2002. Condividendo i sentimenti di Gesù Cristo edifichiamo la Chiesa

 

Omelia al termine dello processione delle Sante Spine, anno 2002

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Condividendo i sentimenti di Gesù Cristo edifichiamo la Chiesa

Chiesa di San Francesco, 20 maggio 2002

 

Fil. 2,1-11

Quale strada prendere?

l. Una domanda torna costantemente nella vita dell'uomo che si fa pensoso sul proprio cammino: dove ci conduce il nostro tempo? Come leggerlo? Quale dev'essere il criterio e lo stile per le nostre scelte?

Un interrogativo che si fa particolarmente vivo quando le cose cambiano, oppure siamo frastornati dal disordine in cui ci troviamo a vivere, o rimaniamo feriti dalla delusione nelle nostre speranze, nei nostri progetti, o afflitti da qualche dolore o dalla cattiveria degli uomini.

Pensiamo un momento alle insistenti notizie di violenze che ci pervengono, ai contrasti tra i popoli ai quali andiamo assistendo, alle difficoltà che incontriamo anche nelle nostre case. E da credenti, da cristiani ci chiediamo: perché tutto questo? Come uscirne? Come affrontare queste difficoltà?

Domande che ci facciamo anche nella Chiesa, tanto che abbiamo voluto celebrare un Sinodo diocesano per meglio discernere la strada da percorrere.

È vero, già duemila anni fa è stato annunciato il Vangelo e non si tratta di scriverne oggi un altro, ma semplicemente di ridirlo, di riesprimerlo oggi, di metterlo in rapporto con le nostre domande e con la nostra esperienza, di tornare a comprenderlo.

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2. Per questo ho pensato di parlarvene stasera, in questo incontro di preghiera che coinvolge tradizionalmente tutta la città. Lo vorrei fare prendendo le mosse dalle parole di san Paolo che abbiamo ora ascoltato. Di proposito ho voluto scegliere della sua vita un momento "difficile" e di "transizione". Difficile per le condizioni in cui egli si trovava e così pure la comunità cristiana di Filippi; di transizione perché sia i giudei che i pagani con l'annuncio del Vangelo erano chiamati ad una svolta storica.

Paolo era in prigione e la comunità cristiana di Filippi andava muovendo con fatica i suoi primi passi. L'apostolo non si era ripiegato però su se stesso a motivo della sua condizione di prigioniero e perseguitato, ma guardava avanti con decisa speranza. Prigioniero, parlava ai suoi interlocutori della gioia.

Impedito nelle sue attività, ringraziava i Filippesi per la consolazione che gli avevano arrecato con la loro unione di spirito, con la loro carità, i loro sentimenti.

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Novità nella vita cristiana

3. Ma qual è la via perché tutto ciò si possa compiere? Con la prepotenza, con la presunzione, con il disprezzo degli altri, con la forza? Parrebbe questa la via comune secondo il linguaggio corrente degli uomini. Basta vedere come nella storia si è cercato di risolvere i rapporti tra le persone e tra le nazioni.

Qui Paolo, come già aveva scritto ai Corinzi, si rifà all'evento centrale del cristianesimo che rivoluziona gli atteggiamenti istintivi dell'uomo, la croce di Cristo, che si è fatta legge di vita per ogni credente. E per non essere frainteso, l'apostolo espone le varie articolazioni nelle quali si deve esprimere la vita del cristiano: non si deve operare per rivalità o per vanagloria, non si deve ritenersi superiore agli altri, ma agire con umiltà, non si deve cercare semplicemente il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

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4. Come si può notare si tratta della proposta di comportamenti non istintivi, ma che vanno contro una certa tendenza della nostra natura, sulla quale perciò va innestata la vita di Gesù Cristo per farla crescere e trasformarla, come fa il contadino con la vite selvatica. Senza perciò il riferimento a Lui, senza il suo aiuto non è possibile mettere in pratica queste indicazioni. Espressamente Paolo scrive: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù" (Filip. 2,5).

Solo partecipando agli stessi sentimenti del Salvatore noi saremo partecipi anche della sua vittoria. Dopo aver descritto l'itinerario dell'intera vita di Cristo, san Paolo conclude: "Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome" (ibid. 2,9). Dunque quella via è condizione per la finale esaltazione di Gesù Cristo.

E i credenti, ci chiediamo, come possono seguirlo in questo suo cammino, tenendo conto della loro debolezza? Risponde l'apostolo: "attendete alla vostra salvezza con timore e tremore", non dunque con spavalderia, perché coscienti della propria inadeguatezza, ma con fiduciosa umiltà, poiché "È Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni" (ibid. 2, l2-13).

