09. Mons. Roberto Busti (mn) vescovo emerito. Omelia alle esequie

Mons. Roberto Busti,

vescovo di Mantova

                       

Mantova, Cattedrale, lunedì 6-2-2012 ore 15

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«Padre nostro, la tua parola è stata luce sul mio cammino»

L’omelia del Vescovo Roberto Busti alle esequie di mons. Volta

                              

E’ la prima volta che mi capita di presiedere un’Eucaristia nella quale vogliamo consegnare un Vescovo alle mani sicure e misericordiose del Padre: ne sento più forte del solito l’emozione e anche il peso, quasi fosse anche per me un modo più diretto e palese di verificare la responsabilità episcopale nella sua più semplice, ma anche più esigente relazione: quella con la Parola di Dio, anzi, con il Verbo di Dio, parola fatta carne: Gesù.

Ringrazio il nipote, don Giovanni, per avermi indicato i brani della Scrittura proclamati in questa liturgia, perché mi sembrano adatti a cogliere meglio l’insegnamento di vita lasciatoci dal vescovo Giovanni, figlio della nostra Chiesa mantovana che egli ha sempre onorato nelle diverse responsabilità che gli sono state affidate nel tempo: docente di Teologia e poi Rettore del nostro Seminario, Assistente spirituale generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, Vescovo di Pavia dal 1986 al 2003, fino al ritorno fra noi, negli anni dell’anzianità ancora ritmata da molto vigore e profonda saggezza, messa a disposizione nella predicazione degli esercizi spirituali al clero e ai religiosi, come degli incontri più umili, ma non meno ricchi di insegnamento, che gli venivano richiesti nelle nostre parrocchie.

Di questo però ci parlerà con maggiore  compiutezza mons. Egidio Faglioni al termine della celebrazione.

 “Padre nostro, la tua parola è stata luce sul mio cammino; il suo annuncio e la sua celebrazione primo compito del mio ministero; il tuo Spirito forza e consolazione per i miei passi”.

Sono parole del vescovo Giovanni, pronunciate lo scorso giugno a Pavia durante la solenne celebrazione del suo XXV anniversario di Ordinazione episcopale. Parole che la diocesi pavese ha usato per annunciare il suo passaggio definitivo alla vita di Dio.

E come non scorgere in esse la perfetta sintonia con i sentimenti dell’apostolo Paolo, quasi costretto dalla situazione a fare l’apologia del suo servizio apostolico condotto avanti senza arrendersi a fatiche, tribolazioni e contestazioni, in tutta gratuità e libertà?

Penso sia stato fonte di profonda amarezza per lui sentirsi accusato di voler dipendere dalla generosità altrui nell’esercizio del suo apostolato, quasi fosse poco amante della fatica e del lavoro: “anche il Signore ha disposto che quelli che annunciano il Vangelo, vivano del Vangelo. Ma io -continua l’apostolo - non mi sono avvalso di alcuno di questi diritti e non vi scrivo perché ci si regoli in tal modo con me: preferirei piuttosto morire! Nessuno mi toglierà questo vanto. Perché annunciare il Vangelo non è per me un vanto, ma una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!»(9,14-16).

E’ perciò illuminante sentire dalle parole del vescovo Giovanni, quasi la migliore sintesi delle più svariate responsabilità, delle infinite situazioni nelle quali il Vescovo deve prendere decisioni e operare scelte, delle relazioni profonde con i propri sacerdoti e le diverse comunità cristiane, che l’occupazione principale da non posporre a null’altro è quella di essere al tempo stesso ascoltatore attento e annunciatore infaticabile del Vangelo: “la tua Parola è stata luce sul mio cammino e il suo annuncio e la sua celebrazione primo compito del mio ministero”.

