per una educazione 

Orientamenti per una educazione al senso della Chiesa dopo il Vaticano II

di Giovanni Volta

Estratto da Pedagogia e Vita Serie XXVII N.4-5 (1966)

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Sommario

INTRODUZIONE

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L’ITINERARIO DI UN RINNOVAMENTO

L’affermazione di alcuni valori “secolari”

Nuove aperture di sensibilità e di temi in campo ecclesiologico prima del Vaticano II

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L’INSEGNAMENTO DELLA COSTITUZIONE DOGMATICA “LUMEN GENTIUM”

La Chiesa comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con il popolo di Dio.

Unità, distinzione e complementarietà nel popolo di Dio

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LA DIMENSIONE STORICA DELLA CHIESA

Il linguaggio biblico

Sacramentalità della Chiesa e sua località

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CONCLUSIONE

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INTRODUZIONE

Non pensiamo in questo articolo di proporre, ingenuamente, la soluzione del grave problema dell’educazione dei fedeli al senso della Chiesa secondo le idee e lo spirito della costituzione dogmatica Lumen Gentium, ma piuttosto di entrare in un dialogo iniziato ancora prima del Concilio [1], e che oggi, dopo il Vaticano II, si è fatto più urgente e insieme più illuminato, aperto al contributo di tutti i conoscitori e gli sperimentatori del mistero della Chiesa e dell’uomo, bisognoso di essere continuamente integrato dalla progressiva esperienza dei tempi e della traduzione nella storia del progetto salvifico di Dio.

Il discorso qui noi lo svolgeremo partendo non tanto da esperienze particolari, ma da quella globale che la Chiesa ha vissuto ed espresso nel Concilio. La sua ultima traduzione pratica dovrà avvenire poi con il contributo degli psicologi, dei pedagogisti, dai sociologi.

Il punto di partenza, direttivo, per una educazione alla realtà cristiana, sarà sempre la Rivelazione presentata da Dio agli uomini di oggi mediante la Chiesa. Insegnamento che ci viene non solo da un contenuto di pensiero, ma anche dal modo di guardare alla verità, di parlarne, anzi di viverla, in analogia con il Maestro su Cui essa si modella, di Cui è segno e dono.

Ecco l’ambito e i limiti del nostro studio.

Riprendendo perciò un problema tanto grave e complesso qual è “l’educazione al senso della Chiesa”, abbiamo voluto soffermarci solo sulla premessa fondamentale, oggi, ad ogni scelta pedagogico-didattica, con l’esporre orientamenti che ci vengono in merito dal Concilio, vera revisione di vita della Chiesa.

Il fatto poi che il Vaticano II alla fine della prima sessione abbia trovato il suo centro d’interesse, attorno a cui ordinare tutti gli altri problemi, nella Costituzione dogmatica “De Eccclesia”, ci mostra come capire e tradurre questo documento significhi capire e tradurre il Concilio.

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L’ITINERARIO DI UN RINNOVAMENTO

Il divenire è una qualità essenziale della storia, manifesta progressivamente la ricchezza delle cose che in essa entrano, dà pieno senso ai gesti, alle parole che la percorrono. E la Chiesa è una realtà trascendente in quanto cala da Dio, ma insieme è immanente, storica. Il Concilio, suo gesto, ne porta quindi tutte le dimensioni e i significati.

A noi però interessa scoprire il suo divenire storico non solo per meglio comprenderlo, ma anche per individuare delle indicazioni pedagogiche, che possono orientarci per una sua traduzione sul piano educativo.

La dottrina della Chiesa si elabora in un continuo dialogo tra la contemplazione del rivelato e l’esperienza storica che vien fatta dal popolo di Dio della verità e della grazia divine incarnate in atti concreti. Non si può dunque fare una storia delle idee se non se ne fa una anche dei gesti, della vita. Scopriamo così un intimo rapporto tra le due linee di evoluzione. L’una stimola e condiziona l’altra. Un fatto, una certa condizione storica, favorisce la chiarificazione di un’idea; un’idea determina delle scelte storiche.

Accanto a una logica che potremmo dire metafisica, vi è una logica storica, che mi dice come di fatto si sono andate chiarendo alcune idee. Scoprire questo rapporto mi pare ci dia importanti indicazioni pedagogiche: le condizioni, la direzione di sviluppo di una dottrina mi suggeriscono le vie e le condizioni per una sua adeguata presentazione, che vuole portare gli uomini non solo a capirla ma anche a viverla. La scoperta delle latenze, delle sensibilità di un’epoca è premessa indispensabile perché un annuncio, un’azione vengano accolti.

E poiché la Chiesa vive in misteriosa osmosi con il proprio tempo, esporremo in breve l’affermarsi storico di alcuni valori secolari ed ecclesiali, che hanno preso particolare rilevanza negli ultimi tempi.

Si tratterà di un richiamo, non di una esposizione adeguata. Lo facciamo soprattutto per far presente una esigenza di studio.

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L’affermazione di alcuni valori “secolari”

Il secolo scorso e il nostro sono stati caratterizzati innanzitutto da una notevole sensibilità verso la dimensione storica del reale. Basti pensare alle varie dottrine sorte nel secolo XIX per teorizzare il divenire della realtà, dall’idealismo hegeliano al marxismo, alle teorie proposte in campo scientifico per spiegare l’origine dei viventi e quindi i vari momenti di evoluzione della terra; alle dottrine della psicologia del profondo, della psicanalisi, che hanno messo in risalto l’importanza della storia di ogni singola persona per comprenderne le ragioni di equilibrio o di conflitto.

L’industrializzazione, e quindi il concentrarsi di vasti strati di popolazione della stessa categoria in alcuni luoghi per un lavoro comune; l’esperienza di due guerre mondiali che hanno fatto incontrare gente di diversa provenienza accomunata in un identico rischio; gli aumentati e sempre più progrediti mezzi di comunicazione; i nuovi mezzi di informazione, di cultura, di divertimento audiovisivi, hanno creato in tutti gli uomini un sentimento sempre più forte di solidarietà, di corresponsabilità e perciò di apertura verso gli altri e di confronto. Il lavoro per es. di gruppo si è andato via via sempre più estendendo dal campo industriale produttivo alla ricerca scientifica, così che nei paesi maggiormente progrediti tecnicamente si lavora quasi sempre in equipe nei vari settori di studio e di ricerca.

Accanto a questa progressiva sensibilità comunitaria, contemporaneamente, si è andato sviluppando il senso del valore e dell’autonomia della persona umana. Vi hanno notevolmente contribuito le migliorate condizioni economiche, il diffondersi della cultura, l’interesse nel campo filosofico e psicologico per i problemi e i valori della persona umana. Tappa recente di questo itinerario è stata la dichiarazione sui diritti dell’uomo e poi su quelli del bambino, fatta dall’O.N.U.; e manifestazione vistosa, sul piano sociologico, di questa nuova sensibilità è stato il diffondersi in molte nazioni del sistema democratico.

