1964 Omelia per il XXV di nozze del fratello Mario. Casalmaggiore, 20 febbraio
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- Categoria: la sua famiglia
- Pubblicato Mercoledì, 06 Gennaio 2016 17:05
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XXV° di matrimonio di Volta Mario e Bianca Della Salda
Casalmaggiore, 20-02-1964
omelia dal fratello Giovanni
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Duomo di Casalmaggiore
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po venticinque anni ci troviamo ancora in questa chiesa. Allora era per iniziare una nuova famiglia; ora è per ringraziare, per riprendere vigore in quella nuova famiglia, che il tempo ha fatto matura, più larga.
Ci troviamo attorno a una tavola. Ogni famiglia a tavola s'incontra, conversa, si rifà, riposa, si rinsalda nell'unità. Questa qui in chiesa è la tavola dell'amore del Figlio i Dio fattosi figlio dell'uomo. Ecco perché davanti ad essa s'impegna l'amore umano, ad essa torna, come ora, per ri-attingere forza, per purificarsi, per non dimenticare la sua prima traccia.
Venticinque anni fa un altro sacerdote era a questa mensa, lo zio don Andrea. Ora non è più visibile tra noi. Ma il signore come ha chiesto un pugno di grano che matura nei nostri campi per la sua tavola, così volle, nelle successive generazioni di casa nostra, scegliersi uno che gli prestasse la parola e il gesto, che lo facesse presente. Una misteriosa continuità di presenza e di amore di Dio nella nostra vita, nella vita di casa nostra.
Vi sono poi altre assenze oggi: una momentanea, quella della nostra mamma, Mario. Le ho detto questa mattina, lasciandola, "alle ore 8,3o uscirò per la santa Messa, prega allora con noi". Così questa casa, la chiesa, è capace di riunire la nostra casa, anche quando è sparsa. Manca poi oggi soprattutto la tua mamma, Bianca, il nostro papà, Mario, la Nanda.
Nel tempo quanti distacchi! Vorremmo star sempre insieme. Anche questa tristezza, insieme a tante gioie, portano con sè questi venticinque anni trascorsi.
Ancora però questa casa, questa mensa, ci danno la stupenda certezza che la nostra famiglia non si dissolve, che ancora vi sono quelle presenze, e che saranno un giorno ancora presenze svelate ai nostri occhi di carne.
Ci troviamo oggi insieme per ringraziare: venticinque anni di vita sono un dono non solo per voi, ma anche pr i vostri figli, per noi, per gli ammalati, per gli amici e per molti altri.
Ci troviamo oggi insieme per chiedere perdono: venticinque anni di vita insieme sono un grave impegno ed è molto facile mancare contro l'amore.
Ci troviamo insieme per domandare aiuto a Dio. Avvertiamo il limite delle nostre forze fisiche, nel nostro tempo, nel nostro dover vivere separati, nella nostra stessa vita che declina, che si spegnerà. L'amore può rimanere sempre desto, ma spesso lo sentiamo come prigioniero, perché la distanza, la mentalità, le condizioni di vita ci separano.
Portate la responsabilità di due figli: tre persone libere, tre persone con un destino eterno che graverà sul vostro stesso destino. Più essi crescono, e più le braccia di un padre, di una madre, si sentono incapaci di seguirli sempre, d'abbracciarli totalmente.
Qui, davanti all'altare, chiediamo a Dio che prolunghi Lui il vostro abbraccio, che arrivi Lui là dove il vostro limite vi permette di giungere solo con il desiderio. Ecco perché siamo venuti in questa chiesa a celebrare il venticinquesimo del vostro matrimonio. Dio sta al principio del nostro amore, Dio lo continua dove il limite ci chiude o ci separa; Dio ci fa garanzia che non ci sono assenze, anche se non è dato ai nostri occhi di vedere.
Tra poco scenderà sull'altare il Signore, nel suo corpo glorioso si fa presente a noi e insieme è ugualmente presente a quelli che sono morti, degli uni e degli altri comune speranza. Per il cristiano sono assenti solo gli incapaci definitivamente di amare, quelli che hanno perduto Dio per sempre. E i giorni della vita assenti sono soltanto quelli in cui non abbiamo veramente amato.
Per questo, potremmo dire, ogni casa è aperta sulla chiesa; anzi in questo momento è come se fossimo in casa, in casa nostra. C'è qui una pienezza di presenze, quelle di cui vive il nostro cuore, anche se gli occhi di carne non le possono cogliere tutte.
E come se fossimo in casa, a tavola, alla larga tavola di casa nostra, vi faccio gli auguri a nome di tutti."

