Relazioni:

1. Angelo Bertani: Il volto della Chiesa come emerge dai mezzi di comunicazione

2. Giovanni Volta: la Chiesa nei documenti conciliari

3. Come vive e come opera la nostra Chiesa di Crema

                              

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Giovanni Volta

LA CHIESA NEI DOCUMENTI CONCILIARI

e specificatamente nella

“Gaudium et spes'', "Lumen Gentiuim”,

“Apostolicam Actuositatem”

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Elementi per un ripensamento dell'ecclesiologia oggi

( punti della relazione di don G . Volta)

 

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l. Esigenza di chiari punti di riferimento

2. Ragioni di una crisi

3. Criteri per una lettura critica del mistero della Chiesa

4. La Chiesa come “comunione”: momento centrale della sua esistenza e della riflessione attuale sul suo mistero

a) Si tratta di una “comunione” di Dio con gli uomini, che è insieme realtà e segno

b) si tratta di una comunione personale, “incarnata ed escatologica”

- Chiesa e storia

- Chiesa e mondo

- Chiesa e divenire e futuro

- Chiesa e pluralità di segni

c) Si tratta di una comunione “missionaria”

5. Alcuni momenti della “comunione ecclesiale,” con le relative implicanze pastorali

a) La priorità dei rapporti personali nella vita della Chiesa

b) La comunione del presbiterio

c) La comunione tra sacerdoti, laici e religiosi

d) La famiglia espressione tipica della comunione nella Chiesa

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Riflettiamo insieme come gente che non solo guarda alla Chiesa, ma vi vive dentro, vi opera.

Solleciteranno la nostra riflessione i documenti del Concilio, gli studi teologici del post-Concilio e la nostra stessa esperienza della Chiesa.

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1. ESIGENZA DI CHIARI PUNTI DI RIFERIMENTO

Sono in perenne evoluzione sia la nostra vita di cristiani, sia la nostra azione pastorale. Da qui un duplice ordine di problemi: quello della incarnazione del cristianesimo e della coerenza, e quello della individuazione dei punti di riferimento quale di rettrice e misura della nostra incarnazione del cristianesimo.

Specificità di quest’ultimo problema nel nostro tempo.

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2. RAGIONI DI UNA CRISI

Mi pare di poter individuare al cune ragioni rilevanti della attuale crisi dei punti di riferimento nei seguenti fattori :

- l'accelerazione della storia

- la molteplicità delle proposte interpretative

- la conseguente tendenza alla specializzazione

Da questa situazione nasce spesso un profondo senso di insicurezza e di paura che può paralizzare anche le forze più vive.

Facili tentazioni ricorrenti per uscire da questo disagio: assumere un atteggiamento di caparbia conservazione, oppure accogliere a-criticamente ogni novità del proprio tempo.

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3. CRITERI PER UNA LETTURA CRITICA DEL MISTERO DELLA CHIESA OGGI

Credo che più è rapida l'evoluzione di una realtà, più numerose e contrastanti sono le proposte interpretative, e più si deve cogliere l'essenziale per poter dare un giudizio critico sulle cose che si vanno vivendo per sapersi orientare.

Per questo noi guardiano al Vaticano II come a una presa di coscienza in profondità che la Chiesa ha fatto di se stessa sotto l'azione dello Spirito Santo,cercando di coglierne l'anima nella prospettiva della vita e della riflessione del post-Concilio.

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4. LA CHIESA COME "C0MUNIONE": MOMENT0 CENTRALE DELLA SUA

ESISTENZA E DELLA RIFLESSIONE ATTUALE SUL SUO MISTERO

Vari sono gli aspetti delta Chiesa e nessuno di essi riesce ad esaurirne la ricchezza sondarne tutta la profondità; tuttavia mi sembra che uno di essi stia al centro e del vaticano II e dell'esperienza esistenziale della Chiesa: la “comunione”.

Non si tratta solo di una nota dominante ma anche di una ottica di lettura di tutte le altre espressioni della Chiesa, e perciò risulta ispiratrice e misura della sua vita.

