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CONVEGNO ECCLESIALE 1985

Impegno formativo delle ACI per la Chiesa in missione

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SIGNIFICATO DI UN SERVIZIO ALLA CHIESA LOCALE

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di Giovanni Volta

(teologo alla Facoltà Interregionale di Milano)

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Prima riflessione sul programma triennale 1983-'86

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  Vocazione, Chiesa particolare e universale

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Nessun uomo si salva in un cammino solitario. Iddio, chiamandoci alla salvezza, ci raggiunge nel tempo e nel luogo dove ci troviamo, mediante gesti sensibili e mediante il suo Spirito, e mentre ci chiama a sé contemporaneamente ci unisce agli altri uomini, ci impegna con loro e per loro.

Il Vaticano II, volendo esprimere sinteticamente il mistero della Chiesa, ha detto che essa è il sacramento dell'unione di Dio con gli uomini e di questi tra di loro (cf. Lumen Gentium, 1).

Così, dove viene proclamata la Parola di Dio, ivi si aduna il popolo di Dio (cf. Presbyterorum Ordinis, 4), dove si celebra I'Eucarestia, ivi si costituisce la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, anche se si tratta di comunità piccole, povere e disperse (cf. LG,26).

Risultano in tal modo reciprocamente illuminantisi la vocazione cristiana del singolo e la chiamata della Chiesa, per cui non possono svolgersi, la vocazione del singolo e la vita della Chiesa, I'una indipendentemente dall'altra.

A sua volta la Chiesa (locale) suscitata nelle varie regioni dalla Parola di Dio e dalla celebrazione dei suoi misteri, si apre alla Chiesa universale, non però semplicemente come una parte, ma piuttosto come "luogo" nel quale si manifesta ed opera quella.

Dice il Concilio a proposito delle diocesi:

"La diocesi è una porzione del popolo di Dio, affidata alle cure pastorali del Vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e per mezzo del Vangelo e della SS. Eucaristia unita nello Spirito Santo, costituisca una Chiesa particolare, -nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e Apostolica (cf. Christus Dominus, 11). E successivamente Paolo VI, parlando dei rapporti tra la "Chiesa universale” e le “Chiese particolari", così torna su questo tema, per mostrare l'originalità della Chiesa rispettò a tutte le altre forme di società umane: " (...)dobbiamo ben guardarci dal concepire la Chiesa universale come la somma, o, se così si può dire, la federazione più o meno eteroclita di Chiese particolari essenzialmente diverse. Secondo il pensiero del Signore, è la stessa Chiesa che, essendo universale per vocazione e per missione, quando getta le sue radici nella varietà dei terreni culturali, sociali, umani, assume in ogni parte del mondo fisionomie ed espressioni esteriori diverse. " ( Evangelii Nuntiandi, 62)

L'anima della vocazione di ciascuno, della vita della Chiesa particolare come della Chiesa universale, è lo stesso Cristo Signore e il suo Spirito; per questo si tratta di realtà intimamente congiunte, e la Chiesa particolare non è semplicemente una parte di quella universale, e il singolo credènte non è libero di fare o di non fare riferimento alla Chiesa, o di scegliere in alternativa quella particolare o quella universale, poiché si collocherebbe fuori del disegno di Cristo, e quindi andrebbe contro la ragione della sua stessa vocazione, della sua vita cristiana.

 

 

Storicità della Chiesa

La vocazione cristiana, l'esistenza della Chiesa, proprio perché vocazione ed esistenza riferite a uomini concreti, con specifiche qualità ed esigenze diverse, suscitate ed alimentate da un costante libero intervento di Dio, per questo vanno vissute dai cristiani, sempre nei riferimenti fondamentali sopra esposti, con modalità e accenti storici diversi secondo le esigenze del mondo e della Chiesa del proprio tempo (nessuno vive semplicemente per se stesso), e le doti di natura e di grazia che Dio ha dato, che dà a ciascuno (nessuno serve se non secondo le doti e i doni che ha).

Questo fatto spiega come la Chiesa, pur rimanendo sempre se stessa, si è variamente espressa nelle diverse regioni e nei vari tempi e come, pure essendo, già costituita, impegna costantemente la libertà, I'inventiva, I'originalità di ciascun cristiano. L'obbedienza della fede, che sta alla radice della vita del cristiano e della Chiesa, non impigrisce I'uomo, non mortifica le sue capacità, non disimpegna la sua liber!à, ma piuttosto le esalta, poiché si ratta dell'obbedienza alla Parola di Dio e all'azione del suo Spirito, che potenziano la persona umana, dandole nuove dimensioni.

Per questa via viene partecipata all'uomo la stessa originalità di Dio. Questo fatto spiega lo specifico della storicità della Chiesa, che non si riduce semplicemente al "divenire", né al variare "delle condizioni culturali" che interferiscono con la vita della comunità cristiana, né alle scelte umane degli uomini accanto all'azione di Dio nelle anime, ma si compie nella fedeltà e nella infedeltà alla libera chiamata della Parola di Dio e della sollecitazione del suo Spirito.

Chiamata e fedeltà che riguardano non solo i laici, ma anche la gerarchia, i religiosi, pur sempre nelle strutture originarie dei loro compiti fondamentali.

 

 

Le scelte dell'Azione Cattolica italiana

Dentro questo quadro di "struttura originaria" e di "storicità" vanno comprese e valutate le scelte fatte, e che va facendo, l'Azione Cattolica Italiana.