Il vivo senso del valore della persona integrò così, dandogli un profondo significato umano, quello di comunità: ripropose più acuto il problema della libertà di espressione, di associazione, d’intervento nel campo politico. Larghi strati di popolazione poterono accedere progressivamente alle varie espressioni di libertà, di autonomia. Dopo l’ultima guerra questo movimento toccò in gran parte anche popoli coloniali, favorendo anche un dialogo e un confronto culturale tra le varie civiltà.

L’accentuata autonomia delle persone, unita all’esigenza sempre più grande di un lavoro comunitario, ha portato poi l’affermazione di una maggiore “laicità” delle strutture poste dallo Stato in servizio della comunità.

L’affinarsi dei mezzi per la ricerca scientifica, il diffondersi del lavoro di gruppo, il confronto continuo tra le varie scienze e i diversi metodi, hanno meglio precisato il campo delle diverse competenze, permettendo un più spedito progresso nei vari settori del sapere. Grazie a queste specificazioni di ambito, di competenza, di strutture, si è potuto progredire contemporaneamente nelle due direzioni: quella della vita comunitaria e quella dell’autonomia, della libertà delle persone.

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Nuove aperture di sensibilità e di temi in campo ecclesiologico prima del Vaticano II

Ma a noi interessa soprattutto l’affermarsi, l’esplicitarsi delle dottrine ecclesiologiche, leggervi i segni dei tempi della salvezza [2], poiché la nostra azione educativa si rivolge all’uomo d’oggi chiamato dallo Spirito alla salvezza in una determinata situazione storica.

Nel tempo che intercorre tra il Vaticano I e il Vaticano II potremmo grosso modo distinguere: una progressiva esperienza di vita, di riforma nell’azione; orientamenti e pubblicazioni nel campo dello studio teologico; l’insegnamento ufficiale della Chiesa.

Per il primo punto ricordiamo soprattutto i movimenti laici organizzati con finalità apostoliche nei vari ambienti (studentesco, operaio), nelle parrocchie, nelle diocesi, in sede nazionale [3], che hanno ridestato la coscienza del ruolo dei laici entro la Chiesa. Il movimento liturgico, che, nato in alcuni centri di spiritualità benedettina, si è propagato come scossa rinnovatrice in tutta la Chiesa [4], traendo impulso dalla riforma di S. Pio X e più tardi da quella iniziata da Pio XII. L’incontro con i cristiani non cattolici in terra di missione, e più tardi l’attacco massiccio dell’ateismo hanno sollecitato il movimento ecumenico [5], che insieme al movimento liturgico ebbe impulso ed alimento dal rinnovato interesse in campo cattolico per lo studio della S. Scrittura e dei Padri [6].

Per quanto riguarda gli studi specifici di ecclesiologia bisogna ricordare alcuni grandi maestri del secolo scorso, come Mohler, Passaglia, Sceeben, Schader, Newman [7]. Nel nostro secolo, invece dobbiamo distinguere due tappe: dalla prima alla seconda guerra mondiale, e da quella al Vaticano II.

Nel primo periodo la presentazione della Chiesa che più si andò affermando fu quella di “Corpo Mistico di Cristo” [8]. Essa era erede della teologia nuova del secolo scorso, rivista alla luce degli studi biblici e patristici che destavano sempre più largo interesse nel campo teologico [9].

Dopo l’ultima guerra invece, accanto all’intensificarsi dello studio della S. Scrittura e dei Padri, ha preso sempre più piede la presentazione della Chiesa come “Popolo di Dio” [10], “Sacramento radicale” [11], “proiezione storica del mistero di Cristo” [12], e lo studio dei rapporti non tanto tra Chiesa e Stato, ma in un orizzonte più vasto, tra Chiesa e mondo [13]. Altri temi ecclesiologici, infine, ma settoriali, sono stati presi in considerazione negli ultimi tempi: il rapporto esemplare e tipologico tra la Madonna e la Chiesa [14], la teologia dell’episcopato [15], la teologia del laicato [16]. Gli ultimi due argomenti, anche se particolari, toccavano però alcuni problemi di fondo riguardanti il mistero della Chiesa, quale il grado di presenza di Cristo nella missione del Vescovo, e quindi il rapporto di questi con la Chiesa locale e con quella universale, il legame che intercorre tra Cristo e il laico e i suoi rapporti nella Chiesa e nel mondo.

I documenti del Magistero pontificio contemporaneamente, nell’arco del tempo che corre dal Vaticano I al Vaticano II, hanno accolto alcune istanze fondamentali, che riflettevano la maturazione avvenuta nella Chiesa delle dottrine ecclesiologiche.

Vogliamo però qui ricordare solo pochi testi che rimasero fondamentali nella storia dell’ecclesiologia [17]. Leone XIII, che aveva partecipato come padre conciliare al Vaticano I, torna sul tema della Chiesa “Corpo di Cristo”, immagine proposta anche nel primo schema conciliare nell’enciclica Satis cognitum (29-VI-1896); e un anno dopo, nella Divinum illud munus (9-V-1897); parla a lungo del grande invisibile protagonista, animatore della Chiesa: lo Spirito Santo. Per trovare poi altri documenti nuovi sul nostro argomento bisogna arrivare fino al pontificato di Pio XII, con le encicliche Mystici Corporis (29-VI-1943) e Mediator Dei (20-XII-1947). La prima [18] rileva la nostra unione con Cristo; la seconda, la partecipazione nostra alla Sua adorazione del Padre.

L’insegnamento di Leone XIII, potremmo così dire, codifica una maturazione dottrinale che si va precisando nel secolo scorso attraverso un lungo travaglio di studi; l’insegnamento di Pio XII si trova sul termine di un’altra evoluzione di studio, di ricerca, e ne presenta autorevolmente i punti salienti.

Abbiamo avuto così una progressiva presa di coscienza del proprio mistero da parte della Chiesa attraverso la sua vita interna e di dialogo, la sua meditazione della Parola di Dio e dei Padri che l’hanno letta nella storia, attraverso l’insegnamento del Magistero. Il momento più comprensivo fu il primo, poiché in sé implica il possesso sia di tutta la verità rivelata, sia degli atti che la traducono; possesso però di verità spesso implicito; totale dunque, ma in alcuni aspetti intellettualmente oscuro. Il secondo momento rappresenta un aspetto primario nella vita della Chiesa, ma non totale: è la contemplazione del rivelato, la ricerca della sua comprensione intellettuale esplicita, della sua espressione nel linguaggio di oggi; principio, ma non compimento del mistero ecclesiale.

Il terzo momento è un’ulteriore specificazione di un compito nella Chiesa: la presentazione autoritativa della verità rivelata da parte del Magistero a cui fu dato l’ufficio d’interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa [19]. Questi, guida al rivelato, ma non sua sostituzione, lascia un largo margine alla ricerca dei fedeli nella zona che corre tra la sicura ortodossia e la certa eterodossia; non esaurisce la vita della Chiesa, ma vi appartiene quale maestro e insieme perenne discepolo della Parola di Dio che “piamente ascolta” [20], e dello Spirito che mai cessa di agire nel Corpo mistico di Cristo da Lui animato. [21]

In analogia con il mistero di Cristo che si manifestò e ci salvò con la sua presenza, con la sua vita intessuta di eventi e di parole, la Chiesa vive e testimonia il Signore, e in questo modo educa al senso della comunità cristiana.