Ora, è condividendo questi sentimenti che noi partecipiamo al mistero di Cristo e della sua Chiesa e mostriamo concretamente nella nostra vita prima che nelle nostre parole il Vangelo del Signore e diventiamo credibili evangelizzatori.

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Ripartire da Cristo: la testimonianza di madre Teresa e di san Paolo

5. Quando ho visto alla televisione i funerali di madre Teresa di Calcutta, mi colpì non solo il numero, ma soprattutto la varietà delle persone che vi hanno partecipato. Persone delle più diverse religioni, ma tutte attratte da quella eccezionale vita di compassione per l'uomo, di carità, di servizio agli ultimi. C'è dunque un denominatore comune che attrae l'uomo così che l'immagine viva di Gesù Cristo, non quella semplicemente dipinta, attrae ancora il cuore delle persone.

Questo accadde anche a san Paolo. Egli, un tempo, era contro i cristiani fino a perseguitarli, ma quando Gesù l'ha incontrato sulla via di Damasco ne fu così colpito da dedicare tutta la sua vita all'annuncio di Lui fino a poter dire "non son più io che vivo, ma Cristo che vive in me" (Gal. 2,20).

Cosciente dell'importanza decisiva di questo incontro, anche recentemente il nostro Papa, come già aveva fatto il Concilio Vaticano II, ha riproposto l'esigenza di ripartire da Gesù Cristo. È Lui la ragione fondamentale e la forza della nostra vita.

Non si cambia l'esistenza e i suoi rapporti come si può fare con un vestito e neppure soltanto con una legislazione, ma rianimando le motivazioni e le energie interiori dell'uomo, e nel nostro caso accogliendo la vita che ci viene da Cristo.

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L'esperienza del nostro Sinodo diocesano

6. Il nostro Sinodo diocesano è incentrato su questi due temi fondamentali che si richiamano strettamente: evangelizzazione ed evangelizzatori.

Esso ha coinvolto l'intera Diocesi in due consultazioni generali, poi in varie sessioni sinodali, in intensi lavori svolti in diverse Commissioni e nella Commissione centrale.

Come un fiume carsico il Sinodo ora ha coinvolto manifestamente tutti i pavesi, con la possibilità di fare proposte e presentare dei suggerimenti. Ora si è concentrato nell'impegno solo dei Sinodali, ora fu come avvolto da lunghi silenzi, perché dei gruppi ristretti si sono dedicati allo studio e al riordino delle proposte e dei testi abbozzati, ora si è espresso pubblicamente con resoconti in aula, sul settimanale "il Ticino" e sulla rivista "Vita diocesana di Pavia". In tutto questo lungo percorso che ebbe inizio già nel 1997 molte persone sono state coinvolte, di tutte le categorie, anche i fratelli cristiani ortodossi ed evangelici sono stati invitati, mettendo in risalto la tensione tra preoccupazioni diverse, come l'accento sul teorico e sul pratico, su gli orientamenti della Chiesa universale e sulle necessità particolari della nostra comunità cristiana locale, sulla memoria di ciò che è stato detto e fatto e l'istanza di novità per il nostro futuro.

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Condividere gli stessi sentimenti di Gesù Cristo

7. Il nostro Sinodo diocesano ha rappresentato dunque un saggio rivelatore delle varie spinte che muovono dall'interno la vita della Chiesa. Spinte che hanno trovato un certo loro equilibrio, dando così un esempio significativo di come nel confronto si possono far convergere forze ed esperienze diverse all'interno della comunità ecclesiale, e insieme sollecitare stili analoghi nella convivenza civica della nostra città.

Ma come nel Sinodo e perciò nella Chiesa si può ottenere questo convergere con efficacia, pur nella diversità delle doti personali, per fini comuni? Risponde san Paolo: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù" (Filip.2,5).

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8. In questa frase troviamo l'indicazione primaria di ogni cammino di Chiesa. Un esempio e una proposta che non si limitano ad un insegnamento teorico, ma che coinvolgono singole persone nella loro concretezza: che ci mostra l'arditezza e l'umanità con cui va vissuta la Chiesa; che unisce la carità con la gioia, la fortezza con la fraternità; che sa vincere ogni tentazione di rivalità o di vanagloria perché riconosce sopra ogni cosa la signoria di Gesù Cristo.

Molte volte si punta sull'organizzazione del lavoro per far riuscire le cose anche nella Chiesa. Certamente è importante l'organizzazione, ma prima di essa vengono i sentimenti che guidano le persone. La nostra processione per le vie cittadine con la reliquia della santa Croce, con il segno cioè degli efficaci sentimenti di Cristo per noi, ha voluto essere un simbolo di questo riconoscimento per una autentica convivenza cristiana. Che quel "segno" ci trasmetta la sua realtà.

+ Giovanni Volta, Vescovo

Da "Vita Diocesana" 2002, pp. 88-91.