2011 Emilia Volta, ricordo di don Vincenzo Migliavacca. (Il Ticino) Pv 2011

A Gazoldo, nella sua casa natale, martedì 8 marzo alle ore 8

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E’ morta Emilia Volta sorella del Vescovo Giovanni

Emilia ..

Verso le ore 10 di martedì 8 marzo, mentre mi stavo recando all’Istituto Sostentamento Clero, squilla il mio cellulare: “Sono don Giovanni, il Vescovo: ieri mattina, alle ore 8, mia sorella Emilia è morta. Per favore, avvisa in Curia. Ci risentiamo! Grazie!”.                       

In un attimo ho ripercorso i 4 anni vissuti insieme ai Volta in Vescovado, dal 1986 al 1990, come segretario del Vescovo.

Il primo giorno, dopo l’ingresso in Diocesi, quando un segretario, diventando uno di famiglia, ha la possibilità di guardare attentamente “dietro le quinte”. Dall’immancabile bagno di folla, alla parca cena su un piccolo tavolo rotondo che sarà poi usato per tutto il corso dell’episcopato: il Vescovo Giovanni, la sorella ed io. Emilia prima serviva e poi si sedeva velocemente a mangiare.

In pochi giorni mi sono reso conto che mi trovavo in compagnia di una donna che accomunava in sé le caratteristiche di Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro.

Emilia era veloce nelle sue faccende, desiderava arrivare per tempo e godeva nel suo cuore, dopo la fatica, per aver regalato all’ospite un sorriso, un’interiore soddisfazione, un momento di dialogo, un incontro che doveva essere il più familiare possibile.

La rivedo nella sua camera a stirare e a rammendare i vestiti del fratello: un lavoro che faceva con la porta della camera aperta.

I Volta sono gente di cuore e di grande cordialità e con frequenza il Vescovo invitata alla sua mensa. Lo faceva però dopo aver chiesto alla sorella se si sentiva anche perché le bocche da sfamare aumentavano mentre in cucina le mani che lavoravano erano sempre due, quelle di Emilia. Non disse mai di no: era felice di accogliere e di vedere il fratello contento.

Immediata la sua attenzione agli ospiti: ai muratori che passavano in Vescovado per qualche lavoro, ai bambini che venivano a trovare il Vescovo, a tutti senza distinzione. Come non ricordare Emilia, in piazza Duomo in quella fatidica mattina del 17 marzo 1989, dopo il crollo della torre civica: prestava i primi soccorsi, portava ai volontari qualche cosa di caldo, era vicina a coloro che piangevano la morte di persone care.

La sua vita è stata sempre legata a quella del fratello Vescovo, in modo quotidiano, dal 1952 quando era stato consacrato sacerdote fino a martedì 8 marzo 2011, nella sua casa di Gazoldo degli Ippoliti, assistita dal “suo” Giovanni.

Fu accanto a lui con uno sguardo “da sorella” ma, essendo di quasi dieci anni più anziana, anche un po’ “da mamma”.

E fin qui lo spirito dell’evangelica Marta; ma in lei fu presente anche la spiritualità di Maria.

La sua devota partecipazione alla Messa, il desiderio di accostarsi ogni giorno alla santa Comunione, le preghiere recitate a lungo alla sera, in attesa del nostro ritorno da qualche visita pastorale.

Un’immagine porto viva nel cuore e nella mente.

Il Vescovo Giovanni, spesso sintetizzato nella figura come “un contadino dall’intelletto fine”, veniva con frequenza invitato per tenere conferenze, dibattiti, tavole rotonde e da buon teologo non ammetteva affrettate preparazioni.

Quante volte l’ho visto passare davanti alla porta della stanza della sorella Emilia, entrare, salutare cordialmente, chiedere se stava bene e poi andare ad immergersi nel suo studio per sviscerare il tema di qualche incontro, immerso in una montagna di libri dove campeggiavano da una parte la Parola di Dio e dall’altra i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Poi passavo anch’io per recarmi nel mio ufficio di segretario e intravedevo la sorella Emilia intenta a pregare ricurva sui volumetti della pietà popolare sui quali i nostri anziani hanno edificata e tenuta desta la loro fede.

Da una parte il Vescovo con gli inseparabili volumi di teologia; dall’altra Emilia con i suoi libri di devozioni. Due modi diversi per alimentare la stessa e comune fede; due stili di orazione per arricchire un’intesa e un comprensibile dialogo tra sorella e fratello Vescovo, durati tutta una vita.

Pavia, 8 marzo 2011

sac. Vincenzo Migliavacca

(Pubblicato su Il Ticino, venerdì 11-08-2011)