In tale linea di sviluppo vediamo il Concilio, le motivazioni profonde delle sue espressioni dottrinali, i suoi limiti, e quindi gli orientamenti pedagogici che ci possono venire da esso per un’educazione al senso della Chiesa.

In quel tessuto storico temporale che abbiamo accennato, è cresciuta, ha agito la Chiesa; come un vivente ha reagito alle varie situazioni contingenti in cui si è trovata, sempre fedele alle proprie leggi interiori di vita, di sviluppo; ha espresso nella chiarezza di formule dottrinali la coscienza che progressivamente aveva preso di sé.

Il Concilio si configura soprattutto, in quest’ultima espressione della Chiesa, e per ciò è il termine per noi oggi della chiarificazione di una dottrina. Riprende i temi specificatisi nel secolo scorso, quali per es. l’autorità e l’infallibilità pontificia; il tema della Chiesa Corpo mistico di Cristo studiato ulteriormente tra le due ultime guerre; e infine l’argomento del popolo di Dio, della Chiesa mistero e sacramento dell’episcopato, del laicato, del rapporto della Chiesa con il mondo, temi affermatisi in questi ultimi tempi. Ha poi accolto le sollecitazioni positive che gli sono venute dal mondo nella sua evoluzione storica, prendendo più chiara coscienza della verità rivelata che possedeva. Così nella costituzione dogmatica sulla Chiesa e sulla divina Rivelazione si parlerà del ruolo primario delle persone, in particolare dell’azione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; dell’aspetto comunitario storico della Chiesa; della sua missione specifica e dei suoi rapporti con le realtà terrene; della corresponsabilità di tutti i suoi membri. In questo suo divenire, traendo dal proprio tesoro “nova et vetera”, in viva comunione con la propria sorgente, in dialogo aperto con il mondo, la Chiesa si presenta a noi nel Concilio esemplare di riflessione, di vitalità, di riforma.

Il Concilio però non è il termine della nostra azione o del nostro pensiero, ma orientamento, una guida a capire il disegno di Dio. Per questo, abbiamo voluto soffermarci sul tempo che l’ha preceduto e in qualche modo preparato, per meglio capirlo, e a nostra volta riviverlo. Sì, perché per capire la Chiesa bisogna diventare Chiesa, la Chiesa di oggi, che si trova innestata sul tronco vivo della storia umana; mettersi nelle sue prospettive, attingere con lei alle sue sorgenti.

Sarebbe grave errore ritenere i documenti del Vaticano II un fine, e non un mezzo, ed educare perciò i fedeli a ripeterne semplicemente le formule.

L’itinerario storico che ha preceduto il Concilio ce n’è d’insegnamento. Con questo spirito guardiamo adesso ai contenuti e agli orientamenti espressi dal Vaticano II sul mistero della Chiesa.

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L’INSEGNAMENTO DELLA COSTITUZIONE DOGMATICA “LUMEN GENTIUM”

La costituzione dogmatica Lumen Gentium ebbe un suo iter piuttosto laborioso nei lavori del Concilio. Però tra la prima sessione e la seconda trovò il suo orientamento definitivo. [22] Per diversi problemi e orientamenti il Concilio specchiò, potremmo dire, le successive tappe dell’ecclesiologia che va dal Vaticano I al Vaticano II. Il dialogo interno all’assemblea conciliare portò a vedere più profondamente, più unitariamente, più pastoralmente, il mistero della Chiesa.

Questi nuovi angoli di visuale vorremmo scoprire nella Lumen Gentium, insieme al suo stile. Qui, ci pare, sta il fondamentale orientamento pedagogico che ci viene dal Concilio: nel guardare, nel sentire, nel vivere la Chiesa.

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La Chiesa comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con il popolo di Dio.

Fin dai primi numeri della costituzione appare chiara una prospettiva entro cui si costruisce progressivamente tutto il discorso conciliare: la distinzione e la comunione delle persone, divine e umane.

Dal Padre, dal Figlio, dallo Spirito Santo viene l’iniziativa per l’incontro con l’uomo, [23]così che la Chiesa nella sua essenza prima e perenne risulta una comunione personale dell’uomo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: “La Chiesa universale si presenta come un popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (n.4), mentre nel suo aspetto manifestativo e strumentale è in servizio di questa comunione: “La Chiesa è in Cristo come un sacramento o segno: è strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (n. 1).

Un tale modo di vedere e di descrivere la Chiesa fisserà un nuovo criterio di sintesi, per cui al centro del mistero ecclesiale non è posta un’idea, un problema, un compito, ma la persona, meglio, le persone della S.S. Trinità e le persone umane in comunione con Loro, in colloquio.

Il confronto tra il modo di esporre le stesse realtà da parte dei manuali scolastici [24] e della Lumen Gentium, anzi da parte del primo e dell’ultimo schema conciliare sulla Chiesa [25], mette in risalto la novità di questa visuale.

La rilevanza che ha assunto la persona in tutta la Costituzione ha favorito poi una visione più “esistenziale” della Chiesa, la quale non appare qui tanto oggetto di studio, quanto piuttosto soggetto che di sé, del proprio vivere, dei propri rapporti, prende più chiara coscienza, come già Paolo VI, nella sua Enciclica Ecclesiam suam aveva, a modo di prefazione, anticipato nell’indirizzo e nello spirito.

È la stessa prospettiva che torna anche nella costituzione dogmatica Dei Verbum, dove si parla della rivelazione di Dio compiuta non solo attraverso parole, ma in eventi, in gesti, nella stessa presenza di Cristo [26], e di conseguenza si sottolinea la risposta “personale” dell’uomo espressa nell’atto di fede [27].

Recenti studi già avevano messo in risalto questo modo di prospettare l’incontro soprannaturale tra l’uomo e Dio. [28] Ora questa visuale non solo cerca di adeguarsi sempre più nell’espressione al fatto storico dell’incontro tra Dio e l’uomo così come avviene nella Chiesa, ma risponde anche a una viva sensibilità di oggi attenta ai valori della persona umana e alla sua condizione essenziale di relazione agli altri, come abbiamo ricordato nell’accenno fatto sopra i valori secolari messi in luce nel nostro tempo, facilita perciò il dialogo della catechesi, orienta nella scelta delle immagini.

Diventa per es. molto più aderente al rivelato e insieme più comprensibile all’uomo d’oggi spiegare il mistero della rivelazione ricorrendo all’immagine dell’uomo che manifesta sé a un altro, piuttosto che il ricorso al fatto di una notizia di geologia testimoniatami da uno scienziato. Nel primo caso vedo molto meglio come l’intensità del mistero è legata al farsi sempre più personale della Rivelazione, e perciò più libera, più ricca di amore; non altrettanto nel secondo caso.

