. 186.

(3 5) Cfr. A.A.S . 23 (193 1), p. 510.

(36) Cfr. A.A.S. 29 (1937), p. 191.

(37) Per una ricca rassegna critica delle opere di ecclesiologia uscite dopo il 1932, oltre che St. Jaki., O.S.B., op. cit., vedi in particolare Y. Congar, Sainte Eglise, Paris 1963, pp. 449-696; si tratta della riedizione di recensioni di opere riguardanti il mistero della Chiesa, precedentemente pubblicate in riviste teologiche. Anche E. Stirnimann nel suo prospetto La Chiesa nella problematica presente in Problemi e orientamenti di teologia dommatica, vol. I, Milano 1957, pp. 165-169 riporta una bibliografia scelta dei principali studi di ecclesiologia usciti negli ultimi tempi.

(38) Per un rapido orientamento in proposito vedi J. Hamer, Signification et portée de l'encyclique “Mystici Corporis” in: L'Eglise est une communion, Paris 962, pp. 11-34; vedi pure E. Mura, La dottrina del Corpo Mistico in: Problemi e orientamenti di teologia dommatica, vol. II, Milano 1957, pp. 373-405; alla fine dello studio viene riportata un'abbondante bibliografia ragionata.

(39) Vedi tutta la prima parte dell'enciclica.

(40) Viene da pensare alla grande enciclica di Leone XIII Divinum illud munus.

(41) Cfr. particolarmente A.A.S. 34 (1943), pp. 226-229.

(42) Cfr. A.A.S. 35 (1943), pp. 232-233.

(43) Ib., pp. 247-248.

(44) Sotto questo aspetto la recente Costituzione presenta una visione più ampia del rapporto Maria e Chiesa.

(45) “Sacra igitur Liturgia cultum pubblicum constituit, quem Redemptor noster, Ecclesiae Caput, caelesti Patri habet; quemque christifidelium societas Conditori suo et per ipsum aeterno Patri tribuit; utque omnia breviter perstringamus, integrum constituii publicum cultum mystici Jesu Christi Corporis, Capitis nempe membrorumque eius” (A.A.S. 39 (1947), pp. 528-529. L'enciclica svolge poi a lungo questo concetto che presenta la Liturgia azione orante del Corpo Mistico di Cristo.

(46) Cfr. Il laicato (trad. it.), Roma 1958: raccolta dei documenti Pontifici a cura dei Monaci di Solesmes.

(47) Pensiamo specialmente alle pubblicazioni di Y. Congar, di H. De Lubac, di S. Tromp, di Ch. Journet, di M. Schmaus, di O. Semmerlroth, alle ricerche patristiche di G. Bardy, all'opera di C. Feckes, allo studio del rapporto Corpo Mistico e sacrificio eucaristico di E. Masure ecc.

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