Mons. Gianfranco Poma (pv) teologo. Presentazione dei discorsi di mons. Giovanni Volta

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Mons. Poma, impossibilitato ad essere presente all'evento, ha consegnato il

testo del suo intervento che qui pubblichiamo.

                          

PRESENTAZIONE DEI DISCORSI DI MONS. GIOVANNI VOLTA

di Mons. Gianfranco Poma

                                         

Vorrei rivolgere anzitutto un cordiale saluto agli amici che hanno condiviso la passione per la Chiesa e per il mondo del lavoro nell’esperienza delle ACLI: la memoria di ciò che è stato vissuto è un dono che non si deve disperdere ma che diventa vita nel momento nuovo del tempo presente.

Pensare a Mons. Volta, al suo episcopato, in particolare al suo magistero, non può non invitarmi a ripercorrere la serie dei Vescovi di Pavia che si sono succeduti in questi ultimi decenni, almeno a quelli che hanno fatto parte della mia vita, dal seminario ad oggi, da Mons. Carlo Allorio, Antonio Giuseppe Angioni, Giovanni Volta, Giovanni Giudici, fino all’attuale Corrado Sanguineti, così diversi eppure così legati dall’amore per Cristo, per la Chiesa e per il mondo: tutto questo non può non suscitare in noi il senso dello stupore e del ringraziamento per la grazia dell’appartenenza alla comunità cristiana.

È dentro questa contemplazione della vita della Chiesa che mi chiedo anzitutto che cosa ha significato per noi l’episcopato di Mons. Giovanni Volta, dopo quello di Mons. Angioni.

Quelli di Mons. Angioni, dal 1968 al 1986, furono gli anni meravigliosi dell’immediato post-Concilio e poi del ’68… della contestazione, degli anni terribili delle brigate rosse, del sequestro di Moro, della crisi all’interno della Chiesa.

Ripensare agli anni di Mons. Angioni richiederebbe di fermarci a lungo: Mons. Angioni era un “direttore spirituale”, prudente, formato alla scuola teologica del Seminario regionale sardo, amava la Chiesa, dava la sua vita per la Chiesa… Sinteticamente, penso si debba a lui, al suo ministero, alla sua costante presenza se la Chiesa pavese, non ha attraversato quegli anni subendo le crisi di altre diocesi: penso a don Luigi Negri assistente delle Acli che lasciò il sacerdozio, rimanendo in costante cordiale dialogo con il Vescovo…

La venuta di Mons Volta segnò per la diocesi di Pavia il passaggio deciso e tranquillo all’atmosfera di una Chiesa post-conciliare: ciò che negli anni precedenti era stato seminato, poteva germogliare e fiorire. Con Mons. Volta si è creato un rapporto tra Vescovo e presbiterio, veramente di comunione: come il Concilio aveva indicato, il Vescovo non è sopra, ma dentro la Chiesa, non impone, ma accompagna.

Mons. Volta è il “Vescovo della Parola”, la Parola viva di Dio, la Parola che illumina il presente. Mons. Volta era l’ “uomo della Parola”: la sua umanità era piena. La Parola di Dio era Parola pienamente umana. Mons. Volta era il Vescovo che faceva risuonare la Parola di Dio dentro la complessità e la ricchezza del pensiero della cultura moderna di cui egli era esperto. Per questo, il suo magistero era e rimane ricco, punto si riferimento ancora attuale: il suo è un magistero che ha il carattere dell’unità che si sviluppa e si arricchisce nella gradualità della riflessione.

Io vorrei fermarmi in modo particolare su due momenti del suo insegnamento, quello che riguarda San Siro e quello rivolto ai politici.

Mons. Volta ha colto in San Siro ciò che anche gli storici oggi sottolineano: San Siro è in realtà l’icona in cui si riflette l’identità della città di Pavia che si vuole distinguere e non lasciarsi assorbire da Milano. Pavia è la città di San Siro, il Santo del Pane: in lui Pavia trova e riflette se stessa. E Pavia, come San Siro, è la città del Pane: quel lungo canto popolare (che oggi rischia di perdersi, perché abbreviato, “O Siro glorioso…”) bene mostra tutto questo. Pavia come San Siro è la città del Pane, pane materiale (la carità per i poveri) e pane spirituale (la carità culturale). Mons Volta ha sviluppato a lungo questo pensiero.

Pavia trova l’unità in San Siro, come città dal duplice aspetto, l’attenzione ai poveri materiali e ai poveri spirituali. Città dei santi dei poveri materiali e dei poveri spirituali: città di don Enzo e città di San Agostino. Il rischio di Pavia è di vivere i due piani separati, diventando città molto provinciale e molto elevata, dove i due piani non comunicano, anzi si ostacolano: Mons. Volta ha indicato in San Siro la via per l’unità. Il cammino di Pavia rimane più che mai aperto: Pavia deve oggi trovare la sua identità come città in relazione, ma non assorbita da Milano, come città di San Siro che non si lascia catturare da sant’Ambrogio.

L’altro aspetto su cui Mons. Volta ha insistito è quello della vocazione del politico e dell’amministratore. La politica, come diceva Paolo VI è una “forma alta di carità”. Caratteristica del politico e dell’amministratore è l’onestà, la competenza e l’amore per la società e per la città. Su questo pure Mons. Volta ha elaborato una visione che diventa sempre più completa, mostrando che cosa significhi concretamene l’onestà nel servizio alla vita pubblica, la competenza umana e specifica nella realtà complessa di oggi, e l’amore per la costruzione di una società in cui sia bello vivere.

Ecco tutto questo oggi rimane pure pienamente attuale e da ricercare in un mondo che rischia sempre più di essere invece estremamente povero, velleitario e litigioso.

Buon lavoro!