2002 Omelie alle esequie di Bianca Della Salda Volta, moglie di Mario


Duomo  di Casalmaggiore

 

Duomo di Casalmaggiore

+ Giovanni Volta

martedì 28 maggio 2002 ore 15

Omelia per i funerali di Bianca Della Salda Volta

                               

Prima lettura: Prov.3 1, 10-31; Seconda lettura: Lc. 24,13-35

                                                 

Dopo una lunga vigilia durante la quale I’ unico misterioso colloquio era quello degli occhi e delle vostre pazienti e costanti cure. delle vostre mani se n'è andata incontro al Signore, senza neppure una parola. E tuttavia, pur in quel gronde silenzio, la sua presenza continuava a popolare ed animare la casa di mille ricordi.

Quando eravate piccoli a lungo lei vi aveva tenuto in braccio; ora la potevate voi tenere in braccio come fosse tornata bambina.

Era stata molto attiva nella sua vita vostra madre: dai tempi duri della guerra al dopo guerra, quando bisognava industriarsi per provvedere a tutte le necessità della famiglia, e poi anche quando le condizioni di vita erano diventiate più agiate, la famiglia continuava a richiedere interventi, attenzione, cura di ogni persona. Si concedeva pochissimo tempo per ciò che era fuori di casa sua. Il marito e i figli le bastano e qualche lunga chiacchierata con persone amiche.

Infine, la grande ferita della morte di Mario, il vostro papà. Con lui qualcosa era morto anche in lei. E infine tre lunghi anni di silenzio, che hanno rovesciato i vostri rapporti: non più lei aveva cura di voi, ma voi dovevate aver piena cura di lei.

Si possono ripetere anche per vostra madre le parole che abbiamo ascoltato: “In lei confidava il cuore del marito", ci ha detto la prima lettura, “Ella gli diede felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita”. Accomunava i vostri genitori una profonda fede in Dio che li sorresse sempre nelle varie traversie e preoccupazioni della loro vita. Una fede che non si disimpegnò mai dalle fatiche di ogni giorno, perché la fede non è fuga dal reale, ma comprensione più profonda di esso e perciò si fa principio più pieno di amore e d'impegno.

Come è stato detto nella prima lettura, vostra madre da donna credente s'industriò in tutti i modi più rendere più bella e accogliente la sua casa, perché in essa si trovassero a loro agio vostro padre, voi, i vostri figli e nella propria fede cristiana attinse forza e costanza per questa sua dedizione. In questo senso la Scrittura ci ha detto che “la donna che teme Dio è da lodare”.

Ma la vita ci riserva insieme alle gioie la sofferenza, alla salute la malattia, al vigore la stanchezza. Dichiara il QohèIet che c'è tempo di parlare e tempo di tacere, tempo di piangere e tempo di ridere, tempo di nascere e tempo di morire (cf. ibid. 3,1-8). E la Bianca, vostra madre, camminò per questo vario ed aspro sentiero, senza mai lasciarsi vincere dallo scoraggiamento.

Una preziosa testimonianza che dopo avervi accompagnato nel corso della vita, ella vi lascia ora in eredità.

Ma come leggere la nostra vita così misteriosa tante volte ai nostri occhi, in questa alternanza di luci e di ombre, di speranze e di delusioni, con spesso traguardi di sofferenza? La pagina di san Luca che ora abbiano ascoltato ce ne può essere specchio e guida. Specchio perché riflette alcune note fondamentali della vita di ogni uomo; guida perché ci mostra come Dio s'accompagna alla nostra esistenza e ce ne indica il senso e si mostra a noi ora in maniera manifesta, ora in forma segreta.

Davanti alla morte di Gesù, dopo la sua predicazione e i prodighi da Lui compiuti, i discepoli rimasero disorientati. S'aspettavano un fruito significativo della sua opere, un frutto secondo il loro desiderio: la liberazione del popolo d'Israele dalla schiavitù romana. E invece ecco che la morte di Gesù aveva annullato tutte le loro speranze. Anche noi di fronte alla malattia, alla morte, alla delusione per la speranza che magari avevamo riposto in alcune persone siamo tentati di rimanere vinti dalla tristezza.

Il Signore nascostamente s'era accompagnato al cammino dei discepoli di Emmaus, aveva ascoltato le ragioni del loro scoramento e, dopo averli rimproverati perché stolti e tardi di cuore, li aiutò a leggere quei fatti alla luce degli eventi e delle parole già espressi dalla sacra Scrittura.

Ecco il punto centrale della vita: saper vedere, saper vedere fino in fondo la verità dalla nostra esistenza, saper cogliere il senso anche delle eventuali sconfitte, alla luce di ciò che già era stato detto, ma che non era stato compreso, saper riconoscere il Signore che cammina con noi nel tempo, anche se tante volte il sentiero è immerso nella nebbia.

Ma perché ciò avvenga è necessario che il Signore non solo si accompagni alla nostra vita e ci parli, ma anche che ci scaldi il cuore. Noi non comprendiamo mai solo con la testa, ma con la testa e con il cuore. Al termine del loro viaggio hanno esclamato i discepoli di Emmaus: "Non ci ardeva forse il cuore in petto mentre conversava con noi lungo il cammino?"

Anche noi oggi per capire e per sperare, per comprendere che tutto ciò che ci accade può essere

grazia, abbiamo bisogno che il Signore ravvivi la nostra fede così che anche nel dolore ringraziamo Dio per il molto che ci ha dato attraverso tutta la vita della Bianca, di vostra madre e possiamo guardare al futuro non solo ricordando, ma anche attendendo. Sì, perché chi non crede solo ricorda, non attende.

Ai discepoli di Emmaus, sgomenti per la morte di Gesù, il Salvatore era apparso risorto per garantirci che anche noi al termine del cammino della nostra vita l'avremmo incontrato risorto e con Lui anche tutti i credenti, quelli che hanno condiviso in terra la sua vita.

Questa grande verità celebriamo oggi in questa santa Messa di congedo e di attesa. Questa grande verità accompagni la nostra vita, la illumini, la consoli e ci ricordi come anche il soffrire ha un frutto e la meta nostra non è un abisso orrido e buio, ma I ‘incontro gioioso con Lui, il Salvatore risorto.