La presentazione personalizzata della Chiesa ci pare faciliti poi anche una più immediata percezione dei valori proposti perché associa l’esigenza di un discorso concreto all’altra di evitare il pericolo della frammentarietà episodica, in quanto tutta l’esposizione dottrinale resta incentrata sull’incontro, sul dialogo tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e l’uomo. Inoltre, essa specchia più da vicino il mistero vivo della Chiesa, che trova la sua traduzione sensibile, plastica, nell’assemblea liturgica, nell’amministrazione dei Sacramenti, nel rapporto cristiano di ogni giorno tra uomo e uomo; indica ciò che è fine e per conseguenza ciò che risulta strumentale nella vita della Chiesa, l’ordine delle varie subordinazioni, per cui al discorso sulla comunione delle persone dovrà seguire, subordinatamente, quello dei mezzi e delle funzioni che la fanno e la servono.

Infine, vorremmo ricordare come il Concilio abbia sottolineato un ordine interiore e una specificazione rilevante in quella prima considerazione sulla Chiesa: è Dio che prende l’iniziativa per quell’incontro, e la comunione che segue è caratterizzata dal rapporto tra l’uomo e il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, non semplicemente con Dio creatore. Prende così, già al cuore, un caratteristico risalto, il senso religioso e soprannaturale della Chiesa, che non è solo comunità d’uomini, né semplice incontro con Dio raggiunto attraverso le cose; essa nasce dallo svelarsi e dal comunicarsi a noi della S.S. Trinità.

Sarà importante nella nostra presentazione della Chiesa, mentre ne rileviamo l’aspetto essenziale ultimo, che ne ricorda insieme il dinamico costituirsi, e di conseguenza il dinamico propagarsi, per cui il popolo di Dio tende a partecipare ad ogni uomo il dono ricevuto (aspetto missionario della Chiesa).

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Unità, distinzione e complementarietà nel popolo di Dio

Questa visione “soggettivizzata” della Chiesa, offertaci dal Concilio, incentrata sul rapporto personale: popolo di Dio e S.S. Trinità, portò i Padri conciliari a presentare tutto il fatto cristiano in chiave ecclesiale, così che i classici trattati sui Novissimi, sul Verbo incarnato, sui Sacramenti, sulla perfezione cristiana, sulla Grazia, sulla S.S. Trinità … sono stati come riassunti in questa nuova sintesi incentrata sulle persone alle quali fa capo ogni altro problema. Non si tratta perciò qui di un rifacimento, anche se pastorale e nuovo, del classico trattato “De Ecclesia”, ma piuttosto di una vera summa del cristianesimo per l’uomo d’oggi, o se si vuole la professione di fede del cattolico del secolo XX.

Sempre in sviluppo di questa idea madre della costituzione dogmatica Lumen Gentium va vista, ci sembra, la graduale esposizione che il Concilio fa di ciò che è comune nella Chiesa (capp. I e II) e poi di ciò che è specifico (capp. III e IV).

Il “De Ecclesia”, dopo aver parlato della comunione del popolo di Dio con la S.S. Trinità, che storicamente avviene partecipando al mistero di Cristo, significato e mediato dai Sacramenti, passa a parlare dei vari compiti e uffici in servizio di questa comunione [29]. Solo in questo ordine interiore di significati e di servizio si comprendono pienamente le varie distinzioni che vengono proposte.

Come per cerchi concentrici la visione della Chiesa si dilata dal suo nucleo fondamentale fino alle sue ultime specificazioni. Si tratta di un ordine espositivo che presenta un’importante indicazione pedagogica, in modo da distinguere con relativa facilità e chiarezza ciò che è fine e ciò che è mezzo nella vita del popolo di Dio. Si ovvierà così al frequente rischio sia del clericalismo, che pone al centro della Chiesa un ufficio, qual è quello della Gerarchia, e non Cristo; sia di un falso rivendicalismo “laicale” che considera a sé stante un compito nella Chiesa, quello dei laici, smarrendo il senso dell’unità e della complementarietà delle sue varie mansioni.

Ed è qui, nella complementarietà dei compiti, che si esprime e si compone l’apparente contrasto tra unità e molteplicità nella Chiesa, proiezione nella storia dell’unico mistero di Cristo partecipato agli uomini [30].

Questa è la via per un discorso organico sulla Chiesa, il quale non sia evasivo dalla sua espressione storica, ma insieme non risulti una semplice somma di uffici e compiti, avulsi dal loro principio e dal loro termine: la comunione con Dio e tra gli uomini. Una presentazione che dovrà trovare la sua traduzione non solo in un linguaggio ma anche in una esperienza di vita della comunità cristiana. Ne è particolare espressione significativa l’assemblea liturgica, dove l’unità, la molteplicità, la complementarietà dei compiti entro la Chiesa trovano lo loro espressione più alta e viva.

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LA DIMENSIONE STORICA DELLA CHIESA

Intimamente legata alla presentazione “esistenziale” della Chiesa incentrata sulle persone che la costituiscono, appare anche la dimensione storica della vicenda cristiana, che la Lumen Gentium continuamente ricorda nell’azione del Padre (n. 2), del Figlio (n. 3), dello Spirito Santo (n. 4), nel pellegrinaggio in terra del popolo di Dio (nn. 7-9), nella missione di guida dei pastori (nn: 18-21), nella testimonianza dei laici (nn. 35,38), nel divenire in santità da parte di tutta la Chiesa (nn. 39, 41, 42), nell’attesa delle realtà ultime (cap. VII), nell’esemplare primo della Chiesa, Maria (n. 68).

Ancora una volta appare come l’aver voluto esporre il mistero della Chiesa partendo dai suoi protagonisti, dalla loro comunione, e non da particolari compiti, abbia permesso di mantenere una profonda unità di discorso pure in tanta molteplicità di aspetti.

I manuali di teologia e i catechismi costruiti su di essi, obbedendo ad una esigenza di sistematicità concettuale e di chiarezza, avevano messo un po’ nell’ombra questa misura essenziale della Chiesa, relegando la trattazione esplicita della dimensione storica del cristianesimo all’istituzione della Chiesa e ai “Novissimi”, ultimo trattato dei manuali, dove l’esposizione si restringe quasi esclusivamente ai “novissima hominis”, senza alcuno sviluppo della loro dimensione ecclesiale e cosmica.[31]

Continuamente invece la costituzione conciliare sulla Chiesa, e poi quella sulla divina Rivelazione, insistono sul fatto della manifestazione storica della salvezza [32], e sul suo compimento storico, interessante progressivamente Cristo, l’uomo, il mondo[33].

