1999 Pv. Introduzione al corso per i catechisti: "Catechisti nella Chiesa"


Introduzione al corso residenziale per i catechisti:

"Catechisti nella Chiesa"

 

                                                                      

                            

Siamo alla vigilia del nostro Convegno Pastorale diocesano in cammino verso il Giubileo e il Sinodo. Due tappe nelle quali prende risalto l’impegno della nostra Chiesa particolare nel suo fondamentale compito, quello di evangelizzare. Dentro questo Chiesa, al servizio di tale compito, l'evangelizzazione, siete chiamati a svolgere la vostra missione cli catechisti. Educatori della fede attraverso il servizio della sua maggiore comprensione. In questo contesto che rilievo prende il titolo: "Catechisti nella Chiesa" ? 

                                       

Il primato dell'iniziativa di Dio

Voi siete chiamati e mandati per trasmettere un dono che non avete conquistato, ma ricevuto, il Vangelo, attraverso la mediazione della Chiesa, prolungamento nella storia del mistero di Gesù Cristo, suo corpo mistico. In questo possiamo dirci "figli della Chiesa" non solo perché rigenerati attraverso il sacramento del Battesimo, ma anche perché dalle sue mani, dalla sua vita riceviamo la Parola di Dio e siamo guidati alla sua comprensione sotto l'azione dello Spirito Santo.

S. Paolo, parlando di sé, come apostolo di Gesù Cristo, ha scritto: "Ognuno ci consideri come ministro di Cristo e amministratore dei misteri cli Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele" (1 Cor. 4,1-2). ln coerenza con questa premessa lo stesso apostolo scrive ancora: "Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Gesù Cristo Signore; quanto a noi siamo vostri servitori per amore di Gesù" (2 Cor.4,5).

A somiglianza di san Paolo, anche il catechista è chiamato anzitutto ad essere fedele, ad annunciare e spiegare non se stesso, ma Gesù Cristo. Di qui il suo dovere primario di essere fedele a Gesù Cristo, sotto la guida della Chiesa. Gli stessi padri conciliari, dovendo parlare della rivelazione divina, hanno iniziato il loro documento con queste parole: "In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia" (Dei Verbum n.l).

Alcune conseguenze pratiche:

- Leggere con assiduità la sacra Scrittura

- Conoscere bene l'insegnamento del Concilio Vaticano II

- Seguire iCatechismi della CEI - Ascoltare con religioso interesse la parola di Dio per saperla trasmettere con cuore convinto. Contesto nel quale operiamo: una diffusa cultura della soggettività che tende a fare del "gusto" del soggetto il criterio di verità e un processo di secolarizzazione che porta a vedere nella Chiesa una semplice istituzione umana.

                               

Dal dono alla comunione

Il Battesimo, come ben sapete, ci incorpora a Cristo nella sua Chiesa, formando così di molti un unico popolo, un unico corpo, come scrive san paolo (cf. Rom.12.5; 1 Cor.l0,l7; 12,13, l2,27). Molti formiamo un unico corpo, ma con ruoli diversi e complementari tra loro, quale proiezione del mistero di Cristo (cf. Bernanos "Dialoghi delle carmelitane").

Per questo noi non solo viviamo nella Chiesa, ma operiamo in essa e per essa in una molteplice complementarietà di ruoli. Di qui l'importanza di lavorare in armonia. È contro l'armonia non saper vedere ed ascoltare gli altri, non armonizzarsi con essi, condurre avanti isolatamente il proprio compito. Ciò significa che il catechista si colloca dentro una comunità, con doti e ruoli diversi, e la serve in complementarietà e in collaborazione con gli altri credenti.

Alcune conseguenze pratiche:

- Per collaborare bisogna saper stimare gli altri ed ammettere i propri limiti.

- Per riconoscere la propria complementarietà va riconosciuta l'unicità di Gesù Cristo

- Per collaborare e riconoscere bisogna aver pazienza

Una tentazione diffusa:: ritenere la propria attività più importante di quella di tutti gli altri.

                              

I tempi della crescita

Tra le parabole del regno spicca quella del seminatore. Gesù la racconta per spiegare che la parola di Dio è come la semente gettata dal contadino nel campo, e ciò gli offre l'occasione per dire la provenienza da Dio della semente, l’importanza del terreno nel quale essa cade e infine come questo seme germoglia e cresce sia che l'uomo dorma sia che vegli, sia di giorno che di notte (cf. Mr.4,2-9.13-20.26-29).

Ciò significa che chi tiene il catechismo guarda al futuro facendo conto sul potere della Parola di Dio che come il seme si sviluppa per forza propria. D'altra parte lo stesso seme, proprio perché in costante sviluppo, va compreso pienamente solo alla luce del futuro. Dentro questa Chiesa che costantemente si rinnova, perché ogni giorno è tempo di semina e di crescita in essa, lavora il catechista; con questa Chiesa che guarda con speranza al futuro cammina il catechista e valuta il proprio lavoro.

Alcune conseguenze pratiche:

- Si deve dedicare tempo sia alla semina che alla preparazione del terreno e alla coltivazione (vedi cura del terreno, vedi ii legame tra catechesi, preghiera e pratica)

- Fiducia nella forza interna del fatto e delle parole evangeliche proposte, coscienti che è dato a noi di vedere ben poco di ciò che Dio opera nel cuore degli uomini;

- Importanza di una buona semina nei primi passi della vita.

La fretta nel voler vedere subito e lo scoraggiamento che alle volte ci prende sono di ostacolo frequente alla nostra costanza, alla nostra speranza.

                          

Per servire, non per possedere, com'è della Chiesa nel mondo

Il catechista deve avere chiara coscienza di trasmettere una verità che non è sua, la quale resta più grande di lui, che fa questo con molti altri e non con un ruolo esclusivo; che deve guardare avanti con fiducia, anche se non vede immediatamente dei frutti, perché Dio opera nel profondo del cuore dell'uomo, secondo i suoi tempi. In sintesi il catechista deve avere coscienza di "appartenere" a Dio e alla sua Chiesa, al loro stile e al loro destino e non di possedere Dio e la Chiesa, né di poter disporre di essi.

Questo senso della vicinanza e dell'alterità il catechista lo deve vivere anche nei riguardi di coloro che catechizza. Egli è chiamato non a imporre e coltivare la propria figura. ma a far crescere l'altro, a renderlo più libero, perché non lo deve spingere all'adesione a sé, ma a Dio e alla sua Chiesa. Accostare una persona alla Parola, all'amicizia di Dio, aiutarla nella comprensione del suo mistero e di riflesso di quello dell'uomo, significa renderla più libera. Ha scritto Paolo ai Corinzi: "Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia" (2 Cor. L,24).

Alcune conseguenze pratiche:

- Il senso della grandezza e del primato di Dio ci aiuta a scoprire e a riconoscere la dignità e la  libertà dell'uomo

- Esercizio pratico nel gruppo catechistico del rispetto reciproco

- Ogni spiegazione, anche quella più approfondita deve rimandare chi ascolta all'incontro con Dio, che non può essere sostituito dalle nostre parole o dalla nostra presenza.

La Chiesa non è per il possesso del mondo, ma per la sua liberazione, per la sua salvezza. Dentro questa dinamica si trova ad operare il catechista. Ma anche chi propone e spiega il Vangelo può essere tentato di farne un mezzo di possesso. L'appartenenza alla Chiesa anche in questo le è d'insegnamento e di guida.

+ Giovanni Volta

Vita Diocesana 1999, pp. 190-193