Omelia del Vescovo Sanguinetti a sette anni dalla morte del Vescovo Giovanni Volta.

S. Messa in suffragio di mons. Giovanni Volta

Duomo- 3 febbraio 2019 (IV dom. per annum)

Nella celebrazione di questa sera, la Parola che ascoltiamo acquista nuova luce per il carattere particolare di questa messa: come Chiesa di Pavia facciamo grata memoria del vescovo Giovanni Volta, pastore della nostra diocesi dal 1986 al 2003, nell’anniversario della sua morte (4 febbraio 2012).

Inoltre, si celebra oggi in tutte le chiese in Italia la 41° Giornata Nazionale per la Vita, con il tema: “ E’ vita, è futuro”.

Ora, sia la prima lettura che il testo del vangelo di Luca mostrano il destino di contraddizione, di incomprensione, di opposizione che segna la vita e l’azione del profeta Geremia e di Gesù, Messia del Regno, portatore della definitiva e decisiva Parola di Dio.

Nel momento in cui il giovane Geremia riceve la chiamata ad essere profeta, gli è affidata una missione, si annuncia un confronto duro con i capi di Giuda e soprattutto Dio assicura la sua vicinanza: “tu dunque stringi la veste ai fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò…ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”.

E Gesù nella sinagoga nella sua Nazareth, dopo il grande annuncio che in Lui si compie la scrittura profetica appena proclamata, incontra una reazione negativa dei suoi concittadini, indispettiti perché pensano di conoscere chi è Gesù, il figlio di Giuseppe, e sono irritati dalle notizie dei miracoli che Gesù compie, non lì tra loro, ma a Cafarnao.

Così lo stupore si tramuta in perplessità, lo scandalo in violenta opposizione e Gesù è costretto a lasciare Nazareth per riprendere il cammino: “Nessun profeta è ben accetto nella sua patria”.

Sì, fratelli e sorelle, essere annunciatori e testimoni della Parola di Dio, della verità che viene da Dio, può suscitare incomprensione e perfino ostilità.

Eppure il segno del vero profeta e del vero pastore è la sua disponibilità a soffrire per la verità, il coraggio della verità.

Certo, una verità che si accompagna all’amore, a quella carità descritta da San Paolo: ma non c’è vero amore senza verità, senza la proposta umile e limpida della carità: “La carità non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra nella verità.”

Un cuore senza verità diviene connivenza, complicità, non serve il bene autentico, e una verità senza nome diventa ideologia, comunicazione fredda e astratta. Ora fratelli e sorelle, se c’è un aspetto decisivo nel quale come Chiesa siamo chiamati a testimoniare la verità nell’amore, è proprio quello del servizio alla vita, alla vita umana, a ogni vita, a tutta la vita dal concepimento all’ultimo istante, la vita insomma del bimbo ancora nel grembo – il più povero tra i poveri – la vita sfigurata del povero, di chi è vittima di ingiustizie, violenze, discriminazione, la vita debole del malato, dell’inabile, della persona che si avvicina alla soglia della morte. E ogni vita è dono immenso di Dio: “prima di formarti nel grembo, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce ti ho consacrato”; ogni vita è futuro, porta in sé una promessa di futuro.

Che tristezza e che segno di vecchiezza è la mancanza dei bambini nella nostra Europa sana ma spesso povera di speranza e di futuro.

Ecco, fratelli e sorelle, celebrare la giornata per la vita significa non arrenderci alla cultura di morte che si manifesta con segni preoccupanti, non fare l’abitudine alla tragedia dell’aborto, cercando di offrire aiuto e sostegno concreto alle donne in difficoltà, lasciate spesso sole, significa come Chiesa chinarci su ogni vita debole, sofferente e suscitare collaborazione e gesti di vita, di cuore anche con chi non condivide la nostra fede ma rimane umano, si lascia toccare e interpellare da ogni essere umano, soprattutto da chi non ha voce nè volto, da chi è ridotto ad un numero senza storia.

Si serve la vita alzando la voce per smascherare le menzogne, e sporcandosi le mani per amare nei fatti la vita, nella concretezza di gesti, di relazioni, di condivisione.

Impariamo dal vescovo Giovanni, grande amante e servitore della vita e della famiglia:

O Dio Padre, Dio vivo, Principio e sorgente di ogni vita, noi ti ringraziamo perché ci hai chiamato all’esistenza e possiamo conoscerti, ascoltarti, rivolgerti la nostra parola e godere della tua paternità.

O Dio Figlio, donato a noi dal Padre nella nostra carne, che per la nostra vita hai immolato la tua vita, facendoti luce e forza di ogni uomo che viene in questo mondo, rivelaci il tuo volto in ogni uomo che nasce, che cerca, che attende, che soffre, che muore.

O Dio Spirito Santo, mandato a noi dal Padre e dal Figlio perché accogliessimo e testimoniassimo il Verbo della vita, dilata il nostro cuore affinché ogni vita umana che incontriamo nel nostro cammino vi trovi accoglienza, amore e premurosa cura.

Amen