Il ricorso alla storia della salvezza per presentare il cristianesimo ha innanzitutto una motivazione teologica: oggetto del mio studio è Dio che si rivela, e questo avviene sullo schermo della storia; ad esso perciò dovrò primariamente ricorrere per capire quello che Dio mi ha voluto dire. Unita a questa vi è poi una ragione didattica: il fatto ha un significato più vivo, più immediato, più ricco della sua espressione concettuale, che d’altra parte presenta il vantaggio di una maggiore chiarezza. Ma soprattutto il fatto storico della salvezza non è solo luce più ricca alla mia mente di fedele che cerca il Signore, ma è dono di vita. Per l’azione liturgica la storia della salvezza si fa oggi nostra storia, di salvezza. [34]

L’educazione al senso della Chiesa risulta così non soltanto un fatto d’intelligenza, ma interessa tutto il cristiano, diventando esperienza di vita.

Dalla storia della salvezza si passa in tal modo alla storia della Chiesa fino al suo compimento. In questo processo s’inserisce il divenire di ciascun uomo, e acquistano pieno significato i vari aspetti contrastanti della Chiesa, quale il suo essere trascendente e immanente, santa e sempre bisognosa di purificazione, sofferente e insieme da Dio consolata, aperta a tutti i beni temporali, ad ogni forma di cultura, ma di nessuna prigioniera. Una dimensione, quella storica, adatta dunque alla mente del bambino e dell’adulto, dell’incolto e dello studioso, non solo manifestativi di Dio, ma anche suo dono, matrice risolutiva di vari problemi ecclesiologici.

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Il linguaggio biblico

Prima fonte di scoperta e insieme di espressione di queste verità è stata la Parola di Dio ascoltata e vissuta dalla Chiesa.

Da essa è venuto il primo indirizzo, anche se sollecitato dalla mentalità moderna - come abbiamo accennato all’inizio - per una esposizione “esistenziale” del mistero della Chiesa; l’accento sulla sua dimensione comunitaria e storica; la viva ispirazione religiosa che anima tutta la costituzione Lumen Gentium. Una via di scoperta e di linguaggio caratteristica del Vaticano II, e che dovrà continuare come mezzo pedagogico e didattico anche dopo il Concilio, per introdurre i fedeli a una sempre maggiore comprensione della Chiesa.

Il linguaggio biblico ha una sua dignità primaria su ogni altro nella vita del Corpo mistico di Cristo, poiché è parola di Dio non solo nel contenuto, ma nella sua stessa formulazione. Il Papa e i Vescovi, nel loro Magistero, guidano, insieme all’azione interiore dello Spirito Santo, alla sua piena comprensione, la servono perciò, non la sostituiscono.

Dice la costituzione dogmatica Dei Verbum: “Insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa ha sempre considerato e considera le Divine Scritture come la regola suprema della propria fede” (n. 21); “La Sposa del Verbo incarnato, la Chiesa, si preoccupa di raggiungere una intelligenza sempre più profonda delle Sacre Scritture, per poter nutrire di continuo i suoi figli con le divine parole” (n. 23).

E più avanti la stessa costituzione afferma che lo studio della Bibbia dev’essere come l’anima della Sacra Teologia [35]. La Sacra Scrittura costituisce dunque come il linguaggio fonte, insieme alla Sacra Tradizione [36], di ogni altro linguaggio che voglia presentare ed esplicitare il rivelato. Ciò che è dunque primordiale per il Magistero, per lo studio teologico, dovrà essere tale anche nella catechesi, nella nostra presentazione del mistero della Chiesa.

Mentre però nel caso dei Vescovi e dei teologi abbiamo persone culturalmente preparate, quando si tratta invece dei comuni fedeli è innegabile che, da un punto di vista didattico, possono sorgere delle difficoltà per l’interpretazione di diversi libri della Bibbia, per la novità di certe immagini, per la comprensione di varie espressioni.

Occorrerà per questo una più diffusa e approfondita catechesi introduttiva alla lettura della Sacra Scrittura. Superate però alcune difficoltà preliminari, il testo sacro offre anche da un punto di vista didattico un notevole aiuto per portare i fedeli alla comprensione del regno di Dio qui in terra.

La Bibbia, essendo ispirata, pone il credente in immediato contatto con Dio; essendo offerta a tutti gli uomini, li costituisce comunità: le dimensioni fondamentali della Chiesa. Narrazione storica, mostra Dio, l’uomo, la comunità ecclesiale, concreti, nel loro progressivo agire e svelarsi in ricche immagini, pittoresche spesso, facili anche per l’intuizione popolare [37], in un complesso intreccio di fatti e di parole, al cui centro sta sempre una persona, anzi il dialogo tra due: Dio e l’uomo. E il fedele che legge, che ascolta, non solo con la mente, ma con tutta la sua persona si pone in quel dialogo. L’immedesimazione però in quella vicenda non è solo frutto dello stato d’animo che spesso accompagna la lettura di libri che narrano qualche fatto, ma avviene perché quelle parole sono state dette a me oggi dal Padre: “Nei Libri sacri infatti il Padre, che è nei cieli, viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorrere con essi” (R, n. 21); ed io mi edifico e mi specchio in chi là crede, e insieme mi rammarico e mi dolgo, riconoscendomi nella debolezza di chi, in quella vicenda, ha rifiutato l’appello di Dio.

Attraverso la Sacra Scrittura siamo chiamati dunque a capire e insieme a vivere la Chiesa.

Ma questa voce è intimamente legata a una presenza, a dei gesti che la esprimono e la creano. Ecco l’altra porta che introduce al senso della Chiesa riscoperto nel Concilio Vaticano II: la Liturgia.

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Sacramentalità della Chiesa e sua località

La Lumen Gentium definisce la Chiesa: “Sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (n. 1) [38]; e nel cap. II al n. 11 passa in rassegna i vari gesti della Chiesa che sono segno e strumento dell’unione con Dio e con gli uomini: i Sacramenti.

Per questa via il Signore incontra l’uomo nella storia, lo riunisce con gli altri uomini, lo impegna a testimoniarlo, lo fa contemporaneo dei fatti salvifici trascorsi e insieme gli offre le primizie delle realtà future; significa e compie il continuo farsi e divenire storico del regno di Dio qui in terra. I Sacramenti nel loro compiersi come un cristallo riflettono e insieme realizzano in forma “esistenziale” il mistero della Chiesa in tutte le sue dimensioni di comunione con Dio e con gli uomini, di tensione verso il regno glorioso; visibile e spirituale, umana e divina, santa e sempre bisognosa di purificazione, organica, gerarchica, terrestre e ormai in possesso dei beni celesti.

Il Concilio ha avviato questo discorso per tutti i Sacramenti, ma poi l’ha sviluppato in modo particolare per l’Episcopato, insegnandone la sacralità e la collegialità, con tutte le loro conseguenze.[39] Sarà importante che la riforma Liturgica metta maggiormente in risalto nelle parole e nei riti tutti i valori ecclesiali che stanno in ogni Sacramento. [40]

I Sacramenti poi si collocano come al centro di tutta la Liturgia, nella quale “per mezzo di segni sensibili, viene santificata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato il Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale.” (L, n. 7).

