1994 Omelia alle esequie del fratello Carlo. Gazoldo, 10 dicembre
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- Categoria: la sua famiglia
- Pubblicato Martedì, 05 Gennaio 2016 16:26
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Liturgia di Commiato di Carlo Volta
Chiesa parrocchiale di Gazoldo, sabato 10-12-1994 ore 9,30
Omelia del fratello Giovanni
…………
I fratelli Volta: da sinistra in prima fila Giuseppe, Carlino
ed Enrico, e dietro Emilia, don Giovanni, Matilde e Mario
1 lett. 2 Cor.4,14-5,1
2 lett. Gv.11,17-27
Non mi par vero. Non pare mai vera la morte, perché noi siamo per la vita.
Domenica scorsa, quando sono andato a trovarlo all’ospedale di Reggio Emilia, Carlino aveva ancora tanta speranza, e prima di lasciarci quasi furtivamente pregammo insieme, affidandoci a Dio un po’ con lo stesso animo con cui anche Marta e Maria si erano rivolte a Gesù. Loro dopo la morte del fratello, noi prima che avvenisse.
Da soli non siamo in grado di darci una risposta adeguata ogniqualvolta vediamo spegnersi vicino a noi una vita umana. Noi, davanti alla morte, siamo capaci solo di silenzio, a meno che vogliamo chiudere gli occhi davanti al reale. Gesù invece, Lui che si è dichiarato la vita, è in grado di rompere quel silenzio provocato dall’impotenza e dalla sconfitta dell’uomo.
Egli lo ruppe quel giorno parlando con le sorelle di Lazzaro e torna a romperlo anche oggi per noi e per tutti quelli che lo interrogano su questo grave fatto che accade ad ogni uomo: “Io sono la risurrezione e la vita – Egli dichiara –chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”.
Questo grande fatto, la morte e la risurrezione di Gesù, noi celebriamo tutte le volte che diciamo Messa, il compimento di quella parola. E, se è vero tutto questo, chi è rinato in Lui, nella sua morte e risurrezione con il battesimo, come abbiamo ricordato nella preghiera iniziale di questa santa Messa, chi si è nutrito con il suo corpo glorioso donato per noi, avrà la sua stessa sorte. Scrive san Paolo ai Corinzi: “Fratelli, siamo convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi”.
Per questo ci ritroviamo qui, nella celebrazione dell’Eucarestia, non solo per ricordare, ma soprattutto per consolidare e vivere più profondamente la nostra speranza. La vita e la morte, viste nella prospettiva che ci presenta il Signore, cambia senso, non resta più muta e senza futuro. Ed anche i ricordi, che umanamente rendono ancora più struggente il distacco, non risultano più come un semplice relitto del passato, ma ancora segnano il presente di chi visibilmente ci ha lasciato, come il nutrimento che ha preparato il loro oggi. Quella storia non se la lascia alle spalle Carlino, ma la porta dentro di sé, perché fu storia vissuta davanti agli occhi di Dio, fu storia che visse nella speranza cristiana.
Gesù risorto è apparso ai suoi con i segni della sua storia di sacrificio e di amore, con le ferite delle mani e del costato ancora visibili, per ricordare loro la sua individualità, la donazione della sua vita per loro, le tappe del suo cammino verso la glorificazione e per insegnarci che anche la nostra storia non ce la lasciamo semplicemente alle spalle, ma Lui con la sua grazia ce la ridona trasformata.
C’è dunque un rapporto intimo tra la nostra esistenza prima e dopo la morte. Scrive ancora san Paolo: “Tutto infatti è per voi … Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno”.
Alle volte mi chiedo: ma noi tante volte, già nel nostro tempo, non adottiamo solo la misura del disfacimento del corpo per valutare il senso e l’importanza dei nostri giorni, dimentichi dell’eventuale crescita dell’uomo interiore? Quante volte accade che la debolezza fisica ci spinga a scoprire e a vivere nell’esistenza valori che prima non sapevamo vedere o trascuravamo. La fretta, il denaro, la carriera, l’esuberanza giovanile, alle volte ci portano a sottovalutare i valori fondamentali della nostra esistenza.
Mi raccontava Carlino con gioia domenica scorsa di uno dei suoi ultimi sogni: stava giocando con il suo piccolo Alberto. Dopo l’attenzione e l’impegno per la terra, un impegno che lo appassionò a lungo e che lo fece soffrire quando dovette lasciare il lavoro nei campi, dopo le complesse tribolazioni della guerra, in Croazia, in Germania, dopo l’interessamento all’arte, egli s’era fatto quotidiano educatore della Giulia e del piccolo Alberto, cultore a tempo pieno dell’umanità di due bimbi.
Ma per cogliere questi valori e saper scoprire il loro legame con la vita eterna, san Paolo ci ricorda che dobbiamo tener conto non solo delle realtà visibili, ma anche di quelle invisibili, che solo gli occhi della fede sanno scorgere. Scrive san Paolo:“Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne.”
Carlino ebbe le sue tribolazioni. Tra le altre vorrei ricordare in particolare quando a vent’anni, allorché la vita pare un diritto e si popola di mille sogni, la guerra lo prese con sé, e così incominciò la tribolazione in Croazia, la deportazione in Germania, la prigionia con quei lunghi mesi di silenzio. Proprio in questi giorni ho rivisto la cartolina che ci era pervenuta da una signora da Zara che diceva: vostro figlio è partito, sta bene, speriamo che possa arrivare. E dopo cinque mesi, in febbraio ci giunse finalmente una sua cartolina dalla Germania che ci diceva di essere ancora vivo, e che chiedeva di noi, se anche noi eravamo vivi, ed attendeva nostre notizie. E poi il suo ritorno avventuroso e rischioso a casa alla fine della guerra. Una prova che lo segnò profondamente.
Emotivo, irruente alle volte, bisognoso di comunicare, fu sempre disponibile quando avvertiva un bisogno, tanto che sembrava ovvio che anche allorché la salute incominciò a venirgli meno, dovesse ancora essere lui il primo a servire.
Che il Signore lo accolga nella sua infinita misericordia. Che la nostra mamma, che il nostro papà, che la Maria, che la Miglina gli vengano incontro, là dove la famiglia nostra avrà stabile dimora, là dove tutti noi siamo incamminati. Il Signore, in questa celebrazione dell’Eucarestia, mentre ci ricorda la sua tribolazione per noi, insieme ci offre l’anticipo di quello che saremo. Noi in questo momento celebriamo la sua risurrezione, quella del Signore, e nella sua risurrezione vogliamo celebrare anche la nostra speranza. Questo ci consola.
Insieme però alla consolazione che ci viene da Dio vorrei ricordare anche quella che ci è offerta dalla vostra presenza, amici sacerdoti di Pavia e di Mantova, laici, religiose di Pavia e di Mantova, di Gazoldo, perché la fede nella condivisione si rinforza, la speranza espressa insieme e vissuta nell’Eucarestia acquista quasi visibilità davanti ai nostri occhi.
Così, mentre ringrazio Dio per l’infinita misericordia che ci ha usato, per il molto che ha dato a Carlino, a nome di tutta la nostra famiglia voglio ringraziare anche voi per questa vostra presenza di fede e di amicizia.

