2009 Omelia alle esequie del nipote Andrea Volta Mantovana, 12 marzo

Liturgia di Commiato di Andrea Volpi

Chiesa parrocchiale di Volta Mantovana, giovedì 12-03-2009 ore 15,30

Omelia dello zio Giovanni

 

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1° Lettura: Rom.6,3-9;

Salmo responsoriale: 26;

Canto al Vangelo: Fil. 3,20;

Vangelo: Luca 12,35-40.

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E’ certa la morte, e nessun uomo può sottrarsi ad essa. Eppure, siamo tutti sorpresi, sconcertati per ciò che è avvenuto. Quando essa accade così repentina, senza preallarmi, senza lasciare il tempo per un’ultima parola, ci lascia tutti muti, stupefatti. Solo il silenzio resta il suo linguaggio, perché la persona amata improvvisamente non risponde più con i suoi occhi, con il suo volto, con la sua presenza e tanto meno con la sua parola. Un silenzio che prende anche noi che vi assistiamo.

L’altra sera, quando correvo verso Asola, da mia sorella, pensavo dentro di me: come potrò dirlo a lei, la mamma? E pregai che mi illuminasse il Signore, Lui che un giorno nel villaggio di Nain si commosse all’incontro con il funerale del figlio unico di una madre vedova, e glielo restituì vivo, quale segno di speranza per ogni madre che soffrisse un così grande, indicibile dolore. Sì, perché solo il Signore ci può dare una speranza in grado di consolarci di fronte alla morte. La scienza, la psicologia, l’abbondanza dei nostri mezzi si fermano sulla sua soglia, non sanno andar oltre.

Il nostro Andrea era in pensione, ma non stava fermo un momento, tutto proiettato verso il futuro per lavori da compiere e progetti da realizzare, legato ad associazioni e a gruppi, tanto che si innervosiva alle volte nella sua ansia di fare, di provvedere, di essere presente. Il Signore, però, ce l’aveva detto - ma a noi non sembrava possibile che avvenisse così presto e proprio a lui - : “Il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate” (Luca 12,40)

Mio nipote, come del resto noi tutti, non pensava che Gesù sarebbe venuto tanto inaspettatamente a chiamarlo, senza nessun preavviso, durante la partecipazione ad una assemblea sindacale. Non prevedeva che il Signore venisse così presto e all’improvviso; e tuttavia, pur senza saperlo, si era preparato a quel momento, come ci ha esortato Gesù, aderendo a un pellegrinaggio in Terra Santa il prossimo 22 marzo: voleva vedere dov’era nato e vissuto Gesù, dove aveva predicato, dove era stato crocifisso, dove era morto là, sul Calvario, dove fu sepolto e dove è risuscitato. Non fece in tempo ad andare in Terra Santa per vedere quei luoghi e il sepolcro vuoto, le orme del passaggio del Signore in mezzo a noi, ma è andato direttamente incontro al protagonista di quella storia: il Risorto.

I nostri occhi umani non sono in grado di vedere il futuro degli uomini oltre l’oscura barriera della morte. Essi devono accontentarsi delle fotografie, degli scritti, delle cose e degli ambienti che ricordano un passato che non c’è più. Gli occhi della fede cristiana invece sanno vedere e credere a un futuro vivo oltre la morte, del quale Gesù risorto costituisce la primizia. La risurrezione di Gesù rispetto alla nostra futura risurrezione è come la primavera che annuncia l’estate.

La nostra unione con Lui, il Signore, risale al battesimo. Ci ha detto san Paolo: “Non sapete che quando siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?”.

E, perché associati alla sua morte, saremo associati anche alla sua risurrezione: “Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme con lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”. Il destino di Cristo, che pure passa per la morte, diventerà anche il destino dell’uomo. Conclude Paolo: “Se siamo morti con Cristo, crediamo anche che vivremo con Lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui”.

Con queste certezze la parola di Dio ci consola, ci dona speranza, e l’evento che noi ricordiamo e speriamo lo celebriamo già in questo momento nella santa Messa, con la quale accompagniamo Andrea nel suo ingresso nella vita eterna. Diamo il nostro saluto di speranza ad Andrea in questa chiesa dove egli ha pregato, cantato, proclamato la parola di Dio, dove molte volte ha ricevuto l’Eucaristia, il sacramento del risorto morto per noi e garante della nostra futura risurrezione.

Vogliamo implorare da Dio la sua infinita misericordia per tutte le colpe commesse da Andrea, così che egli sia accolto come figlio nella Sua casa di pace e perché da presso Dio egli continui a seguire nella preghiera e nell’amore la sua famiglia. E allo stesso tempo vogliamo pregare per la famiglia di Andrea, rimasta senza la sua preziosa presenza visibile, perché Dio la illumini e la sostenga.

A voi, Graziana, Beniamino, Francesca, il tuo sposo, il vostro padre lascia l’eredità non tanto di cose, quanto della sua laboriosità indefessa, del suo interesse per i problemi sociali, del suo esempio nell’aiuto verso gli altri anche con il dono del sangue, e della sua fede cristiana pure in un temperamento alle volte difficile.

E a te, Matilde carissima, che tanto hai fatto per tuo figlio in tempi difficili - ne sono stato testimone - ti sia di conforto la pace raggiunta, pur tra tante tribolazioni, e la certezza che la vita non ci è tolta, ma trasformata, e che verso questo traguardo camminiamo tutti, fiduciosi di varcare quella soglia, nell’amicizia di Dio che Gesù ci ha insegnato a chiamare nostro Padre.    Parrocchiale di S. Maria Maddalena, Volta Mantovana