Un particolare valore didattico rappresenta in proposito il ciclo dell’anno liturgico, che tanto sensibilmente mostra la presenza di Cristo nella Chiesa pellegrina, e insieme la vita e le attese di questa, ciclo che acquisterà un ulteriore più ampio valore pedagogico quando si realizzerà la riforma dei testi biblici del Messale.

Ecco la didattica primordiale, costitutiva della Chiesa, messa in risalto dal Concilio per introdurre gli uomini a capire e a vivere il mistero ecclesiale: la Sacra Scrittura e la Liturgia, che trovano il loro vertice di complementarietà e di incontro nel Sacrificio Eucaristico: “La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella Sacra Liturgia, di nutrirsi del pane della vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli” (R, n. 21).

La Sacra Scrittura e la Liturgia non offrono agli uomini semplicemente l’idea di Chiesa, oggettivizzata come potrebbe fare un insegnamento scolastico, mo lo stesso fatto della Chiesa, soggettivizzato, personalizzato, operante oggi in tutti i suoi aspetti; operante in un determinato luogo, in una terra.

Scrive la costituzione “De Ecclesia”: “In ogni comunità che partecipa all’altare, sotto la sacra presidenza del Vescovo, viene offerto il simbolo di quella carità e unità del Corpo mistico, senza la quale non può esserci salvezza. In queste comunità, sebbene piccole e povere e disperse, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica” (n. 26).

Così l’Incarnazione in un certo modo continua nella storia, sulla terra, fa la Chiesa; assume tutte le voci umane per farla entrare nel grande dialogo con Dio. Potrebbe sembrare questa una dispersione contro l’unità; invece, a causa dell’infinita ricchezza di Cristo e del nostro limite, l’accoglienza di questa molteplicità è per una più ricca manifestazione del totale mistero di Cristo nell’unica Chiesa. “In virtù di questa cattolicità, le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, e così il tutto e le singole parti sono rafforzati, comunicano ognuna con le altre e concordemente operano per il completamento nell’unità” (C, n. 13). “Questa varietà di Chiese locali tendente all’unità dimostra con maggiore evidenza la cattolicità della Chiesa indivisa” (C, n. 23).

Qui si compie, in loco, il farsi della Chiesa mediante la chiamata della Parola di Dio e il gesto sacramentale e liturgico, come segno efficace del Signore che agisce nella storia; qui il mistero del popolo di Dio si manifesta. Da qui, e per queste fondamentali vie, dovrà partire l’educazione al senso della Chiesa, l’entrata degli uomini nel suo mistero. Interessanti conseguenze pratiche nascono da tutto ciò circa il ruolo che ha la famiglia, “Chiesa domestica”, la parrocchia, la diocesi, l’amministrazione dei vari Sacramenti in famiglia e in parrocchia, le celebrazioni liturgiche, la lettura della Bibbia, in questa azione educatrice.

Siamo così giunti alle soglie della traduzione didattica, particolare, degli orientamenti del Concilio, che ci ha indicato come va vista la Chiesa, e per quali vie. Ma qui si chiude il nostro discorso, che voleva essere solo indicativo degli orientamenti del Concilio.

…………..

CONCLUSIONE

L’epoca recente ci ha mostrato una progressiva presa di coscienza dei valori storici, comunitari e personali dell’uomo. Quasi parallelamente si è manifestata nella Chiesa una particolare sensibilità per la dimensione storica della salvezza, per la “communio” della Chiesa e il ruolo che hanno in essa le persone.

Non si è trattato però di un semplice fatto di osmosi, anche se le condizioni sociologiche e culturali del tempo hanno senz’altro sollecitato analoghe prese di coscienza all’interno della Chiesa.

La Chiesa è una realtà viva: ha una sua origine trascendente, una sua legge interiore di sviluppo, una sua struttura, anche se vive nel mondo e “si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la storia” (CM, n. 1).

Le sue matrici sono il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, la Parola di Dio che in essa vive e da essa è annunciata, la Liturgia “culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (L, n. 10).

Per queste vie si è maturato l’insegnamento del Concilio sulla Chiesa, per le stesse dovrà avvenire la nostra educazione ad essa: la Parola di Dio e la Liturgia ci sono di luce e di alimento; il dialogo con il mondo di stimolo.

In analogia sempre con il nostro tempo, che sempre più richiede specificità di competenza nei vari compiti, la Chiesa, attingendo alla verità divina che porta in se stessa, si è definita per quello che le è proprio: la sua indole, il suo fine religioso, usando molto il proprio linguaggio specifico: quello biblico.

Lo sviluppo storico delle dottrine sulla Chiesa ci ha mostrato come i suoi fattori vanno dall’esperienza della vita cristiana fatta dal popolo di Dio, agli studi biblici, patristici, speculativi, mostrando ai fedeli di oggi l’itinerario interiore da compiere per poter assimilare adeguatamente gli insegnamenti del Concilio.

Il fatto poi che Dio si manifesti e operi nei vari luoghi mediante la sua Parola e la Liturgia, sotto la guida dello Spirito e del Vescovo, indica che per questa via si va alla Chiesa, la si intende. Gli atti e le parole di Dio diventano così atti e parole della Chiesa nella comunità, nel luogo dove noi viviamo; atti e parole personalizzati, storici, di comunione, che fanno e manifestano una comunità di persone, storica, pellegrina, la più alta: quella con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

Questa ci è parsa la via alla Chiesa e la sua realtà presentataci dal Vaticano II.

Un orientamento educativo che scaturisce primariamente da ragioni teologiche, dettate dalle scelte di Dio, ma che risponde anche a profonde esigenze psicologiche dell’uomo: conoscere, seguire la realtà nel suo farsi concreto; non come semplici spettatori, ma come attori.

Un orientamento aperto a molte applicazioni particolari. È lo spazio lasciato dal Concilio a chi dovrà tradurle in atto.

 


[1] Vedi per es. da un punto di vista teologico l'opera di Padre Y. M.-J. Congar, e, in particolare il suo studio Vraie et fausse réforme dans l'église, Paris 1950, e tutta la collana “Unam Sanctam”, Editions du Cerf; così gli studi di C. Journet, di 0. Semmelroth, di K. Rahner, di H. De Lubac, di M. Schmaus, di S. Tromp, e recentemente di H. Kung. Da un punto di vista pedagogico ricordiamo la rivista internazionale per l'educazione religiosa “ Lumen Vitae”, edita a Bruxelles, di cui sono stati anche tradotti in italiano alcuni studi riguardanti il nostro argomento: Come sviluppare il senso della Chiesa, ed. La Scuola, Brescia 19ó2. Sotto I'aspetto teologico e pedagogico, l'opera di più autori, sotto la direzione di F. Holbok e T. Sartory O.S.B., uscita in tedesco nel l962, ora tradotta in italiano: Il mistero della Chiesa, 2 vol., Roma 1966, e in quest’opera particolarmente lo studio di C. F. Pauwels O. P., Il mistero della Chiesa nella predicazione ecclesiale, nel vol. II, pp. 295-397.