Il significato di “comunione” va però subito ben precisato poiché può assumere mille interpretazioni o specificazioni diverse, tanto che il senso che le si dà diventa molte volte motivo discriminante tra opposte o diverse concezioni del cristianesimo.

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a) Si tratta di una “comunione personale" di Dio con gli uomini, che è insieme realtà e segno.

Una nota corre in tutti i documenti del Concilio: la Chiesa nasce dal libero incontro amoroso del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con gli uomini (vedi "Dei Verbum" cap. I , in particolare i1 n.2; “Lumen Gentium” nn. 1-4, 9; “Ad Gentes” nn. 2-4; “Sacrosantum Concilium” nn. 5-7 ).

Per cui la Chiesa è "un popolo adunato nell'unità del Padre,del Figlio e dello Spirito Santo" ("Lumen Gentium” n.4); e la "comunione trinitaria" è prospettata come esemplare della "comunione dei cristiani" (cfr. “Gaudium et Spes” n.24, quale eco di Gv.17, 21-22).

Una comunione che corre da Dio all'uomo; una comunione con un proprio ordine dinamico e di rapporti, e perciò con un proprio stile; una comunione che è insieme realtà e segno.

Mentre il Concilio definisce la Chiesa "comunione" del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con gli uomini, contemporaneamente la dichiara "segno e sacramento" di questa comunione (cfr."Lumen Gentium" n.1).

Non c'è comunione senza presenza; non c’è presenza di comunione senza espressione.

Questo è della storia della salvezza; questo è del mistero di Cristo; questo è della Chiesa e di ogni suo gesto o parola: atto di comunione e segno di comunione.

Nell'evolversi delle situazioni storiche, nella varietà delle proposte interpretative che vengono fatte, questa fondamentale comunione personale da Dio all'uomo, realtà e segno, si presenta quale punto di riferimento primario, metro di giudizio della validità di certi modi d'intendere la Chiesa,che pone in intimo collegamento la concezione della Trinità, quella della Chiesa e quella dell'uomo.

Rifiuta questa "comunione" per esempio chi intende la Chiesa come semplice "comunione di uomini", o comunque "opera" loro, poiché nega che è Dio che fa la Chiesa; cosi chi contrappone la Chiesa dello Spirito alla Chiesa di Cristo o le separa, poiché rompe l'unità trinitaria; chi contrappone una Chiesa invisibile ad una Chiesa visibile, poiché nega la "linguisticità" della Chiesa e quindi dello stesso Verbo incarnato, facendo il tal modo la realtà “muta"e i segni "vuoti".

(In qualche modo è riconducibile a questa ultima divisione la recente proposta di un teologo di separare così l’indefettibilità della Chiesa dalla sua infallibilità da dichiarare che la prima sussiste senza la seconda).

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b) Si tratta di una comunione personale "incarnata ed escatologica"

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- Chiesa e storia

Il Padre ha realizzato la sua comunione con noi in una storia, e nella pienezza dei tempi in Cristo, Verbo fatto carne, che ha partecipato la sua missione alla Chiesa e in particolare agli apostoli e ai loro successori (Mt. 28, 18-20; Gv.20,21; cfr. “Dei verbum” nn. 7-10; “Lumen Gentium” nn. 19, 20, 24. Vedi il recente documento della commissione teologica internazionale su l’apostolicità della Chiesa), e che non solo ha partecipato ai suoi la sua missione, ma ha mandato ad essi il suo Spirito, per assimilarli al suo mistero.

Cosi la comunione personale del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con gli uomini si compie in una successione storica costantemente legata dal filo ininterrotto della missione e del dono dello Spirito e delle parole e dei gesti che sono da Cristo e dal suo Spirito, nella cadenza: Cristo, Chiesa apostolica, Chiesa post-apostolica (cfr.”Dei Verbum” n.7; “Lumen Gentium” nn.19-20).

