1957 Omelia alle nozze del fratello Giuseppe (appunti). Mantova. 03 agosto
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- Categoria: la sua famiglia
- Pubblicato Mercoledì, 06 Gennaio 2016 16:51
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Matrimonio di Giuseppe Volta con Fernanda Ruggerini
Duomo di Mantova, Cappella dell’Incoronata, mattino del 3 agosto 1957
Omelia del fratello Giovanni
(appunti)
E’ giusto che i primi auguri vi vengano dall’altare, il luogo del massimo atto di amore qui in terra e insieme del più grande sacrificio, quello del Figlio dell’uomo che per amore ha dato la sua vita per noi.
Il vertice è sempre guida e forza per i suoi inferiori …
L’ultimo, il più giovane della famiglia, si stacca per formarne una nuova … il penultimo benedice l’ultimo …
I due momenti della moltiplicazione s’incontrano (Dio ha dato alla nostra famiglia il dono di questa completezza: quello della moltiplicazione della carne, degli uomini, e quello della grazia che li salva).
L’uno ha bisogno dell’altro per consumare questo mistero. Mettere al mondo dei figli perché soffrano, perché si perdano ha del delittuoso (non c’è una soluzione nella nostra vita umana fuori della grazia di Cristo).
E la grazia fu data agli uomini, su loro s’innesta, perché il Figlio di Dio ha voluto essere della nostra stirpe, della nostra carne. Tale grazia necessita perciò degli uomini per propagarsi, per manifestarsi.
Questa esigenza di sinergia non sminuisce la grandezza che è già presente nel semplice ordine naturale perché anch’esso ha la sua origine da Dio.
All’inizio della creazione non sta l’onnipotenza, ma l’amore, questo ha mosso in Dio l’onnipotenza.
La qualità costitutiva dell’origine è rimasta legge anche per quelli che ne sono derivati, che sono in quanto in qualche modo partecipano all’essere di Dio.
Per questo l’amore è anche nelle cose il principio di ogni moltiplicazione.
Ecco perché è qualità fondamentale del matrimonio la “fecondità”, la partecipazione della vita, che si esprime particolarmente nella generazione ed educazione dei figli: la massima uscita da sé per l’altro. (Di conseguenza certi peccati non sono un episodio nella vita del matrimonio, ma vanno contro la sua stessa finalità originaria).
Però più i nostri atti s’incarnano e più risulta difficile nell’attuale ordine storico guidarli e dominarli secondo ragione.
La redenzione è riandata sulle orme del caduto per sanarlo e per ridargli la stessa vita intima di Dio; si è soffermata perciò con il suo dono sui momenti della vita dell’uomo più importanti per stabilirvi una sorgente di grazia: per questo lo stesso matrimonio fu reso sacramento.
Così, dove il principio era un amore umano naturale, è stato posto un amore soprannaturale, analogo a quello che circola nella stessa S.S. Trinità; amore soprannaturale che però inerisce, brucia sul naturale (analogamente all’amore che fu nel cuore del Figlio dell’uomo). Tanto che la sacra Scrittura (cf. Ef.5,22-23) pone come esempio di questo amore quello stesso che Cristo porta alla sua Chiesa e questa a Lui.
Lo stato matrimoniale diventa così una via di perfezione in quanto il suo principio è di perfezione; il primato dunque anche nell’amore familiare deve essere tenuto dal soprannaturale, cioè da Cristo, dal suo stile di vita ( in particolare nelle sue tre virtù fondamentali: fede, speranza e carità); questo amore deve guidare tutti gli altri.
La redenzione, però, la grazia sono un seme che deve crescere in noi fino a prendere un completo possesso della nostra persona. La vita ci è data per maturare questo seme, non sarà perciò un riposo. E poiché la grazia ci conforma a Cristo, ricordiamoci come fu un giorno la Via, come si è dichiarato un giorno il Figlio dell’uomo.
Le lievitazione di tante cose costa, ma è consolante il principio e il frutto.
Per questo oggi con voi, Giuseppe e Fernanda, non sento un distacco, pur nella separazione, ma una continuità, una continuità tra il mio e il vostro sacramento, tra la mia e la vostra missione, perché con una comune sorgente.
Per questo vi auguro che l’amore del Figlio dell’uomo abbia a custodire e lievitare sempre il vostro amore umano.