[2] Per il significato teologico dei segni dei tempi vedi M.-D. Chenu 0. P., Les signes des temps, in “Nouv. Rev. Theol.” 97 (1965), pp. 29-39.

[3] Vedi per es. la storia dell'Azione Cattolica in Italia. A questo proposito molto autorevolmente Paolo VI, il 20 marzo 1966, parlando in S. Pietro ai partecipanti al Convegno unitario dell’A.C.I., ha affermato: “L’animazione spirituale, morale, sociale e civile senza posa alimentata da tali movimenti, che adesso comprendiamo sotto il nome generico di Azione Cattolica ha davvero preparato, sotto certi aspetti, il Concilio ecumenico, specialmente per quelle sue espressioni che il mondo contemporaneo ha meglio apprezzato, perché più prossime ai suoi gusti ed ai suoi interessi”. (“L'Italia”, 22 marzo l966)

[4] Cfr. O. Rousseau, Storia del movimento liturgico (trad. it.), Roma 196l; H. Schmidt, Introductio in liturgiam occidentalem, Romae 1960; e numerosi articoli sulla rivista “La Maison-Dieu”.

[5] Cfr. G. Vodopivec, La Chiesa e le chiese, in “Problemi e orientamenti di teologia Dommatica”, Milano 1957, vol. I, pp.5ll-546; G. Thils, Histoire doctrinale du Mouvcment oecuménique, Lovanio 1955; M.J. Le Guillou, Mission et Unité; les exigences de la communion, 2 voll., Paris 1960).

[6] Per il campo biblico basti ricordare la fondazione della scuola biblica di Gerusalemme (a.1890) da parte di M.-J. Lagrange, con la rivista “Revue biblique” (a. 1892), e la pubblicazione di commenti e studi biblici nella collana “Études bibliques” (iniziata nell’anno 1900); poi la fondazione a Roma (a. 1909) del Pontificio Istituto biblico. In Italia, dopo l'ultima guerra, sono uscite numerose traduzioni dai testi originali della Bibbia (per es. quella pubblicata dall'Istituto biblico, da Marietti, da Garzanti). Per lo studio dei Padri basti ricordare la pubblicazione della collana “ Sources Chrétiennes”.)

[7] Cfr. AA.VV., L'ecclésiologie au XIX siècle, Paris 1960; St.Jaki, O.S.B., Les Tendances nouvelles de l'ecclésiologie, Roma 1957; E. Stirnimann, La Chiesa nella problematica presente, in “Problemi e orientamenti di teologia dogmatica”, Milano 1957, vol. I, 143-169; AA.VV., sotto la direzione di J. Danielou e H. Vorgrimler, Sentire Ecclesiam, (trad. it.), 2 voll., Roma l964.

[8] Vedi bibliografia ragionata al termine dello studio di E. Mura, La dottrina del Corpo Mistico, in “Problemi e orientamenti di teologia dogmatica”, Milano 1957, vol. 2°, pp. 396-405, la raccolta delle recensioni degli studi di ecclesiologia dal 1932 al 1962 di Y. Congar nella seconda parte del libro Sainte Eglise, Paris 1963.

[9] Prova ne è per es. la grande opera di E. Mersch, uscita nel 1936, Le Corps mystique du Christ. Études de Théologie historique, Paris, 2 voll.

[10] Cfr. Y. Congar, La Chiesa come popolo di Dio, in “Concilium” 1 (19ó5), pp. l9-43; O. Semmelroth, La Chiesa nuovo popolo di Dio, in “La Chiesa del Vaticano II”, ed. Vallecchi, Firenze l965, pp. 439-452; M. Schmaus, La Chiesa (trad. it.) ed. Marietti, Torino 1963, pp. 180-212, 738-739.

[11] Cfr. O. Semmelroth, La Chiesa sacramento di salvezza, (trad. it.) Napoli 1965; K.Rahner, Chiesa e Sacramenti, (trad. it.), ed. Morcelliana, Brescia 1965; P. Smulders, La Chiesa sacramento della salvezza, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, pp. 363-386.

[12] Cfr. O. Semmelroth, La Chiesa sacramento di salvezza, (trad. it.) Napoli 1965; K.Rahner, Chiesa e Sacramenti, (trad. it.), ed. Morcelliana, Brescia 1965; P. Smulders, La Chiesa sacramento della salvezza, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, pp. 363-386.

[13] Vedi per es. A. Auer, La Chiesa e il mondo, in “Il mistero della Chiesa”, (traduzione it.), Roma 1965, 2° vo1., pp. 9-163; G. Thils, Teologia delle realtà terrene, (traduzione it.), ed. Paoline, Alba 1951; vedi inoltre di Y. Congar, Jalons pour une théologie du laicat, Paris 1953; K. Rahner, Le chrétien dans le monde moderne, in “Mission et grace”(trad. francese), ed. Mame, Paris, I vol., pp. 1-57 (tr. it., Ed. Paoline).

[14] Cfr. J. Galot, Maria, tipo e modello della Chiesa, in “La Chiesa del Vaticano II” Firenze 1965, pp. 1156-1170, dove alla fine viene riportata anche una bibliografia essenziale sull’argomento; inoltre C. Journet, Le Vierge est au coeur de l’Eglise, in “L’Eglise du Verbe incarné, II. Sa structure interne et son unité catholique”, Bruges 1951, pp. 382-453.

[15] Cfr. L. Serentha, Rassegna bibliografica sull'episcopato, in “La Scuola Cattolica” Supplemènto bibliografico, 9l (1963), pp. 149-171.

[16] Y. Congar, Jalons pour une théologie du laicat, Paris 1953; H. Philips, L'état actuet de la penseé théologique au sujet de l’apostolat des Laics, in “Eph. Theol. Lovan.”, 35 (1959), pp. 877-903; Idem, Pour un christianisme adulte, Tournai 19ó3; P. Brugnoli, La spiritualità dei laici, Morcelliana, Brescia l963.

[17] Per una raccolta molto ampia dei testi pontifici in proposito vedi La Chiesa, (trad. it.), vol. II, Roma l961, a cura dei monaci di Solesmes.

[18] È interessante notare che nel medesimo anno (10 ottobre 1943) uscirà l'importante enciclica sulla S. Scrittura e sugli studi biblici: Divino afflante Spiritu, segno e stimolo di un rinnovato interesse per la Bibbia.

[19] “Munus autem authentice interpretandi verbum Dei vel traditum soli vivo Ecclesiae Magisterio concreditum est” (R, n. 10)

[20] “Quod quidem Magisterium non supra Verbum Dei, sed eidem ministrat … ex divino mandato et Spiritu Sancto assistente, pie audit, sancte custodit et fideliter exponit” (R, n. 10).

[21] Vedi specialmente la seconda parte del n. 12 della costituzione dogmatica “De Ecclesia”

[22] Cfr. C. Moeller, Il fermento delle idee nell’elaborazione della Costituzione, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, pp. 131-154.