Per questo è contro la "comunione" della Chiesa chi separa il Cristo storico dal Cristo della fede; chi pone una frattura tra la Chiesa e Cristo, cosi da presumere di incontrare questi liberandosi da quella; chi contrappone la Chiesa istituzione alla Chiesa evento; chi ritiene che la missione nasce dal popolo di Dio e non viene da Cristo e dallo Spirito, da Lui inviato, secondo una linea di successione storica, oppure chi riduce la storicità della Chiesa ad una successione materiale senza la perenne ani-mazione dello Spirito, che "con la forza del Vangelo fa ringiovanire la Chiesa e continuamente la rinnova" ("Lumen Gentium" n.4); chi riducesse i canali dell'azione dello Spirito Santo ai sacramenti e ai ministeri, o contrapponesse i carismi ai compiti della gerarchia (cfr. "Lumen Gentium n. 12, dove il Concilio si rifà ampiamente alla prima lettera ai Corinti).

I1 fatto che la comunione personale costituente la Chiesa si realizza incarnadosi pone poi il problema dei rapporti Chiesa - mondo, Chiesa e divenire e futuro, Chiesa e pluralità di segni.

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- Chiesa e mondo

La Chiesa non sta semplicemente accanto al mondo, ma è per cosi dire il mondo salvato, analogamente a Cristo, in cui il Figlio di Dio non è semplicemente accanto all'uomo Gesù, ma si è fatto uomo.

Per questo la Chiesa non entra in competizione del mondo, ma lo serve nella sua vocazione originaria e più profonda: quella della "comunione personale", quella della libertà (cfr. "Gaudium et Spes" nn.17, 22, 24).

Insegna il Concilio: "La Chiesa, cioè il Popolo di Dio, introducendo questo regno, nulla sottrae al bene temporale di qualunque popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutta la dovizia di capacità e di consuetudini dei popoli, in quanto sono buone, e accogliendole le purifica, le consolida ed eleva" (Lumen Gentium" n.13).

In questo senso non si può parlare di una cultura, di una politica, di una economia o sociologia cristiana per se stesse. Espressamente il Concilio parla di una legittima autonomia delle realtà terrene (cfr."Gaudium et Spes"n. 36)

Ma la realtà che ci circonda a chi appartiene? All'uomo. (cfr."Gaudium et Spes" n.1.2). Ma Chi è l’uomo secondo la Rivelazione? Egli diviene, egli è ferito dal peccato, egli appartiene a Cristo e Cristo a Dio. “Tutto è vostro - dirà Paolo - voí siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Cor. 3, 22-23).

Dio dà senso a Cristo, dunque Cristo dà senso al1'uomo ("Cristo...proprio rivelando i1 mistero del Padre e del suo Amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione”: "Gaudi1lm et Spes" 22), l'uomo dà senso alle cose, le modella secondo la sua vocazione più profonda, associandole al suo destino. Il rapporto tra Chiesa e mondo passa dunque attraverso le persone, la loro intelligenza, il loro cuore, la loro libertà, non per farsi però semplicemente un momento intimistico, ma piuttosto per dilatarsi su tutta la realtà, proprio perché tocca le radici più profonde dell'uomo e nulla è estraneo a questi.

"Ivi - afferma i1 Concilio - (cioè nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale) (i laici) sono chiamati da Dio a contribuire,quasi dall'interno, a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante 1'esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico... A loro quindi particolarmente spetta di il-luminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo" . (Lumen Gentium” n. 31; cfr. "Apostolicam Actuositatem” n.7).

Più avanti torna ancora il Vaticano II su questo problema: "Per la stessa economia dela salvezza imparino i fedeli a ben distinguere tra i diritti e i doveri che loro incombono in quanto sono aggregati alla Chiesa, e quelli che loro competono in quanto membri della società umana. Cerchino di metterli in armonia tra loro, ricordandosi che in ogni cosa temporale devono essere guidati dalla coscienza cristiana, poiché nessuna attività umana, neanche nelle cose temporali, può essere sottratta al comando di Dio" ("Lumen Gentium” n.36).

E in forma sintetica, ma tanto significativa, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo: "Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, fattosi carne Lui stesso, e venuto ad abitare sulla terra degli uomini ,entrò nella storia del mondo come l'Uomo perfetto,assumendo questa e riconciliandola in sé. Egli ci

rivelò “che Dio è carità” (1Gv. 4,8), e insieme ci insegna che la legge fondamentale della umana perfezione e perciò anche della trasformazione del mondo, è il nuovo comandamento della carità" (Gaudium et Spes" 38).

