1960 Omelia alle nozze del fratello Enrico. Gazoldo, 20 febbraio

Matrimonio di Enrico Volta con Maria Buratto

nella Cappella di casa

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Omelia del fratello Giovanni

Gazoldo, 20 febbraio 1960

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E’ l’ultimo che parte dalla casa, che parte dalla casa anche fisicamente, nel senso che questa volta il matrimonio è celebrato in casa.

Però, dico parte, anche se la casa continuerà qui, perché quando uno forma una nuova famiglia crea sempre un distacco. E’ un distacco determinato dalla maturità; è un distacco che è necessario per continuare il ciclo del dono, perché ogni vita ha un significato in quanto si dona e in quanto è feconda.

E’ per questo che oggi voi due lasciate la vostra casa, non per un atto di egoismo, perché stare legati ad altri vuol dire anche portare la sofferenza degli altri, soffrire con gli altri. Tante volte noi siamo tentati di separarci per stare meglio; specialmente un giovane è tentato di separarsi per avere per sé la propria gioia non turbata dalla sofferenza e dalle disavventure che lo circondano. Il vero significato di questo distacco è moltiplicare la vita e donare. Solo questo giustifica il momento della maturità che comporta sempre una separazione.

Ed è che per questa ragione che se il matrimonio è una separazione, una vera separazione (noi leggiamo all’inizio della sacra Scrittura, quando il Signore ha fissato Lui le norme del matrimonio: l’uomo e la donna lasceranno suo padre e sua madre e saranno una sola carne e saranno una nuova società), quindi se è una separazione, contemporaneamente però è una continuità, in quanto nel nuovo matrimonio si ripete il mistero di amore del matrimonio precedente, che ha creato questo nuovo.

 

Battesimo di Francesco, il primogenito dei 5 figli di Enrico e Maria. Era l'orgoglio del nonno perché era l'unico nipote che portava il suo nome.

Nella prima foto, di spalle, il nonno.

Nella seconda di fronte il papà Enrico, vicino con il velo bianco Emilia, di profilo nonno Francesco e di spalle la mamma Maria.

 

Quindi è una cosa impegnativa. Non è un’avventura umana, non è un gioco, non è una gioia; è un impegno, al quale si può associare la gioia; ma è innanzitutto un impegno. Ecco perché è una cosa grande. E appunto perché è una cosa grande il matrimonio, per questo è necessario che noi l’abbiamo a custodire.

Noi tutti siamo gelosi delle nostre cose grandi. Guardate nelle nostre case quando c’è una cosa preziosa: noi tendiamo a proteggerla, e la proteggiamo in proporzione della sua preziosità. Ora come noi possiamo proteggere questa cosa che è veramente grande? Come?

Siccome il matrimonio è la continuazione di un dono di vita, siccome il matrimonio è un impegno d’amore, di vero amore, per questo è necessario per salvarlo che noi l’abbiamo a ricollegare alla sua sorgente; e la sorgente dell’amore, la sorgente della vita è Dio.

E Dio è stato sorgente dell’amore, sorgente della vita, in due momenti fondamentali: quando ha creato, quando ha creato ha donato; e quando ci ha redenti, allora è morto per noi. Questi sono i due primi momenti: la moltiplicazione degli esseri e la moltiplicazione della redenzione.

Ecco perché il Signore, conscio di questa grandezza e conscio della nostra debolezza (è facile venir meno nelle grandi cose da parte di noi uomini), ha voluto collegare questo nostro “impegno” a se stesso in modo particolarissimo, perché il matrimonio si difende solo in quanto attinge alla sua sorgente. La sua sorgente è Dio, la sua sorgente è Cristo.

E noi ne abbiamo un segno tangibile proprio in casa nostra. Vi dicevo: voi partite dal cuore della casa, la “cesiulina”, come noi solitamente la chiamiamo. Qui sta proprio il centro della nostra grande casa, segno tangibile, fisico, della centralità di Cristo nella nostra vita, in ogni casa, in ogni famiglia.

Poi il Signore ha voluto donarci un’altra grazia, dobbiamo ricordarlo, perché è anzitutto una grazia, non un nostro merito. Come alla generazione, alla famiglia precedente ha voluto dare un prete, così l’ha voluto dare anche alla nostra. In mezzo ai nove figli Dio ha voluto sceglierne uno per il sacerdozio, in modo da essere presente non solo nella casa fisica, ma anche nella casa viva, nella famiglia dei figli.

E ciò continua in questa nuova famiglia che si costituisce, perché il matrimonio non è solo contratto umano, ma anche sacramento, e quindi diventa principio del vostro amore non solo il vostro affetto umano, il vostro sentimento, il vostro sentirvi; diventa principio di amore lo stesso amore di Cristo. Questo è quello che ci ricorda la Chiesa oggi, quello che ci ha detto poco fa nell’epistola. L’esempio che san Paolo dà all’amore umano è l’amore che Cristo ha portato alla sua Chiesa. Non è una cosa da poco questo amore. Chi di noi è disposto a morire per un altro? E’ facile dire questo, difficilissimo compierlo. E l’esempio di amore che ci presenta la Chiesa è il seguente: Cristo ha amato la sua sposa, la Chiesa, fino a dare la sua vita “per farla bella”, dice san Paolo nella sua lettera. Questo è l’esemplare di ogni amore, questo è l’origine di ogni amore; e solo questo può salvare ogni amore.

Mi pare che oggi l’augurio più bello che io, che noi possiamo fare sia: che l’origine, che la sorgente dell’amore sia sempre presente in casa vostra, sia sempre presente nel vostro animo, perché abbia a ispirare e a custodire il vostro amore umano.

Solo così si può continuare, e solo così si può resistere alla prova e alla tentazione dell’evasione, l’evasione del lavoro, l’evasione della preoccupazione, l’evasione dell’interesse. Tutte cose impegnative nella vita, tutte cose importanti; ma non ci si salva se ci si stacca dalla sorgente. Chi si stacca dalla sorgente muore. E anche l’amore, se si stacca dalla sorgente, muore.

Ecco l’augurio che io vi faccio. E non è un augurio solo di parole, perché tra poco il Signore scenderà qui sull’altare e noi ricorderemo qui, accanto al vostro amore umano, l’amore divino nel suo apice: Cristo che si dona morendo. Così fu testimoniato l’amore di Dio.

Così la Chiesa ci fa il suo augurio. Prima ci presenta il precetto: l’amore, essa ci dice, arriva fino a questo estremo; poi ci presenta l’aiuto: noi arriveremo ad adempiere questo impegno di amore, essa ci avverte, solo collegandoci alla sorgente. E infine ci presenta anche il motivo della nostra speranza: questo amore ci viene testimoniato da uno che muore, da uno che adesso è risorto.

Così noi attendiamo di far fiorire, di far maturare, di far fruttificare il nostro amore.