[23] Per i rapporti Spirito Santo-Chiesa, vedi per es. S. Tromp, Corpus Christi quod est Ecclesia: De Spiritu Christi anima, Roma 1960; inoltre M. Philipon O.P., La Santissima Trinità e la Chiesa, in “La Chiesa del Vaticano II” Firenze 1965, pp. 329-350.

[24] Vedi per es. i manuali di I. Salaverri, T. Zapelena, L. Lercher, P. Parente, C. Baisi, F. X. Calcagno ecc., nei quali lo scopo di un discorso solo apologetico o di teologia fondamentale ha molto ristretto l'ambito dell'esposizione teologica.

[25] Vedi per es. U. Betti, Cronistoria della Costituzione, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, pp. 131-154.

[26] “Haec revelationis oeconomia fit gestis verbisque intrinsece inter se connexis, ita ut opera, in historia salutis a Deo patrata, doctrinam et res verbis significatas manifestent ac corroborent” (ib. n. 2); "Ipse ... tota suipsius praesentia ac manifestatione, verbis et operibus ... revelationem complendo perficit ac testimonio divino confirmat” (ib. n. 4).

[27] “Deo revelanti praestanda est "oboeditio fidei " (Rom. 16,26; Cfr, Rom. 1,5; 2. Cor. 10, 5-6), qua homo se totum libere Deo committit” (ib. n 5).

[28] Vedi per es. R. Latourelle, Théologie de la Révétation, Bruges 1963; AA.VV., La parole de Dieu en Jésus-Christ, Tournai 1961; J. Mouroux, Io credo in te, (trad. it.), Brescia 1961; A. Liégé, O.P., La fede, in “Iniziazione teologica”, (trad. it.), Brescia, 1955, 3° vol. pp. 393-440.

[29] Diverse volte la costituzione dogmatica “De Ecclesia" parla di questa missione dei Pastori. Cfr. M. Lohrer, La Gerarchia al servizio del popolo cristiano, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, pp. 699-712 (alla fine riporta anche una bibliografia); Y. Congar, La hiérarchie comme service, selon le Nouveau Testament et les documents de la Tradition, in "L'Episcopat et l'Eglise universelle” (sotto la direzione di Y. Congar e B.-D. Dupuy), Paris 1962, pp. 67-99; dello stesso autore, nella stessa opera, Quelques expressions traditionnelles du service chrétien, pp. 101-132.

[30] La “communio” è uno dei temi più ricorrenti nella costituzione Lumen Gentium; essa è manifestativa dell’unità nella molteplicità; vedi per es. i n. 13, 22, 23, 37. Cfr. E. Zoghby, Unità e diversità nella Chiesa, in “La Chiesa dei Vaticano II” Firenze 1965, pp. 522-540.'

[31] Per un'ampia rassegna bibliografica ragionata sul tema dei Novissimi vedi la bibliografia di G. Oggioni posta alla fine dello studio di M. Schmaus, Il problema escatologico del cristianesimo, in “Problemi e orientamenti di teologia dogmatica”, Milano 1957, vol. 2°, pp. 960-974. Per l'escatologia nella costituzione Lumen Gentium, cfr. P. Molinari, L'indole escatologica della Chiesa peregrinante e i suoi rapporti con la Chiesa celeste, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, pp. 1113-1133.

[32] Vedi per es. la Chiesa "in historia populi Israel ac foedere antiquo mirabiliter preparata” (C, n. 2); “Hoc vero Regnum in verbo, operibus et praesentia Christi hominibus elucescit. Verbum nempe Domini comparatur semini, quod in agro seminatur, (Mc. 5, 14): qui illud cum fide audiunt et Christi pusillo gregi (Lc. 12, 32) adnumerantur, regnum ipsum susceperunt; propria dein virtute semen germinat et increscit usque ad tempus messis (cfr. Mc. 4, 26-29)” (C, n. 5); Dio “Sese atque propositum voluntatiS suae in eius (d'Israele) historia manifestando eumque Sibi santificando” (C, n. 9).

[33] “ … cum genere humano universus quoque mundus, qui intime cum homine coniungitur et per eum ad finem suum accedit, perfecte in Christo instaurabitur (cfr. Eph. l, 10; Col. l, 20; 2 Pt. 3, 10-13)” (n. 48).

[34] Cfr. J. Daniélou, Histoire du salut et formation liturgique, in “La Maison-Dieu ,, n. 78 (1964), pp. 22-35.

[35] “ ...ideoque Sacrae Paginae studium sit veluti anima Sacrae Theologiae” (R, n. 24).

[36] “Sacra Theologia in verbo Dei scripto, una cum Sacra Traditione, tamquam in perenni fundamento innititur, in eoque ipsa firmissime roboratur semperque iuvenèscit... Eodem autem Scripturae verbo etiam ministerium verbi, pastoralis nempe praedicatio, catechesis omnisque instructio christiana... salubriter nutritur sancteque virescit” (R, n. 24).

[37] Cfr, B. Rigaux, Il mistero della Chiesa alla luce della Bibbia, e L. Cerfaux, Le immagini simboliche della Chiesa nel Nuovo Testamento, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, rispettivamente pp. 279-298, e pp. 299-313; J. S. Arrieta, El problema de la expresiòn del misterio de la Iglesia en las imàgenes de la escritura, in “Estudios Eclesiasticos” 41 (1966), pp. 25-70.

[38] Lo stesso termine ricorre in altri due luoghi della Costituzione: “sacramentum visibile huius salutiferae unitatis” (n. 9); “universale salutis sacramentum” (n. 48). Cfr. J. L. Witte, La Chiesa sacramentum unitatis del cosmo e del genere umano, in “La Chiesa del Vaticano II”, Firenze 1965, pp. 491-521.

[39] Dalla consacrazione viene direttamente ai Vescovi non solo l'ufficio di santificare,ma anche quello di insegnare e governare (C, n. 2l); dalla consacrazione viene pure l'incorporazione al Collegio episcopale (nn. 2l-22); e quindi la corresponsabilità della cura pastorale di tutta la Chiesa (n. 23), la cura di annunziare in ogni parte della terra il Vangelo (n. 23). Cfr. C. Pozo, La teologìa del Episcopado en el Capitulo 3° de la Constitución “De Ecclesia”, in “Estudios Eclesiasticos”, 40 (19ó5), pp. 139-16l; vedi inoltre i diversi studi dedicati al cap. III del "De Ecclesia" dall'opera più volte citata La Chiesa del Vaticano II, Firenze 1965.

[40] Vedi per es. per il Sacramento della Penitenza, del Matrimonio, dell'Unzione degli infermi, nei quali particolarmente è stato messo in ombra l'aspetto comunitario. Se i Sacramenti devono manifestare la Chiesa e insieme compierla, dovranno essere anche i gesti che con più chiarezza e completezza l'esprimono. Da essi si dovrebbero poter dedurre tutte le caratteristiche essenziali della Chiesa. Cf . A. Decourtray, Esquisse de l'Eglise d'après la Constitution “De Sacra Liturgia”, in “La Maison-Dieu” n. 79 (1964), pp. 40-62.