Quella, per esempio, di porsi anzitutto al servizio del fine proprio della Chiesa, vale a dire della evangelizzazione, della santificazione degli uomini, della formazione cristiana delle loro coscienze; collaborando in maniera particolarmente stretta con la gerarchia, pur sempre€ secondo le propria natura laicale; privilegiando l'attenzione alla Chiesa locale. Impegno, quest'ultimo, ribadito anche dal Papa nel Discorso per I'udienza concessa ai Delegati della V Assemblea dell'Azione Cattolica, il 9 dicembre 1983 : "La vostra ecclesialità non si esaurisce nell'adesione personale di fede alla Verità teologica di principio - ha detto in quell'occasione Giovanni Paolo II – ma si concretizza, a livello di realtà, in servizio alle Chiese locali, nelle quali sussiste … la sola e unica Chiesa cattolica. Sia le Diocesi, porzione del popolo di Dio affidata alla cura pastorale di un Vescovo; sia la Parrocchia, in cui si vive il quotidiano dell'esistenza (n.3)-

Certo, nessun cristiano può ignorare la Chiesa locale, poiché in tal modo si porrebbe fuori dal concreto disegno di salvezza di Dio. Potrebbe però, il cristiano, dedicarsi al servizio di un settore (per es, I'apostolato per gli ammalati), oppure di una categoria, oppure di une particolare spiritualità.

L'Azione Cattolica in forza della scelta che ha fatto, del suo fine e del referente della sua collaborazione (la Gerarchia), si pone in servizio della Chiesa locale (diocesi, parrocchia), e in queste della Chiesa universale, guardando alle esigenze spirituali fondamentali del popolo di Dio, così come si esprimono nel complesso e vario tessuto sociale dell'intera comunità della diocesi e delle parrocchie, secondo le caratteristiche del proprio tempo.

Se volessimo esprimerci con un paragone, evidentemente inadeguato, potremmo dire che l’Azione Cattolica serve la Chiesa locale rispetto ad altre forme associative come la donna di casa serve le propria famiglia rispetto agli eventuali “specialisti", che possono intervenire nella conduzione della famiglia, per settori particolari, come gli addetti alle pulizie, o all'istruzione dei figli, al cibo o alla cura degli ammalati.

Per questo l'A.C. non può formulare un proprio programma di lavoro, una propria catechesi, prescindendo dalla programmazione di lavoro pastorale della diocesi e della parrocchia, dal programma di catechesi in atto nella propria Chiesa locale.

Sempre perché in servizio generale della Chiesa locale, l'Azione Cattolica è particolarmente impegnata nel promuovere la collaborazione tra le varie componenti della comunità cristiana. E questo suo servizio essa lo svolge anzitutto mostrando al proprio interno questa comunione, dato che confluiscono nell'A.C. persone di età, professione, cultura, sensibilità diverse, e tra i suoi compiti qualificanti sta la collaborazione con la Gerarchia, e perciò la "comunione" nella sua vita risulta particolarmente significativa. Nella Chiesa i valori si partecipano e si coltivano non solo perché "si dicono", ma soprattutto perché "si testimoniano".

Al riguardo va detto, se osserviamo la storia della Chiesa in questi ultimi cent'anni, che il dialogo e la collaborazione quotidiani che l'A.C. ha favorito tra sacerdoti e laici ha molto agevolato una maggiore comprensione e valorizzazione reciproca, che è rifluita poi in tutta la vita della Chiesa, e nello stesso insegnamento conciliare.

 

 

Esigenze e difficoltà di una scelta

La scelta del servizio alla Chiesa locale, e non semplicemente ad un settore ben delimitato di essa, comporta per l'A.C. una costante attenzione all'intersecarsi dei vari settori, delle diverse situazioni, e al vissuto quotidiano; capacità di discernimento per individuare dove sta il punto d'innesto concreto della evangelizzazione e della formazione cristiana dèlle coscienze; e disponibilità per servire là dove la necessità storica pastorale emerge, e non semplicemente dove noi avremmo voluto operare.

La collaborazione con la gerarchia, a sua volta, comporta una paziente attenzione reciproca, una collaborazione che prima dell'operare si esprime e si sviluppa nell'ascolto della Parola di Dio e nello studio delle situazioni nelle quali s'intende intervenire.

Ma questa mobilità di lavoro, legata alla sproporzione che spesso si avverte tra quello che bisognerebbe fare e quello che di fatto si può fare, questa esigenza di disponibilità a servire in condizioni nuove, questa collaborazione coi partner che non si sono scelti, ma che si trovano, crea spesso notevoli difficoltà.

Lo stesso fatto che ci si impegna a lavorare in vari settori, proprio come la donna di casa, può portare allo scoraggiamento, perché non si vedono i frutti del proprio lavoro, a motivo del fatto che ci si trova sempre in pochi, e il proprio impegnarsi risulta spesso tanto dispersivo.

Certamente, si tratta spesso di un umile lavoro, della cui preziosità ci si accorge tante volte soltanto quando non c'è più nessuno che lo compie. Ma proprio questa costante attenzione alla complessità del reale concreto, questa costanza d'interesse per i problemi fondamentali dell'uomo, visti e serviti con i Vescovi e i sacerdoti che operano nella propria città e nel proprio paese, creano le condizioni per ogni ulteriore sviluppo della Chiesa.

Del resto questo è il mistero fondamentale dell'incarnazione del Verbo, per cui in un bimbo, in un crocifisso, gli uomini hanno visto il figlio di Dio tra noi, ed Egli, così disarmato, ci ha serviti.

A questa legge non sfugge la Chiesa locale, per cui, dice il "Vaticano II": "In queste comunità, sebbene spesso piccole e povere o che vivono nella dispersione, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica" (LG,26).

Per questa stessa via deve accettare di passare anche chi intende annunciare il Verbo di Dio, e servirlo nella Chiesa locale, dove si fa, per così dire, palpabile la presenza di Lui negli umili segni della nostra umanità, dentro ll tessuto della vita quotidiana delle parrocchie, delle diocesi.