Come si può notare, partendo dal fatto del cristianesimo come comunione interpersonale da Dio all'uomo e degli uomini tra loro, realtà e segno incarnato, si possono anche meglio comprendere i rapporti Chiesa e mondo.

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Chiesa e divenire e futuro

Sempre perché la Chiesa è comunione incarnata, per questo diviene, si va facendo ogni giorno, senza però per questo essere assorbita dal puro divenire; essa è comunione incarnata di Dio con gli uomini.

E nel suo divenire, nel suo farsi, è esposta continuamente al rischio della infedeltà, al peso delle afflizioni, e perciò deve continuamente rinnovarsi per fare più trasparente la comunione degli uomini con Dio e tra di loro, senza diventare prigioniera delle diverse modalità che va assumendo nella storia, e così disporsi all'incontro svelato col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo.

"(Lo Spirito Santo) con la forza del Vangelo fa ringiovanire la Chiesa, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo. Poiché lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù, vieni, (cfr. Ap. 22,17) ("Lumen Gentium” n.4).

"Mentre Cristo, ‘santo, innocente, immacolato’, non conobbe il peccato e solo venne allo scopo di espiare i peccati del popolo, la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, mai tralascia la penitenza e il suo rinnovamento.

La Chiesa prosegue il suo pellegrinaggi fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, annunziando la passione e la morte del Signore fino a che Egli venga.

Dalla virtù del Signore risuscitato trova forza per vincere con pazienza e amore le sue interne ed esterne afflizioni e difficoltà e per svelare al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di Lui, fino a che alla fine dei tempi sarà manifestato nella pienezza della sua luce" (Lumen Gentium” n.8).

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Chiesa e pluralità di segni

Ancora perché comunione incarnata, la Chiesa si esprime in una pluralità di gesti, parole, ministeri, che stanno però tra loro in un profondo rapporto dinamico di complementarietà (questo discorso l’ha sviluppato il Concilio soprattutto a proposito del binomio scrittura-Tradizione: cfr."Dei Verbun" nn. 8-10), servendo e riflettendo l'identico mistero, come in certe absidi bizantine una pluralità di tessere multicolori ci mostrano l'unico volto di Cristo.

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c) Si tratta di una comunione “missionaria”.

La "comunione" personale che siamo chiamati a vivere nella Chiesa ci viene "donata”, donata secondo l’intenzionalità e lo stile e i tempi di Dio, che ha voluto piegarsi sulla debolezza deghi uomini e che si estende ad ogni uomo ( cf “Lumen Gentium” n. 17 ; “Dei Verbum” nn.2-4; “Ad Gentes” nn.1-9).

E proprio perché da Dio, secondo il vigore della sua vita e le scelte libere del suo amore, per questo non può essere accolta senza che chi la riceve non entri nella sua dinamicità di partecipazione.

La Chiesa è perciò missionaria per fondazione.

Una missionarietà, badiamo bene, che non è conquista, ma partecipazione; non è in risposta a meriti, ma si muove per suscitarli. Essa scaturisce dallo stesso mistero trinitario per cui i l Padre, mediante il Figlio, nello Spirito Santo ci chiama nella storia alla perfetta comunione con Lui e di conseguenza si deve modellare secondo lo stile e i modi che ci ha proposto Dio stesso.

La sua proposta di salvezza è avvenuta mediante gesti e parole, gradualmente, prendendo l’iniziativa, estendendosi a tutti, assumendo, condividendo, donando e contestando, passando per la strettoia della Croce. Queste sono le regole scelte da Dio per il suo dialogo salvifico con I 'uomo; queste dovranno essere norme di condotta dei discepoli. (Interessante in proposito l’enciclica “Ecclesiam suam” di Paolo VI).

È contro perciò questa comunione di Chiesa chi si chiude per es. nel proprio gruppo, ignorando g1i altri, chi fa del proprio apostolato un mezzo di potere, chi non si sente debitore dell'immeritato amore di Dio, chi ha troppa fretta come chi si siede, chi giudica senza prima aver com-patito, chi si rifiuta di passare per la croce.

