1965 Omelia per il XXV di nozze della sorella Matilde. Gazoldo, 03 agosto
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- Categoria: la sua famiglia
- Pubblicato Mercoledì, 06 Gennaio 2016 17:01
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XXV° di matrimonio di Matilde Volta e Mario Volpi
Gazoldo, nella cappella di casa, 3 agosto 1965
omelia del fratello Giovanni
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L’ultima volta che ci siamo trovati qui tutti insieme fu per il matrimonio di Enrico.
In Chiesa avviene comunemente il dono di grazia del matrimonio, in Chiesa siamo tornati ora per ricordarlo. Ogni impegno del cristiano parte da Cristo, che acquista un particolare significato visibile in Chiesa.
Venticinque anni contengono tante vicende: gioie, difficoltà, assenze, dolori … Notiamo però che il senso religioso e non il fatto economico o la carriera o la fortuna sta al centro delle vicende di ciascuno di noi, della nostra casa.
Il senso di Dio dà pienezza alla gioia, dona forza nelle difficoltà, pazienza e carità nei rapporti tra persona e persona, umiltà nei giudizi, speranza, forza e garanzia nel dolore, nelle assenze che progressivamente segnano la nostra vita. E’ il senso di Dio che ci rende capaci di usare delle cose senza diventarne prigionieri. Per questo il primo ricordo del vostro matrimonio lo celebriamo qui in casa.
Ma oggi, potremmo dire, è anche un giorno come tutti gli altri, in quanto le cose dette valgono non solo per questa giornata, ma anche per ogni giorno della vita.
Ma perché - viene allora da chiedersi - si celebrano gli anniversari, i venticinquesimi, se essi non rappresentano nessuna novità, essendo uguali a tutti gli altri giorni?
Il ritmo del lavoro quotidiano ci occupa in tante cose fino a farci smarrire il senso del tutto, fino a relegare ai margini gli aspetti più importanti della vita. L’urgente finisce così con il farci dimenticare il necessario.
Di qui la necessità di fermarci ogni tanto per guardare in prospettiva le cose, per riflettere insieme su ciò che è essenziale, per ricordarlo esplicitamente.
Si vive insieme e forse per distrazione o per mancanza di tempo o per pudore non ci si dice ciò che sta più nel profondo del cuore, così che quando uno se ne va per sempre resta nell’animo l’impressione che qualcosa d’importante nel nostro rapporto con lui sia rimasto inespresso.
Gli anniversari, le feste di casa vogliono essere l’espressione di questo dono che vive come velato nei fatti quotidiani.
Di questi incontri, di questo esprimersi intimo delle persone vive la famiglia, e così vivendo essa non solo manifesta il suo valore umano, ma anche quello di grazia che in esso s’incarna, poiché dopo che il Figlio di Dio si è fatto uomo nulla è rimasto estraneo al suo mistero.
Così, tutte le volte che ci troviamo insieme, che ci parliamo, che ci comprendiamo, che ci aiutiamo, non solo esprimiamo noi stessi, ma anche Gesù Cristo che sta alla radice del nostro amore. E perciò non solo doniamo noi stessi, ma con noi anche Lui.
Queste sono le ragioni del nostro incontro di oggi, incontro fatto in casa: il punto di prospettiva più umano; nella santa Messa: il punto di vista più alto, in cui si ripercuotono e da cui si alimentano tutti i momenti della vita.