Questo, credo, è il motivo più vero e più profondo per essere grati al vescovo Giovanni. Importa meno se “questa necessità e questo vanto”si sia espresso per molti anni fuori dalla nostra diocesi: è comunque il segno distintivo di un uomo che è passato con vari incarichi nella storia del nostro mondo e della Chiesa con la preoccupazione di testimoniare anzitutto il cammino che ci conduce a salvezza.

E il vescovo per primo “pur essendo libero da tutti si fa servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Si fa debole per i deboli, per guadagnare i deboli; si fa tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno”.

E le molteplici attenzioni pastorali del vescovo Giovanni, specialmente in rapporto alla famiglia, alla cultura, alla formazione di giovani e alla dimensione della carità, testimoniano la rotta della sua navigazione umana, cristiana, sacerdotale ed episcopale: “io faccio tutto per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io”!

Rimane però evidente come tutto ciò non possa essere solamente frutto di intelligenza acuta e di volontà decisa: “il tuo Spirito - ha detto il vescovo Giovanni - è forza e consolazione per i miei passi”.

Qui ci soccorre il tenerissimo e commovente brano evangelico che noi chiamiamo “dei discepoli di Emmaus”, ma meglio sarebbe dire “del Risorto che ci accompagna nel cammino della vita”.

E’ infatti Cristo Risorto il protagonista principale di questa storia. Lui ci si affianca nel cammino della vita: “Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro”.

Non gli importa neppure se lo riconosciamo, né si lascia prendere da quel falso timore di intervenire, che spesso per noi diventa una scusa per starcene fuori da situazioni difficili e delicate: “di che cosa state parlando?” Si capiva subito che parlavano di cose serie, della loro vita colma di speranza precipitata nella disillusione: “Speravamo fosse lui… ma è morto da tre giorni”.

Sì, rimane ancora un barlume di speranza: la visione di angeli narrata da alcune donne, la tomba vuota vista dai discepoli …  ma lui non c’è; e lui solo dava senso e risposta alle domande più vere della vita.

Ed è lui, rimanendo ancora sconosciuto, che scuote e apre l’intelligenza della mente e del cuore, tanto da schiuderla alla riconoscenza, se non all’amicizia. “Resta con noi, è sera, il buio è imminente”. E lo riconobbero allo spezzare del pane.

Il vescovo Giovanni, carattere schietto e aperto, uomo saggio e concreto che, come molti di noi, si avvaleva dell’immediatezza del dialetto mantovano, accogliente e riservato allo stesso tempo, non ci ha riferito nulla del suo essere, come tutti noi, discepoli che in qualche momento della loro vita vogliono tornare a Emmaus, per dimenticare la Gerusalemme fonte di disillusione e di ingiustizia.
Ma ci ha detto una cosa importante: il tuo Spirito, lo Spirito del Risorto, è stato forza e consolazione per i miei passi.

Ecco quanto la necessità di annunciare a tutti, nessuno escluso, il Vangelo della salvezza deve appoggiare su una certezza indefettibile: Cristo cammina sempre al nostro fianco, sia che lo riconosciamo o no! Si tratta solo di dargli modo di parlare, di ascoltarlo quando entra nelle pieghe più nascoste della nostra esistenza, quelle che non riveliamo mai a nessuno, per le quali magari siamo tentati di piangerci addosso, senza però essere capaci di soluzione.

Il vescovo Giovanni ci ha lascito traccia della sua lunga esperienza di uomo, di prete e di vescovo in queste poche parole che, innestate sulla Parola di Dio, diventano insegnamento, testamento anche per noi.

Proprio come la nostra vita umana, che innestata su quella del Risorto, diventa già qui testimonianza di salvezza, seppure parzialmente attuata.

.Così è stata anche quella del vescovo Giovanni: con lui e per lui facciamo Eucaristia per rendere grazie insieme al Padre che lo ha donato alla nostra Chiesa e al quale noi lo riaffidiamo per l’eternità.

Gazzetta di Mantova, domenica 05 –02-2012

La Cittadella 10-2-12 pag. 14

+ Roberto Busti