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5. ALCUNI MOMENTI DELLA "COMUNIONE ECCLESIALE"

CON LE RELATIVE IMPLICANZE PASTORALI

La Chiesa come "comunione" variamente si articola e si manifesta nella sua vita, rivelando diverse specifiche implicanze pastorali.

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a) La priorità dei rapporti interpersonali nella vita della Chiesa

Se al cuore della Chiesa stanno i rapporti interpersonali, tutto il resto: gestì, parole, tempo, mezzi, strutture dovranno servire questi e non asservirli.

In particolare l'annuncio del Vangelo, l'amministrazione dei Sacramenti, le celebrazioni liturgiche dovranno mettere in risalto il rapporto di Dio con gli uomini e di questi tra di loro; cosi le altre espressioni della vita pastorale, i nostri incontri, la vita dei cristiani nel mondo.

Non si tratta di un qualunque rapporto interpersonale, ma di quello che Dio ha voluto instaurare con noi, con lo stile che si è manifestato in Cristo.

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b) La comunione del Presbiterio

Dentro la "comunione" più Comprensiva della Chiesa si inscrive quella del Presbiterio per esprimerla (i1 Vaticano II per il Collegio dei Vescovi afferma espressamente che significa la varietà, l’universalità e l’unità del Popolo di Dio. cfr."Lumen Gentium n. 22), e per servirla (il documento "I1 sacerdozio ministeriale" del III Sinodo dei Vescovi dichiara che il Sacerdote è al servizio della "comunione”: I parte, n.6) .

Una "comunione" che lega in modo particolare con Cristo e perciò con il vescovo, con gli altri presbîteri con la Chiesa universale e il mondo intero da evangeìizzare (cfr. “Lumen Gentium” n. 28; “Presbyterorum Ordinis”).

Conseguenti rapporti specifici : presbitero-Vescovo (il presbitero segno di Cristo, del Vescovo, della Chiesa universale dove opera: cfr. “Lumen Gentium" n. 28; “Presbyterorum Ordinis” n.7)

Conseguenti rapporti tra le scelte del presbitero e tutto il Presbiterio (cfr."Presbyterorum Ordinis" n.8; III Sinodo "Sacerdozio Ministeriale" I parte, n.6).

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c) La comunione tra Sacerdoti e Laici e Religiosi

In proposito va distinto un problema di "mentalità" legata a strutture e costumi tramandati, a fattori psicologici, e un problema dottrinale.

Tutto appartiene a tutti nella vita della Chiesa, ma non nello stesso modo o grado (cfr."Apostolicam Actuisitatem" nn. 2-3; “Lumen Gentium" cap. II-III-IV).

E questo sia nel servizio alla “comunione", sia nella sua personale realizzazione (vedi universale chiamata alla santità: cfr. “Lumen Gentium” cap. V) .

I due accenti: nell'ordine del "segno" e nell'ordine della "incarnazione".

Via di comunione: la coscienza di servire Dio e il suo disegno che è infinitamente più grande di noi; e che nessuna cosa è assoluta se non Dio e l'amore a Lui; la convin-zione che i doni e i vari ministeri non sono antagonisti, ma complementari e di conseguenza non è livellando la Chiesa o intraprendendo ciascuno il compito dell'altro che noi diamo spazio alla salvezza.

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d) La famigìia espressione tipica della comunione della Chiesa

La famiglia come comunità di Chiesa: comunione di Dio con gli uomini e di questi tra loro (“sacramento” del matrimonio). Comunità dove più si condivide e più si rispetta e si potenzia la personalità di ciascuno.

Comunità dove il debole è al centro, dove si incontrano le varie generazioni e spesso le diverse tappe della vita ecclesiale.

Comunità dove l'uomo fa il più delle volte la sua prima esperienza di Chiesa che lo segnerà per tutta la vita.

Comunità che viene prima di tutte le altre comunità.

(cfr. “Lumen Gentium” nn.11, 35, 41; “Gravissimum educationis” nn. 3-6; “Apostolicam Actuositatem” n.11; “Gaudium et Spes" nn. 47-52).